29/08/12

questa storia non ha luogo, tempo, nome ed ogni riferimento è puramente casuale e continua continua continua……….



cronache di ordinaria e minima discriminazione da un Bel Paese di Abbastanza Vicino



Alla cortese attenzione del CUOET Comitato Unico Organizzatore dell'Evento Teatrale

A chi di competenza,
mi rivolgo a Voi con  stima e ammirazione per lo splendido evento che, come descrivete nella Vostra presentazione, è quello che meglio rappresenta il nostro Bel Paese nel mondo.

 Detto questo credo che, pur mantenendo il più possibile l'autenticità' della rappresentazione, il mondo di oggi possa essere meglio rappresentato nell'evento stesso, e spiego di seguito brevemente cosa intendo.

Appurato che nel nostro Bel Paese di abbastanza vicino, duecento anni or sono  non c'era molta gente con tratti somatici per così dire "Esotici”, e tenendo presente che l’intenzione del CUOET è quella di mantenere al massimo l'autenticità' e la corrispondenza con il periodo rappresentato nella rassegna teatrale, autenticità negli abiti, negli utensili, accessori e suppellettili vari, 
chiarito tutto ciò, sarebbe bello che s’introducesse un nuovo premio, 
un premio alla compagnia teatrante che meglio rappresenti, nel rispetto della tradizione la realtà attuale che è multietnica e multiculturale.

Oltre a questo e soprattutto, sarebbe bello che la giuria non giudicasse mai il colore della pelle ed i tratti somatici! e mi spiego con un esempio pratico.

Supponiamo che in un paese che partecipa all’evento teatrale ci sia una famiglia originaria del Bel Paese ma con parte di tratti somatici diversi dallo "standard" del Bel Paese di Abbastanza Vicino, sarebbe tremendo che si dicesse: "Tu che hai i tratti standard puoi partecipare e tua sorella, oppure tuo marito che ha tratti differenti non può! " e la stessa cosa tra compagni di scuola, immaginate che discriminazione terribile!

Ripeto, è ben noto che in quei tempi lontani non c'erano molti "Stranieri" ma è altresì segno di buon senso permettere oggi a tutti i bambini di ogni origine e colore di partecipare alla festa e così ai grandi, altrimenti che festa è?

Quindi mi permetto di portare alla Vostra attenzione una proposta per una nuova regola e cioè:
 la giuria dell’evento teatrale valuterà l'autenticità' e la corrispondenza degli abiti, utensili, accessori ecc.
ma non giudicherà mai le persone in sè, non giudicherà mai il colore della pelle o altre caratteristiche somatiche.

Io credo che sarebbe questo un bel segno di modernità e di lungimiranza per questa bellissima festa e per il Bel Paese in generale.

Sarebbe bello altresì che il CUOET lo comunicasse pubblicamente evidenziando il rispetto delle tradizioni ma nella modernità.

 La ragione per cui Vi scrivo è che  ci è stato riferito che una compagnia teatrale ha negato la partecipazione ad alcuni bambini e famiglie adducendo che vi sia una regola dell’evento che addirittura non permette di partecipare a chi non è originario del Bel Paese di Abbastanza Vicino 

A noi sembra incredibile e sicuramente ci sarà stato un errore o un malinteso.

RingraziandoVi per la cortese attenzione porgo i Distinti Saluti con rinnovata stima ed ammirazione per l'evento per tutti gli organizzatori ed i volontari.


Questa storia non ha luogo, tempo, nome ed ogni riferimento è puramente casuale e continua continua continua……….

cronache di ordinaria e minima discriminazione da un Bel Paese di abbastanza vicino


Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino



“..Ho un sogno, che i miei quattro bambini un giorno vivranno in una nazione in cui non saranno giudicati per il colore della pelle, ma per l’essenza della loro personalità..."

Oggi ho un sogno…”

28 Agosto 1963 - Martin Luther 


24/08/12

naufragio al calar della sera spiaggia di Huehuete, "Il vecchio dell’acqua" Oceano Pacifico, sud del Nicaragua




naufragio, spiaggia, sabbia e scalzi noi amici giocavamo a cercar conchiglie

quiete, silenzi e sguardi sereni e il mondo sembrava lontano lontano, 

lontano dall’altra parte della luna dell’oceano del tempo ed oltre ogni era dell' uomo, naufragio, 

naufragio

il mondo sembrava distante e gli uomini, le piante gli animali e le cose a tal punto colorate, limpide, nitide e brillanti che sembravano nuove le cose, come appena create, scaturite grezze calde e vive dal magma della terra

appena create le cose e ancora senza nome le cose, come aveva scritto il Maestro nei suoi cent’anni di solitudine e di lontananza,

