31/10/11

infraordinaria frenesia fragilità



infraordinaria frenesia fragilità

micro opaco spazio 
tempo ordinario

infraordinaria felicità

oggetti minimi per trascurabili micro felicità

banale normalità
piccoli gesti di riguardo

infraordinaria frenesia 
fragilità




Marco Bo



24/10/11

la vita vista da bambini, quando tutto era perfetto, lo scricchiolio delle scarpe della festa di mio papà.


la vita vista da bambini

quando tutto era perfetto
lo scricchiolio delle scarpe della festa di mio papà

ricordi di com’era la vita vista da me bambino, rumori di vita, tra i tanti, ho un ricordo ad occhi chiusi, rumori di vita

lo scricchiolio delle scarpe di cuoio della domenica di mio papà


io sonnecchiavo sul divano, era Dicembre e nevicava, la campagna era quieta ed addormentava,

 in sottofondo sentivo la voce alla Tele di Paolo Valenti che presentava le partite del giorno,
 e poi lo scricchiolio delle scarpe di cuoio della Domenica del mio papà che rimetteva la bottiglia della grappa al suo posto nel mobile del salotto

con la correzione al caffè della domenica, lui sistemava, correggeva la sua dura settimana di lavoro alla catena di montaggio


la domenica tutto era perfetto, dopo pranzo la mamma e mia sorella guardavano i quaderni di scuola, io sonnecchiavo sul divano, fuori nevicava, il caldo buono della stufa,

 il legno di faggio bruciava crepitando, e lo scricchiolio delle scarpe di cuoio della domenica del mio papà, 
la vita era perfetta allora e di questo nido caldo e pacifico per sempre sarò grato a mamma e papà

Marco Bo

 
 
 







Il cuore in gola ed un gospel in testa

Pasqua 1999
Il cuore in gola e un gospel in testa




Il cuore in gola e un gospel in testa
Pasqua 1999
 Birmingham Alabama


Ho il cuore in gola e un gospel in testa.
Were you there when he carried our cross on the hill?
Dov'eri tu quando lui ha portato la nostra croce sulla collina?
Il cuore in gola ed il ricordo mi riporta lontano.
Were you there when they stabbed him on the cross?
Dov'eri tu quando l' hanno inchiodato alla croce?

Polizia sirene, grida,Birmingham Alabama, e doveva essere una festa.

Were you there when they laid him in the grave ?
Dov'eri tu quando lo hanno deposto nella tomba?

Taisha ascoltava rannicchiata in un angolo con una bambola in mano.
Were you there when he carried our cross on the hill?
Dov'eri tu quando lui ha portato la nostra croce sulla collina?

Il cuore in gola, le grida e noi correvamo a cercarti.

Were you there when they stabbed him on the cross?
Dov'eri tu quando l'hanno inchiodato alla croce?



"Nessuno può entrare bisogna aspettare l’ambulanza!!"
Were you there when they laid him in the grave ?
Dov'eri tu quando lo hanno deposto nella tomba?

Ma tu eri lì eri sola impaurita nascosta nessuno poteva vederti
Were you there when they spitted on him on his way?
Dov'eri tu quando hanno sputato su di lui lungo la via?

Era festa a Gate city girone infernale, il mondo "normale" guardava in distanza.

Were you there when they stabbed him on the cross?
Dov'eri tu quando l'hanno inchiodato alla croce?

Il giorno prima correvi sul campo da basket migliaia di trecce al
vento e la tua canzone in testa.
Quella sera la tua canzone era un gospel una cantilena un
lamento, un pianto un’invocazione.

Dove eravate voi quando mi hanno sparato alle spalle?
Dov’eri tu quando mi hanno deposto nel sepolcro?
Dov’ero io Taisha, dov’eravamo noi?
Ho il cuore in gola ed un gospel in testa.
Polizia sirene, grida,Birmingham Alabama, e doveva essere una festa.

