cosa portiamo da un punto all’altro del nostro cammino dalla partenza all’arrivo dall’andata al ritorno? il racconto del mio cammino a tutti i miei cari agli amici ed alla poiana che vola sola sui vigneti e le colline, all'eterna foschia ed alla solitudine delle Ande, ai vulcani imponenti del Nicaragua, al cielo tropicale, al lago calmo della sera, ai pescatori all'oceano ed a chi nonostante il freddo di questo stanco ed insipido mondo artificiale continua a conservare la rivoluzione nel cuore
ogni giorno Taisha aspettava Tilandria, la sorella più piccola, in cima alla strada,
con occhi lucidi la guardava da lontano mentre lei usciva da scuola e come prigioniera in una bolla di sapone, ipnotizzata e stordita dal rumore del traffico e della confusione, camminava lentamente, lentamente
Taisha si era messa in testa che doveva insegnare a Tilandria, a sopravvivere a cavarsela da sola, - perché se no ti schiacciano in questo quartiere!- le gridava in faccia ad un millimetro dal suo naso
aveva 12 anni Taisha e 6 anni Tilandria e sembravano madre e figlia,
la loro madre ogni singolo giorno che il dubbio mandava in terra sotto quel grigio cielo di periferia, usciva presto dal minuscolo appartamento dove sopravvivevano a stento
l'appartamento a loro assegnato a Gate City, quartiere popolare Afro Americano nelle periferie dimenticate di Birmingham Alabama, città culla del movimento per i diritti civili negli anni sessanta, era quello al piano terra del primo blocco di appartamenti davanti al centro giovanile, lo Youth center dove noi eravamo impegnati come volontari
la loro madre usciva presto che era ancora buio e tornava a casa a notte fonda dal quello schifo di lavoro al fast food del distributore di benzina schifo di lavoro che tratteneva con le unghie e con i denti mentre nei 10 minuti di pausa inghiottiva con rabbia il miliardesimo cheesburger, nemmeno fosse il primo premio di una lotteria! perché quello schifo di lavoro era l'unica possibilità di sostentamento in quelle dimenticate periferie del mondo
la mattina prestoTaisha e Tilandria uscivano di casa insieme e da sole
due piccole ombre fragili in balia del vento, che si muovevano come moscerini davanti alla luce abbagliante di un lampione nella foschia di quel cielo suburbano
nei projects non si vede mai il cielo per intero, no oltre i cavalcavia sopra le insegne pubblicitarie quel poco che si riesce a vedere è soltanto una livida cicatrice di cielo
i Projects, così si chiamavano i quartieri popolari Afro Americani, per una cosa erano ben progettati, per isolare del resto del mondo la gente che lì oltre il confine sopravviveva
quartieri nascosti dallo svincolo dell'autostrada e dalle insegne luminose di fast food e mangime per cani, eppure lì di cani c'erano soltanto quelli abbandonati abbandonati come gli esseri umani che di lì non uscivano mai se non distesi , distesi...... ………………………………. arrivando al centro giovanile dove noi volontari aspettavamo i bambini, che altrimenti sarebbero rimasti da soli in pericolo fino a sera in quel girone infernale di asfalto e cemento, Taisha e Tilandria tiravano per terra le loro borse di scuola ed i giubbotti e andavano a giocare con le bambole che trovavano nella sala giochi oppure mettevano i pattini a rotelle ai piedi e volteggiavano come farfalle libere sognando di essere regine lontano da quella buia crepa di mondo, e così trascorrevano il tempo
e di tempo ce ne voleva ogni volta per convincerle a fermarsi per un attimo per correggere i compiti e studiare e mangiare qualcosa, latte e biscotti, frutta cereali, che probabilmente sarebbe stata anche la loro unica cena
ogni giorno Taisha aspettava Tilandria in cima alla strada e con occhi lucidi la guardava mentre lei la piccola usciva da scuola e come prigioniera, oppure forse era per proteggersi rinchiusa in una bolla di sapone, ipnotizzata e stordita dal rumore del traffico e della confusione, camminava lentamente, lentamente
Taisha voleva che Tilandria, la sorella piccola imparasse a cavarsela da sola in quella giungla suburbana,
ma, quando Tilandria arrivava in cima alla strada, attraversavano la strada insieme perché diceva, anzi gridava! - all'inizio e a metà del cammino si può anche rimanere da soli, può capitare, così è la vita, ma il primo e l'ultimo passo si fa sempre insieme ! sempre insieme questa è la regola questo è il comandamento presso quelle dimenticate periferie del mondo ..... .............................................................