naufragio

la sera i pescatori ringraziavano la luna di Maggio per il dolce passaggio al largo per la pesca della prima ora del mattino,
i ragazzi del villaggio fradici dopo il bagno e stanchi per il rammendo delle reti da pesca aspettavano le ragazze alla foce del torrente per cercar legna
 
naufragio

slanciate ragazze scalze, con lunghi e crespi capelli medusa camminavano muovendo i fianchi eleganti come onde del mare come onde del mare

naufragio



camminavano le ragazze a cercar legna per il fogòn e si appartavano nel silenzio complice della sera,
quell’istante di pace e di frastornante, eccitante e seducente solitudine sulla spiaggia 
sotto l’immenso cielo dell'America Centrale
 è uno dei tanti ricami che porto da anni sul cuore e nell’anima

naufragio

e il mondo in lontananza sussurrava sereno a tutti e a ognuno il suo sorriso che però subito scompariva piano in acqua sulla battigia, 
perché il mondo e i suoi affanni non arrivavano mai in quelle periferie lontane e dimenticate a sud del Nicaragua lungo la costa del Pacifico, sulla spiaggia di 
Huehuete " il vecchio dell’acqua"

naufragio



a Huehete incontrai quel giorno il grande Cantore Carlos Mejìa che con la sua fisarmonica cantava alla sua amata invaghita “Son tus perfumes de mujer los que me sullibeyan, los que me sullibeyan 
son tus perfumes de mujer!” 

naufragio

scalzi noi amici eravamo persi 
su quella spiaggia dimenticata nel sud del Nicaragua
 dove i dolci pendii coltivati a caffè al cospetto dei vulcani scendevano scivolano e si affidano con rassegnazione alle onde dell’impetuoso oceano, santo e tumultuoso Oceano Pacifico

naufragio

 scalzi noi amici volontari in quegli anni inseguivamo un sogno donare noi stessi a chi più aveva bisogno, donare 
noi stessi a chi più aveva bisogno

naufragio

Huehuete e poi Casares prima e dopo il maremoto,
 noi naufraghi con ricami e graffi profondi sul cuore e nell’anima

naufragio

al calar della sera la terra intera Nicaragua liberava un sospiro di sollievo al cielo e al mare,
era quello il momento esatto del giorno al tropico, quando i guai e i naufragi della vita
sembravano dissolversi e scomparire nell’aria rarefatta e leggera della sera,
e le persone, gli animali e le piante sussurrano la loro preghiera ai vulcani in lontananza 
che dai loro crateri fumanti sorvegliavano il giorno mentre il giorno posava delicatamente il sipario sul mondo

naufragio

disegni, ricami  degli anni sul cuore e nell’anima,
naufragi, derive che negli anni tornano alla mente di notte e riaffiorano sulla pelle come tatuaggi, come graffiti, e a volte graffi dolorosi
cicatrici

naufragio

 e proprio questa notte sono tornato ancora a camminare e a danzare su quel ricamo che tanti anni fa mi ha portato su quella spiaggia in Nicaragua ombelico di Centro America al calar della sera

nel sogno i vulcani in lontananza ed il Sole mi salutavano e mi indicavano ancora il cammino verso casa

 casa 
casa che non è un luogo, non è mai stato un luogo, ma un graffio sul cuore e nell’anima,
 la vera casa è quella,la via da percorrere con la pace nel cuore e in buona compagnia dei cari amici

e con gli amici e tutti i miei cari anche questa notte sono tornato a camminare il nostro sogno, il nostro viaggio, donare noi stessi a chi ha più bisogno, a chi ha più bisogno

questa l’unica certezza, l’unico punto cardinale, l’unico naufragio per cui valga la pena vivere
l’unico naufragio per cui valga la pena vivere,
l’unica via da percorrere seppur scoscesa, seppur difficoltosa e accidentata, seppur deriva seppur naufragio

naufragi santi ricami e dolci graffi, tatuaggi indelebili degli anni sul cuore e nell’anima
e da quel giorno non siamo più tornati, no da quel giorno non siamo più tornati 
 e leggero è il respiro e l’anima cullata in questo immenso mare ora pacifico ora impetuoso, impetuoso, impetuoso

naufragio,
spiaggia di Huehuete e poi Casares, sud del Nicaragua,
là dove al cospetto dei severi vulcani i dolci pendii coltivati a caffè scendono, scivolano e si affidano con rassegnazione alle onde dell’impetuoso, santo e tumultuoso Oceano Pacifico
santo e tumultuoso come il moto perenne del cuore e dell’anima

naufragio
come il moto perenne del cuore e dell’anima, e da quel giorno non siamo mai tornati, proseguiamo il nostro cammino, il nostro sogno il nostro viaggio, donare noi stessi a chi ha più bisogno, donare noi stessi a chi ha più bisogno
  naufragio,
 naufragio