Questa mattina il cuore fa male ed ogni respiro è una freccia.
Il canto mi porta il ricordo di quel giorno di festa.
Tu e cento altre bambine sui pattini sognavate di essere le regine e
sulla pista erano mille giravolte.


Il cuore in gola dalla gioia e la vostra canzone in testa.
Era il vostro più bel giorno di festa atteso con ansia i pattini come
ali e cinque dollari in tasca.
Quella notte il sangue sull’asfalto ed il lamento delle sirene
chiusero la porta dei sogni e spensero la musica della festa.
Ma i sogni vivono oltre ogni pallottola oltre ogni ferita oltre ogni lacrima.

I bambini ci insegnano che bastano un paio di pattini come ali ed
una musica in testa
per volare oltre ogni notte cupa di dolore e di rabbia.
Taisha ti penso e di vedo grande accanto a tua figlia
raccontare di antiche leggende e di fiere tribù nella savana Africana.

Il ricordo mi commuove, respiro profondamente e penso
che se non hai perso tu la speranza dopo tante notti cupe di dolore e di rabbia,
non ho alcun diritto di piangere miseria io che poche notti insonni ho vissuto.

Il cuore in gola il ricordo mi riporta lontano.
Il cuore in gola e un gospel in testa.
A Birmingham Alabama, qualcuno ancora ha un sogno.
Qualcuno ancora crede e prega che passata la notte di rabbia
tornerà ancora la luce, il mattino e la festa


Marco Bo da 
 CANTI DALLA PERIFERIA DEL MONDO

19/10/11

I nostri figli dentro all’asilo impareranno a conoscersi e capiranno che siamo tutti uguali e saranno migliori di noi, sono sicuro.


E’ sceso dalla macchina trafelato correndo verso di me e mi ha gridato a 2 cm dal mio naso:          

 
“Sei un extracomunitario di m……!!!”

Spiegare la discriminazione a chi non l’ha mai subita, a chi non l’ha mai provata sulla propria pelle apparentemente è semplice ma in realtà non è così, è complicato.
Ma è bene parlarne, mai come di questi tempi è bene parlarne. Senza vittimismi, ma con realismo e concretezza, oggi  più che mai c’è bisogno di costruire una base comune, un luogo di incontro dove cercare di costruire le fondamenta di una società migliore per i nostri figli.

Dicevo, spiegare la discriminazione far capire cosa si prova ad essere discriminati è difficile, nella migliore delle ipotesi, per chi ha tratti somatici evidentemente differenti è come rinascere ogni giorno, è come dover ricominciare da capo ogni volta che sorge il sole, ogni giorno della tua vita.