Taisha eri ancora piccola quella notte e gridavi dov'eri tu quando mi hanno inchiodato alla paura? dov'eri quando ho portato il mio pianto in fondo alla notte?
ho il cuore in gola e il ricordo mi porta da lontano polizia sirene, grida, e doveva essere una festa, tu eri rannicchiata in un angolo con una bambola in mano io ricordo che quella notte avevo il cuore in gola, le grida mi soffocavano mentre correvo a cercarti dov'ero io, dove eravamo noi quando ti hanno inchiodato alla tua paura?
"Nessuno può entrare bisogna aspettare l’ambulanza!!" e tu eri lì eri sola impaurita nascosta nessuno poteva abbracciarti
- dov'eri tu quando mi hanno inchiodato al dolore?
il giorno prima in quella città cancello abbandonata nelle periferie del mondo, tu e altre cento bambine sul campo da basketball, migliaia di trecce al vento sui pattini a rotelle, sognavate di essere regine e sulla pista erano mille giravolte il cuore in gola dalla gioia e la vostra canzone al vento era il vostro giorno atteso con ansia i pattini come ali e cinque dollari in tasca
quella notte invece la tua canzone era un gospel un lamento, un pianto un’invocazione una richiesta d'aiuto
dov’ero io, dov’eravamo noi? quella notte il sangue sull’asfalto e il lamento delle sirene hanno chiuso la porta dei sogni e spento la musica della festa ma i sogni vivono oltre ogni pallottola oltre ogni ferita oltre ogni lacrima
Taisha ti penso e di immagino adesso grande accanto a tua figlia raccontare di antiche leggende di fieri popoli Africani
Taisha e ti ascolto in sogno - non avere paura, siamo grandi ormai, il peggio è passato e noi siamo il presente! la tua voce mi commuove, respiro profondamente e penso se non hai perso tu la speranza dopo tante notti di dolore e di rabbia sotto questo cielo non ho diritto di piangere miseria io che poche notti insonni ho vissuto da che sono al mondo ho il cuore in gola e un gospel in testa a Birmingham Alabama qualcuno ancora ha un sogno qualcuno ancora crede e prega che passata la notte di lacrime e rabbia tornerà ancora la luce, il mattino e la festa
- dov'eri tu quando ho portato il mio dolore sulla collina? dov'eri tu quando mi hanno inchiodato alla paura? sotto questo grigio cielo suburbano ho il cuore in gola e il ricordo mi porta da lontano
polizia sirene, grida, e doveva essere una festa,
Taisha ascoltava rannicchiata in un angolo con una bambola in mano - e tu dov'eri? dov'eri quando ho portato il mio pianto in fondo alla notte?
io ricordo che quella notte avevo il cuore in gola, le grida mi soffocavano mentre correvo a cercarti
dov'ero io, dove eravamo noi quando ti hanno inchiodato alla tua paura?