Marco Bo





19/08/12

tempi facili, tempi difficili e le cose che non ho detto



siamo aquiloni al vento, ci leviamo in aria la mattina e proviamo a vivere vivere, 
a volare liberi per un istante, un singolo istante

dice la gente che sono tempi difficili, difficili difficili
io sono giorni che ci penso
e più ci penso e più mi sento abbagliato 
abbagliato dal Sole e dal vento
perso e disperso
in frammenti di tempo prima convulso e poi calmo, lento, rilassato comodo e spento spento spento

tempi facili comodi o tempi difficili
tempo e spazio a sprazzi chiari e spesso confusi
spazio e tempo 
tempo ora calmo e poi convulso
spasmodico, eccitato, concitato e  frenetico frenetico frenetico

tempi difficili, tempo difficile
ti ho amato ti lascio adesso
né nelle cose, nelle persone
né nei pensieri
rimasto uguale a quel che eri
tempo tempo tempo

dice la gente che sono tempi difficili difficili,
io certezze non né ho, ma avrei tante cose da dire
tante cose da chiedere ancora
ma faccio fatica a trovarvi
cose persone e pensieri!
forse è troppo tardi, forse ho perso l’attimo
forse non è più tempo 
forse non è più tempo

ma non mi arrendo! no non mi arrendo
raccolgo i frammenti, i cocci i pezzi di spazio e di tempo
e provo a rimettere insieme il puzzle, il ricamo il disegno della vita e degli anni 

tempo momenti istanti
forse non è tardi, no forse non è tardi!
questa mattina cercherò tutte le cose, le persone, gli amici
sorriderò a tutti e ad ognuno e racconterò  loro tutto, 
tutto, tutto!
 tutto ed ogni singola cosa ogni dettaglio, 
ogni particolare ogni sfumatura di colore, di luce,
 ogni riflesso ogni riverbero, ogni cicatrice ed ogni ricamo degli anni del tempo sulla mia anima e sul mio cuore,
 sulla mia anima e sul mio cuore

dice la gente che questi sono tempi difficili
no, non ci sono tempi facili o difficili!
c’è solo un tempo, quest’unico istante, 
un solo momento, frammento, secondo, lampo, baleno,
 e se in questo batter d’occhio riesco a dirvi vi amo! 
avrò vissuto una vita vera, una vita piena in un attimo, 
un respiro un silenzio e poi ancora vi amo vi amo vi ho amato,
 e ancora vi amo vi amo tanto tanto!
il tempo è adesso, il tempo è adesso!

vi saluto predicatori, imbonitori millantatori e fanfaroni vari!
io qui mi fermo e scendo, scendo, 
io sono un aquilone e devo bere un sorso di vento
io sono un aquilone e devo bere un sorso di vento,
un sorso di vento
e devo dire, dire ora, in questo istante tutte le cose che non ho detto

ogni particolare ogni sfumatura di colore, di luce, 
ogni riflesso, ogni riverbero,
 ogni cicatrice ed ogni ricamo degli anni del tempo sulla mia anima e sul mio cuore,
sulla mia anima e sul mio cuore
tutte le cose che non ho detto
tutte le cose che non ho detto

adesso è il tempo
 e noi tutti siamo solo aquiloni al vento, 
ci leviamo in aria la mattina e proviamo a vivere vivere,
a volare liberi per un istante, un singolo istante, un singolo istante infinito
le cose che non ho detto
le cose che non ho detto

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino




17/08/12

Racconto musicante e contadino da un paese di abbastanza lontano



In un paese sulle colline di Abbastanza Lontano 
viveva un contadino con la sua numerosa famiglia 
viveva faticando nei campi da mattino a sera 
viveva faticando nei campi da sera a mattino

Il figlio più piccolo sin da mattina presto 
cantava e cantava senza importarsi del resto
del resto del mondo che, senza posa e sempre in affanno,
 gli girava tutt’intorno 

Il figlio ogni giorno ripeteva a tutti e ciascuno 
che la musica era il suo unico sogno 
e che da grande avrebbe girato cantando e suonando
per tutte le feste in paesi e città ed in ogni porto dimenticato e lontano 

che avrebbe circumnavigato cantando l’intero globo
 dal Pacifico plumbeo all’Atlantico blu cobalto
con la sua banda di musicanti sempre agghindata e tirata a lucido
 e lui in prima fila con il suo strumento tanto amato,
  un clarinetto magico

in quel paese di abbastanza lontano prese a girare la voce del ragazzo musicante
un po' strano, sognatore, visionario ed irriverente
che non ne voleva sapere di zappar le zolle e stava da mattina a sera a contemplarla la terra
cantando nei campi e declamando che anche le piante e gli animali, oltre che gli uomini,
avevan diritto e piacere immenso a sentir suonare e cantare le stelle

Il paese intero rideva e mormorava, mormorava e rideva di quello strano ragazzo 
strampalato e musicante sognatore e inconcludente 
ma la sua famiglia non si lasciò intimorire e nemmeno demoralizzare
e continuò a coltivare la terra ed a crescere quel figlio musicante con dedizione e con amore