E' cioè, nella migliore delle ipotesi nell'ambiente dove uno vive, nel vicinato conosciuto o in un piccolo paese dove ci si conosce tutti la gente ti rispetta  anche se si e' diversi.
Normalmente, nella migliore delle ipotesi!
 Ma quando ci si sposta in città o in un altro quartiere, in contesto nuovo sconosciuto insomma, proprio a causa tratti somatici diversi, diventa necessario raccontarsi dall'inizio, e cioè si riparte dall'anno zero e bisogna spiegare chi si e' e come si e' arrivati sin lì perché i tratti indicano in modo evidente che non si e' originari di lì.
Così succede a volte a mia moglie qui nel nostro Bel Paese! I suoi tratti Latinoamericani la rendono distinta dai tratti locali tipici.
Cosicché fuori della nostra comunità dove è conosciuta e stimata anche per il grande impegno nel sociale, al di fuori di qui spesso, anzi ogni volta deve raccontarsi e spiegare come e perché e' arrivata fin qui.
 A me personalmente e' successo poche volte, ma quella mattina e' successo ed in maniera così violenta e traumatica tanto che la cosa mi ha sorpreso e lasciato senza parole.
Anche i miei tratti somatici mediterranei del sud d'Italia sono solo lievemente differenti dalla media del locale nord-estina ma, tanto e' bastato.  Il fatto e' questo:
accompagnavo all'asilo mia figlia piccola e come tutte le mattine la fretta il traffico, la lotta quotidiana per il parcheggio più vicino all'entrata dell’asilo, la fretta maledetta di andare al lavoro, tutto questo già di se una brutta combinazione che esaspera le possibili interazioni mattutine tra genitori disperati e nevrotici.
E questa mattina di corsa come sempre, trovato il parcheggio e scesi dalla macchina stavamo camminando io e mia figlia all'ingresso dell'asilo.
Già normalmente c'e' da fare lo slalom tra le macchine parcheggiate in doppia fila, quanto meno in prossimità dell’entrata c’e' un avviso dove la dir. dell'asilo che chiede gentilmente ai genitori di non parcheggiare per la sicurezza dei bambini. 
Ebbene, arrivati vicini all'ingresso camminando sul tratto pedonale delimitato, una macchina di grossa cilindrata mi passa a pochi centimetri e si ferma inchiodando davanti a noi bloccando il passaggio all'entrata dell'asilo.
Il papà scende ed apre la portiera al figlio che sta accompagnando all'asilo anche lui come me.
Io ammetto che ho reagito in modo esagerato forse perché, avvertito il pericolo e la prepotenza del gesto ed ho detto a voce alta:".. Ma guarda che gente indecente e prepotente...!". Ed entrato ho avvisato la Direttrice della macchina piazzata lì davanti.
Ho proseguito poi verso la sezione di mia figlia, l'ho lasciata sorridente e sono uscito.
 In quel momento ho visto in fondo alla strada la macchina che mi aspettava, ed allora ho cominciato a temere.  Comunque sono entrato in macchina e son partito, dopo qualche secondo avevo l'altra macchina attaccata dietro che mi inseguiva e lui al volante che mi faceva segno di accostare.
Io ho tentato di far finta di niente ed ho proseguito per il mio cammino, e lui imperterrito mi stava attaccato dietro lampeggiando con gli abbaglianti e facendo segno di accostare.
A quel punto ho  pensato che continuare a correre nel traffico con l’altro che mi stava con il muso della macchina attaccato alla mia era pericoloso, quindi ho fatto segno “Ok accosto, accosto, un attimo che mi fermo!” Il cuore andava già all’impazzata e stavo già pensando come scusarmi perché in effetti avevo esagerato a un po’.
 D’altra parte però  pensavo “Di cosa mi devo scusare se stavo nella zona pedonale ed è lui che mi ha chiuso con la macchina il passaggio.!”
Tant’è, ho svoltato nel parcheggio del centro commerciale e parcheggiato, lui ha fatto lo stesso,a  quel punto ho pensato speriamo di chiarirci e di andar a bere insieme un caffè per sbollire la tensione, ed ho cercato di indossare un mezzo sorriso rassicurante e conciliante.
Ma non è bastato, lui è sceso dalla macchina mi è corso in fronte ed ha cominciato :” Come ti permetti di richiamarmi in quel modo! Non lo fare mai più, chiedi scusa!” Ci stavo provando quando lui aggiunge “Di dove sei? Da dove vieni?” Continuava a ripetermi a 2 cm del mio naso, “Da dove vieni? “ Ho provato a dire “Da dove vengo, da casa mia!” e lui a quel punto:
“Sei un extracomunitario di m….! Stai zitto e chiedi scusa e che non succeda mai più!.”
E così è tornato in macchina e se ne andato.
Io son rimasto lì, da solo attonito, il cuore batteva veloce ancora, sentivo freddo, non tanto il freddo di quella mattina di inizio autunno, ma un gelo dentro, quello che ti sembra di sentire fin nel midollo.
Sono rimasto lì, aspettando, pensavo”Speriamo che torni, lo invito ad un caffè, chiedo scusa, gli spiego che l’agitazione, la fretta fa brutti scherzi a tutti. E poi siamo uguali siamo due papà che portano all’asilo i loro figli! Siamo uguali!.”
 
