cosa portiamo da un punto all’altro del nostro cammino dalla partenza all’arrivo dall’andata al ritorno? il racconto del mio cammino a tutti i miei cari agli amici ed alla poiana che vola sola sui vigneti e le colline, all'eterna foschia ed alla solitudine delle Ande, ai vulcani imponenti del Nicaragua, al cielo tropicale, al lago calmo della sera, ai pescatori all'oceano ed a chi nonostante il freddo di questo stanco ed insipido mondo artificiale continua a conservare la rivoluzione nel cuore
el poder de las lágrimas, somos más que algoritmos escritos en una pared virtual el poder de las lágrimas somos más que algoritmos escritos en una pared virtual corazón y oración, alabanza al ser humano te vi llorar te vi llorar, una lágrima solitaria cayó en tu cara en tu cara se cerró el cielo por un momento infinito corazón y oración, alabanza al ser humano animal hombre animal ser humano no tengas miedo somos más que algoritmos escritos en una pared virtual minima e infinita emoción, una tormenta, una tormenta de verano tormenta de verano como el relámpago y después el trueno el rugido del trueno amortiguado y lejano ruido sordo y lejano, respiro libre después de llorar llanto vivo, corazòn y oración, alabanza al ser humano ser humano, animal ser humano no tengas miedo somos más que los algoritmos escritos en una pared virtual vivo, un llanto vivo como carne y sangre, linfa del cuerpo y del alma el alma entera en una lágrima, un llanto santo para el corazón corazón y oración, alabanza al ser humano ser humano, ser animal y yo estoy seguro y yo soy vivo somos más que los algoritmos escritos en una pared virtual corazón y oración, carne y sangre somos animal frágil, humano humilde y débil ahora como entonces, como hace millones de años nosotros peregrinos y nómadas seres humanos, seres animales y estamos a salvo y estamos vivos en una lágrima estamos vivos somos más que los algoritmos escritos en una pared virtual te vi llorar corazón y oración, alabanza al ser humano ser humano ser animal ser humano somos más que algoritmos escritos en una pared virtual te vi llorar no tengas miedo...... Marco Bo
the power of tears we are more than algorithms typed on a virtual wall heart and prayer, praise to the human being I saw you crying I saw you crying a solitary tear fell on your face on your face the sky faded for an endless moment heart and prayer, praise to the human being human animal, animal human being don’t be afraid we are more than algorithms typed on a virtual wall infinite emotion as a storm, a summer storm summer storm and lightning and then thunder thunder roars sounding muffled and far away dull distant sound and our breath is free after a living cry cry like prayer and heart, praise to the human being human animal, animal human being don’t be afraid we are more than algorithms typed on a virtual wall living cry like flesh and blood, nourishment for the body and soul the whole soul in a tear, a holy cry to the heart heart and prayer, praise to the human being human animal being, and I am safe and I am alive we are more than algorithms typed on a virtual wall we are heart and prayers we are flesh and blood human fragile animal humble and weak now as millions of years ago we pilgrims and nomads human beings, animal beings and we are safe and we are alive we are alive in just one tear we are more than algorithms typed on a virtual wall I saw you crying heart and prayer, praise to the human being being human being animal human being we are more than algorithms typed on a virtual wall I saw you crying do not be afraid ...........