"Nessuno può entrare bisogna aspettare l’ambulanza!!"
e tu eri lì eri sola impaurita nascosta nessuno poteva abbracciarti
- dov'eri tu quando sulla via mi hanno sputato in faccia?
il giorno prima era festa in quella città cancello abbandonata nelle periferie del mondo,
e il mondo "normale" guardava in distanza - dov'eri tu quando mi hanno inchiodato al dolore? dove eravate voi tutti?
il giorno prima correvi sul campo da basketball migliaia di trecce al vento e la tua canzone in testa
quella sera invece la tua canzone era un gospel un lamento, una ninna nanna un pianto un’invocazione una richiesta d'aiuto
- dove eravate voi quando mi hanno sparato alle spalle? dov’ero io Taisha, dov’eravamo noi?
ho il cuore in gola e un gospel in testa polizia sirene, grida, e doveva essere una festa
questa mattina il petto fa male ed ogni respiro è una freccia un lamento mi porta il ricordo di quel giorno lontano tu e altre cento bambine sui pattini a rotelle sognavate di essere regine e sulla pista erano mille giravolte
il cuore in gola dalla gioia e la vostra canzone al vento era il vostro giorno atteso con ansia i pattini come ali e cinque dollari in tasca
quella notte il sangue sull’asfalto e il lamento delle sirene hanno chiuso la porta dei sogni e spento la musica della festa
ma i sogni vivono oltre ogni pallottola oltre ogni ferita oltre ogni lacrima
Taisha ti penso e di immagino grande accanto a tua figlia raccontare di antiche leggende di fieri popoli Africani
Taisha ti penso e ti ascolto in sogno - non avere più paura, siamo grandi ormai, il peggio è passato e noi siamo il presente!
la tua voce mi commuove, respiro profondamente e penso se non hai perso tu la speranza dopo tante notti di dolore e di rabbia sotto questo cielo
non ho alcun diritto di piangere miseria io che poche notti insonni ho vissuto da che sono al mondo
under this grey suburban sky years and years digging and draining and going down into the bowels of yourself and of the universe searching for the right verses to chant emotions and revolutions….
and then suddenly like a slap in the face that brings you back to light, back to life, here comes simplicity simplicity of those who are not afraid to hear the wails of the world and to sing their fragile verses semplicity the one that bears the scars of years without turbulence and the one of those with smooth skin like water of a river that gently, aware that right there it will arrive, flows down to the sea simplicity of those who arrived on the scene only by a moment and nothing pretended in return and everything have to give since of the limits of their own, fear or shame still they do not know Marco Bo
anni e anni a scavare e
svuotare e scendere nelle viscere di te stesso e dell'universo
nell'intento di trovare il giusto verso per scrivere di emozioni e di rivoluzioni..........
e poi improvvisa come uno schiaffo in faccia che ti riporta alla luce, alla
vita, ecco la semplicità la semplicità di chi non ha paura di ascoltare il lamento
del mondo
e di cantare il suo fragile verso
la semplicità
quella che porta senza turbamento le cicatrici degli anni
e
quella che ha la pelle liscia
come l’acqua di un fiume che dolcemente,
perché sa che là deve arrivare, scende verso il mare
la semplicità di chi è
arrivato sulla scena soltanto da qualche istante
e non chiede nulla in cambio e tutto ha da regalare
perché dei suoi limiti, timore o vergogna ancora non ha Marco Bo
with the awareness, thanks to consciousness of good and evil, of being faster than any machine any gear, any mechanism, any virtual reality and at times out of fearand dreadof your own strength, pretending not to know .........
this is the gift and the drama received as a dowry at birth by humans as a role to play on the stage of life under this grey suburban sky Marco Bo
sapere di essere, grazie alla consapevolezza del bene e del male, più veloce di qualsiasi macchina di qualsiasi ingranaggio, di qualsiasi meccanismo , di qualsiasi realtà virtuale e a volte per timore e spavento della propria forza, fingere di non sapere.........