Non è tornato, sono rientrato in macchina ho cercato di riordinare le idee ed ho proseguito per il mio cammino.
Continuo a sperare di incontrarlo una di queste mattine e di rimediare, di ricucire d’altra parte siamo uguali!
No, non è semplice spiegare la discriminazione, è come rinascere ogni giorno, e come ricominciare da zero ogni mattina ad ogni sorgere del Sole..........
 
non bisogna perdere la speranza, i nostri figli dentro all’asilo impareranno a conoscersi e capiranno che siamo tutti uguali e saranno migliori di noi.



14/10/11

Perché ci mettiamo in cammino? E più in particolare perché partiamo come volontari e a cosa serve il volontariato internazionale oggi?

Perché ci mettiamo in cammino?

Perché ci mettiamo in cammino? E più in particolare perché partiamo come "Volontari" a cosa serve il volontariato internazionale oggi?
Ha cosa serve il nostro impegno ed ha cosa serve l'impegno di chi invece non parte, ma a suo modo si mette comunque in cammino ed in discussione? Cos'e' meglio, chi è il migliore? Chi decide chi merita e chi no, chi ha diritto e chi no, e tutto questo dimenarsi alla fine serve a qualcosa ed a qualcuno?
Credo che alla base ci sia la consapevolezza di se stessi, dei propri limiti e delle proprie radici ed il rispetto ed il riconoscimento di questi uguali valori negli altri senza distinzione e discriminanti di alcun tipo.
Ho scritto ed inviato in risposta per email qualche pensiero ispirato e sollecitato da quanto ha scritto un caro amico volontario, su   http://www.5euronetti.it/2011/ 07/09/il-precariato-del-mondo/
Ho scritto perché mi sento chiamato in causa in quanto sono uno di quei tanti che in qualche modo si è messo in cammino ed in discussione. 
Quindi ho scritto anche per me ed ho deciso di condividere questi pensieri, per e quel che valgono e per che quel possono interessare.
Più di vent'anni fa quando mi avvicinavo al volontariato, un amico prete rispetto al senso di colpa che io ed altri esprimevamo, ci sorprese gridando: "Ma la volete finire di sentirvi onnipotenti e decidere quando si quando no, quanto serve o se non serve a nulla quello che intendete come impegno! Siete convinti di essere onnipotenti? Voi decidete chi si merita cosa? volete provare a mettervi in movimento e in questione e provare a cambiare qualcosa!”.
Compagni di viaggio e niente più siamo per un breve periodo, non per il tempo di una vita, meno che mai di generazioni, noi vediamo solo qualche istantanea della lunga storia che viene da lontano e lontano andrà dopo di noi.
Da quella lezione ho imparato ed ho provato a mettere in pratica: umiltà, consapevolezza dei propri limiti e delle proprie radici.
Anni fa' quando noi eravamo  volontari in Venezuela c'erano dei volontari spagnoli, giovani come noi ragazzi e ragazze, vivevano in una baracca nel quartiere più al margine della città allora. Loro in tutto e per tutto avevano fatto la scelta di condividere la vita degli operai precari de las contratas delle imprese multinazionali di estrazione dei metalli.
Scelta veramente ammirevole, ma non era tutto. L'esperienza fatta come espiazione di una colpa non migliorava di molto le condizioni di vita dei lavoratori e lavoratrici precarie, meno che mai se per un periodo di due anni che era il loro termine di mandato come volontari. 
Se ne resero conto ed allora misero in campo tutte le capacità e contatti. Era più' importante e proficuo per tutti venezuelani, spagnoli che li appoggiavano in Spagna che loro consapevoli della loro diversità si mettessero a lavorare duro come spagnoli orgogliosi delle loro radici, piuttosto che continuare a fustigarsi ed espiare come ex colonizzatori.
Amici, compagni di viaggio importanti, fondamentali con i quali abbiamo condiviso il cammino, come Rosa Herrera e David Hernandez, hanno insegnato a me e ad altri volontari a vedere un barlume di normalità in quella realtà spesso sconvolta, dura e crudele, e ci hanno insegnato che tutta quella gente ha diritto e dignità! Diritto di essere rispettata nello sforzo tremendo dell'esistenza loro, così come ha diritto la gente di qui. Il fatto che noi si sia nati e cresciuti in una realtà di benessere ed opportunità non ci fa' automaticamente colpevoli di tutto.
Ci fa' più' responsabili degli altri questo si! Responsabili di migliorare questo mondo sconquassato ed orrendo a volte. 
E poi la presunzione: oltre ad essere noi più responsabili dello stato disastrato delle cose del mondo, abbiamo la presunzione di dire adesso che tanto ormai è troppo tardi e che impegnarsi non serve più a nulla?! Insomma stacchiamo la spina e chiudiamo, noi! oltre ad essere in buona parte responsabili dello sfacelo, decidiamo anche che non c'e' rimedio non c'e' salvezza? Presunzione, delirio di onnipotenza! 
Quindi perché e come mettersi sul cammino del volontariato internazionale? Io sono convinto che serva il contributo di tutti, ognuno con le proprie capacità e talenti. 
L'impegno di chi s’impegna per i migranti qui, di chi adotta a distanza e chi per davvero, di chi raccoglie fondi ed offerte in feste o parrocchie perché volontari possano andare in luoghi lontani per essere testimoni, ponti, facilitatori, costruttori di solidarietà.
L'impegno di tutti è importante, tutti abbiamo doveri, responsabilità e diritto a provare a costruire un'esistenza più' degna ed a gioire quando arriva il giorno di festa.
E poi, in conclusione di questi pensieri sconclusionati di nuovo: perché ci siamo messi in cammino?
Perché ti sei messo in cammino?
E' una delle tante domande poste nel progetto globale "6 miliardi di altri", e sicuramente trovata commerciale ma che comunque riporta in brevi video testimonianze autentiche di persone di tutto il mondo e di qualsiasi estrazione su youtube. 
Una della tante domande era questa: “Perché di sei messo in cammino?” E rispondeva gente di tutti i tipi e luoghi in pochi minuti, soprattutto migranti del sud del mondo che per forza, non per scelta si mettevano in cammino, ed alcuni frammenti mi sono rimasti impressi:
Perché ti sei messo in cammino?
"..tanto la tua vita ti ritrova sempre......Siamo stranieri dappertutto......Casa? E' un contesto sociale, la famiglia, le relazioni. ....Se non sai da dove vieni cosa puoi insegnare ai tuoi figli?.... .."!
Tutti hanno diritto a provare a costruire un'esistenza più' degna ed a gioire quando arriva il giorno di festa.

