30/06/12

Isole e incontri




L’isola per noi che veniamo dalla terraferma che arriviamo dal fondo della campagna è un mondo a parte, è altro da noi.


Vero è che le isole ti accolgono e ti adottano, d’altra parte chi ci vive  soffre da sindrome di isolamento appunto!

Ad esempio  un ritratto ed un ricordo da Gran Canaria:
 qualche estate fa, visita ad un nostro caro amico , Don Antonio Batista rappresentante di commercio, anziano ma arzillo signore, unico rappresentante che noncurante del clima indossa sempre  giacca cravatta e panama e porta in tasca un foulard imbevuto di acqua di colonia.

Don Antonio Batista ritrae esattamente questo spirito particolare delle isole ed in particolare delle Canarie che fanno parte dell'Europa ma sono anche lontane da tutto e da tutti.

Si sentono come un meteorite lanciato verso l'ignoto, davanti all’Africa e al deserto del Sahara, poco più a Nord del Tropico del Cancro e ancora lontane dalle Americhe.

Qui transitarono e soggiornarono Cristoforo Colombo ed in seguito altri conquistadores durante i loro  primi viaggi verso le Americhe.

 Gran Canarie, misteri e leggende, leggende secondo le quali l'arcipelago delle Canarie sarebbe quel che rimane della mitica Atlantide.

Le Canarie stanno lì tra l'Africa e l’America lontana, stanno lì sole ed abbandonate ed aspettano le visite dal nord degli europei con malinconia e nostalgia di un’Europa estranea è distante dove spesso non sono mai stati e sognano la madrepatria España quasi con pudore.  

Così si sente Don Antonio Batista rappresentante e la gente delle Canarie, come figli lontani e dimenticati, loro che possono circumnavigare le isole e vedere, immaginare all’orizzonte in ogni latitudine un continente diverso, 
Africa ad est, la lontana Europa a nord est e le lontanissime Americhe ad Ovest, ma a nessuno di questi si sentono davvero di appartenere.

Si guardano tutt’intorno e si sentono soli, sì  felici nel caldo buono ma quel loro velo di tristezza in viso si vede si percepisce sempre leggero come la brezza marina al calare della sera.

Sempre lì a Gran Canaria per la precisione, ho conosciuto un mio conterraneo di San Damiano d'Asti con la moglie, entrambi pensionati avevano aperto un bar pizzeria.

Anche loro stavano bene  al caldo buono di Gran Canaria, ma al tempo stesso erano allo stesso modo malinconici e nostalgici delle colline del Monferrato, della foschia che nasconde l’orizzonte e fa sembrare ogni paese, con il campanile nel punto più alto tutt’intorno sulle colline, come navi perse in un immenso mare.

Noi che siamo cani di campagna, a  noi che veniamo dalla terraferma dal fondo della campagna il mare e le isole ci attraggono ma fanno sempre un po' paura.....

L'isola per noi, solo frammenti di ricordi e di incontri in isole lontane.

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino





tecniche di sopravvivenza, le scaldiglie per il cuore


la lontananza 
tecniche di sopravvivenza
le scaldiglie per il cuore

Eravamo all'aeroporto nell'ora dei saluti, 
noi eravamo molto tristi ma David uno dei nostri più cari amici che dopo tanti anni era venuto a trovarci ed aveva trascorso con noi alcune settimane sulle colline del Monferrato, ci disse:    
                
   " ..Non preoccupatevi, niente paura, non importa quanto tempo passerà prima del nostro prossimo incontro, quando sarà riprenderemo il discorso esattamente da dove l’abbiamo interrotto adesso....".

Niente di particolarmente profondo in realtà, eppure quelle parole le conservo nella mia speciale lista di parole ed eventi che mi hanno scaldato il cuore, che mi hanno rassicurato e tranquillizzato.
Il tempo che passa fa paura a maggior ragione se le persone care sono lontane.

