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17/01/12

la vita è un carnevale





..al cielo uno sguardo lontano, e non faccio altro che cercare facce
conosciute in luoghi tanto estranei

in ogni ombra in ogni suono in ogni profumo e nel vento ti cerco

 a volte sembra che la vita voglia rivoltarci dentro fuori, altre volte
siamo noi che la vita vogliamo rivoltarla, ed il perché non lo
ricordiamo più ormai

e se per caso io non dovessi più tornare spero che il vento ed il
mare possano conservare intatti tutti i luoghi e gli sguardi a me
cari così come io li conservo nel mio cuore

...no, non bisogna piangere, perché la vita è un carnevale e le pene
se ne vanno cantando


Marco Bo




Dedicato a Celia Cruz
La Regina della Salsa

02/01/12

Almaty, Kazakhstan Settembre 2002, e in quel momento ho perso il sonno, e in quel momento ho rivisto l'intera vita mia girarmi tutto intorno.



...e in quel momento ho perso il sonno, e in quel momento ho rivisto l'intera vita mia girarmi tutto intorno.


Solo in una camera d'albergo nella vecchia capitale Alma Ata, ai
confini con la Mongolia e la Cina, a migliaia di chilometri da ogni
costa, da ogni mare, ad est di ogni terra, la vita mia girarmi intorno
ed intorno


Monferrato

…una slitta ed il gelo, un brivido di freddo rotolando sulla neve giù
per le colline e le vigne,
la faccia sporca nella neve ma lo spirito e' sovrano e vola come una
poiana sopra le colline,
sugli alberi che si risollevano dopo la nevicata notturna ed il tonfo
della neve che cade è una carezza un sollievo,
e lo spirito della poiana vola, vola…
Castagnole Monferrato, Italia.


Colombia



Sospeso nel sonno in attesa penso da solo che sono solo e la vita
intorno gira senza posa

…un autobus nella foschia a 3000 metri sulle Ande
una borsa stretta stretta fra le mani e non parlare con nessuno mi
raccomando!
Un'insegna  della Coca cola al bordo della via una baracca in bilico sull'abisso, un contadino a cavallo,
cent'anni di solitudine, e qualche intruso, sospesi nell'eterna foschia delle Ande
Bogotà, Colombia.


Nicaragua

Solo e sorpreso penso al senso di solitudine che sento e nel
frattempo il ricordo si arrotola e si srotola tutt'intorno

….un cielo tropicale di nuvole e di tramonto imminente col Sole
ancora presente nel vento e nell'aria,
e profumo di oceano di sale e di guayaba matura.
E dolce e salato, agitato, arrabbiato è l'oceano che i pescatori
cantano la sera tra sorsi di rum e birra versata sul pesce sul
platano fritto e riso al cocco,
e la rivoluzione nel cuore e' sempre presente!
La Boquita, Nicaragua


Nicaragua

Dal sonno al sogno da solo ripenso al preciso momento in cui sono
partito da una culla di pace per l'immenso mondo

…..non una nuvola sul cielo calmo della sera di blu dipinto sopra i
vulcani intorno alla laguna di Managua,
e il caldo solido e metodico affonda in ogni spazio minimo ed in ogni
angolo si insinua adagio.
Il profilo dei vulcani sul lago calmo della sera accoglie l'ultimo
raggio di Sole all'imbrunire, l'ultimo tranquillo sospiro del giorno
che finisce,
è sera sulle orme del Cacique Diriangen il capo indigena eroe che
resistette all'invasore sino a morire.
Managua, Nicaragua


Ed al risveglio rimane il dubbio il profumo, il sapore ed i
colori........................
è la vita! è la mia vita caspita!
E se il cammino, se questo lungo cammino finisse qui adesso,
grazie a Dio ed il racconto a tutti i miei cari,
agli amici ed alla Poiana che vola da sola sovrana sui vigneti e le
colline,
all'eterna foschia ed alla solitudine delle Ande,
ai vulcani imponenti e minacciosi, 
al cielo tropicale ed al lago
calmo della sera,
ai pescatori e al mare ed ha chi nonostante il freddo di questo
stanco e insipido mondo artificiale,
continua a coltivare la rivoluzione nel cuore.