13/10/11

Perché ti sei messo in cammino?

Perché ti sei messo in cammino?


"Tanto la tua vita ti ritrova sempre.." .
"Siamo stranieri in ogni luogo.."
"Casa? E' un contesto sociale, la famiglia, le relazioni. .. "
"Se non sai da dove vieni cosa puoi insegnare ai tuoi figli?"


e tu, perché ti sei messo in cammino?

12/10/11

AMAZONAS

 
Amazonas selva vergine
Amazonas madre e origine
Amazonas ara solitaria
Amazonas, terra pioggia aria
 
Salgono fumi, gocce di pioggia
Odore e marciume, anima selvaggia
non c’è insetto che non sia fradicio,
gocce di pioggia sul tronco lacero
 
spirito del bradipo lento e magico,
sciacquio, corso d’acqua specchio lucido
rami di palissandro, spirito della scimmia,
anima leggera tra i rami s’insinua
 
aria densa, orizzonte lontano,
cadono i cieli sul verde piano
ed il grembo umido il fiume inonda
alisei di pioggia, terra feconda
 
pianure verdi, terra sospesa,
radice di mangrovia sull’acqua fa presa
Rio delle Amazzoni bacino gigante,
Rio delle Amazzoni “Nuvola d’acqua rumoreggiante”
 
fragile madre, sottile strato fertile,
aria densa, anima sensibile.
madre Amazonas paradiso umido,
Il giaguaro sorveglia con il suo occhio livido
Amazonas selva vergine
Amazonas madre e origine
A te offro questo canto umile
madre Amazonas anima sensibile