- d’altra parte, dicevano padre e madre,
 non solo vigne e frumento nascono dal grembo della terra, ma anche fiori, piante ed erbe che non danno frutti allettanti da mangiare, ma che saziano l’anima ed il cuore, 
frutti piante ed erbe che sfamano cuore e anima soltanto nel rimirarle e nel contemplarle -

risulta che quell’anno il santo raccolto fu abbondante e generoso
 tanto che per il giorno del compleanno del figlio
 il contadino, la moglie e tutta famiglia decisero di fargli il regalo più bello

la mattina del compleanno il figlio trovò a colazione sul tavolo
il sogno della vita un dolce clarinetto
che lui prese a suonare in modo quasi perfetto
e da quel giorno con inaspettata maestria prese ad allietare uomini, donne e bambini in ogni paese vicino e lontano, lontano sin dove lo sguardo poteva vedere 

ed oltre ancora, dall’altra parte del mare sin dove l’oceano incontra la terra
con unico bagaglio e strumento il clarinetto, fragile e leggero eppur più forte e potente di qualsiasi arma da guerra

e così da ogni bruttura, povertà e guerra cantando e suonando per mari e per terra 
salvò migliaia di bambini con la musica e con il canto

migliaia di bambini e poi uomini e donne che con lui presero a camminare il mondo realizzando l’unica rivoluzione reale e possibile,
 la rivoluzione dell’anima dell’arte e del cuore 

migliaia di bambini e poi uomini e donne che camminarono per il mondo realizzando 
la rivoluzione dell'arte del cuore e dell’anima

un cuore ed un’anima colmi di musica e canti sono più forti e potenti di ogni arma da guerra
un cuore ed un’anima colmi di musica e canti sono più forti e potenti di ogni arma da guerra!

e realizzano giorno per giorno con umiltà e calma l’unica rivoluzione concreta e possibile su questa terra
la rivoluzione dell'arte del cuore e dell’anima


Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino


dedicato a chi coltiva la rivoluzione del cuore oltre ogni pregiudizio, 
dedicato ai genitori ed ai buoni maestri premurosi ed attenti che mai perdono fiducia nei loro figli,
dedicato a José Antonio Abreu fondatore de EL SISTEMA e di MANOS BLANCAS, progetti che in Venezuela ed in tutto il mondo grazie alla musica ed al canto salvano migliaia di bambini dalla miseria e dalla povertà 




15/08/12

invito dalla mia zolla di terra in mezzo al filare


indirizzato a chiunque possa interessare, 
invito dalla mia zolla di terra in mezzo al filare


questo è soltanto un invito rivolto a chiunque possa interessare, 
soltanto per questa giornata che nasce adesso,
 invito a non voler aggiustare il mondo ma a contemplarlo,
 a contemplare, 
soltanto contemplare il mondo dalla mia zolla di polvere e terra in mezzo al filare
invito rivolto a chiunque possa interessare

so bene che non ne avremo un guadagno, nulla ci porterà in tasca, 
né in posta e nemmeno sul conto corrente, conto ininterrotto spedito e fluente e indicizzato al parametro del tasso d'interesse della banca centrale,
 ma posso garantire un ineguagliabile ed inestimabile beneficio 
ed una grande soddisfazione nonchè contentezza ed appagamento per il cuore e per la mente

invito rivolto a chiunque possa interessare, 
questo è un invito a contemplare, soltanto contemplare, non aggiustare non aggiustare,
soltanto ammirare non aggiustare il mondo
 soltanto ammirare il mondo fin dove la linea dell'orizzonte ci consentirà di vedere

vorrei invitare chi fosse interessato, a fare un salto sulla zolla di terra di mia competenza, 
sul mio castello di polvere e  di vento ad ammirare a contemplare
a contemplare il dolce declivio della collina
ed il profilo irregolare del bosco di querce di rovi e di acacie,
ad ammirare il volo elegante del nibbio e delle poiane,
 il sentiero che si perde nel Sole e si confonde sulla linea dell'orizzonte lontano che quasi sembra un'onda agitata di un immenso mare

vorrei invitare ad osservare da vicino un fiore senza esprimere giudizi o chiedere soluzioni, 
senza cercare ragioni o formule complicate per il calcolo dello spread o del margine fisso o variabile di contribuzione/speculazione

sì, so bene che il consiglio di amministrazione non approverà tale operazione
 ma un solo minuto, un solo secondo, un solo respiro a pieni polmoni e ad occhi spalancati a contemplare da queste periferie questo nostro Mondo, e sarà evidente a tutti ed ognuno il giovamento a termine indefinito ed a tasso costantemente crescente ed agevolato