Il potere del pianto siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale cuore e preghiera, lode all'essere umano ti ho visto piangere ti ho visto piangere, una solitaria lacrima ti è scesa in viso in viso si è chiuso il cielo per un istante infinito cuore e preghiera, lode all’essere umano animale uomo animale essere umano non avere paura siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale infinita emozione, una tormenta, un temporale estivo temporale estivo come lampo e poi tuono tuono fragore dal suono sordo e lontano sordo lontano suono e il respiro si libera dopo un pianto vivo pianto vivo cuore e preghiera, lode all'essere umano animale uomo animale essere umano non avere paura siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale vivo, un pianto vivo come carne e sangue linfa del corpo e dell’anima l'anima intera in una lacrima, in un pianto santo per il cuore cuore e preghiera, lode all'essere umano essere umano, essere animale e io sono salvo e io sono vivo siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale cuore e preghiera carne e sangue siamo umano animale fragile umile e debole adesso come allora come milioni di anni fa noi pellegrini e nomadi umani esseri, esseri animali e siamo salvi e siamo vivi in una lacrima noi siamo vivi siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale ti ho visto piangere cuore e preghiera, lode all'essere umano essere umano essere animale essere umano siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale ti ho visto piangere non avere paura........... Marco Bo. Perché ci mettiamo al cammino
Il volo Managua Nicaragua – Ciudad de Guatemala fa scalo a San Salvador.
L’aeroporto di San Salvador, non-luogo, è un lungo corridoio con le varie porte d’imbarco che si aprono a mo' di piazzette.
Di tutti gli aeroporti non-luoghi del mondo forse questo è uno dei più accoglienti che io conosca
Ho mezz’ora di tempo e faccio un giro avanti e indietro sul nastro mobile guardando a destra e sinistra le solite vetrine.
I voli tra una capitale e l’altra in Centro America non sono mai troppo affollati e chi viaggia é sempre abbastanza rilassato.
Come chi deve prendere un treno locale e non ha fretta di arrivare perché comunque sa che il treno farà fermata in ogni stazione.
E poi la gente si riconosce, chi viaggia per lavoro e torna il giorno stesso a casa, chi, famiglie con bambini, visita per alcuni giorni parenti in un’altra capitale, oppure giovani studenti universitari, per lo più periti agronomi che con il loro pc portatile partecipano a conferenze incontri o seminari in altre università delle varie capitali del Centro America.
Altri, pochi fanno solo scalo per raggiungere il Nord o il Sud America.
Per me San Salvador è solo un’altra tappa del mio lungo viaggio di lavoro che mi ha portato dal Sud America agli USA.
Annunciano l’imbarco mi metto in coda e prendo posto.
Sono solo a pochi minuti dalla partenza, entrano gli ultimi passeggeri trafelati.
Tra loro con espressione tutt’altro che apprensiva entra il Signor Antonio Sam Sohom.
Il Signor Antonio Sam Sohom ha tratti Maya ben definiti è basso, scuro di carnagione, baffi e cappello a falde larghe da Cow Boy. L’età è indefinibile, potrebbe avere dai 20 ai 40 anni.
Non riesce a sistemare il pesante e voluminoso bagaglio a mano nella cappelliera, lo aiuto con piacere.
Si siede accanto a me, ringrazia e si parte.
Non inizio mai una conversazione in aereo, ho sempre il timore di essere invadente. Evidentemente il Signor Antonio Sam Sohom la pensa allo stesso modo e cordialmente ci sistemiamo per sonnecchiare un po’.
Il volo e breve da San Salvador a Ciudad De Guatemala ci vuole circa un’ora.
Ci svegliamo entrambi dal dormiveglia all’annuncio dell’imminente arrivo.
La hostess ci consegna i moduli per la dichiarazione doganale e per l’entrata nel paese.
Il Signor Antonio Sam Sohm, non può far a meno di parlarmi adesso:
“Senor, puede ayudarme a llenar el formulario no se escribir..”
“Como no, con mucho gusto!” Rispondo io.
“Tiene su pasaporte?”
Mi consegna un certificato come una carta d’identità. “ Usted es Guatemalteco?” Chiedo
“Si, estoy regresando”.
Inizio a leggere il documento e con stupore vedo che anche lui come me è nato il
04-08-1969, lo spiego a lui e ridiamo della coincidenza.
Inizio a scrivere:
nombre y apellido: Antonio Sam Sohom
edad: 35
fecha de nacimiento: 04/08/1969
Nacionalidad: Guatemala
Lugar de nacimiento: Aldea de Santa Clara.