Marco Bo



06/10/11

in cammino, riflessioni, la vendemmia e il senso del mondo


nel voltarmi vedo le vigne inondate di luce
e seguo il dolce declivio della via come fosse
 la tranquilla onda di un immenso mare
un mare che cresce ed è marea sui filari
dove i tondi acini d'uva come stelle del firmamento
 attendono avidi i raggi del Sole 
la fine polvere che volteggia nel vento
porta già il dolce sapore del prossimo raccolto
di terra ed acini schiacciati tra le dita
di Sole e sudore, un brivido di pioggia e di rugiada
di pane di polvere e zolle di terra,
ed aspro è il sapore del vino della scorsa vendemmia
mi volto e poi penso che per il momento il senso del mondo 
non va oltre il dolce sogno di un giorno
trascorso in cammino sotto un cielo d'Autunno
un brivido freddo di rugiada e di pioggia,
tra gli acini, le foglie e le zolle del campo

null'altro ci è dato per il momento
le colline come il mare ed un alito di vento
con fede guardo le stelle del firmamento
 e sorrido ad ogni nuovo compagno di viaggio


 
Marco Bo






03/10/11

viso asciutto, barba saggia




viso asciutto barba saggia
di chi ogni giorno dura lotta ingaggia
contro il ricatto l’insulto e la minaccia
a chi diseredato vive e non lascia traccia

barba saggia viso asciutto
di chi della morte conosce tutto
e della fame ha visto il lutto,
di chi dal deserto sa crescere frutto

barba saggia occhi miti
di chi della ricchezza rifiuta gli inviti
viso asciutto occhi accesi
minatori per oro negli inferi discesi,
pochi ritornano, o tornano distesi

occhi miti viso asciutto
quante volte hai visto il lutto?
ed hai gridato ” di questo pianga il mondo tutto
pianga il mondo e tocchi la ferita!
apra gli occhi e pianga tutti,
quanti ancora, quanti lutti?”

 dalla Cordillera Andina e fin dove l’oceano incontra la terra,
 il continente intero ti grida presente!

e noi tutti nel ricordo del tuo sguardo tenero e fiero 
vivremo per sempre seguendo il tuo esempio e il tuo insegnamento
 e cammineremo il tuo sogno fino a un nuovo mattino
il sogno di donare noi stessi a chi ha più bisogno
e liberare per sempre dalle catene 
chi vive dimenticato nelle periferie del mondo

viso asciutto barba saggia
di chi ogni giorno dura lotta ingaggia
contro il ricatto l’insulto e la minaccia

a chi diseredato vive e non lascia traccia

barba saggia viso asciutto
di chi della morte conosce tutto
e della fame ha visto il lutto,
 chi dal deserto sa crescere frutto

occhi miti viso asciutto
quante volte hai visto il lutto?
ed hai gridato ” di questo pianga il mondo tutto
pianga il mondo e tocchi la ferita!
apra gli occhi e pianga tutti,
quanti ancora, quanti lutti?”

dalla Cordillera Andina e fin dove l’oceano incontra la terra,
il continente intero ti grida presente!
hasta la victoria siempre nuestro querido poeta comandante
hasta la victoria siempre! 

Marco Bo







“…..Quando un uomo  o una donna qualsiasi decidono di
camminare,invariabilmente, presto o tardi si trovano a dovere scegliere
tra due strade.
Da una parte la via dove si zoppica in cambio delle
comodità, dei privilegi in cambio di tradimenti, dove si va in
alto a costo di far cadere gli altri.
Dall’altra parte la via delle convinzioni ferme a costo di
sacrifici, del disprezzo per la nostra fermezza, dell’oblio perché non si
mente.
Questa è la strada del dovere.
E, costretti a scegliere, gli uomini e le donne vere sempre
scelgono il dovere."

Sub-comandante Marcos
Selva Lacandona, Chiapas Mexico





dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...