e non sarà neppure necessario volgere lo sguardo, basterà guardare di fronte a se, e aspettare le emozioni che con il vento dolcemente, delicatamente arriveranno a sfiorare il nostro viso e ci rinfrescheranno il cuore in questo interminabile pomeriggio d'estate, 
in questo interminabile pomeriggio d'estate un invito rivolto a chiunque possa interessare, 

per una volta senza batter ciglio il mondo sembrerà del tutto compreso nel nostro campo visivo e nel trascorrere di un solo secondo,
 un secondo solo
 un solo secondo

qui dalla mia zolla di terra, dal mio castello di polvere di sabbia e di vento si potrà ammirare e contemplare il dolce declivio della collina il profilo irregolare del bosco di querce,
 il volo elegante del nibbio e della poiana, il sentiero che si perde nel Sole e si confonde sulla linea dell'orizzonte lontano che sembrerà l'onda inquieta ed irrequieta di un immenso mare

e persi a rimirare in questo immenso mare, l’unica salvezza per noi sarà la deriva verso nuovi orizzonti,
orizzonti nuovi e lontani, seduti noi senza fretta e senza affanno vicino a un fiore 
senza risoluzioni, senza spiegazioni o ragioni, senza formule complicate per il calcolo del margine fisso o variabile di contribuzione

gli unici bagagli e alimenti necessari per la traversata, per il viaggio saranno semplicemente margini variabili di umane passioni e spread illimitati di compassione
soltanto margini variabili di umane passioni, un po’ di sano senso comune e di umana condivisione e compassione

invito rivolto a chiunque possa interessare, 
io per il momento null’altro so fare, 
seduto senza affanno e senza fretta dietro un fiore, mi fermo a rimirare il mondo e a contemplare, a contemplare

indirizzato a chiunque possa interessare 
invito dalla mia zolla di terra e di polvere in mezzo al filare


Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino





12/08/12

oggi canto i doni del buon cammino




il tuo respiro caldo nel mio respiro e sono salvo e sono vivo
il tuo caldo respiro nel mio respiro e sono salvo e sono vivo
di tutti doni del buon cammino oggi canto il dono del tuo respiro del tuo respiro

una corsa al primo Sole del mattino e sono salvo e sono vivo
sulle colline dove un tempo era il mare con te come ancora io sono salvo io sono vivo
di tutti i doni del buon cammino un canto a te salvezza in questo mare e alla nostra corsa al primo Sole del  mattino

la tua piccola mano mi sfiora l'orecchio e il tuo viso affonda sereno e sicuro contro il mio petto
 "papà sono stanca, papà e se il giorno diventa notte cosa facciamo?"
di tutti i doni del buon cammino canto il tuo stupore figlia, canto il tuo viso e la tua piccola mano

una sera d'inverno e il vostro sorriso, il vostro abbraccio al mio arrivo inatteso
e poi vicino al camino la minestra buona e un bicchiere di vino
di tutti i doni del buon cammino canto il sorriso di mia madre e di mio padre e di casa, il caldo buono

 un vecchio pallone di cuoio scucito e una partita interminabile sotto un infinito cielo d'estate
e poi noi sfiniti sdraiati in terra a rimirar le stelle “Quale sarà la nostra, quella che porta all’America?”
di tutti i doni del buon cammino canto l'abbraccio dei cari amici,   i nostri giorni d'estate e i nostri sogni felici e infiniti

e dopo la tormenta del giorno che è passato mi giro e sereno ritrovo il tuo respiro buono e anche oggi io sono salvo e sono vivo,         io sono salvo e sono vivo
di tutti i doni del buon cammino non ho più paura, non ho più domande
so dov'è il porto di partenza e quello di arrivo non temo tormenta né deriva in questo mare
so dov'è il porto di partenza e quello di arrivo non temo tormenta né deriva in questo mare

e so che nelle mani negli occhi e nei sorrisi di tutti i miei cari io sono salvo io sono vivo
nelle mani negli occhi e nei sorrisi di tutti i miei cari io sono salvo io sono vivo
io sono salvo e sono vivo!
oggi io canto i sacri doni del buon cammino

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino




lezione di volo, è così che deve andare



lezione di volo, è così che deve andare

l’orizzonte è immenso le tue ali grandi e forti ma il tuo corpo, il tuo cuore è ancora gracile, fragile


passione rabbia e forza non ti mancano ma il volo della vita non è semplice, no, 


hai forza a sufficienza per arrivare in quota, ma la vera sfida, la conquista è mantenere la rotta e al momento giusto tornare giù


questo il segreto, il mistero, la bellezza e l’incanto del viaggio della vita, del nostro breve volo sotto questo cielo 

sotto questo cielo

e poi il volo condiviso in stormo, in formazione 

 un altro dono sacro del nostro buon cammino 
di questo nostro buon cammino

quindi mai soli, mai senza radici, mai senza legami! 