Marco Bo

 
America










20/12/11

Wichita, Kansas 2004


Wichita, Kansas  2004 

"On these great plains many years ago they use to count the bufaloes by days!
They'd say : 2, 3 days of bufaloes passed by.." . Su queste  grandi pianure  tanti anni fa i i bufali li contavano a giornate!, dicevano: sono passati 2, 3 giorni di bisonti !...Una volta, tanti anni fa….” 
Cosi mi raccontava  John Dakota, guida indiana Sioux mentre sulle pianure ghiacciate del Kansas mi portava con il suo vecchio pick up 4X4 da  Wichita a Parsons Kansas.














Ero atterrato a Wichita 2 giorni prima, atterraggio di fortuna sotto la  tormenta del secolo, vento neve e ghiaccio, faceva freddo, tanto freddo a Wichita in quei giorni.

Wichita, Kansas, proprio uno di quei luoghi che mai ci si aspetterebbe di visitare, se non per un buon motivo. Il mio buon motivo era l’ennesimo viaggio di lavoro in USA.  A dir la verità avevo sempre cercato di evitarlo quel viaggio. 


Si è vero c’era quel cliente a Parsons Kansas, ma non ordinava poi molto.. insomma non valeva la pena!  Ma quell’anno il target era crescere negli USA!  perché l’azienda puntava, molto su quel mercato!
E così subito dopo la riunione con il Direttore commerciale parte la ricerca in internet per trovare l’aeroporto più vicino a Parsons Kansas?

Ed ecco Wichita !

Wichita , e scopro che è addirittura un centro di eccellenza dell’industria aereonautica.  Detto questo, null’altro d’interessante a Wichita, sennonché guardando la mappa degli USA è proprio nel bel mezzo di quell’immensa nazione, il punto più lontano da ogni costa da ogni oceano.
Non so perché ma i luoghi così lontani dal mare, mi hanno sempre provocato un senso di claustrofobia di angoscia, e dire che io arrivo dall’entroterra Piemontese, dalle colline del Monferrato!

Dicevo, una buona ragione per arrivare fino lì, nessuna apparentemente, ma come spesso mi è successo nei miei viaggi da venditore ambulante transoceanico, la ragione si rivela nel cammino e di solito la ragione è un incontro importante con qualcuno che non ti aspetti e che ti lascia qualcosa che ti si sedimenta nell'animo, nel cuore, in testa. Qualcosa che, con la decantazione che il trascorrere del tempo porta ai ricordi, riemerge, nel momento meno atteso.

Questa volta era importante arrivare lì per incontrare John  Dakota guida indiana Sioux, visto che le cose non erano andate secondo programma. 
Il piano iniziale era: atterro a Wichita, vado diretto in albergo, il mattino dopo affitto una macchina e vado a incontrare il cliente a Parsons, in condizioni normali a circa un’ora e mezza di macchina.
In condizioni normali, non sotto la bufera del secolo! 


E allora, quando alla reception dell’Inn di periferia dove alloggiavo, chiesi se ci fosse qualcuno che poteva portarmi a Parsons sotto tale bufera di neve e di vento, il ragazzino con le cuffie incorporate del pod non esitò: John Dakota è l’unico, lui è una guida indiana!
Non osai mettere in dubbio, gli dissi di prenotare il giro e tornai in camera a guardare il superbowl con cinque bottigliette mignon di whisky, per cercare ci cacciare il freddo perché c’erano -20 C° fuori e il riscaldamento sbuffava a stento aria tiepida.
Sveglia alle 6:30 e in John Dakota guida indiana Sioux, riponevo le tutte le mie speranze: non potevo ripartire da Wichita senza visitar il cliente!