questo è il dono e il dramma ricevuto in dote alla nascita dall'essere umano come ruolo da interpretare sul palcoscenico della vita sotto questo grigio cielo suburbano Marco Bo
thousand of years spent adding up under this sky from the conception of a symbol formed by two inclined wedges to mark an empty space
yet beneath this grey suburban dome where the sky is plasterboard, the air is stale and the conditioned time is always the same however one seeks to follow common sense and pick the right addition on the path, in a world without numbers, like embroideries on conscience and free will counts will never add up to nothing
friendly assessment without number - brief story of the zero Marco Bo
migliaia anni trascorsi sotto questo cielo a far di conto, dal concepimento di un simbolo formato da due cunei inclinati per marcare uno spazio vuoto
eppure sotto questa grigia cupula suburbana dove il cielo è di cartongesso, l'aria è viziata e il tempo del condizionamento è sempre uguale a se stesso, per quanto uno cerchi di seguire il buon senso e di raccogliere la giusta addizione sul sentiero, in un mondo senza numeri come ricami sulla coscienza ed il libero arbitrio i conti non torneranno mai davvero
constatazione amichevole senza numero breve storia dello zero Marco Bo
tra le grigie pieghe di una qualsiasi notte di periferia sono sceso sulle vie del mondo dopo aver guardato i fuochi d'artificio dal terrazzo della vita in vigilia ho preso una coperta e sono andato fuori al freddo e poi i miei piedi mi hanno portato via lontano e da allora che sono sulla via del ritorno senza voler tornare no, non sono da biasimare i mattoni e l'argilla poichè essi non hanno orecchie sono gli esseri umani che chiudono le porte sarebbe bene tenerlo a mente quando si decide di camminare verso l'ignoto oltre gli stipiti e le colonne delle periferie del mondo Marco Bo
between the gray folds of any suburban night I went down to the roads of the world after watching the fireworks from the terrace of the life in eve I took a blanket and walked out in the cold and then my feet led me away
since then I've been on my way back with the desire not to return
no, bricks and clay are not to blame since they have no ears human beings are those who close the entrance one should keep that in mind when walking out the doorposts into the unknown over the posts and pillars to peripheries of the world Marco Bo
Kevin giocava tutti i giorni la stessa partita.
Birmingham Alabama 1999
- Note di scena
Al centro della scena un carrello
della spesa pieno di cianfrusaglie coperte bottiglie, un pallone da basket,bolle di sapone, pattini, palla da baseball
A sinistra su una sedia un cappello a visiera e un giubbotto che poi diventeranno
Kevin il vagabondo con un cappello a visiera in testa
SUL FONDO UN GRUPPO DI RAGAZZI E
RAGAZZE AMICI CHE PARLANO, POI DIVENTERANNO IL PUBBLICO DELLA PARTITA DI
BASEBALL DI KEVIN ed altre interazioni, bolle di sapone ecc.….…..
Preambolo/motivazione
(perché ci mettiamo in cammino? Cosa portiamo con noi? e perché
raccontiamo?)
-“… Ci sono storie che appartengono alle zone marginali
dell’interesse umano.Sono fatte da uomini, uomini semplici; da quei tanti che per umiltà o consapevole
scelta rimangono incastrati nel grande magma universale degli individui comuni.
“Io sono stato qui
e nessuno racconterà la mia storia”
graffiavano mani anonime su una pietra nel campo di
concentramento di Bergen Belsen.
Per conto di chi
parlava quel grido scalfito nella roccia? Parlava per sé,
o per “tutti coloro che non vengono mai citati nei
notiziari, che non hanno biografie,
ma sono un labile
passaggio per le strade della vita”?
Luis
Sepulvedain – Le rose di Atacama-“
Introduzione:Gate City Birmingham Alabama - coordinate
spazio-tempo
All'inizio
degli anni ’90 volontario in Nicaragua, ero responsabile del
convitto maschile di una scuola tecnica di agronomia e insegnante di Inglese.
Gli studenti erano sia ragazzi e ragazze adolescenti che uomini e donne ditrent’anni o più che erano
tornati alla vita civile dopo la guerra da poco terminata.
Le difficoltà erano tante, spesso mancava l’acqua e tenere a bada più di
ottanta ragazzi e uomini da solo era complicato.
Mi svegliavo alle quattro del mattino e andavo a dormire non prima della
mezzanotte, tutti i giorni.Un ricordo in particolare, gli studenti la
sera lustravano per ore il loro unico paio di scarponi che usavano sia per la
pratica in campagna e sia per le lezioni in classe e lavavano la loro unica
camicia bianca perché la mattina dopo volevano essere lindi puliti e profumati.
