29/09/11

Perchè ci mettiamo in cammino: Donna/uomo starberryblackbucks Uomo/donna blackberrystarbucks

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donna/uomo/nebbia

New York USA 2006
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radio raccontato da Basilio Santoro:  
https://soundcloud.com/basiliosantoro/ricordodinebbia-1
 
esco dal Convention Center, la fiera è finita, torno in albergo, cammino verso Park Avenue, fa freddo, entro in un centro commerciale, uomini e donne salgono e scendono scale mobili,  non è giorno né notte né inverno né estate sotto cieli d’aria condizionata
 
e mi passa per la mente un paesaggio, un ricordo d’infanzia, le colline del Monferrato immerse nella nebbia come isole in un immenso mare, e penso:
“..Alcuni nella nebbia si cercano e si trovano, altri alla luce del sole si schivano si evitano accelerano il passo scendono le scale occhi sullo schermo collegati in rete e con l’auricolare come cordone ombelicale…”
 
esco di nuovo al freddo, caffè in mano e provo ad accendere una sigaretta, ma fa troppo freddo, guardo gli sguardi dei passanti e sento brandelli di conversazioni al cellulare:
 
“…..Non penso che ci sia il tempo per aspettarlo , è troppo lento e se non lo cerchi con attenzione lo vedi a stento, è una perdita di tempo….”
 
Alcuni nella nebbia si cercano, altri alla luce del sole si evitano si schivano…
 
una Limo frena accosta e si spalanca una portiera, musica a palla, facoltosi turisti gridano dall’interno:
“No non possiamo fermarci a guardare è soltanto flora e fauna locale! volgare paesaggio ornamentale, null’altro di interessante da rilevare….”
 
Forse sono artisti, attori pop star…..ma!
Alcuni nella nebbia si cercano, si incontrano e sorridono, altri alla luce del sole non alzano mai lo sguardo
 
a Time Square, alzo la testa e vedo i titoli della CNN e poi un annuncio, advertisement di un nuovo programma TV:
“Si prega di lasciar libero il passaggio per chi può tenere il passo, la corsa non può aspettare, il reality è in diretta in prime time nazionale!”
 
Alcuni nella nebbia si incontrano e condividono un tratto del cammino con passi tranquilli e leggeri , altri alla luce del sole soli tra migliaia di persone pestano i piedi per non perdere la posizione.
 
Distributore automatico di gadgets, souvenirs, bevande energetiche, sigarette:
“Si prega di digitare il codice pin o di strisciare la carta, il dispenser somministrerà la giusta dose, la direzione declina ogni responsabilità per eventuali effetti secondari”
 
Alcuni nella nebbia si cercano altri, i più, alla luce del sole si schivano…..
Altri turisti escono da un negozio di elettronica, hanno appena acquistato l’ultimo smart phone:
 
“..Certo che è una provocazione, tutte queste luci ed insegne come si fa a resistere alle continue sollecitazioni, no non siamo responsabili delle nostre azioni …..”
Io sono qui, io, cammino tra migliaia di persone che si schivano con attenzione sotto la luce di migliaia di riflettori, luci al neon ed affetti speciali, laser che proiettano immagini tridimensionali ………… cerco un po’ di nebbia per riflettere, un po’ di silenzio
per ascoltare, per ascoltare.
 
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Marco Bo




26/09/11

da madre a figlia, il corpo



 il corpo,
il mio corpo il tuo corpo,
ti sentivo ti ascoltavo di notte in silenzio

 eri parte di me, eppure eri già tu diversa
e alla vita nuova,
ai sorrisi alle lacrime agli affanni
ed alle mille notti insonni

 il corpo il nostro corpo è vita e preghiera

è sangue, terra, fuoco e torrenti di lava
che sottoterra  pazientemente si insinuano

radici profonde e fiumi come vene ed arterie che scorrono al mare

 braccia come rami che tendono al cielo
che invocano il Sole
si flettono ai venti d’estate
aspettando la pioggia
pioggia di vita
come battesimo del cielo

il corpo, il nostro corpo, un tempio alla vita,
come laguna calma della sera dove una volta era il vulcano,
io ti aspettavo
e tu sei arrivata in una notte d’estate
tu sei nata al mare della vita

il mio corpo
il tuo corpo il nostro corpo
come preghiera di vento e di pioggia

radici i piedi e rami le braccia
 ridiamo alla vita io e te figlia mia
felici come un fiume in piena che corre verso il mare


