23/11/11

A TUTTA L’AFRICA NEL MONDO




Africa che risuoni tra le baracche del barrio
Africa nel volto di un mendicante loco solitario
Africa nei bambini ai bordi della via
Africa rispondimi ovunque tu sia.

Ti ho visto in Colombia negli occhi stanchi di un pescatore,
ti ho visto su impalcature lavoravi muratore,
vendevi maracuja correndo ad una macchina
col finestrino alzato spiegavi il prezzo con la mimica.

Africa rinchiusa dietro le sbarre di una cella
guardavi nascer l’alba, sempre uguale, sempre quella.
Sotto le stelle che ti avevan vista schiava,
tuo figlio sconcertato la ragione domandava.

La ragione di tanta violenza perpetrata
da uomini spinti da avidità sconfinata
su milioni di altri uomini catturati e incatenati
per lavori inumani al nuovo mondo destinati.

Pochi arrivano vivi a Salvador Bahia,
incatenati e buttati nella polvere della via.
A te figlio che la ragione domandavi,
a te questo pianto eterno della tratta degli schiavi.

Quanta Africa persa sulle vie del mondo.

Ti ho visto nel Nord America nelle grandi città,
morire al gelo di un inverno senza pietà.
Ti ho visto vicino al fuoco cantare,
ti ho visto nei ghetti vivere ed odiare.

Ti immagino nelle grandi distese pastore nomade
muovendo i tuoi passi in valli e terre umide.
Ti immagino nel Sahel sopravvivere la siccità
con un unico sogno, migrare in città.

Cercare fortuna nel ricco occidente
e fuggire l’ingiustizia di una dittatura opprimente.

Quanta Africa persa sulle vie del mondo.

Quanta Africa sofferente al freddo dell’inverno,
a te questo canto fatto con il tuo pianto eterno

ma il tuo tempo è arrivato! 
Africa in cammino 
questo è l’inizio della nuova era 
porto sicuro è l’Africa dove il cuore va a riposare sereno
per vie e periferie io sono soltanto un povero pellegrino 
a te mi inchino Africa e chiedo perdono

quanta Africa ho visto persa sulle vie del mondo
e a te dedico questo canto umile
a te Madre Africa anima sensibile  


Marco Bo

 Canti dalla periferia del Mondo









                                                                          

18/11/11

l'anima e il cuore nelle scarpe e nei passi, e camminavo, memorie, sogno,disegno, dipinto in acquarello



nel sogno camminavo e camminavo....
inverno
soffice neve
tempo sospeso
santo silenzio
un sospiro sento
e l'amina è assorta
 silenzio santo

e camminavo......
Oceano,
pacifico  mare
nel vento
 sabbia fina s'insinua
il Sole
scalda le asciutte labbra
e sapido  sento il sale

e camminavo.....
padre Orinoco
scivola
d’acqua ed argilla
lentamente al mare
le mani
nell’acqua affondano
raccolgono barro
salutano i pesci
con un sorriso

e camminavo e camminavo....
nel Monferrato
tra saggi filari
schiacciando  acini,
polvere e zucchero,
 zolle di terra,
assaggio il succo
 sorrido al vento,
vendemmia

d'inverno
soffice neve
tempo sospeso
santo silenzio
un sospiro sento
l'amina è assorta
silenzio  santo

null'altro ci è dato
per il momento,
il mare il Sole
un alito di vento
solo in silenzio ascolto un canto
 sorrido ad ogni nuovo compagno di viaggio,
l'anima e il cuore nelle scarpe e nei passi 
e continuo a camminare


Marco Bo






"..Intanto il passo è regolare e il respiro riempie il corpo, una brezza leggera carezza il sudore e vanifica i pensieri cattivi... 
Quando il cammino richiede concentrazione il corpo parla senza essere interpellato e prende il sopravvento. E' semplice...
La saggezza sta nei piedi... Non credere nei piedi è rinnegare i millenni."

Tratto da "La valle di Ognidove" di Davide Sapienza.