Erano poveri, sì ma non abbandonati a sé stessi
Per contro ricordo a Birmingham
Alabama, il vero abbandono e l’emarginazione. Abbandono ed emarginazione, molto peggio della povertà materiale.
Abbandono, nei “projects” i quartieri popolari di Birmingham
entravamo soltanto noi ed i missionari Salesiani e le macchine della polizia
che accorrevano a sirene spiegate soltanto quando c’era una sparatoria o
incidente.
Il nostro compito era quello di far trascorrere il pomeriggio dopo la scuola in
serenità a più di cento bambini e ragazzi che altrimenti sarebbero stati soli
ed in pericolo in strada.
I ricordi ed i fantasmi in quei luoghi erano ovunque perché quelli erano i
luoghi dove era iniziata la lotta per i movimenti civili e contro la
segregazione razziale. Alcuni amici avevano vissuto la segregazione
razziale sulla loro pelle. Ricordo uno scambio di opinioni molto accesso,un ragazzo Afro
Americano diceva ad un ragazzo bianco: “Tu non sai nulla di me, non hai la
minima idea di cosa mi passi per la mente! Non ha mai avuto necessità di
conoscermi.Io invece so
tutto di te, so leggere ogni piccolo dettaglio nel tuoviso, nei tuoi
movimenti!E così sapevano fare i nostri vecchi,gli schiavi e le levatrici cheallattavano i figli dei bianchi! Sapevano leggere ogni piccolodettaglio perché da quel dettaglio
dipendeva la vita o la morte!” Periferie del mondo, e la tra le
persone abbandonate al loro destino
che noi cercavamo di aiutare, c’era anche Kevin che ogni giorno giocava la
stessa partita………………
E mi
trasformo in Kevin
IL PRIMO narratorE entra dalla quinta laterale destra e
guardandosi indietro chiude una porta lentamente come per non svegliare
qualcuno
(la sua famiglia che ancora dorme
dentro la casa parrocchiale dove abita, )
È mattina presto è fa freddo, si
guarda intorno e in lontananza, come sempre vede Kevin, e rivolgendosi al
pubblico, con un sorriso,inizia a
raccontare la sua storia con l’incipit:
- “Kevin giocava tutti i giorni la stessa partita…… “
guardandolo e puntando il dito
verso di lui,girandogli intorno (Kevin
non si accorge di lui, è nel suo mondo, si muove con la sua palla, simula un
lancio).
NARRATORE
(2 LETTORI ) : Kevin giocava tutti i
giorni la stessa partita.
Ogni mattina lo trovavo lì nel parcheggio
davanti alla chiesa,
accanto a lui, fedele compagno, un carrello
della spesa che lui chiamava PiglyWigly,
che era nome del supermercato dove aveva preso il carrello e dove portava tutta
la sua vita ammucchiata ed appesa.
Viveva lì Kevin, in strada, scappava
sempre dal dormitorio degli homeless
diceva che doveva andare a giocare
la sua partita, la sua partita!
Giocava la sua partita di baseball tutti
i giorni, sotto quel cielo grigio di periferia,
cappello a visiera schiacciato in testa
occhi piccoli barba lunga e un bel sorriso sempre in faccia,gambe leggermente aperte e ginocchia un po' piegate,
busto di lato e in mano la sua palla di baseball sempre quella, la stessa palla
di sempre che lui stesso aveva autografato.
Kevin diceva che era stato, anzi era
ancora un giocatore di baseball professionista, era lui il campione! diceva
Kevin.
La mattina io uscivo molto presto,
camminavo verso il parcheggio e lo trovavo sempre lì,un giorno gli chiesi
"How old are you Kevin?”
Lui arrabbiato rispose - "How old? Vecchio io? Io non sono
vecchio! Io gioco la mia partita! Io vivo il tempo della mia partita, io
gioco, io gioco a Baseball!"