Ci si ritrova dopo anni e si prova a recuperare il tempo trascorso, ma è inutile affannarsi, non ne deriva giovamento alcuno.

Come ci ha detto il nostro caro amico quel giorno nell’ora dei saluti

 “Non preoccupatevi riprenderemo il discorso esattamente da dove l’abbiamo lasciato..”
 Da quel momento in poi, quando è capitato a me di partire e di lasciare qualcuno triste al momento dei saluti, io ho preso a dire esattamente la stessa cosa ed ho notato che funziona! 

La scaldiglia per il cuore funziona per tutti sia per chi parte e sia per chi rimane ... insomma tecniche di sopravvivenza in questa giungla urbanizzata globale colma di non-luoghi.


Proprio perché circondati da non-luoghi da spazi artificiali dove sottraiamo tempo prezioso alla nostra esistenza in sale d’attesa, nell'assurda ossessione della vita moderna  di voler comprimere il tempo e lo spazio e coprire distanze sempre maggiori nel minor tempo possibile, 
proprio per difenderci da questa assurda frenesia, dobbiamo con determinazione e disciplina coltivare il giardino del cuore e le tecniche di sopravvivenza, le scaldiglie per il cuore. 

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino






29/06/12

crescere come imparare a volare

 
crescere come imparare a volare
come imparare a volare
con grandi sogni e ambizioni 
e piccole ali
piccole ali

è notte
e da solo cammino 
cammino di nuovo nel sogno 
e la paura è nel cuore
nel sogno del mio primo viaggio
del mio primo volo
e la paura è nel cuore
  
ero solo ero saggio e parlavo di un viaggio
da percorrere assorto
su un deserto di sabbia
dune nella mia mente
e carovane Tuareg
come acqua corrente
come fiumi nella mente

volare
con la paura del cuore
volare

spavento, 
come coltello affilato
spavento

stupore 
dalla nebbia delle colline
alla nebbia del cuore
stupore 

crescere come imparare a volare
come imparare a volare
con grandi sogni e ideali
e piccole ali
piccole ali
e la paura è nel cuore

e non è paura di volare
ma di non riuscire ad atterrare
di non riuscire più a tornare giù
a tornare giù

crescere
crescere come imparare a volare
come una carezza d'estate
un sorso d'aria e di vento
un sentiero nel silenzio
da camminare solo ed assorto
su un deserto di sabbia e di vento
crescere

quanto tempo è passato? 
quanto tempo abbiamo impiegato a capire che dovevamo crescere?
e quanto tempo abbiamo poi speso nel tentativo di crescere?

e adesso che il tempo è arrivato
e adesso che siamo qui
la paura rimane
la paura nel cuore
e non se ne va con il calare del Sole
no, non se ne va con il calare del Sole

crescere come imparare a volare
come imparare a volare
con grandi visioni ed ideali
e piccole ali
piccole ali
e la paura è nel cuore
credevamo noi che crescere 
sarebbe stato come tagliare un traguardo
come arrivare alla cima del monte
come guadare un fiume in piena
come una traversata nel deserto 
verso un’oasi serena

ed allora abbiamo continuato a correre e correre
abbiamo preso il volo e siamo andati lontano
e abbiamo dimenticato come annusare il vento e la polvere
abbiamo dimenticato come toccare la terra con una mano
e con l'altra stringere quella di un amico sincero
abbiamo dimenticato il suono e il profumo dei sogni e del vivere

ci siamo dimenticati di noi ci siamo persi sul cammino
e ci siamo ritrovati adesso con la paura nel cuore
con la paura nel cuore
che non se ne va
no, non se ne va al calar del Sole

e io scrivo da solo di notte questi pensieri
provo a metterli in rima come una collana di perline e desideri
come se il peso di queste parole
potesse alleviare lo spavento lo stupore e la paura del cuore
il peso delle parole e la paura del cuore