17/11/11

qualcosa che chiamiamo amore


qualcosa che chiamiamo amore

siamo noi, 
siamo fatti di ricordi, sensazioni, parliamo di noi,
siamo noi avvinghiati al tempo che lento in silenzio passa

siamo noi, 
noi e il nostro sangue dalle ferite delle incomprensioni
siamo noi briciole di spazio e di tempo, e saremo poi forse noi un ricordo che solo la coscienza salva

parliamo forse così noi d'amore oppure parlano le nostre ferite?
Siamo noi, ora proviamo a dare a piene mani dare, e subito dopo serriamo il pugno per paura di rimanere soli

siamo noi, 
ora proviamo ad ascoltare e ad amare e subito dopo
serriamo il pugno per paura che la vita ci voglia rivoltare dentro fuori nudi, fuori soli nudi fuori e soli
soli

di che cosa parliamo quando parliamo d'amore?
Forse è la paura del cuore, quest'unico breve soffio... ma altre parole non ho,
mi giro e trovo il tuo caldo respiro,
e non ho più paura, non ho più bisogno di una risposta, mi basta respirare nel tuo caldo respiro

Marco Bo
CANTI DALLA PERIFERIA DEL MONDO
L'amore
non è paradiso terrestre,
a noi
l'amore
annunzia ronzando che di nuovo
è stato messo in marcia
il motore
raffreddato del cuore.
Vladimir Majakovskij




09/11/11

storie marginali

"Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia" aveva scritto una donna, forse, o un uomo. E quando? Pensava alla sua saga personale, unica e irripetibile, o l'aveva fatto in nome di tutti coloro che non vengono mai citati nei notiziari, che non hanno biografie, ma solo un labile passaggio per le strade della vita?”

Storie marginali

“…Un paio di anni fa visitai il campo di concentramento di Bergen Belsen, in Germania. In mezzo a un silenzio atroce, feci il giro delle fosse comuni in cui giacciono migliaia di vittime dell'orrore nazista, chiedendomi dove fossero i resti di una certa bambina che ci ha lasciato la più commovente testimonianza di quella barbarie e la certezza che la parola scritta è il più grande e invulnerabile dei rifugi, perché le sue pietre sono unite dalla malta della memoria. Cercai ovunque, ma invano: non trovai alcun indizio che mi portasse ad Anna Frank.
Alla morte fisica, i boia avevano aggiunto la seconda morte dell'oblio e dell'anonimato. "Un morto è uno scandalo, mille morti sono una statistica" affermava Goebbels, e questo è quanto hanno sempre detto e continuano a ripetere i militari cileni e argentini e i loro complici mascherati da democratici. Questo è quanto hanno detto e continuano a ripetere i Milo_evi_, i Mladi_ e i loro complici mascherati da negoziatori di pace. Questo è quanto ci viene continuamente sputato in faccia dai massacratori dell'Algeria, così vicina all'Europa.
Bergen Belsen non è certo un posto da passeggiate, perché il peso dell'infamia opprime, e all'angoscia del "cosa posso fare io perché tutto questo non si ripeta mai più?" subentra il desiderio di conoscere e narrare la storia di ciascuna delle vittime, di aggrapparsi alla parola come unico scongiuro contro l'oblio, di dare nome e voce alle vicende gloriose o insignificanti dei nostri genitori, dei nostri amori, dei nostri figli, dei nostri vicini e dei nostri amici, di trasformare la vita in una vera e propria forma di resistenza contro l'oblio, perché, come ha detto il poeta Guimarâes Rosa, narrare è resistere.
In un angolo del campo di concentramento, a un passo da dove si innalzavano gli infami forni crematori, nella ruvida superficie di una pietra, qualcuno, chi?, aveva inciso con l'aiuto di un coltello forse, o di un chiodo, la più drammatica delle proteste: "Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia".
Ho visto le opere di molti pittori, ma scusate, a parte Il grido di Munch, ancora non conosco il brivido d'emozione che può provocare un dipinto. Ho anche osservato innumerevoli sculture e solo in quelle di Agustín Ibarrola ho trovato passione e tenerezza espresse in un linguaggio che le parole non raggiungeranno mai. Credo di aver letto un migliaio di libri, ma mai un testo che mi sia parso così duro, così enigmatico, così bello e al tempo stesso così straziante come quello inciso nella pietra.
"Io sono stato qui e nessuno racconterà la mia storia" aveva scritto una donna, forse, o un uomo. E quando? Pensava alla sua saga personale, unica e irripetibile, o l'aveva fatto in nome di tutti coloro che non vengono mai citati nei notiziari, che non hanno biografie, ma solo un labile passaggio per le strade della vita?”
Non so quanto tempo rimasi davanti a quella pietra, ma man mano che scendeva la sera vidi che altre mani passavano sull'iscrizione per impedire che fosse ricoperta dalla polvere dell'oblio. Erano quelle di un tedesco, Fritz Niemand, Federico Nessuno, che sopravvissuto all'orrore nazista gira cieco la Germania cercando le voci dei carnefici. Di un argentino, Lucas, che stufo di discorsi ipocriti decise di salvare i boschi della Patagonia andina con il solo aiuto delle sue mani. Di un cileno, il professor Gálvez, che in un esilio mai capito sognava la sua vecchia aula scolastica e si svegliava con le dita sporche di gesso. Di un ecuadoriano, Vidal, che sopportava i pestaggi dei latifondisti raccomandandosi a Greta Garbo. Di un italiano, Giuseppe, che era giunto in Cile per errore, aveva trovato i suoi migliori amici per errore, era stato felice a causa di un altro enorme errore e rivendicava il diritto di sbagliarsi. Di un bengalese, Simpah, che ama le navi e le porta alla demolizione ricordando loro le bellezze dei mari che hanno solcato. E del mio amico Fredy Taberna, che affrontò i suoi assassini cantando...
Tutti loro, e molti altri, erano lì a togliere la polvere dalle parole incise nella pietra e io capii che dovevo raccontare le loro storie....”