Di Kevin si sapeva poco, chi fosse da
dove venisse, alcuni amici della parrocchia ci avevano raccontato che l'avevano
trovato tanti anni fa, una mattina lì
nel parcheggio riverso per terra stordito e insanguinato.
Non si seppe mai di preciso cosa davvero gli
fosse successo, si presumeva che l'avessero picchiato perché colpevole di
essere senza casa e Afro Americano.
A chi domandava spiegazioni lui
diceva che un giocatore della squadra avversaria aveva perso la testa al suo
ennesimo lancio perfetto, e che l'aveva
rincorso con la mazza da baseball tirandogliela in testa e la partita era stata
interrotta a quel punto.
Trovato riverso nel parcheggio i
volontari lo avevamo portato all'ospedale e lì era rimasto ricoverato per due
giorni, curato e ripulito.
Gli avevano offerto vestiti nuovi ma li
aveva rifiutati, aveva accettato però che ripulissero i suoi e che sistemassero
il cappello a visiera.
Gli avevano poi proposto di entrare in
una comunità per gli homeless gestita da una associazione di volontari, ma lui
aveva rifiutato, aveva detto che doveva giocare, doveva finire la sua partita
di baseball!
La sua partita di baseball nel
project, così chiamano i quartieri popolari come Gate City, persi nella periferia di Birmingham Alabama,
periferia fatta di svincoli, centri
commerciali e super mercati, periferia uguale a tante periferie di
quelle città statunitensi, monumenti di un illusorio benessere
consumistico e niente più.
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A Birmingham Alabama, dietro la collina e
le insegne pubblicitarie più grandi che si innalzavano
come invalicabili muri, ben nascosti ci sono i quartieri popolari come
Gate City dove era situata la parrocchia.
Il nome definiva bene la realtà e la
emarginava dal resto del mondo, Gate City Città cancello o inferriata.
E così si sentiva chi viveva a Gate City,
rinchiuso, isolato abbandonato,
scartato, incatenato alla
povertà nel centro dell’impero, nel bel mezzo del paese più ricco del
mondo.
A Birmingham Alabama nel quartiere
popolare chiamato Gate City, tra le persone abbandonate al loro destino che noi
con altri volontari cercavamo di aiutare,
c'era anche Kevin che tutte le mattine nel
parcheggio di fronte la chiesa sotto quella cicatrice di cielo nelle periferie
del mondo, giocava la partita della vita, tutti i giorni al sorgere del Sole la
stessa partita.
Non so dire che metafora, che significato
profondo o meno ci fosse in tutto ciò, che
lui avesse un conto aperto con la vita era chiaro e che quel conto in sospeso
fosse lì con lui in quel parcheggio di asfalto e cemento ogni mattina in
quella partita che non finiva mai lo era altrettanto.
Ma quando vedevo Kevin in lontananza in
posizione da lanciatore con il cappello a visiera schiacciato in testa, all'improvviso
guardando tutt'intorno riuscivo a vedere perfettamente le tribune la gente che
gridava la banda che suonava i venditori di pop corn ed il parcheggio diventava
uno stadio, la folla lo acclamava e Kevin era il campione!
Kevin campione campione!!!
Kevin giocava tutti i giorni la stessa
partita,tutti i giorni la stessa
partita.La mattina quando mi vedeva mi salutava con un cenno della mano e mi
dicevaKEVIN - "Ain't no worries italian boy, ain't no worries, this is just a
baseball match, it's MY baseball match, and we've got all the time in the
world, all the time in the world!
Narratore
- Non ti preoccupare ragazzo
italiano, non ti preoccupare, è solo una partita di baseball, è la MIA partita
di baseball!
e abbiamo tutto il tempo del mondo, tutto il
tempo del mondo!"