crescere come imparare a volare
come imparare a volare
con grandi sogni e ambizioni 
e piccole ali
piccole ali
e la paura è nel cuore

e io scrivo
scrivo per me e per chi questa notte 
si fermerà qui a calpestare
questi pensieri poveri e randagi
come carovane nomadi nel deserto
come acqua corrente
come fiumi nella mente

pensieri 
pensieri che anche questa notte mi aiuteranno a sorridere
alla compagna paura che porto nel cuore

crescere come imparare a volare
come imparare a volare
con grandi sogni e ambizioni 
e piccole ali
piccole ali
e la paura è nel cuore

ma non abbiate paura piccole ali
della paura nel cuore
continuate a volare
continuate a volare
"Fly on little wing, 
fly on!"


Marco Bo

 Perchè ci mettiamo in cammino




















28/06/12

storie marginali, frammenti e briciole di spazio e tempo




soltanto briciole di spazio e tempo rubate qua e là
Infraordinaria frenesia fragilità

micro-opaco spazio-tempo ordinario, normalità
Infraordinaria frenesia felicità

frammenti, oggetti minimi per minime micro-felicità.
Infraordinaria frenesia fragilità

precarietà, piccoli gesti di riguardo, banalità
Infraordinaria frenesia felicità


soltanto frammenti di spazio e tempo rubati qua e là
Infraordinaria frenesia fragilità

felicità
frenesia 
fragilità

Nota a margine

Assurda ossessione della vita moderna quella di voler comprimere il tempo e lo spazio e coprire distanze sempre maggiori nel minor tempo possibile creando spazi artificiali, non-luoghi dove sottraiamo tempo prezioso alla nostra vita!

Che fare?
Io da parte mia provo a concentrarmi ed a cogliere ogni piccolo dettaglio, particolari minimi, marginali, banalità
frammenti, briciole di tempo e di spazio raccolte e salvate qua e là
Infraordinaria frenesia fragilità

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino










27/06/12

Kevin giocava tutti i giorni la stessa partita. Birmingham Alabama 1999


 
Kevin giocava tutti i giorni la stessa partita.
Ogni mattina lo trovavo lì nel parcheggio davanti alla chiesa,
accanto a lui, fedele compagno, un carrello della spesa che lui chiamava PiglyWigly,
che era nome del supermercato dove aveva preso il carrello e dove portava tutta la sua vita ammucchiata ed appesa.

Viveva lì Kevin, in strada, scappava sempre dal dormitorio degli homeless
 diceva che doveva andare a giocare la sua partita, la sua partita!

Giocava la sua partita di baseball tutti i giorni, sotto quel cielo grigio di periferia,
cappello a visiera schiacciato in testa occhi piccoli barba lunga e un bel sorriso sempre in faccia,
gambe leggermente aperte e ginocchia un po' piegate,
busto di lato e in mano la sua palla di baseball sempre quella, la stessa palla di sempre che lui stesso aveva autografato.

Kevin diceva che era stato, anzi era ancora un giocatore di baseball professionista, era lui il campione! diceva Kevin.

La mattina io uscivo molto presto, camminavo verso il parcheggio e lo trovavo sempre lì,
 un giorno gli chiesi "How old are you Kevin?”
Lui arrabbiato rispose "How old? Vecchio io?
Io non sono vecchio! Io gioco la mia partita!
Io vivo il tempo della mia partita,
io gioco, io gioco a Baseball!"
 
 
Di Kevin si sapeva poco, chi fosse da dove venisse, alcuni amici della parrocchia ci avevano raccontato che l'avevano trovato anni prima una mattina lì nel parcheggio riverso per terra stordito e insanguinato.
 
Non si seppe mai di preciso cosa gli fosse successo,
si presumeva che l'avessero picchiato perché colpevole di essere senza casa e
Afro Americano.

