25/05/12

canzone dell'equilibrista

camminare sul filo

"..la vera casa dell'uomo non è una casa ma la strada, la vita stessa  è un viaggio da fare a piedi.." Bruce Chatwin 



 come un equilibrista sul filo ho camminato per le periferie del mondo

ed ho imparato che è nelle periferie che  si deve cercare, cercare, cercare...

ai bordi delle vie che percorriamo tutti i giorni quasi come automi noi nel mondo

con attenzione guardare in alto in basso e tutt'intorno a noi cercare cercare ed annusare la polvere

come i cani di paese e di campagna noi randagi in branco o da soli noi nel mondo

dobbiamo imparare ad ascoltare chi non può, non sa o non vuole più gridare,

 dobbiamo dare importanza e valore a chi è ai margini  ed oltre i margini del mondo

oltre i confini stabiliti da chi invece si sente perfettamente a posto ed ha smesso di cercare 

 dobbiamo essere  spostati e del sentirsi estranei differenti  farne motivo di orgoglio furibondo!

dobbiamo imparare ad ascoltare chi non può, non sa o non vuole più gridare,

 come equilibristi noi sul filo camminando per le periferie del mondo

 abbiamo imparato che è nelle periferie che  si deve cercare, annusare, ululare ed abbaiare!

 come i cani di paese e di campagna noi raminghi in branco o da soli noi nel mondo

ed è proprio questa la sensazione che più si avvicina alla libertà,  cercare ed annusare la polvere 

 guardare in alto in basso e tutt'intorno a noi e cercare, cercare sulla la via noi, non più automi nel mondo

ed è questo il sentimento che più somiglia alla solidarietà con chi  vive lontano nella periferia
    
mille volte inciamperemo, ci rialzeremo, raccoglieremo i pezzi e continueremo il nostro giro di giostra

e mille volte ancora inciamperemo, ci rialzeremo, raccoglieremo i pezzi continueremo il nostro giro di giostra!

 non avremo bisogno di niente solo dei sorrisi delle persone care che abbiamo incontrato sulle nostre vie nel mondo

null'altro serve per il cammino null'altro vale se non musica ed emozioni per dare a piene mani dare senza paura senza esitare.

tutti noi come equilibristi sul filo come cani di paese e di periferia da soli o in branco persi ma felici per le vie del mondo

null'altro serve per il cammino null'altro vale se non musica ed emozioni per dare a piene mani dare senza paura senza esitare.

tutti noi come equilibristi sul filo come cani di paese e di periferia da soli o in branco persi ma felici per le vie del mondo

mille volte inciamperemo, ci rialzeremo, raccoglieremo i pezzi e continueremo il nostro giro di giostra! 

come equilibristi sul filo teso, come cani di paese di campagna in branco o soli ma felici per le vie del mondo

              ....................................................................................



nota a margine in lingua mestiza ed in equilibrio instabile sul filo

crescere, crescere, prendere piena coscienza che gli altri non sono estensione di noi e delle nostre aspettative e bisogni

io ci provo ogni giorno a crescere a stringere la mano con un sorriso anche a chi non è esattamente come io vorrei, provo a vivere le relazioni ed a mettermi in discussione

provo a non agire secondo una logica conscia o inconscia di potere / controllo, spesso inciampo, ma mi rialzo, raccolgo i pezzi e continuo a camminare

non è possibile, nè giusto e nemmeno bello tentare di tenere sotto controllo, bisogna agire con leggerezza, senza pensarci troppo, senza prendersi e nemmeno prendere gli altri troppo sul serio

non porto nulla con me, riempio soltanto alcuni cassetti di cose inutili che poi svuoto ad anni alterni

di cosa non posso fare a meno? di un qualsiasi strumento per scrivere, annotare qualcosa..soltanto scrivere, annotare

l'unico luogo dove conservo alcune cose, ricordi di infanzia ed adolescenza è una mansarda a casa dei miei genitori,

che in effetti, di nuovo è il luogo degli affetti più cari, non delle cose che in fin dei conti non sono importanti

per il resto non ho bisogno di niente, se non del sorriso delle persone care.....

