30/11/12

el poder de las lágrimas, somos más que algoritmos escritos en una pared virtual




el poder de las lágrimas,
 somos más que algoritmos escritos en una pared virtual


el poder de las lágrimas
somos más que algoritmos escritos en una pared virtual
corazón y oración, alabanza al ser humano

te vi llorar
te vi llorar,
  una lágrima solitaria cayó en tu cara
en tu cara se cerró el cielo por un momento infinito
corazón y oración, alabanza al ser humano
animal hombre  animal ser humano 
no tengas miedo

somos más que algoritmos escritos en una pared virtual

minima e infinita emoción, una tormenta,
 una tormenta de verano
tormenta de verano como el relámpago y después el trueno 
el rugido del trueno amortiguado y lejano
ruido sordo y lejano, respiro libre después de llorar 
llanto vivo, corazòn y oración, alabanza al ser  humano
ser humano, animal ser humano 
no tengas miedo

somos más que los algoritmos escritos en una pared virtual

vivo,  un llanto vivo como carne y sangre, 
linfa del cuerpo y del alma
el alma entera en una lágrima, un llanto santo para el corazón
corazón y oración, alabanza al ser humano
ser humano, ser animal y yo estoy seguro y yo soy vivo

somos más que los algoritmos escritos en una pared virtual

corazón y oración, carne y sangre somos

animal frágil, humano humilde y débil
ahora como entonces, como hace millones de años nosotros peregrinos y nómadas
seres humanos, seres animales y estamos a salvo y estamos vivos
 en una lágrima estamos vivos

somos más que los algoritmos escritos en una pared virtual

te vi llorar
corazón y oración,
alabanza al ser humano
ser
humano
ser
animal
ser humano
somos más que algoritmos escritos en una pared virtual
te vi llorar
no tengas miedo......

Marco Bo





the power of tears, we are more than algorithms typed on a virtual wall






the power of tears
we are more than algorithms typed on a virtual wall
heart and prayer, praise to the human being

I saw you crying
I saw you crying 
  a solitary tear fell on your face
on your face the sky faded for an endless moment
heart and prayer, praise to the human being
human animal, animal human being
don’t be afraid

we are more than algorithms typed on a virtual wall

infinite emotion as a storm, a summer storm
summer storm and lightning and then thunder
thunder roars sounding muffled and far away
dull distant sound and our breath is free after a living cry
cry like prayer and heart, praise to the human being
human animal, animal human being
don’t be afraid

we are more than algorithms typed on a virtual wall

living cry like flesh and blood, nourishment for the body and soul
the whole soul in a tear, a holy cry to the heart
heart and prayer, praise to the human being
human animal being, and I am safe and I am alive

we are more than algorithms typed on a virtual wall
we are heart and prayers we are flesh and blood

human fragile animal humble and weak
now as millions of years ago we pilgrims and nomads
human beings, animal beings and we are safe and we are alive
  we are alive in just one tear

we are more than algorithms typed on a virtual wall

I saw you crying
heart and prayer,
praise to the human being
being
human
being
animal
human being
we are more than algorithms typed on a virtual wall
I saw you crying
do not be afraid ...........

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino



27/11/12

Il potere del pianto, siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale




Il potere del pianto
siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale
cuore e preghiera, lode all'essere umano

ti ho visto piangere
ti ho visto piangere,
 una solitaria lacrima ti è scesa in viso
in viso si è chiuso il cielo per un istante infinito
cuore e preghiera, lode all’essere umano
animale uomo animale essere umano
non avere paura

siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale

infinita emozione, una tormenta, un temporale estivo
temporale estivo come lampo e poi tuono
tuono fragore dal suono sordo e lontano 
sordo lontano suono e il respiro si libera dopo un pianto vivo
pianto vivo cuore e preghiera, lode all'essere umano
animale uomo animale essere umano
non avere paura

siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale

vivo, un pianto vivo come carne e sangue linfa del corpo e dell’anima
l'anima intera in una lacrima, in un pianto santo per il cuore 
cuore e preghiera, lode all'essere umano
essere umano, essere animale e io sono salvo e io sono vivo

siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale
cuore e preghiera carne e sangue siamo 

umano animale fragile umile e debole 
adesso come allora come milioni di anni fa noi pellegrini e nomadi
umani esseri, esseri animali e siamo salvi e siamo vivi
 in una lacrima noi siamo vivi 
siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale

ti ho visto piangere
cuore e preghiera, 
lode all'essere umano
essere 
umano
essere 
animale
essere umano
siamo più di algoritmi digitati su un muro virtuale
ti ho visto piangere
non avere paura...........

Marco Bo. Perché ci mettiamo al cammino



San Salvador Settembre 2002 In volo tra San Salvador e Cd. De Guatemala




VOLO SAN SALVADOR – CIUDAD DE GUATEMALA

Il volo Managua Nicaragua – Ciudad de Guatemala fa scalo a San Salvador.
 L’aeroporto di San Salvador, non-luogo, è un lungo corridoio con le varie porte d’imbarco che si aprono a mo' di piazzette. 
 
Di tutti gli aeroporti non-luoghi del mondo forse questo è uno dei più accoglienti che io conosca
 
Ho mezz’ora di tempo e faccio un giro avanti e indietro sul nastro mobile guardando a destra e sinistra le solite vetrine.
 
I voli tra una capitale e l’altra in Centro America non sono mai troppo affollati e chi viaggia é sempre abbastanza rilassato.
 
Come chi deve prendere un treno locale e non ha fretta di arrivare perché comunque sa che il treno farà fermata in ogni stazione.
 
E poi la gente si riconosce, chi viaggia per lavoro e torna il giorno stesso a casa, chi, famiglie con bambini, visita per alcuni giorni parenti in un’altra capitale, oppure giovani studenti universitari, per lo più periti agronomi che con il loro pc portatile partecipano a conferenze incontri o seminari in altre università delle varie capitali del Centro America.
 
Altri, pochi fanno solo scalo per raggiungere il Nord o il Sud America. 
 
Per me San Salvador è solo un’altra tappa del mio lungo viaggio di lavoro che mi ha portato dal Sud America agli USA.
 
Annunciano l’imbarco mi metto in coda e prendo posto.
 Sono solo a pochi minuti dalla partenza, entrano gli ultimi passeggeri trafelati. 
 
Tra loro con espressione tutt’altro che apprensiva entra il Signor Antonio Sam Sohom.
 
Il Signor Antonio Sam Sohom ha tratti Maya ben definiti è basso, scuro di carnagione, baffi e cappello a falde larghe da Cow Boy.
L’età è indefinibile, potrebbe avere dai 20 ai 40 anni.
 
Non riesce a sistemare il pesante e voluminoso bagaglio a mano nella cappelliera, lo aiuto con piacere.
Si siede accanto a me, ringrazia e si parte.
 
 Non inizio mai una conversazione in aereo, ho sempre il timore di essere invadente.
Evidentemente il Signor Antonio Sam Sohom la pensa allo stesso modo e cordialmente ci sistemiamo per sonnecchiare un po’.  
Il volo e breve da San Salvador a Ciudad De Guatemala ci vuole circa un’ora.
Ci svegliamo entrambi dal dormiveglia all’annuncio dell’imminente arrivo. 
La hostess ci consegna i moduli per la dichiarazione doganale e per l’entrata nel paese.
Il Signor Antonio Sam Sohm, non può far a meno di parlarmi adesso:
“Senor, puede ayudarme a llenar el formulario no se escribir..”
“Como no, con mucho gusto!” Rispondo io. 
“Tiene su pasaporte?”
Mi consegna un certificato come una carta d’identità. “ Usted es Guatemalteco?” Chiedo
“Si, estoy regresando”.
Inizio a leggere il documento e con stupore vedo che anche lui come me è nato il 
04-08-1969, lo spiego a lui e ridiamo della coincidenza.
 