Mi spiega che è un piccolo villaggio a circa 4, 5 ore dalla capitale.
A questo punto il formulario dice: provenienza, ed io convinto dico “San Salvador?”, sicuramente, penso, il Signor Antonio sarà stato alcuni giorni in El Salvador in visita ad amici e parenti.
No, mi dice lui, vengo da lontano! San Francisco California! Sono partito più di 3 anni fa e ritorno adesso a casa alla mia terra.
Allora, penso, è tutta un’altra storia!
Mi racconta il Signor Antonio che è andato a lavorare a San Francisco come giardiniere, ha raccolto e spedito a casa tutti i soldi e ora torna dalla sua famiglia per comprare un terreno da coltivare e costruire una nuova casa.
All’annuncio dell’imminente atterraggio, allacciamo le cinture e guardiamo dal finestrino.
Con pudore guardo gli occhi scuri del Signor Antonio Sam Sohm, che si illuminano di gioia e iniziano un canto in onore alla terra madre.
E’ il saluto del figlio che è partito e quasi chiede umilmente scusa per essere stato per tanto tempo lontano in terra straniera e al tempo stesso promette che mai più si allontanerà dalla terra dove è nato e dove morirà un giorno.
Poi l’espressione nei suoi occhi cambia e si capisce che dopo aver reso onore alla terra madre ora il pensiero va a tutti i cari.
“..Ci sarà tutta l’aldea ad aspettarmi all’aeroporto!”
“Tutto il villaggio ?” chiedo io con stupore.
“Si, io sono il primo e l’unico che è andato così lontano. Li riconoscerà tutti, portano il vestito tradizionale indigena”
“:.Y usted porquè està tan lejos de su tierra?” Mi chiede il Signor Antonio, perché sono tanto lontano dalla mia terra? Ed è sottinteso che sta pensando, ci sarà una buona ragione per essere tanto lontano.
Anch’io sono in viaggio per lavoro, rispondo, viaggio spesso per lavoro.
Capisco che lui sta pensando quanto deve essere difficile ogni volta salutare la propria terra al partire e chiedere al ritorno con umiltà di poter tornare a toccare la terra madre e respirare la stessa aria e vedere che tutt’intorno per fortuna, Grazie a Dio alcune cose non cambiano mai.
Atterriamo morbidamente sull’altipiano che circonda la capitale Cd. De Guatemala.
Ci avviciniamo al terminal, il Signor Antonio Sam Sohom guarda dal finestrino assorto e contento.
Vediamo il terminal in lontananza ed avvicinandoci distinguiamo nel corridoio principale con finestre immense di quest’altro aeroporto non-luogo, distinguiamo i colori dell’arcobaleno che ballano saltano e ridono al Signor Antonio Sam Sohom.
E’ tutta l’aldea, tutto il villaggio, uomini e donne e bambini che con i loro abiti tipici fanno festa per il grande ritorno.
E in tutta la scia di colori vivaci ad un certo punto perfettamente distinguo una mamma con in braccio un piccolo bambino ed altri due attaccati alle falde larghe della gonna.
Nel turbinio di colori salti e danze lei non si muove, immobile guarda verso il nostro aereo in movimento e fissa negli occhi il Signor Antonio.
Posso distinguere esattamente il sorriso della donna e quello del bambino che tiene in braccio. Anche lui. si chiama Antonio, e dopo averlo baciato in foto, la foto fatta il giorno di festa in città e spedita al papà tanto lontano, dopo averlo pensato in sogno, finalmente può conoscerlo, baciarlo ed alzarlo al cielo rendendo grazie.
Il Signor Antonio mi guarda e sorride e mi augura di tornare presto nella mia terra madre e dalla mia famiglia.
Io spiego che mia moglie è originaria del Nicaragua e che la nostra bimba è nata in un’altra terra meravigliosa che è Venezuela, che viviamo in Italia e che sempre ricordiamo le nostre terre Italia, Nicaragua e Venezuela e rendiamo grazie a Dio per averci unito.