il grande viaggio, come fanno gli uccelli in migrazione stagionale, si vive in condivisione, solo così si arriva lontano

forse un giorno in futuro ti ricorderai di queste parole ma in fondo è giusto così, è così che deve andare


così va la vita è così che deve andare, ed è giusto che trasmessa e tramandata questa minima e semplice lezione 

dal nido del nostro cuore, dalla nostra casa nell’aria, con le tue ali forti, vigorose e nuove 
tu possa guardare l’orizzonte lontano, il tuo orizzonte che noi neppure sappiamo, capiamo e vediamo
e che dopo l’ultimo tuo sguardo teso, sprezzante e fiero che in verità nasconde la richiesta di un cenno di assenso e di approvazione 

che tu possa prendere il volo figlia mia

……….rimane soltanto un’ultima raccomandazione, 
non esitare mai! e cerca sempre l’ispirazione,
 la giusta rotta, la direzione nel profondo e nell’intimo del tuo cuore 
e lì che alberga la rotta del nostro volo, della nostra migrazione terrena, è quella l'unica nostra bussola 
segui il tuo cuore e non esitare 
non esitare mai

così va la vita, è così che deve andare 

lezione di volo
,noi tutti madri padri e figli 
come ali di uccello in migrazione stagionale
come ali di uccello in migrazione stagionale
così va la vita, è così che deve andare


Marco Bo

Perché ci mettiamo in cammino








10/08/12

Luna d’Agosto notte di San Lorenzo




 no, non le ho sognate le ho viste le stelle 
e le ho afferrate le stelle !
 le stelle le ho viste nei visi camminando per le strade del mio paese
 le stelle le ho viste e allungando la mano, aprendo il mio cuore le ho prese 
le ho prese!

 ho visto le stelle nella notte dei sogni e dei desideri
e la notte si è trasfigurata nella notte degli spiriti e dei mille pensieri

stelle e pensieri, sorrisi e occhi, 
occhi sereni oppure intensi e profondi 
occhi intensi che distillavano i ricordi come acquavite e sfidavano il domani 

occhi,
 occhi e stelle, stelle serene, stelle gioiose e altre stelle più tristi, intense, agitate e pensose
ed ogni stella parlava al cuore e il cuore in petto batteva ora più lento ora più agitato
ora più lento ora più agitato
ora più lento ora più agitato, più agitato più agitato…
come onde del mare, come onde del mare, 
come mare in tempesta, come mare in tempesta, agitato, agitato..

stelle
stelle che mi parlavano, che parlavano al cuore e portavano sempre tutte la sensazione di infinita tenerezza e la percezione precisa e concreta di quanto siamo piccoli,
 di quanto piccoli siamo e fragili, fragili
 fragili sotto questo immenso cielo d’estate

tenerezza e fragilità
negli acciacchi degli anni che passano, mani sui fianchi un sospiro profondo e “ forza! forza che il cammino su dalla scalinata è ancora lungo! Non perderti d’animo!”

tenerezza e fragilità
negli occhi degli amici alcuni sereni
 ”..e ti ricordi quanti pomeriggi interminabili a giocare ai soldatini e le corse in campagna sulle colline ad esplorare sentieri nuovi ed a cercar frutta trai i rovi e sugli alberi, ti ricordi?”

tenerezza e fragilità
e rabbia, tanta rabbia e tristezza negli occhi di chi 
“su quel palco a suonare dovevo esserci io!
 Io dovevo essere una rock star! Io e la mia chitarra sulle strade d’America! Io sono la rock star!”

una rock star, falling star, stelle, stelle cadenti 
stelle cadenti o ancora in volo, ancora in cammino nonostante tutto,
 nonostante gli acciacchi, le avversità e le vicissitudini della vita e degli anni, 
ancora in volo
 ancora in volo!

stelle sorrisi e occhi, occhi sereni e oppure intensi, rabbiosi, pensosi e tesi
e la percezione, la percezione precisa, concreta come un piccolo dolore all’altezza del cuore, 
una fitta che va e viene che va e viene e che non passa e che non passa
come onde del mare, come mare in tempesta come mare in tempesta

la sensazione di fragilità e di infinita tenerezza di infinita tenerezza,
 la percezione precisa e concreta di quanto siamo piccoli,
 di quanto piccoli siamo e fragili, fragili fragili sotto questo immenso cielo d’estate
sotto questo immenso cielo d’estate
Luna d’Agosto notte di San Lorenzo
come onde del mare, 
come mare in tempesta