Marco Bo
 
 Perchè ci mettiano in cammino








21/05/12

albatros in migrazione


             forte della mia apertura alare
non curante dell'aspetto né di ogni forma materiale 
come un albatros in migrazione stagionale
ho provato a mio modo ad essere libero e ad amare
nell’occhio del ciclone
nelle ostinate tormente
l’albatros dei pensieri
forte della sua apertura alare
supera ogni barriera
perché punta dritto al cuore
è un mostro d’amore per te
 
mi affanno nel sogno
e cammino nel vento
poi cado e risalgo
m’insegue un rimpianto
lo fisso e lo sfido
e vinco ogni ostacolo
sono un mostro d’amore per te
 
il rimpianto si scioglie
in silenzi e sorrisi
amici e saluti
cuori lontani
ma cuori in simbiosi
superano i marosi
sono mostri d’amore per te
nell’occhio del ciclone
nelle ostinate tormente
l’albatros dei pensieri
forte della sua apertura alare
supera ogni barriera
perché punta dritto al cuore
è un mostro d’amore per te
 
i cuori sorridono
il tempo sì, scorre
ma non spegne ricordi
e gli abbracci si levano
sui venti e gli oceani
in migrazione come albatros
sono mostri d’amore per te
le parole non temono
né venti né piogge
se il tempo è un oceano
velieri gli abbracci
solide ancore i sorrisi
non temono tormente o marosi
sono mostri d’amore per te
nell’occhio del ciclone
nelle ostinate tormente
l’albatros dei pensieri
forte della sua apertura alare
supera ogni barriera
perché punta dritto al cuore
è un mostro d’amore per te

Albatros in migrazione 
canzone d’amore e di amicizia 
sono un mostro d’amore per te

Marco Bo
Perchè ci mettiamo in cammino












19/05/12

Medellin Colombia, il respiro della sera



Canzone per Medellin la città dei fiori e dell'eterna primavera


Potevo vedere ogni piccolo dettaglio, il respiro della sera.

Seduti al bar sul viale trafficato nell’ora del ritorno, la gente cammina
divorando la strada come un fiume in piena cammina

il Sole è calato, respira la terra e la luce cambia la prospettiva
i venditori stendono i loro panni in terra per la gente della sera come fiume in piena
ed io posso vedere ogni piccolo dettaglio, il respiro della sera.


Posso vedere ogni piccolo dettaglio, il respiro della sera

il respiro affannato si fa tranquillo più lungo e lontano
la giornata terminata lascia spazio ai passi rilassati del calar del sole
ed è come se il mondo si muovesse tutt’intorno a me al rallentatore

io seguo la scia di persone su Calle 53 tra Paque Berrio e La Candelaria
 e rimbombano in testa i nomi indigeni dei popoli originari del Valle de Aburrá,
Catíos, Nutabes, Tahamíes, Yamesíes  Pequé, Ebejico, Norisco e Maní
Custodi della rigogliosa e fertile Valle de Aburrà fino a che i conquistadores non posero il loro sguardo lì.
Posso vedere ogni piccolo dettaglio, il respiro della sera.


Posso vedere ogni piccolo dettaglio, il respiro della sera.

Ordina un trago de aguardiente il mio amico Antioqueño e sorride alla sera
il profumo leggero e sinuoso dell’anice mescolato alla canna da zucchero mi rasserena.
Sistemiamo le sedie a favore di brezza e ordiniamo arepa carne yuca e formaggio,
la signora del banchetto  con foulard in testa saluta e ci offre un cigarrillo

L’amico Antioqueño sorride ringrazia e si accinge a sorseggiare dell’aguardiente  un assaggio
Posso vedere ogni piccolo dettaglio, il respiro della sera.


Poosso vedere ogni piccolo dettaglio, il respiro della sera.
Due ragazzi, studenti suonano un Vallenato con fisarmonica e violino
applauso degli astanti  e dei clienti poi il cappello dei pesos ci passa vicino
una ragazza sorride ed offre fiori dell’altopiano, nel bar di fronte la gente guarda la partita
sulla panchina due fidanzati si baciano non curanti del frastuono ed i due ragazzi dedicano a loro una serenata.