Il Signor Antonio mi guarda e mi ringrazia per avergli raccontato della mia famiglia e delle nostre terre.
Mi da il benvenuto nome della sua terra Guatemala, e pensa “Così lontani e così vicini! Questo è un incontro fortunato”.
Vorrei chiedere al Signor Antonio tante cose:
Qual è il viaggio e quand’inizia il viaggio?
Che cosa dobbiamo salvare del viaggio?
Che cosa portiamo da un punto all’altro del nostro cammino, dalla partenza all’arrivo, dall’andata al ritorno?
Ma non mi è dato adesso, ed allora penso a tutti i miei cari, penso a tutte le cose che ho imparato nel cammino, penso alla mia terra e so che non importa quanto lontano andrò e per quanto tempo, io appartengo per sempre a quelle colline e che alcune cose grazie a Dio non cambiano mai.
Penso che le risposte si trovano nel cammino, sono seminate tra sassi e rovi al bordo della via dove meno si guarda e che arriveranno da sole.
E che null’altro serve per il cammino, null’altro conta alla fine se non l’altro, nient’altro serve per il cammino se non musica, colori ed emozioni ed occhi ben aperti per dare a piene mani dare.
E tempo di salutarci “Buena Suerte Senor Antonio Sam Sohom!”, forse ci rivedremo un giorno a renderemo grazie per la fortuna di esserci conosciuti ed aver condiviso così tanto.
la strada, mappa dell’anima, mappa del nostro cuore tutto cambia tutto ma la strada no la strada non cambia mai siamo andati così lontano noi che ci siamo dimenticati di tornare
siamo soltanto saltimbanchi di sogni siamo forestieri imperfetti e fragili senza vergogna coltiviamo difetti ed errori
tutto cambia tutto ma la strada no, la strada non cambia mai abbiamo lasciato orme, tracce e segnali per ritrovare il senso, per riconoscere la via ma sulla via del ritorno noi siamo cambiati, tutto cambia tutto, ma la strada no, non cambia mai abbiamo lasciato ciottoli ed impronte croci dolori e sorrisi disegnati sul sentiero cicatrici e ricami nell'anima e nel cuore tanto lontano siamo andati che ci siamo dimenticati di tornare e siamo cambiati dentro noi ma la strada no, quella non cambia mai
siamo soltanto saltimbanchi di sogni siamo forestieri imperfetti e fragili, senza vergogna coltiviamo difetti ed errori
noi siamo solo cani di campagna, cani di ventura non conosciamo le mille lingue mondo, le lingue pure del centro dell’impero e nemmeno le giuste regole e le buone maniere noi conosciamo solo le lingue bastarde e ibride quelle che parlano da cuore a cuore quelle che parlano da cuore a cuore noi siamo solo gente di periferia abbiamo un abisso di nostalgia in corpo, un lamento nell'anima ed un sorriso fuori noi siamo forestieri imperfetti e fragili, senza vergogna coltiviamo difetti ed errori
siamo soltanto saltimbanchi di sogni siamo forestieri imperfetti e fragili, senza vergogna coltiviamo difetti ed errori
tutto cambia tutto ma la strada no, la strada non cambia mai e arrivati al bivio, abbiamo deciso di continuare tirando a sorte giocandoci il destino con una vecchia moneta di sabbia e di vento senza preoccuparci della giusta direzione
la strada è la mappa della nostra anima è la mappa del nostro cuore e noi che siamo solo gente di periferia abbiamo un abisso di nostalgia in corpo, e la malinconia di una domenica di pioggia al mare
siamo soltanto saltimbanchi di sogni siamo forestieri imperfetti e fragili, senza vergogna coltiviamo difetti ed errori
tutto cambia tutto su questa Terra sotto questo Sole ma la strada no, la strada non cambia mai la strada è mappa della nostra anima, mappa del nostro cuore raccogliamo adesso i nostri sogni ed nostri errori e sereni continuiamo a camminare sotto il Sole
in piazza sento voci in questa piazza che potrebbe essere una qualsiasi piazza nel mondo sento voci