 A chi domandava spiegazioni lui diceva che un giocatore della squadra avversaria aveva perso la testa al suo ennesimo lancio perfetto e che l'aveva rincorso con la mazza da baseball tirandogliela in testa e la partita era stata interrotta a quel punto.

Trovato riverso nel parcheggio i volontari lo avevamo portato all'ospedale e lì era rimasto ricoverato per due giorni, curato e ripulito.
Gli avevano offerto vestiti nuovi ma li aveva rifiutati, aveva accettato però che ripulissero i suoi e che sistemassero il cappello a visiera.
Gli avevano proposto di entrare in una comunità per senza casa gestita da una associazione di volontari, ma lui aveva rifiutato, aveva detto che doveva giocare, doveva finire la sua partita di baseball!

La sua partita di baseball
nel project, così chiamano i quartieri popolari come Gate City,
persi nella periferia di Birmingham Alabama,
periferia fatta di svincoli, centri commerciali e super mercati.
 
Periferia uguale a molte periferie di quelle città statunitensi, monumenti dì un illusorio benessere consumistico e niente più.
 
Dietro la collina e le insegne pubblicitarie più grandi, ben nascosti ci sono i quartieri popolari come Gate City dove era situata la parrocchia.
Il nome definiva bene la realtà e la emarginava dal resto del mondo, Gate City Città cancello o inferriata.
 
E così si sentiva chi viveva a Gate City, rinchiuso, isolato, incatenato alla povertà nel centro dell’impero, nel bel mezzo del paese più ricco del mondo.

A Birmingham Alabama nel quartiere popolare chiamato Gate City, tra le persone abbandonate al loro destino c'era anche Kevin che tutte le mattine nel parcheggio di fronte la chiesa sotto quella cicatrice di cielo nelle periferie del mondo, giocava la partita della vita, tutti i giorni al sorgere del Sole la stessa partita.

Non so dire che metafora, che significato profondo o meno ci fosse in tutto ciò,
che lui avesse un conto aperto con la vita era chiaro e che quel conto in sospeso fosse lì con lui in quel parcheggio di asfalto e cemento ogni mattina  in quella partita che non finiva mai lo era altrettanto.
 
Ma quando vedevo Kevin in lontananza in posizione da lanciatore con il cappello a visiera schiacciato in testa, all'improvviso guardando tutt'intorno riuscivo a vedere perfettamente le tribune la gente che gridava la banda che suonava i venditori di pop corn ed il parcheggio diventava uno stadio, la folla lo acclamava e Kevin era il campione!
Kevin campione campione!!!
 
Kevin giocava tutti i giorni la stessa partita,
 tutti i giorni la stessa partita.
La mattina quando mi vedeva mi salutava con un cenno della mano e mi diceva


"Ain't no worries italian boy, ain't no worries, this is just a baseball match, it's MY baseball match, and we've got all the time in the world, all the time in the world!
Non ti preoccupare ragazzo italiano, non ti preoccupare, è solo una partita di baseball, è la MIA partita di baseball!
e abbiamo tutto il tempo del mondo,
  tutto il tempo del mondo!"

Marco Bo



 







21/06/12

traffico, soltanto un attimo perso nel traffico




traffico
descrizione del frammento di un attimo perso nel traffico lento,
soltanto un attimo grigio d'asfalto pioggia e cemento

traffico
solo io dentro alla mia pelle
scivolo fradicio e libero
 perso nel traffico


piove 

e se non piove, il cielo plumbeo muove
a suo piacere nuvole nere


traffico

perso nel traffico
cerco un sorriso nel riflesso grigio di una pozzanghera


traffico e gente 

gente che muove avanti e indietro pensieri soli
come fiume in piena su asfalto nero


piove 

e il cielo gonfio di marmo livido 
nasconde un Sole fragile e pallido 
che imperturbabile sorveglia l'attimo


traffico

soltanto io nella mia pelle scivolo nel traffico
cerco intorno altri occhi complici per condividere 
questo fragile
ed  infinito istante minimo
perso nel traffico

descrizione/frammento di un attimo perso nel traffico lento,
soltanto un attimo grigio d'asfalto pioggia e cemento