Possiamo vedere ogni minimo dettaglio
L'amico Antioqueño sorride con il bicchiere di aguardiente in mano, e mi dice: " non è molto solo gente che cammina e spera,


non è molto ma se guardi con attenzione puoi vedere ogni piccolo dettaglio, ogni respiro della sera."

La giornata terminata lascia spazio ai passi rilassati del calar del sole
ed è come se il mondo si muovesse tutt’intorno a me al rallentatore
al rallentatore in pace
e così sia
Medellin Colombia, il respiro della sera
Canzone per Medellin la città dei fiori e dell'eterna primavera


Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino






14/05/12

la canzone delle cose e dei ricordi



giardini della mia anima, cammini dei miei pensieri,
 spazi di luce e di vento, raminghi frammenti di ieri

a passi decisi e leggeri camminando assorto nel giardino dei ricordi provo ad interrogare il tempo

perchè ci  mettiamo in cammino? 
che cosa portiamo con noi dalla partenza all'arrivo, dall'andata al ritorno?

siamo sottili fili di un tessuto eterno
viviamo pochi attimi il tempo di girare intorno

un giro del labirinto  dove siamo prigionieri
 uno sguardo tra le siepi per veder chi vive fuori

giardini della mia anima, cammini dei miei pensieri, 
spazi di luce e di vento, raminghi frammenti di ieri

camminando a passi decisi attenti e leggeri nel giardino dei ricordi provo a fuggire il tempo

ma le cose hanno un’anima basta saperla e volerla risvegliare ha scritto il poeta

le cose resistono le stagioni, gli esseri umani, le piogge e le siccità e non temono l'uragano e nemmeno il lampo

le cose nel guardarle ti inchiodano ai ricordi tanto sono legate a te come con un sottile  filo di seta

a passi  leggeri ed attenti camminando assorto nel giardino dei ricordi provo a fuggire il tempo

ma non vi è scampo né rifugio, le cose presenti o distanti mi 
incatenano ai passati uragani ed ai risvegli della mia anima inquieta

camminando assorto a passi decisi e leggeri  nel giardino dei ricordi provo a sfuggire al tempo

ma subito torna la quiete perché nel giardino dei ricordi le cose immobili mi sollevano dalla fatica e lo spavento

perchè non v'è motivo di affannarsi, le risposte arriveranno sul cammino, ma ai bordi della via, nascoste tra i rovi e le pietre dove meno si guarda

e così torno a cullarmi nel solito pensiero, ninna nanna che mi riporta sulla mia solita strada assolata e solitaria

siamo noi tutti sottili fili di un tessuto eterno
viviamo pochi attimi il tempo di girare intorno

un giro del labirinto dove siamo prigionieri
uno sguardo tra le siepi per veder chi vive fuori

giardini dei miei pensieri, cammini della mia anima, spazi di luce e di vento,  raminghi frammenti di ieri

e io per il momento null'altro so fare,
sorrido ad ogni nuovo compagno di viaggio e continuo a camminare

..........................

nota a margine, in viaggio  Maggio 2012

durante un viaggio di lavoro, frammenti di tempo trascorsi con cari amici e parenti

dopo i saluti, gli abbracci e le pacche sulle spalle si parla del più e del meno del tempo e delle stagioni

arriviamo alla conclusione che sono passati molti anni dalla mia prima visita e che almeno una volta l'anno io da solo oppure in compagnia della mia famiglia siamo stati  lì

e sì, è proprio vero alcune cose son cambiate,
 altre invece rimangono immutate negli anni, concordiamo

rimango per un attimo da solo in giardino  guardo con attenzione tutte le cose intorno a me, e mi accorgo e percepisco distintamente che a loro volta le cose mi guardano e mi interrogano

perchè ti sei messo in cammino? 
cosa porti con te dalla partenza all'arrivo, dall'andata al ritorno?

giardini della mia anima, cammini dei miei pensieri, spazi di luce e di vento, raminghi frammenti di ieri

Marco Bo : perchè ci mettiamo in cammino 


Le cose - Jorge Luis Borges

Le monete, il bastone, il portachiavi,
la pronta serratura, i tardi appunti
che non potranno leggere i miei scarsi
giorni, le carte da gioco e la scacchiera,
un libro e tra le pagine appassita
la viola, monumento d'una sera
di certo inobliabile e obliata,
il rosso specchio a occidente in cui arde
illusoria un'aurora. Quante cose,
atlante, lime, soglie, coppe, chiodi,
ci servono come taciti schiavi,
senza sguardo stranamente segrete!
Dureranno più in là del nostro oblio;

non sapran mai che ce ne siamo andati.