in ogni angolo si alzano invocazioni e cori e preghiere, litanie e suppliche c’è ci promuove il verbo dell’essere chi quello dell’avere e poi maghi e fattucchiere che vendono il futuro in piazza sento voci ascolto attentamente e penso a tutte le vite possibili c’è chi intona le sue canzoni chi ti fa la caricatura chi si diverte finchè dura chi ti guarda dall'alto in basso e ti indica qual è il giusto passo da mantenere chi ti consiglia di convertirti "all'unico giusto amore possibile!" l'unico vero amore! grida il predicatore "Convertiti per evitare l’inferno e le sue fiamme eterne! convertiti fratello perché è in arrivo la fine del Mondo!" ......le porte della chiesa sono aperte e chi non trova consolazione in piazza dai saltimbanchi che cantano storie sogni e filastrocche, entra e siede in silenzio ad aspettare ad aspettare e tutto questo turbinio di voci, di passi di risate e di grida mi gira intorno senza posa come un fiume in piena
un fiume in piena, in piazza sento voci in questa piazza che potrebbe essere una qualsiasi piazza nel mondo sento voci penso a tutte le vite possibili e ascolto attentamente il verbo dell’essere e dell’avere predicatore, a poco servono le tue parole gridate a poco servono le mie parole scritte a poco servono perché fuori, lontano da qui il mondo piange, piange piange e le lacrime e le grida ti chiamano ti rincorrono ti tolgono il respiro ti accerchiano per non farti dimenticare mai per non farti dimenticare mai
Marco Bo
foto Monumento al pueblo Indígena di Enrique Villalobos Plaza de Arma Santiago, Santiago del Cile 2012
nei tuoi occhi riesco a vedere il più bel mondo che verrà la vita vista dai bambini
nei tuoi begli occhi riesco a vedere il più bel mondo che verrà al parco giochi qualche anno fa di ritorno dall'asilo giochi e corri e chiedi: " papà, dove andranno a finire le foglie che il vento fa volare di qua e di là? e gli uccelli dove andranno a dormire la notte quando si fermano stanchi di volare di qua e di là?" nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà " Papà, perché i cattivi fanno le guerre? E come vivono i bambini poverini là? Ma noi vogliamo la pace vero? perché la pace ai bambini poverini li salverà!" nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà "Papà vero che noi siamo del Nicaragua del Venezuela dell’Africa dell'Italia e di tutto il mondo di qua e di là! Sì sì, noi vogliamo la pace perché la pace tutti i bambini del mondo li salverà!" nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà "Papà i miei giochi li tengo qua, ma presto li metterò in una scatola e li regalerò che qualche bambino più poverino di sicuro ci giocherà! Forse con più giochi la guerra finirà e ogni bambino con la sua mamma e il suo papà in un parco giochi giocherà!" nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà "Papà quando sarò grande sarò una maestra, una cuoca e anche maestra di ballo proprio come la mamma, e vedrai che tutto il mondo imparerà, mangerà ballerà e si divertirà!! e così la pace inizierà e finalmente la guerra finirà" ora so come sarà il più bel mondo che verrà la vita vista dai bambini la pace vista dai bambini
quanto tempo ho e quanto manca all'arrivo? sono passeggero oppure sono io al comando ? sono solo io, o sono solo in compagnia del mondo? non so, non ho risposte precise adesso ascolto chi c’è da ascoltare, dico le mie parole e porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo quello che so è che il nostro tempo non è infinito e allora a che serve risparmiare i beni del cuore? solo in questa vita li possiamo usare e il loro valore soppesare quello che io so è che non ha senso risparmiarsi adesso, questa vita è un dono e di questo non vi è dubbio alcuno credenti o no, salvo che noi pensiamo che la nostra anima o comunque la si voglia chiamare, pesi meno dell’aria che è il respiro del mondo se noi crediamo di valere almeno quando un granello di sabbia perso nel vento allora dobbiamo ammettere che, se non tutto, almeno qualcosa in questa vita a questo mondo ha un senso