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino










09/08/12

anime randagie sulle vie del mondo, nenia del pellegrino


che cosa serve per il cammino?
anime randagie sulle vie del mondo
nenia del pellegrino

non abbiamo fretta di arrivare
se non corriamo possiamo camminare, possiamo camminare
la nostra vita è faticosa corsa su dura salita 
camminiamo ai margini del mondo senza saper se sia vita

siamo anime randagie in branco
 siamo cani di paese raminghi, erranti ridiamo al vento e non temiamo deviazioni o sorprese
non coltiviamo illusioni né frenesie di grandezza
la vita piena per noi è una mattina, un sorriso una carezza
una sola carezza una sola carezza

e se possiamo noi senza esitare diamo a piene mani diamo
seduti senza fretta assorti ascoltiamo un richiamo dentro che dice

null’altro conta alla fine se non l’altro
nient’altro serve per il cammino del pellegrino
se non musica, emozioni e occhi ben aperti per
dare a piene mani dare per dare a piene mani dare

sulle strade del mondo i cani di paese si riconoscono e riconoscono la via e la giusta direzione
fiutano le orme con attenzione e sanno che il cammino condiviso non è segno di debolezza ma è sano senso comune
il cammino condiviso non è segno di debolezza ma è sano senso comune

e che null’altro conta alla fine se non l’altro 
nient’altro serve per il cammino del pellegrino
se non musica, emozioni e occhi ben aperti per
dare a piene mani dare,
 dare a piene mani dare

null’altro serve per il cammino
e la vita piena per noi è una mattina un sorriso una carezza
una sola carezza null’altro serve per il cammino
null’altro serve per il cammino

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino





08/08/12

un canto libero su una pianura sconfinata



Kansas, su una pianura sconfinata, inverno e gelo
a venti gradi sottozero nella bufera  perso e solo

dimenticata periferia del mondo
una guida Sioux e sopra la testa un cielo nero
 nero

così sentirsi persi, fuori nudi e soli
persi nel vento nei pensieri 

eppure la paura e lo spavento non arriva dal cielo nero
ma dalla frenesia e da quell’affanno dentro
 dentro

perso su quelle immense pianure alla mia guida  mi affidavo
ascoltavo le sue parole come preghiera,
 una ninna nanna, un canto

ascoltavo rapito racconti di tempi andati, 

  assorto ascoltavo antichi canti, litanie e odi
di quando sotto quel dimenticato cielo 
presso le periferie del tempo e del mondo 
uomini e donne  vivevano liberi leggeri e nomadi

prima di ogni tempo
prima che ogni luogo avesse un nome straniero
su quelle pianure uomini e donne  
dal vento imparavano il nome vero
il nome vero

"su queste terre e sotto questo cielo..

 raccontava la mia guida

quando volavano le aquile anche il vento si acquietava 
e quando l’inverno finiva tornavano gli spiriti della pianura 

ma quando parlava la bufera noi in silenzio pregavamo ed ascoltavamo il suo canto inermi
e quando migravano i bisonti si contavano a giorni
 a giorni interi!"

in questa pianura sconfinata sentirsi persi, fuori nudi e soli

persi nel vento e lontano dai pensieri lontano dagli affanni
e la paura, lo spavento per un momento passava 
passava come granello di polvere perso nel vento 
ed io ero salvo nelle parole della mia guida
parole come un canto come ninna nanna come una preghiera

ed in quel attimo tornava nel cuore il solito pensiero nomade
il solito pensiero nomade

non vi è vera casa per noi su questa terra sotto questo cielo

solo la strada è casa e la nostra vita è un canto libero su breve cammino  

soltanto un canto libero su breve cammino
e così sia



Marco Bo





07/08/12

noi bambini d’estate nelle vigne giocavamo a cercar conchiglie

colline del Monferrato, zolle dei campi zolle dei campi e filari delle vigne 

 e nelle vigne dove un tempo c’era il mare, conchiglie! 

noi bambini d’Estate nelle vigne giocavamo a cercar conchiglie e poi acini d'uva schiacciati tra le dita, vendemmia

 vendemmia e poi Autunno e nebbia eterna nebbia 

Autunno che per mesi nascondeva l'orizzonte con l’orizzonte immerso e nascosto nella nebbia prima o poi doveva arrivare per me il tempo di migrare migrare, 

il tempo di migrare, scappare partire partire per arrivare al mare oltre le colline e ancora più lontano oceano per vedere cosa c'era dall'altra parte e dall’altra parte l’America! 