12/05/12

RICORDO DI NEBBIA


New York USA 2006 

Esco dal Convention Center, la fiera è finita, torno in albergo, cammino verso Park Avenue, fa freddo, entro in un centro commerciale, uomini e donne salgono e scendono scale mobili,  non è giorno né notte né inverno né estate sotto cieli d’aria condizionata.

E mi passa per la mente un paesaggio, un ricordo d’infanzia, le colline del Monferrato immerse nella nebbia come isole in un immenso mare, e penso:
“..Alcuni nella nebbia si cercano e si trovano, altri alla luce del sole si schivano si evitano accelerano il passo scendono le scale occhi sullo schermo collegati in rete e con l’auricolare come cordone ombelicale…”

Esco di nuovo al freddo, caffè in mano e provo ad accendere una sigaretta, ma fa troppo freddo, guardo gli sguardi dei passanti e sento brandelli di conversazioni al cellulare:

“…..Non penso che ci sia il tempo per aspettarlo , è troppo lento e se non lo cerchi con attenzione lo vedi a stento, è una perdita di tempo….”

Alcuni nella nebbia si cercano, altri alla luce del sole si evitano si schivano…

Una Limo frena accosta e si spalanca una portiera, musica a palla, facoltosi turisti gridano dall’interno:
“No non possiamo fermarci a guardare è soltanto flora e fauna locale! volgare paesaggio ornamentale, null’altro di interessante da rilevare….”

Forse sono artisti, attori pop star….
 
Alcuni nella nebbia si cercano, si incontrano e sorridono, altri alla luce del sole non alzano mai lo sguardo.

A Time Square, alzo la testa e vedo i titoli della CNN e poi un annuncio, advertisement di un nuovo programma TV:
“Si prega di lasciar libero il passaggio per chi può tenere il passo, la corsa non può aspettare, il reality è in diretta in prime time nazionale!”.

Alcuni nella nebbia si incontrano e condividono un tratto del cammino con passi tranquilli e leggeri ,
altri alla luce del sole soli tra migliaia di persone pestano i piedi per non perdere la posizione.

Distributore automatico di gadgets, souvenirs, bevande energetiche, sigarette:
“Si prega di digitare il codice pin o di strisciare la carta, il dispenser somministrerà la giusta dose, la direzione declina ogni responsabilità per eventuali effetti secondari”

Alcuni nella nebbia si cercano altri, i più, alla luce del sole si schivano…..
Altri turisti escono da un negozio di elettronica, hanno appena acquistato l’ultimo smart phone:

“..Certo che è una provocazione, tutte queste luci ed insegne come si fa a resistere alle continue sollecitazioni, no non siamo responsabili delle nostre azioni …..”

Io sono qui, io, cammino tra migliaia di persone che si schivano con attenzione sotto la luce di migliaia di riflettori, luci al neon ed affetti speciali, laser che proiettano immagini tridimensionali ………… cerco un po' di nebbia per riflettere,
 un po’ di silenzio per ascoltare, per ascoltare.

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Marco Bo

La voce di Basilio Santoro
https://soundcloud.com/basiliosantoro/ricordodinebbia-1



Chi può dire di che carne sono fatto......




"..Così questo paese, dove non sono nato, ho creduto per molto tempo che fosse tutto il mondo. 


Adesso che il mondo l'ho visto davvero e so che è fatto di tanti piccoli paesi, non so se da ragazzo mi sbagliavo poi di molto.