La quinta bottiglietta mignon, mi fece però saltare la sveglia e così mi ritrovai la mattina dopo trafelato di fronte all'uscita dell'albergo e fuori c'erano sempre - 20 C°! Ed in quel momento vidi John Dakota, stava ritto con un cappello a falde larghe vicino al suo pick up 4X4, che quasi sembrava in destriero.
Mi guardo fisso negli occhi, e con lo sguardo mi disse che mi avrebbe portato a Parsons Kansas, non importavano le condizioni climatiche o altro, lui era una fiera guida indiana Sioux.
Con lui poi scoprii che c'era anche il figlio, che lo accompagnava perché anche le scuole erano chiuse per il maltempo.
Il figlio, però a parte i tratti somatici Sioux, era esattamente uguale al ragazzotto biondo della reception con cuffie ipod integrate.  Si vedeva perfettamente che voleva segnare la linea che lo distingueva dal padre,  la differenza dalla vecchia generazione, lui ascoltava 50 Cents e null'altro voleva sapere.
Ma John Dakota non se ne preoccupava, era contrario ma lo comprendeva, sapeva che l'avrebbero emarginato se non si omologava agli altri, era giovane, avrebbe capito le sue radici in seguito.


Quanto a me, sembrava che John già sapesse che io conoscevo bene gli indigeni del Centro e Sud America dove avevo vissuto per anni, mi mancava, in effetti, una testimonianza degli indigeni del Nord America, e quindi lui prese a raccontarmi delle grandi pianure del Kansas, della grande corsa all'oro, del lontano ovest e della battaglia di Little Big Horn quando le tribù Lakota, Sioux e Cheyenne si unirono e sconfissero il 7° Cavalleggeri comandati dal Generale Custer, vittoria che pagarono cara con persecuzione e sterminio. 


 Mi raccontò anche delle riserve, della piaga dell'alcol e dei casinò che proliferavano nelle riserve indiane, quasi fossero un risarcimento allo sterminio degli indiani perpetrato dall’uomo bianco, ma che in realtà piagavano le comunità indiane, soprattutto i più giovani.

E poi mi disse che gli indiani, le tribù erano tante, tanti gli indiani.... "Tanti quanti i bisonti che allora contavano a giornate, dicevano: sono passati due, tre giorni di bisonti!...Una volta, tanti anni fa….!”

Io guardavo dal finestrino la grande pianura ora ricoperta di neve e di ghiaccio, e provavo ad immaginare le mandrie, giorni interi di bisonti che correvano su quelle immense pianure.
Ed in quel momento pensavo: c'e sempre una ragione, c'e sempre una buona ragione.

L'incontro andò bene, il cliente mi chiese: how in the World did you make it here in such a storm?!!" Com'ero riuscito ad arrivare lì nella bufera del secolo!.
Io spiegai che mi ci aveva portato John Dakota guida indiana Sioux. lui annuì, tutto chiaro allora.

Al ritorno in albergo era già buio, salutai John Dakota ed il figlio, il quale quasi di nascosto mi fece un sorriso d’intesa, ed allora mi resi conto che  era stato ad ascoltare le storie del padre e le mie peripezie dalle colline Piemontesi all'America, allora capii perche John non era preoccupato, era giovane ed avrebbe capito in seguito.

Stretta di mano, entrai in albergo, e nel girarmi John Dakota ritto vicino al suo pick up che ai miei occhi era il suo fedele destriero

 John Dakota mi guardò e mi salutò con un gesto di pace e se ne andò.

Io mi girai, accennai un cenno di saluto al ragazzino con ipod, e pensai, c'è sempre una buona ragione . c'è sempre una buona ragione...

Marco Bo


                                 
                                 THE BIG KAHUNA : Discorso sul carattere





The Big Kahuna è un film del 1999 diretto da John Swanbeck e tratto da una commedia teatrale di Roger Rueff, protagonisti Kevin Spacey, Danny DeVito, Peter Facinelli. Ambientato a Wichita Kansas! 

dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...