no, non ho risposte precise adesso ascolto chi c’è da ascoltare, dico le mie parole e porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo
quello che io so è che cercherò di non risparmiarmi mai di non risparmiarmi più! perché la mia pelle, il mio sorriso donato, il mio cuore, l’abbraccio aperto allo sconosciuto e mille altri ricami dell’anima e del cuore non sono abiti che si sciupano al Sole o sotto la pioggia d'estate al contrario quanto più diamo, quanto più regaliamo noi stessi agli altri senza risparmiarci tanto più tutto torna a noi in termini di forza, vigore e tepore intorno al cuore forza, vigore e caldo buono intorno al cuore
no non ho risposte precise adesso ascolto chi c’è da ascoltare, dico le mie parole e porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo
quello che io so è che non mi voglio mai più risparmiare e in questo preciso istante mi guardo intorno, ascolto la tua voce che dice: “oggi il tempo è stupendo, l’aria è limpida leggera e frizzante, il Sole sulla pelle è caldo non manca niente, è una bellissima giornata per uscire a camminare! tu vuoi venire?” quello che io so e che posso solo ringraziare il cielo e i sacri elementi della natura per il tuo bel sorriso che soltanto a riconoscerlo da lontano mi sa scaldare il cuore mi sa scaldare il cuore quello che io so è che adesso in questo preciso istante sono povero ma non mi manca niente, e proprio per questo tutto imparerò a dare perché il tempo è poco e nel forziere dove tengo il tesoro del mio cuore non dovrà rimanere niente nel momento della fine niente dovrà rimanere! perché se rimanesse anche un solo sorriso, un solo grazie, un solo bacio, un solo abbraccio, quello si sarebbe il peccato più grande e il fallimento di una vita intera il fallimento di una vita intera ora chiudo gli occhi, ascolto chi c’è da ascoltare, dico le mie parole e porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo poi prendo fiato, ti stringo forte la mano ed esco con te a camminare il tempo del dare è arrivato sempre è il tempo del dare! Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino
the body my body our bodies, I felt you, I listened to you at night in silence you were part of me, yet you were already different and new to life new to the smiles the tear the sorrows and the thousands sleepless nights the body, our bodies, life and prayer blood mud fire and lava streams that patiently flow under the earth deep roots and rivers like veins and arteries running to the sea arms as branches looking for the sky invoking the Sun bending to the summer winds waiting for the rain rain of life baptism as the sky the body, our bodies temples to life, as a calm evening lagoon where once was a volcano our bodies like rivers in flood and I was waiting for you I waited for so long and then you came one summer night you were born to the sea of life my body your body our bodies as a prayer of wind and rain roots our feet and branches our arms let’s laugh to life you and I happy as a raging river that runs to the sea
s'insinua e affonda nelle ossa la noia sembra che si sazi soltanto con altra noia e ancora e allora non si sazia mai, è come un buco nero la noia che tutto inghiotte, è un vuoto dentro dentro è una catena un guinzaglio la noia, un nodo scorsoio che ti stringe al collo e tu provi ad opporti ma più ti dimeni e più il nodo si stringe si stringe per noi cresciuti in campagna la noia camminava sempre insieme a un abito della festa, a un paio di scarpe di cuoio nuove e alla domenica, soprattutto alla domenica pomeriggio perché era in quel momento che in campagna la noia arrivava su per i tornanti all'entrata del paese, e arrivava proprio dalla direzione della città! sì, proprio dalla città, su per la strada provinciale la noia arrivava, il nodo si stringeva, come la marea arrivava la