14/11/13

un filo teso sull'infinito, precaria pratica della relatività





un fragile frammento di spazio e di tempo
un miraggio intenso di fine estate, un sogno
un lento cammino nel buio, un filamento

un filo teso sull’infinito, precaria pratica della relatività 

un ponte sospeso su acque impetuose di un fiume in piena 
una passeggiata tra le colline tra i saggi filari dove un tempo vi era il mare
un sottile legame tra prima e dopo e quel poco che nel mezzo rimane

briciole di spazio e di tempo appese e sospese,
 irrisolte, insolute e disperse nel dubbio 
tra il prima e il dopo 
tra l’andata e il ritorno,

 un sottile legame che riconosco a stento
eppure in cuor mio io so bene 
quale dei due sentieri ho facoltà di calpestare
a passo libero
avanti e indietro
in andata e ritorno
e ancora
ancora

e so che i miei passi mi condurranno lontano
lontano
per poi tornare ancora vicino
vicino
come un'onda del mare
come mare in tempesta

e che il mio cuore non impazzirà no, 
il mio cuore sarà ancora il maestro,
sarà il mio capitano, e mi guiderà sano e salvo oltre i marosi, 
al di là dei travagli dei tormenti del vivere, Colonne d’Ercole che ancora fanno paura a tutti noi fragili e precari esseri umani
seppur noi circondati e coccolati da mille invenzioni 
e prodigi fantastici di questa meravigliosa epoca
 post-decandent-tecnologica

 sarà ancora il mio cuore il condottiero e condurrà i miei passi con innanzi quell’unica luce fioca
 la consapevolezza che ogni passo sarà sempre il primo e unico, 
 e che potrebbe anche essere l'ultimo, 

questa certezza mi regalerà l'estasi e l'emozione più grande
il regalo di assaporare l’unica precaria ed assoluta evidenza
l’unica momentanea ed eterna verità, su questa terra
io sono adesso
io sono, 
qui e ora
che dono immenso
e così sia

passeggiando in bilico sul filo teso
precaria pratica della relatività 
sopra questa zolla di terra di periferia
un filo teso sull’infinito, 
un ponte sospeso su acque impetuose di un fiume in piena 
 
una passeggiata tra le colline
tra i saggi filari dove un tempo vi era il mare
un sottile legame tra prima e dopo e quel poco che nel mezzo rimane
briciole di spazio e di tempo appese e sospese,
 irrisolte  insolute e nel dubbio disperse 
tra il prima e il dopo 
tra l’andata e il ritorno
precaria pratica della relatività 
sopra questa zolla di terra di periferia
e così sia

Marco Bo



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