 L’America e allora la vita cambia la vita cambia e non sono più tornato, 

ho proseguito il viaggio il viaggio fino alla Terra del Fuoco e all'Asia centrale nelle periferie del Mondo più lontane ed ho incontrato nuova gente e con loro condiviso chai e caffè chica di mais, rum e narghilè ed ho annusato terre di ogni tipo

 terre rosse, terre argillose dove una volta c’era il mare, terra nera delle montagne torba delle terre umide, terre di bosco terre rosse d’America e sabbia, sabbia grigia delle coste del Pacifico e sabbia rossa dell’Atlantico terre, 

terre nuove terre sante e più mi allontanavo e più sentivo la mancanza delle zolle dei miei campi sotto i piedi e degli acini d'uva schiacciati tra le dita ed allora il viaggio di ritorno è iniziato

 viaggiare 

 viaggiare, è una fortuna ma anche una grande responsabilità è come vivere tante vite, sfiorare tante anime, assaporare tante emozioni annusare polvere e terre nuove e sante terre sante e storie, storie grandi e piccole che appartengono alle zone marginali dell’interesse umano storie fatte da uomini e donne uomini e donne semplici, gente comune che vive e non lascia traccia,  

vive e non lascia traccia nel magma inarrestabile dell’esistenza terrena precaria e fragile fragilità, 

qualche giro di stagione un fugace passaggio per le strade della vita questo noi siamo

 siamo soltanto qualche giro di stagione, attimi, attimi minimi marginali, umili ma al tempo stesso imprescindibili e fondamentali, sottili stringe dell’immenso tessuto eterno e prima o poi tutti, 

 

tutti noi torniamo a casa, torniamo sulle zolle di terra nei campi nelle vigne cui apparteniamo, prima o poi noi tutti torniamo ad essere bambini, bambini nelle vigne d’Estate a cercar conchiglie 

 Marco Bo 

 dedicata alle zolle di terra a cui appartengo e a Cesare Pavese 

 "Chi può dire di che carne son fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione" Cesare Pavese. La luna e i falò

05/08/12

vista dalla mia zolla di terra, all’inizio di ogni filare il contadino ha piantato una rosa


 vista dalla mia zolla di terra in mezzo al filare fin dove la linea dell'orizzonte mi permette di vedere

bisogna crederci, bisogna credere
oppure no, ma quella è la scelta 

non vi è percorso più rapido né altro rimedio a questo mondo
ascoltare in silenzio, il suono flebile del momento presente 
e poi ridere, piangere, camminare e credere nell’infinito

e poi dal basso muovere piano lo sguardo al cielo
 e credere
dal punto di vista della zolla di terra a noi assegnata

dal basso aprire il respiro all’aria fresca del nuovo mattino
 rivolgere lo sguardo a chi intorno prova crescere sulla zolla di terra a noi vicina 

sotto questo cielo di periferia
stiamo noi piantati a terra come tralci di vite 
in fila
 fianco a fianco ridiamo al Sole e beviamo aria 
legati l'un l'altro nella bella e nella cattiva stagione 
aspettiamo la pioggia come nuova vita,
 come vita nuova
ma temiamo il lampo e la tempesta estiva 
 la tempesta estiva

sotto questo cielo stiamo noi piantati a terra come tralci di vite 
in fila fianco a fianco ridiamo al Sole e beviamo aria 
legati l'un l'altro nella bella e nella cattiva stagione 
 ed è possibile che
 prima o poi nel corso della vita ognuno di noi 
si troverà ad essere il più bello il più sano, il più forte, 
sarà più in alto vicino al cielo vicino al Sole,
più di ogni altro tralcio di quel filare 

e da quella privilegiata e fortunata posizione
 prima di ogni altro tralcio potrà scrutare ed annusare il cielo

saprà analizzare e discernere l’aria sana da quella cattiva
saprà distinguere il caldo buono,
 dal pericoloso ardore del cuore dalla tempesta in arrivo
 distinguere la buona polvere dalla malattia

e da quel punto di vista privilegiato prima di ogni altro potrà iniziare a pregare, correre, lavorare, sudare, 
per una volta non per se stesso ma per provare a salvare ogni  altro tralcio di vite di quel filare 

ed a volte potrà capitare che per chi è più in alto
 per chi è il più forte per chi è il più bravo
 la lotta sarà improba ed il sacrificio totale

ootrebbe prima o poi capitare
 anche a noi
e in quel caso nostro compito sarà di capire e riconoscere 
che il nostro momento è arrivato e reagire prontamente 
 la posta in gioco sarà la vita di ogni altro tralcio nostro compagno di viaggio

 a noi prendere coscienza che qui su questa terra, 
dal punto di vista della zolla a noi assegnata, tutto è regalato 
ma nulla ci è stato dato senza ragione, nulla è casuale,
nulla è casuale

 che grande è la responsabilità di ognuno nei confronti di ogni altro tralcio nel filare dalla vita
a maggior ragione per chi è più forte per chi è più in alto per chi ha la fortuna di bere la prima aria del mattino il primo Sole e la prima fresca e pulita rugiada 
proprio come quella rosa,
 quella rosa che il contadino ha piantato all’inizio di ogni filare

il contadino all’inizio di ogni filare ha piantato una rosa bella forte e vigorosa e non è un caso, 
no non è un caso

questo è soltanto il punto di vista del tutto parziale
 dalla mia zolla di terra in mezzo al filare fin dove la linea dell'orizzonte mi permette di vedere

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino



dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...