Marco Bo

immagine: Amazonas, bagno al fiume, madre indigena e bambino,
acquerello e matita
Marco Bo


http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2012/03/laguna-de-xiloa-nicaragua-de-madre-hija.html






24/09/11

canzone per Nicaragua



sono figlia e sono madre,
so quanto è duro vivere dal frutto della terra.
terra madre terra santa
grembo umido che il fiume inonda,
Nicaragua Nicaraguita terra libera e feconda

sono nata sugli  altipiani  di Carazo,
 al Cruzero, all’incrocio dei quattro venti
venti che scendono ed accarezzano
i pendii coltivati a platano ed a caffè

sono figlia e sono madre,
so quanto è duro vivere dal frutto della terra 
terra madre terra santa
 grembo umido che il fiume inonda,
Nicaragua Nicaraguita terra libera e feconda

e la vita è migrazione,
         la vita è una dolce passeggiata lungo una via assolata,
e leggeri i miei passi mi riporteranno a casa al finir della giornata.
e leggeri i miei passi mi riporteranno a casa al finir della giornata

sono figlia e sono madre,
so quanto è duro vivere dal frutto della terra
terra madre terra santa
grembo umido che il fiume inonda,
Nicaragua Nicaraguita terra libera e feconda

son cresciuta con i vulcani all’orizzonte,
non si è mai soli con i vulcani accanto,
la loro presenza è viva la loro presenza è sacra,
 la lava e la cenere che provocarono morte un tempo sono ora linfa di nuova vita


sono figlia e sono madre,
so quanto è duro vivere dal frutto della terra
terra madre terra santa
grembo umido che il fiume inonda,
Nicaragua Nicaraguita terra libera e feconda

santo il Mais santo il Cacao e santo il Riso della nostra terra
santo il Sole e Santa la nostra Pioggia,
sono cresciuta con voi e mi sento Sole,
Sangue Lava e Linfa di nuova vita

sono figlia e sono madre,
so quanto è duro vivere dal frutto della terra
terra madre terra santa
 grembo umido che il fiume inonda,
Nicaragua Nicaraguita terra libera e feconda

Marco Bo
da : CANTI DALLA PERIFERIA DEL MONDO










23/09/11

Perchè ci mettiamo in cammino: Raccontare un’esperienza di volontariato internazionale, da dove iniziare ?

Perchè ci mettiamo in cammino: Raccontare un’esperienza di volontariato internazionale, da dove iniziare ?

INDIGENA

“…Ciò che serve per sopravvivere è la verità, la capacità di
concentrarsi sulla realtà della natura, di vedere in profondità
nel mare e lontano nella foresta…”









siamo acqua corrente,
come fiumi nella mente

siamo goccia di pioggia
che per vivere dura lotta ingaggia

siamo mangrovia e vediamo nella selva in profondità
siamo aria densa, di essa abbiamo la libertà

voliamo tra fiumi cacciando,
la preda al grande spirito immolando

amiamo del giaguaro il suo occhio,
preghiamo lo spirito della foresta in ginocchio

chiediamo solo che viva ancora la foresta,
che il “mondo civilizzato” non distrugga quel che resta

siamo acqua corrente, che bagna e rende feconda la terra
terra che il Tepui sorveglia e lo straniero rincorre ed afferra

siamo lo spirito della selva vergine,
siamo spirito della scimmia, non proviamo vertigine

siamo acqua torrenziale,
siamo noi l’anima della foresta pluviale


Marco Bo





22/09/11

Perchè ci mettiamo in cammino: Il piano iniziale era: atterro a Wichita, vado dir...

Perchè ci mettiamo in cammino: Il piano iniziale era: atterro a Wichita, vado dir...: Il piano iniziale era: atterro a Wichita, vado diretto in albergo, il mattino dopo affitto una macchina e vado a incontrare il cliente a P...

Il piano iniziale era: atterro a Wichita, vado diretto in albergo, il mattino dopo affitto una macchina e vado a incontrare il cliente a Parsons, che in condizioni normali dista circa un’ora e mezza di macchina. In condizioni normali..


 Il piano iniziale era: atterro a Wichita, vado diretto in albergo, il mattino dopo affitto una macchina e vado a incontrare il cliente a Parsons, che in condizioni normali dista circa un’ora e mezza di macchina. In condizioni normali... non sotto la tempesta del secolo. E allora dovevo mettermi nelle mani di una guida Sioux. Un discendente del popolo che viveva queste pianure prima dell'arrivo dell'invasore bianco

http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=wichita-kansas-marco-bo

21/09/11

come un uomo sulla terra

come un uomo sulla terra

Perchè ci mettiamo in cammino: Raccontare un’esperienza di volontariato internaz...