 Uno gira per mare e per terra, come i giovanotti dei miei tempi andavano sulle feste dei paesi intorno, e ballavano, bevevano, si picchiavano, portavano a casa la bandiera e i pugni rotti. 


Si fa l'uva e la si vende a Canelli; si raccolgono i tartufi e si portano in Alba. C'è Nuto, il mio amico del Salto, che provvede di bigonce e di torchi tutta la valle fino a Camo.


Che cosa vuol dire? Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via.
Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti. Ma non è facile starci tranquillo. 


Da un anno che lo tengo d'occhio e quando posso ci scappo da Genova, mi sfugge di mano. Queste cose si capiscono con tempo e l'esperienza. Possibile che anche a quarant'anni, e con tutto il mondo che ho visto, non sappia ancora che cos'è il mio paese?.."
 ...............................................................

"..C’è una ragione perché sono tornato in questo paese, qui e non invece a Canelli, a Barbaresco o in Alba. 


Qui non ci sono nato, è quasi certo; dove son nato non lo so; non c’è da queste parti una casa né un pezzo di terra né delle ossa ch’io possa dire “ Ecco cos’ero prima di nascere”.


Non so se vengo dalla collina o dalla valle, dai boschi o da una casa di balconi. La ragazza che mi ha lasciato sugli scalini del duomo di Alba, magari non veniva neanche dalla campagna, magari era la figlia dei padroni di un palazzo, oppure mi ci hanno portato in un cavagno da vendemmia due povere donne da Monticello, da Neive o perché no da Cravanzana. 


Chi può dire di che carne sono fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono, ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese, perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione..."

La luna e i falò . Cesare Pavese



11/05/12

1987 Bellbrook Ohio, di come ha avuto inizio il grande viaggio per le periferie del mondo e di una folle notte e del gruppo di amici


Ricordi di gioventù, particolari minimi, marginali,
briciole di spazio e di tempo salvate qua e là……
Correva l’anno 1987 avevo diciassette anni ed ero un Senior , uno studente dell'ultimo anno di High school negli USA, a Bellbrook nello stato dell’Ohio.

Era il mio anno d’interscambio studentesco con l’associazione Intercultura, mancava poco alle vacanze di Natale, il freddo era intenso sulle pianure dell’Ohio, non riuscivo ad abituarmi a quel gelo intenso e solido,  anche se arrivavo dagli umidi e freddi inverni del Monferrato costantemente immerso nella densa foschia.



L’anno scolastico in USA, che all’inizio faceva un po’ paura, stava passando come un lampo e come  d’abitudine gli studenti dell'ultimo anno dovevano fare qualcosa di grande per essere ricordati dalle classi future.

Il giorno prima della chiusura Natalizia, durante la pausa pranzo nella mensa della scuola il gran consiglio segreto dei Seniors al quale io ero stato ammesso soltanto perché  “ you are a strange looking italian guy, dude!” si decise che avremmo toilet paper the school!
Cioè avremmo avvolto la scuola con la carta igenica! Rotoli e rotoli di carta igenica.

Appuntamento alle 3:00 del mattino davanti alla scuola, ognuno doveva arrivare con mezzi propri di nascosto da genitori e parenti e con estrema cautela, perché il locale Marshall lo sceriffo locale era particolarmente cattivo ed in quel paesino nella periferia di Dayton ogni scusa era buona perché  lui scatenasse la sua furia da Giustiziere e da Moralizzatore!.

Quindi con estrema cautela, arrivammo alla scuola con ogni mezzo, a piedi in bici, chi in macchina, e cominciammo ad avvolgere la scuola nella carta igienica compresi alberi antistanti e tutt'intorno.

Avevamo anche bombolette spray e iniziammo ad imbrattare le finestre della scuola ed in quel momento, il mio lampo di genio, preso dalla foga e dall'eccitazione del gruppo e del proibito, iniziai a scrivere sulla finestra:

BUON NATALE! Ma arrivato a BUO….. sentimmo dietro le spalle due macchine che arrivavano a tutto gassssss e che inchiodavano nel parcheggio della scuola con i lampeggianti accesi, era lo sceriffo che con l'altoparlante iniziò a gridare:
"Fermi tutti siete in arresto!!!" ed i suoi aiutanti presero a correre verso di noi.