“….sai amico, a volte dopo aver fatto qualcosa io mi volto indietro e guardo per
assicurarmi che sia tutto a posto io quando faccio qualcosa poi mi volto
per cercare qualcosa e trovo la mia vita lì del tutto
compresa la mia vita scompagnata e sola in
attesa in attesa sospesasospesa
e sento sento distintamente gli occhi del
mondo addosso, sopra sotto e tutt’intorno! sai amico, io a volte mi sento
debole e vorrei che qualcuno scavalcasse il muro e scendesse ad aiutarmi
e che non rimanesse lì soltanto a
guardare, ad aspettare per
vedere che cosa succede
ma sotto questo cielo di periferia siamo
soli soli
come in bolle di sapone sospese in volo
o come
bicchieri di cristallo su bordo di un abisso
and here it comes that crystal time between your sore ribs and the shiny stars
and here it comes that crystal time the don't look back don't ask for help
and here it comes that crystal time the one that flows as a sip of light
and here it comes that crystal time when days are dark and nights are bright
and here it comes that crystal time when what does shine it's wrong inside
and here it comes that crystal time when the arrogants fall and the weaks arise
and here it comes that crystal time it is just Winter passing aside to heal your pains and dry your tears that crystal time that crystal time to quench your thirst and knock you down, but it won't hurt once and for all once and no more that crystal time that crystal time that crystal time
(così conclude Kevin il suo sermone, riprende il suo carrello, saluta il narratore con un 5 e una stretta di mano e si perde nella notte tra le strade buie del quartiere, lontano
i NarratorIrimanGONO lì sedutI a guardare la notte che lo inghioia
Kevin (io) rimane in fondo sul
palco e mima si muove parla con qualcuno che ha in testa poi mi togliero’ il giubbotto ed il cappello e lo posero su una sedia.
I narratorI lo guardaNO poi
guardaNO tutt’intorno e verso il
pubblicoe gridaNO
at any time of any day under any suburban sky thinking of yourselfas something else than yourself hand in hand with the fragilities that you can no longerhide and the things that you cannot repair neither " make more efficient"
something else than yourself and not saving anything for yourself
giving all away for thy neighbor any neighbor of yours
and just like so remaining, waiting for a grace and embroidering between smiles and tears , the silence in this corner of the universe
the silence still and forever or at least until you will have the strength to believe that your hand holding your other hand is the lifeline adrift in this grey suburban sea
ad una qualsiasi ora di un qualsiasi giorno sotto un qualsiasi cielo di periferia pensare a te stesso come altro da te mano nella mano alle fragilità che non sai più nascondere ed alle cose che non riesci ad aggiustare e nemmeno ad "efficentare!" altro da te e non conservare niente per te regalare tutto al tuo prossimo qualsiasi prossimo tuo e così rimanere in attesa di una grazia e ricamare tra lacrime e sorrisi il silenzio presso quest'angolo d'universo silenzio non ancora e per sempre o almeno fino a che tu avrai forza di credere che la tua mano che stringe l'altra tua mano sia l'ancora di salvezza alla deriva in questo grigio mare di periferia Marco Bo http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2017/02/jointly-agreed-accident-report-n-2.html#!/2017/02/jointly-agreed-accident-report-n-2.html
at any time of any day under any suburban sky the conditioning casing opened upon us at the very moment when we have all closed our eyes and pretended not to see
thereafter, certified the fact that no one wanted to enter in each other's circumstances it was decided to return each in one own casing until any indifferent epilogue with random compensation Marco Bo
ad una qualsiasi ora di un qualsiasi giorno sotto un qualsiasi cielo di periferia l'involucro del condizionamento si è aperto su di noi nel preciso istante in cui noi tutti abbiamo chiuso gli occhi e abbiamo fatto finta di non vedere successivamente certificato il fatto che nessuno volesse entrare nelle altrui circostanze si è definito di tornare ciascuno nel proprio involucro fino ad un qualsiasi indifferente epilogo con risarcimento casuale Marco Bo http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2017/02/accident-report-n-1.html#!/2017/02/accident-report-n-1.html