Perchè ci mettiamo in cammino: Raccontare un’esperienza di volontariato internaz...: Qualche considerazione e riflessione preliminare, riflessioni che a loro volta potrebbero essere ampliate, dispiegate, raccontate…. La ...

Raccontare un’esperienza di volontariato internazionale, da dove iniziare ?

Qualche considerazione e riflessione preliminare, riflessioni che a  loro volta potrebbero essere ampliate, dispiegate, raccontate….
La considerazione fondamentale è che siamo davvero fortunati! Siamo privilegiati tutti noi. 
Sia per il momento storico che viviamo sia per dove ci troviamo, in quanto facciamo parte di una minoranza, seppur numerosa, ma pur sempre una minoranza se confrontata alla popolazione mondiale, una minoranza  che vive nel benessere, nel comfort, nella relativa pace, nel mondo cosiddetto sviluppato, sicuramente tecnologicamente sviluppato, pero altri aspetti qualche dubbio c’è.
 E questo privilegio ci permette di pensare :” voglio vivere così….,” salvo poi cambiare idea  e ricominciare tutto da capo, insomma  possiamo permettercelo.
In altri tempi ed in altri luoghi tutt’ora, ciò non è nemmeno immaginabile, ne concepibile.
Invece noi qui in questi tempi moderni abbiamo la possibilità straordinaria di spostarci per il mondo e vivere tante vite possibili!
Possiamo essere  dappertutto, istantaneamente  in modo virtuale , oppure realmente, fisicamente con i veloci mezzi di trasporto moderni.
Niente di nuovo fino qui, salvo che queste considerazioni e  questa consapevolezza, per quanto mi riguarda , nel tempo ha provocato una approfondita ricerca esistenziale.
Questo privilegio che ho vissuto e che vivo mi fa considerare che abbiamo una responsabilità ancora maggiore, enorme, e cioè:
possiamo vivere  tante vite  e proprio  per questo dobbiamo avere massimo rispetto per gli altri, soprattutto per quelli che invece a differenza di noi tale possibilità non possono neppur minimamente considerarla e dobbiamo essere solidali con loro.
E qui ci sarebbe molto da approfondire e da discutere, ma vado avanti:
io sono partito da un piccolo paese di campagna dormiente sulle colline del Monferrato in provincia di Asti.
E per noi ”che stiamo in fondo alla campagna”  come dice il mio paesano Paolo Conte , per noi persi nella foschia di  inverni interminabili , sotto la pioggia incessante, per noi il mare il mondo è un miraggio, un sogno che fa anche un po’ paura. E da qui sono partito io tanti anni fa.
 In particolare, propedeutico per le esperienze di volontariato internazionale successive è stato un anno di studio che feci al tempo del liceo negli USA con una associazione che si occupa di interscambio di studenti in tutto il mondo, in Italia conosciuta come Intercultura.
Quell’esperienza mi aprì gli occhi è fugò per sempre la foschia delle mie colline.
In quell’anno ebbi l’opportunità di conoscere molta gente di ogni latitudine ed in particolare del Sud, dell’America Latina.
Così  tornato poi in Italia per concludere gli studi ed adempiere allora agli obblighi di leva con il servizio civile nel mio caso che allora era considerato quasi un tradimento alla patria ed un pericolo segnale di devianza  anarchica, durante l’esperienza del servizio civile appunto ebbi modo di conoscere il mondo del volontariato internazionale svolto dalle organizzazioni non governative (ONG).
Dopo una lunga ricerca e la partecipazione a corsi di formazione, ebbi l’opportunità di tornare in America Latina come volontario internazionale.
La prima esperienza di volontariato l’ho realizzata in Nicaragua al’inizio degli anni 90 presso una scuola tecnica delle suore dei Santa Francesca Cabrini (la santa dei migranti) a Diriamba piccola città situata nella regione “cafetalera” a sud della capitale Managua, verso la frontiera con il Costarica.
Successivamente, insieme a mia moglie conosciuta in Nicaragua, siamo stati volontari in un progetto di sviluppo in Venezuela del S.V.I. (Servizio Volontario Internazionale) ONG di Brescia.
In Venezuela abbiamo vissuto per 3 anni e lì è nata la nostra prima figlia.
Dopo questa esperienza siamo andati a nord, ed ancora come volontari abbiamo lavorato come educatori presso un centro giovanile dei Salesiani di Don Bosco nelle periferie di Birmingham in Alabama. Quartieri popolari afro-americani, realtà di povertà, di emarginazione e di violenza.
Esperienze  tutte importanti, fondamentali per la nostra crescita come individui e come famiglia. E poi abbiamo deciso di tornare.
Ora, siamo a Brescia, da 10 anni ormai, qui è nata la nostra seconda figlia, continuiamo il nostro impegno di sensibilizzazione all’interculturalità ed alla solidarietà, convinti come siamo che è nostra responsabilità ed è il minimo che possiamo fare visto che siamo stati così fortunati.
Ed un giorno forse partiremo di nuovo e torneremo a sud per continuare la nostra esperienza di volontariato, che come si usa dire nell’ambiente è una scelta di vita, a volte si ritorna ma prima o poi si riparte.
Che grande fortuna che abbiamo! E che grande responsabilità, non possiamo far mancare il nostro contributo.
Ognuno a proprio modo e a seconda delle proprie possibilità, delle proprie abilità ed attitudini, non occorre essere super-specializzati ne super uomini o super donne, nella maggior parte dei casi i volontari sono persone normalissime che hanno si una particolarità ed una abilità, quella di mettersi in ascolto e di prendersi il tempo per condividere con altri meno fortunati una tratto del cammino.
Potrei continuare, e spero ci sia l’occasione di approfondire, ma forse è opportuno qualche istruzione per l’uso.
Innanzitutto per gli aspiranti volontari, non c’è limite di età, noi conosciamo persone pensionate che sono partite per i progetti.
Ne occorre avere titolo di studio particolari, basta fare l’opportuna ricerca e si troverà la collocazione giusta.
Sicuramente occorre fare formazione e le organizzazioni serie propongono ed esigono agli aspiranti volontari dei cammini formativi strutturati.
E’ opportuno rivolgersi ad organizzazioni serie che da anni operano nel volontariato internazionale.
Segnalo le seguenti associazioni che riuniscono gli organismi più importanti:
Bene, questi sono solo alcuni spunti che spero di poter approfondire e che altri volontari vogliano integrare con i loro contributi.
Vorrei segnalare una mia raccolta di riflessioni, poesie, canti li definisco io che ho scritto in ricordo di tanti amici conosciuti in tutti questi anni.
Non ho nessuna pretesa se non quella di condividere alcuni pensieri sui valori che io ritengo importanti. Spero che possano servire per accendere la curiosità e per riflettere.
La raccolta si può scaricare al seguente link.