Le rose di Atacama di Luis Sepúlveda
Titolo originale: Historias marginales

"Eccole. Sono le rose del deserto, le rose di Atacama. Le piante sono sempre lì, sotto la terra salata. Le hanno viste gli antichi indios atacama, e poi gli inca, i conquistatori spagnoli, i soldati della guerra del Pacifico, gli operai del salnitro. Sono sempre lì e fioriscono una volta l'anno.."

07/11/11

distrazioni







distrazioni
perdite di tempo
tempo insulso
tempo imbottito
di distrazioni inutili,
stolte noncuranze
facili voragini
incolori spazi
spazi di transito
distrazioni,
mondo distratto
mondo violento
mondo violentato
facili lusinghe
trend di espansione
crescita illimitata
produttività
felicità gastrointestinale
plastica da inghiottire
patatine Ketch up
e poi nebbia nebbia nebbia

nebbia nell'anima,
nebbia nel cuore,
nebbia in testa
nebbia e dolore,
depressione insoddisfazione
da iperalimentazione,
perdita del senso
perdida di peso
perdita del buon senso
 
e poi nebbia
nebbia tra noi ed il Sole
Sole di plastica
su cieli di aria condizionata,
aria filtrata
pensieri sottili
pensieri fragili,
pensieri deboli
"occorre non opporre resistenza
all'onda anomala
conviene lasciarsi andare
lasciarsi travolgere
oppure cavalcare
cavalcare cavalcare l'onda!
 
distrazioni
istruzioni 
per chi ha il fisico allenato
allenato a deglutire
deglutire impassibile
qualsiasi cosa e chiunque
chiunque si trovi fermo
fermo per sbaglio,
per inadeguatezza, per ignoranza
fermo di traverso 
perso sul cammino
nudo solo e perso
perso

distrazioni,
dimenticanze
demolizione della coscienza
del senso comune
destrutturazione
omologazione dell'individuo in clone del nulla,
involucro svuotato svilito, preso innalzato, incensato applaudito
acclamato e poi infangato calpestato insultato deriso
annullato......
tutto per cinque minuti di popolarità,
distrazione, distrazioni
 
distrazioni,
mondo distratto
mondo violento
mondo violentato
facili lusinghe
trend di crescita
crescita illimitata
di felicità gastrointestinale
plastica da inghiottire
patatine Ketch up
e poi nebbia nebbia nebbia nebbia
nebbia nell'anima,
nebbia nel cuore,
nebbia in testa nebbia e dolore,
depressione insoddisfazione distrazioni...................

Marco Bo
 




dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...