Panico, il panico! Tutti presero a correre, ognuno per se e ci disperdemmo nei campi intorno alla scuola nel buio pesto di quella notte nuvolosa e senza stelle, intorno grida e luci, lampeggianti che ci rincorrevano, io correvo con il cuore in gola e pensavo:
" Se mi beccano mi rispediscono subito in Italia e qui finisce la mia grande avventura americana!"

Correvo e rotolavo giù per le colline e sentivo dietro di me il fiato di qualcuno, non sapevo se poliziotto o compagno di scuola, ma non potevo girarmi a vedere, continuavo a correre pensando che gli allenamenti di track team mi stavano tornando finalmente utili, tanto che ero riuscito a seminare il mio inseguitore chiunque fosse.

 In quel momento vidi una baracca vicino ad un laghetto, m’infilai nella baracca, buio pesto, all'improvviso si aprì una botola, erano altri studenti mi dissero" get down here quick!" Vieni giù veloce mi sussurrarono.
A quel punto mi sembrava  veramente di essere piombato, sprofondato in uno di quei film horror  tipo Venerdì 13 o  Nightmare! Freddy Krueger poteva spuntare in qualsiasi momento.

Rimanemmo lì per ore e ore, nel buio, intirizziti dal freddo pungente ed impauriti, paura ma anche eccitazione.
Passarono ore, non so quanto, nessuno di noi si azzardava a muovere un dito, silenzio assoluto, soltanto il suono delle sirene e la luce dei lampeggianti che ogni tanto ci passavano sopra la testa.
Ed io pensavo a quanto cretino ero stato ad infilarmi in quel casino, ma in realtà il brivido e l’eccitazione mi scorreva in corpo come una scarica elettrica, e la cosa non mi dispiaceva.

Passarono ore, poi ci guardammo negli occhi e con un cenno d’intesa concordammo che il pericolo era passato.
Con cautela aprimmo la botola e ritornammo su e ci dividemmo, ognuno per se e “Hey, everybody, mouth shut!” Bocca chiusa, nessuno mai doveva raccontare cosa era successo e chi c’era quella notte.
E così ci dividemmo ed ognuno di noi  tornò a casa a piedi attraversando i campi e i cortili del retro delle case del paese, ogni tanto i cani ci sentivamo ed iniziavano a abbaiare furiosamente , in qualche casa si accendevano luci per capire cosa stesse succedendo, ad un certo punto vidi un’ombra di un tale che imbracciava un fucile! E caddi in terra rotolando sul selciato davanti alla casa del tipo che gridava “Stop, hey stop you fucking hassole!”

Arrivato a casa, scavalcai la staccionata ed entrai dalla porta del retro, al buio mi infilai nel letto e rimasi lì infreddolito e tirai il primo sospiro di sollievo della nottata.

La mattina al bagno mi resi conto dei danni collaterali della fuga nella notte, graffi e botte su gambe e braccia perché scappando tra le colline e scavalcando staccionate ero più volte rotolato in terra tra rami e rovi.

Sull’autobus della scuola giravano voci che lo sceriffo aveva preso qualcuno, ma nessuno aveva parlato, nessuno aveva tradito gli altri nonostante la notte in cella e la sospensione da scuola.

Arrivati davanti alla scuola, la vedemmo ancora avvolta nella carta igienica e sulla finestra dell'ingresso, c'era scritto BUO..., molti nell'autobus e poi a scuola mi guardarono di nascosto con un sorriso d’intesa, avevo diciassette anni ero in America e mi sentivo grande, era l’inizio del mio grande viaggio per il mondo.