Marco Bo. 
publicato su: 
www.voglioviverecosi.com


Partire è anzitutto uscire da sé



“..Partire è anzitutto uscire da sé.

Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro “io”.
Partire è smetterla di girare in tondo intorno a noi, come se fossimo al centro del mondo e della vita.
Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui apparteniamo: qualunque sia l’importanza di questo nostro mondo l’umanità è più grande ed è essa che dobbiamo servire.
Partire non è divorare chilometri, attraversare i mari, volare a velocità supersoniche.
Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro, aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore.
E’ possibile viaggiare da soli. Ma un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita ed esso esige dei compagni.
Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno desiderato.
Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi.
Intuisce il momento in cui cominciano a disperare.
Li prende dove li trova. Li ascolta, con intelligenza e delicatezza,
soprattutto con amore, ridà coraggio e gusto per il cammino.
Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l’arrivo, lo sbarco.
Ma c’è cammino e cammino: partire è mettersi in marcia e aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia per costruire un mondo più giusto e umano.”
 Helder Camara



Canti dalla periferia del mondo


Una raccolta di poesie, riflessioni, racconti e canti dalla periferia del mondo scritta in ricordo di tanti amici conosciuti negli anni di volontariato, di studio e di lavoro in giro per il mondo, in luoghi che sono al margine e spesso oltre il margine,oltre il confine. E poi ricordi, ricordi di casa, ricordi sospesi tra andata e ritorno di questo nostro breve viaggio. Siamo sottili fili di un tessuto eterno, viviamo pochi attimi il tempo di vedere intorno. Un giro della cella dove stiamo prigionieri, uno sguardo tra le sbarre per veder chi vive fuori.

dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...