sotto questo grigio cielo di periferia non basta più chiedere perdono e poco importa il pentimento ricamato nel vento con fragili parole
è tempo di migrare e rinascere ancora nelle cose semplici e nelle inevitabili carezze scagliate sulla nostra nuda consapevolezza che ancora oltre e nonostante tutto, riconoscere sappiamo tra le mortificate pieghe di questa nostra martoriata umanità Marco Bo
sotto questo grigio cielo suburbano la vita scivola via come una goccia d'acqua sulla lama affilata di un coltello e pensare che un abbraccio basterebbe a trattenerla e proteggerla ancora frasi spezzate sprofondano in pozzanghere di sogni infranti e un semplice grazie come fuoco di salvezza nella notte, saprebbe riportarle a galla lunghi tramonti polari insistono con il loro gelido buio sui nostri occhi eppure per ogni crepa un po' di fango per riparare l'anima in pena per ogni abisso un appiglio a cui aggrapparsi e resistere ancora
“la terra spazzata dal vento è più pulita di qualsiasi pavimento di marmo….”così ci salutava La Negra Luz Marina ogni volta che passavamo da casa sua, io giravo la chiave per accendere il motore della macchina e puntavo gli occhi allo specchietto retrovisore e la vedevo lì, diritta in piedi con la scopa in mano, la gonna che ballava nel vento, il suo cane Llovizna che le scodinzolava intorno i bambini che giocavano con le biglie per terra, i ciondoli di argilla che tintinnavano la loro melodia… e lei con la mano alzata che ci regalava la sua benedizione, potevamo andare via
la terra spazzata dal vento è più pulita di qualsiasi pavimento di marmo mi accomodavo nel sedile e puntando gli occhi in avanti, guidavo piano per evitare le buche sulla via del ritorno la terra spazzata dal vento................ era serena la sua voce, pensavo, aveva il sapore e il profumo delle cose in cui lei credeva
lo viveva ogni singolo giorno che il destino le mandava in terra e non aveva paura nel cantarlo ogni giorno a chi la visitava, ogni sera come fosse una ninna nanna
la Negra viveva da sola da tanti anni,
da sola, lei e i suoi figli
viveva all’entrata de El Rosario un piccolo paese di artisti allevatori e commercianti sulla via verso Ciudad Dorada
la sua era una piccola storia, noi la conoscevamo soltanto per quell’ultimo frammento che ci univa in quel momento, i corsi di artigianato in argilla che insieme a noi volontari portava presso quelle periferie del mondo, e per quella cantilena, quella preghiera la conoscevamo la terra spazzata dal vento è più pulita.........
così ci salutava ogni volta La Negra e poi rimaneva lì ferma con la mano alzata fino a quando noi scivolavamo dietro la curva e tornavamo sulla via principale quella che portava alla Carrettera Panamericana quelle strade, vene che scorrevano nella terra rossa e blu, mescola di sabbia e argilla antica era una geografia quella che vista dall’alto sembrava un corpo scorticato dal tempo e dal vento e gli uomini e le donne e gli animali che ci vivevano sopra con disperazione sembravano globuli rossi impazziti in continua migrazione verso l'El Dorado così avevamo aperto gli occhi noi su quella nostra nuova terra all’arrivo un giorno qualsiasi sul volo del pomeriggio dalla capitale e laggiù in fondo a quelle strade tra i mille incroci di quella rete infinita di vene e di arterie, c’era anche lei Luz Marina, da tutti conosciuta come La Negra il primo giorno, quello dell’assemblea di presentazione nella comunità del nostro progetto, alla domanda di raccontarsi rivolta ai partecipanti La Negra alzò la mano e dopo qualche secondo, raccolta l’attenzione nello spazio come il silenzio tra il lampo e il tuono , si alzò e disse
- io sono Luz Marina conosciuta come La Negra e secondo la mia esperienza di vita la vera arte è quella di spogliarla la vita e decorare di nuovo la nudità, la fragilità dell’esistenza e questo provo a fare a casa mia con argilla colori tessuti pietre, terra rossa, essenza di cannella e con versi musica e parole al vento……- e quando qualcuno dice con le parole con il corpo e con le mani e lì che inizia un nuovo cammino....................