Dopo quell’anno sarei andato a scoprire il grande Sud, l’America Latina e da allora non mi sono mai fermato, continuo a camminare per le periferie del mondo ed a raccogliere particolari minimi, marginali briciole di spazio e di tempo salvate e raccolte qua e là……e la domanda rimane sempre lì, sulla strada sul cammino:

cosa portiamo da un punto all’altro del nostro cammino dalla partenza all’arrivo dall’andata al ritorno? il racconto del mio cammino a tutti i miei cari agli amici ed alla poiana che vola sola sui vigneti e le colline, all'eterna foschia ed alla solitudine delle Ande, ai vulcani imponenti del Nicaragua, al cielo tropicale, al lago calmo della sera, ai pescatori all'oceano ed a chi nonostante il freddo di questo stanco ed insipido mondo artificiale continua a conservare la rivoluzione nel cuore!



Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino





07/05/12

Calle Florida, Buenos Aires Argentina






Calle Florida, Buenos Aires Argentina
 a passeggio per la via

CALLE FLORIDA – BUENOS AIRES ARGENTINA

Calle Florida Buenos Aires Argentina
Calle Florida, tango en la esquina.
Calle Florida l’artista Gaucho canta e balla fino a mattina.
Calle Florida è sera e cammino,
tango agli angoli di strada e il cappello dei pesos mi passa vicino.

Calle Florida venditori ambulanti stanchi seduti contro il muro,
Calle Florida maghi e fattucchiere che vendono il futuro.
Calle Florida ristoranti e pizzerie, italiani d’Argentina.
Il capo italiano da dietro il bancone con naso da gufo
controlla camerieri e clienti fino a mattina.
Calle Florida mi siedo a un caffè,
ordino un cortado fumo un cigarrillo e penso a te.

Calle Florida Buenos Aires Argentina,
la gente en la calle balla fino a mattina.
Mentre il rey Maradona è solo, trattiene il respiro e guarda dalla
finestra la sua amante Argentina
e poi prende fiato per il sospiro più lungo che lo accompagni fino a
mattina.
Calle Florida Buenos Aires Argentina.


Marco Bo: Perchè ci mettiamo in cammino


06/05/12

in viaggio da Santa Fè de Bogotà a Cali, cent'anni di solitudine e qualche intruso sulle Ande Colombiane

in Colombia sulla strada che dalla capitale Santa Fè de Bogotà
porta a Cali nel Valle del Rio Cauca, sulle montagne sotto la pioggia incessante, 

un contadino a cavallo 
e dietro l’ennesimo tornante  una baracca in
bilico sul ciglio della strada ed un enorme insegna di una nota bibita gassata


io guardando dal finestrino mi chiedevo


 ” Saranno lì da un giorno o da un
centinaio d’anni?”


La sierra colombiana avvolta nella
perenne foschia, la pioggia
infinita, la sensazione di essere entrato in un romanzo di Garcia Marquez, 

quello che descrive Gabriel Garcia Marquez nei
suoi romanzi.....

cent'anni di solitudine e qualche intruso sulle Ande in Colombia sulla strada che dalla capitale Santa Fè de Bogotà
porta a Cali nel Valle del Rio Cauca




Il racconto le radici e il paese.

Racconto, parole, riconoscersi, restituire il racconto, confermare la propria identità nel racconto e nell'ascoltare il racconto.

Siamo in fondo ora come eravamo migliaia di anni fà, quando migravamo nomadi.



Non importa se siamo nati e cresciuti sull'asfalto e sul cemento, in spazi artificiali, in non-luoghi, sotto cieli di aria condizionata, nonostante questo nel fondo siamo sempre uguali, apparteniamo alla terra e la terra e le radici cantiamo.

Un libro molto bello di Bruce Chatwin Le vie dei canti, racconta degli aborigeni australiani che cantano ogni cosa,ogni luogo e cantando e raccontando quel luogo entrano in unione con il luogo stesso ed il luogo prende vita.

Nel racconto noi diventiamo terra radici paese, e qui ancora torno a citare Cesare Pavese, La luna e i falò:

"Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via. Un paese vuol dire non essere soli, sapere che nella gente, nelle piante, nella terra c'è qualcosa di tuo, che anche quando non ci sei resta ad aspettarti".

Ho avuto la fortuna di vivere per molti anni in America Latina ed il raccontarsi continuo, il confermarsi a vicenda spesso ripetendo lo stesso racconto mille volte è parte della vita quotidiana ed è ricchezza inestimabile.

Marco Bo





dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...