noia, come la piena di un rio e per contro all'allegria associavamo noi in campagna l'abito da lavoro, alla tuta blu sporca d'olio lubrificante o gli scarponi con le suole sporche di fango, e alla cappellina piena di polvere per proteggersi dal Sole, tutte queste cose per noi sentimento leggero, soddisfazione, come quella soddisfazione che si provava al bar della piazza alla fine di una giornata di lavoro nel bel mezzo dell'estate, soddisfazione che sentivi quando le bollicine ti ballavano in bocca e andavano giù per il collo bevendo a canna tutto di un fiato un chinotto ghiacciato per noi che siamo cresciuti su terra dura e tra le zolle del campo e che in mezzo le vigne giocavamo a cercar conchiglie, per noi della campagna, se camminavi diritto e spedito con le tue scarpe impolverate sotto il Sole con il sudore che ti scivolava sul viso si che ti sentivi vivo! anzi di più, ti sentivi vivo ancora più forte ti sentivi vivo due volte! ed è per questo che ancora oggi facciamo fatica a portare le scarpe nuove della festa e non che non ci piacciano anzi sono una soddisfazione, come la giacca, l'ennesima giacca che adesso abbiamo comprato sì, perché una volta non si poteva
no non si poteva comprarla, e allora la si guardava solo in vetrina il sabato quando si scendeva in città con la corriera
la guardavamo quella giacca camminando con quei passi i nostri scomposti e stonati, quei passi di paese, piedi di campagna che facevano fatica a stare in equilibrio sul porfido del Corso pieno di gente seduta ai Caffè e la guardavamo quella giacca la e là rimaneva appesa sul manichino in vetrina adesso che in città ci abitiamo, di giacche ne abbiamo sì, ma sempre appese stanno, non sul manichino, ma sull'appendino nell'armadio a prender polvere si lo so è vero, sembra una cosa da pazzi a raccontarla male così, ma quelle giacche e quelle scarpe di cuoio nuove e lucide immancabilmente ci fanno tornare in mente quei giorni di festa di una volta e quella noia che arrivava diritta dalla città, dalla strada provinciale……. ma l’ho capito che è strana questa storia da raccontare e sicuramente è ancora più difficile da capire lo so, e comunque non si può andare sempre indietro a ricordare le cose di una volta.....
ma le cose di una volta ogni tanto ti ballano in testa e tutt'intorno come fossero farfalle dopo la pioggia a fine estate, quelle che si appiccicano dappertutto e allora ti vengono in mente paragoni strani e ti si appiccicano in testa insomma per farla breve il punto è che la noia, l’insoddisfazione cresce con il comfort di questo mondo “moderno” e si stende come nebbia nell'anima,come nebbia nel cuore, nebbia in testa, depressione insoddisfazione nebbia tra noi, tra noi ed il Sole, il Sole di plastica e i cieli di aria condizionata e per noi che siamo cresciuti su terra dura e tra le zolle del campo e che in mezzo le vigne giocavamo a cercar conchiglie, per noi campagna ancora adesso se cammini dritto e spedito con le tue scarpe impolverate sotto il Sole con il sudore che ti scivola sul viso si che allora ti senti vivo, anzi di più, ti senti vivo più forte, ti sentivi vivo due volte ! No, non è che si stava meglio allora, ma quella sensazione sarebbe bello poterla fare arrivare ai nostri figli, farla provare anche a loro per un momento, per un momento soltanto,
sì è vero che loro hanno tutte le loro comodità, le realtà virtuali e i giochi digitali con effetti speciali ad alta definizione e tridimensionali,
è vero ma alcune volte il dubbio si insinua, arriva in testa come quelle farfalle appiccicose, il dubbio come temporale in estate per noi che di stagioni ne abbiamo viste tante passare sotto il Sole, il dubbio che aver perso quelle sensazioni sulla strada della modernità sia stato un peccato, un peccato un peccato......
altro non sappiamo la noia, la modernità, l'abito e le scarpe nuove Marco Bo