Marco Bo
















20/06/12

Occhi d'America, occhi della mia anima





occhi d'America occhi che interrogano
che ridono
che gridano
 che volano 
oltre ogni nuvola e tormenta
 e liberano l'anima con il loro intenso e silenzioso richiamo

occhi che con il loro vigoroso abbraccio
 sul cammino e ti proteggono 

lungo il cammino tanti occhi ho incontrato 

occhi profondi ed intensi

occhi umili che mi han segnato l'anima 
con il loro silenzioso sorriso

altri occhi più aggressivi che mi hanno fatto barcollare e indietreggiare

nel contemplarli ho tentato di indovinare l'anima ed il cuore del mondo

 negli occhi piccoli e lucidi 
degli indigeni della Sierra Boliviana

in quelli grandi e limpidi dei pescatori 
della costa del Nicaragua e di quella Venezuelana

negli occhi sorridenti 
dei bambini Afro Americani nei quartieri popolari a Birmingham Alabama

 ho ritrovato occhi familiari 

sulle vie del mondo
 nella periferia più lontana
gli occhi di mio padre contadino
in quelli di un campesino della Sierra Colombiana

gli occhi di mia madre in quelli di una amica volontaria  Messicana 
che mai stanca mai doma conquistava e strappava il proprio spazio di vita ad una realtà spesso inumana

ho incontrato occhi nel cammino

occhi che conoscevano la mia anima e mi leggevano quasi fossi stato uno spartito di musica 
e meglio di me sapevano cantare quella melodia mia eppur a me sconosciuta 

occhi d'America, occhi della mia anima

occhi che interrogano
 che ridono
che gridano
occhi che volano oltre ogni nuvola e turbolenza
 e liberano l'anima 
con il loro intenso e silenzioso richiamo

occhi che con il loro vigoroso abbraccio ci avvolgono 
e ci proteggono sul cammino 

a voi occhi come acqua pioggia e aria, 

occhi del giaguaro che la foresta sorveglia,
occhi del bradipo e dell'ara solitaria

 a voi dedico questo canto umile

occhi d'America
come Madre Amazonas anima sensibile
Marco Bo



Antonio Gómez Restrepo
Los ojos

Ojos hay soñadores y profundos
que nos abren lejanas perspectivas;
ojos cuyas miradas pensativas
nos llevan a otros cielos y a otros mundos.

Ojos como el pensar, meditabundos,
en cuyo fondo gris vagan esquivas
bandadas de ilusiones fugitivas,
como en el mar, alciones errabundos.

Ojos hay que las penas embellecen
y dan el filtro de celeste olvido
a los que el peso de su luz fallecen;

ojos tan dulces como el bien que ha sido,
y que en su etérea vaguedad parecen
astros salvados del Edén perdido.



L'ultimo suono del tuo addio,
mi disse che non sapevo nulla
e che era giunto
il tempo necessario
di imparare i perché della materia.
Così, tra pietra e pietra
seppi che sommare è unire
e che sottrarre ci lascia
soli e vuoti.
Che i colori riflettono
l'ingenua volontà dell'occhio.
Che i solfeggi e i sol
implorano la fame dell'udito.
Che le strade e la polvere
sono la ragione dei passi.
Che la strada più breve
fra due punti
è il cerchio che li unisce
in un abbraccio sorpreso.
Che due più due
può essere un brano di Vivaldi.
Che i geni amabili
abitano le bottiglie del buon vino.
Con tutto questo già appreso
tornai a disfare l'eco del tuo addio
e al suo posto palpitante a scrivere
La Più Bella Storia d'Amore
ma, come dice l'adagio
non si finisce mai
di imparare e di dubitare.
E così, ancora una volta
tanto facilmente come nasce una rosa
o si morde la coda una stella fugace,
seppi che la mia opera era stata scritta
perché La Più Bella Storia d'Amore
è possibile solo
nella serena e inquietante
calligrafia dei tuoi occhi.

Luis Sepulveda

18/06/12

soltanto un'altra corsa sotto il Sole




"...Passa un secondo.
Un altro secondo.
Un terzo secondo
Tre secondi, però, solo nostri..."
Vista con granello di sabbia. 
Wislawa Szymborska 

solo
soltanto un'altra corsa sotto il Sole
soltanto un attimo eterno unico e irripetibile che scorre sul quadrante della storia
solo

solo dentro la mia pelle
seguo il battito del cuore
io so che solo non sono e corro,
corro sereno su sentieri sconosciuti

solo
mi guardo intorno spalanco 
la bocca e respiro il Sole
solo
io assorto mi sollevo in volo
solo
in volo, un battito d'ali un battito del cuore

solo
sono libero soltanto quando sono in volo,
libero soltanto per questo infinito
istante unico ed irripetibile che scorre sul quadrante della storia
solo

solo
dentro la mia pelle
seguo il battito del cuore
io so che solo non sono
e corro sereno su sentieri nuovi

corro
corro e chiudo gli occhi e il sogno si apre e mi solleva
mi solleva sotto una pioggia salvifica serena e santa

e quando svolto la curva e ritorno giù nell'ombra,
l'ombra è come un sorso d'aria pulita che mi sazia

solo
dentro la mia pelle
seguo il battito del cuore
io so che solo non sono
e corro sereno su sentieri nuovi

solo
soltanto un'altra corsa solitaria sotto il Sole
sono libero quando corro solo,
libero soltanto per questo infinito
ed irripetibile istante che scorre sul quadrante della storia
solo


Marco Bo.
 Perché ci mettiamo in cammino







15/06/12

sparring partner




e un pugno in faccia sarebbe stato più lieve
di questo lento lacerar le membra
 un pugno in faccia sarebbe stato meglio
di questo sottile logorare l'anima

dalla culla alla strada della vita
quante promesse abbiamo fatto
quanti sogni abbiamo ingoiato
quante parole sussurrate al vento?

si impara a camminare e poi a correre
si crede allora di aver raggiunto l'apice
ma poi si cade rotolando nella polvere

dalla culla alla strada della vita
quante promesse abbiamo fatto
quanti sogni abbiamo ingoiato
quante parole sussurrate al vento?

si nasce piangendo e si impara a ridere
si crede allora di aver raggiunto l'apice
ma poi si cade rotolando nella polvere
e non è la polvere che brucia negli occhi
ma brucia la smorfia stupida di chi continua a ridere

nasciamo ciechi ed impariamo a vedere
e crediamo allora di aver raggiunto l'apice
ma poi cadiamo rotolando nella polvere

no, non è la polvere che brucia gli occhi, 
no non è il pugno che ci stende inermi
  è questo lento lacerar le membra 
 è questo sottile logorare l'anima 

ma mille volte rotoleremo nella polvere
e mille altre volte ci rialzeremo e tenderemo la mano
la mano in avanti a chi volgerà il capo
ed una mano indietro a chi segue le nostre orme

come uccelli in migrazione stagionale
a turno voleremo in avanti alla formazione
per rompere l'aria e superare il vento
poi torneremo in fondo allo stormo per riposare in volo

ed impareremo di nuovo a camminare,
a piangere a ridere a correre ed a volare
mano nella mano rincorreremo i nostri sogni
e sorrideremo ad ogni nuovo compagno di viaggio

null'altro ci è dato per il momento
un sorriso una lacrima un sentiero ed un alito di vento
poveri ma felici in formazione come uccelli in migrazione stagionale

Marco Bo


nella voce di Basilio Santoro

Basilio Santoro














dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...