Inizio a scrivere:
nombre y apellido: Antonio Sam Sohom
 
edad: 35
 
fecha de nacimiento: 04/08/1969
 
Nacionalidad: Guatemala
 
Lugar de nacimiento: Aldea de Santa Clara.
Mi spiega che è un piccolo villaggio a circa 4, 5 ore dalla capitale.
 A questo punto il formulario dice: provenienza, ed io convinto dico “San Salvador?”, sicuramente, penso, il Signor Antonio sarà stato alcuni giorni in El Salvador in visita ad amici e parenti.
No, mi dice lui, vengo da lontano! San Francisco California! Sono partito più di 3 anni fa e ritorno adesso a casa alla mia terra.
Allora, penso, è tutta un’altra storia! 
 
Mi racconta il Signor Antonio che è andato a lavorare a San Francisco come giardiniere, ha raccolto e spedito a casa tutti i soldi e ora torna dalla sua famiglia per comprare un terreno da coltivare e costruire una nuova casa.
All’annuncio dell’imminente atterraggio, allacciamo le cinture e guardiamo dal finestrino.
Con pudore guardo gli occhi scuri del Signor Antonio Sam Sohm, che si illuminano di gioia e iniziano un canto in onore alla terra madre.
E’ il saluto del figlio che è partito e quasi chiede umilmente scusa per essere stato per tanto tempo lontano in terra straniera e al tempo stesso promette che mai più si allontanerà dalla terra dove è nato e dove morirà un giorno.
Poi l’espressione nei suoi occhi cambia e si capisce che dopo aver reso onore alla terra madre ora il pensiero va a tutti i cari.
“..Ci sarà tutta l’aldea ad aspettarmi all’aeroporto!”
“Tutto il villaggio ?” chiedo io con stupore.
“Si, io sono il primo e l’unico che è andato così lontano. Li riconoscerà tutti, portano il vestito tradizionale indigena”
“:.Y usted porquè està tan lejos de su tierra?” Mi chiede il Signor Antonio, perché sono tanto lontano dalla mia terra? Ed è sottinteso che sta pensando, ci sarà una buona ragione per essere tanto lontano.
Anch’io sono in viaggio per lavoro, rispondo, viaggio spesso per lavoro.
Capisco che lui sta pensando quanto deve essere difficile ogni volta salutare la propria terra al partire e chiedere al ritorno con umiltà di poter tornare a toccare la terra madre e respirare la stessa aria e vedere che tutt’intorno per fortuna, Grazie a Dio alcune cose non cambiano mai.
Atterriamo morbidamente sull’altipiano che circonda la capitale Cd. De Guatemala. 
Ci avviciniamo al terminal, il Signor Antonio Sam Sohom guarda dal finestrino assorto e contento. 
Vediamo il terminal in lontananza ed avvicinandoci distinguiamo nel corridoio principale con finestre immense di quest’altro aeroporto non-luogo, distinguiamo i colori dell’arcobaleno che ballano saltano e ridono al Signor Antonio Sam Sohom.
E’ tutta l’aldea, tutto il villaggio, uomini e donne e bambini che con i loro abiti tipici fanno festa per il grande ritorno.
E in tutta la scia di colori vivaci ad un certo punto perfettamente distinguo una mamma con in braccio un piccolo bambino ed altri due attaccati alle falde larghe della gonna. 
 
Nel turbinio di colori salti e danze lei non si muove, immobile guarda verso il nostro aereo in movimento e fissa negli occhi il Signor Antonio. 
Posso distinguere esattamente il sorriso della donna e quello del bambino che tiene in braccio.

 Anche lui. si chiama Antonio, e dopo averlo baciato in foto, la  foto fatta il giorno di festa in città e spedita al papà tanto lontano, dopo averlo pensato in sogno, finalmente può conoscerlo, baciarlo ed alzarlo al cielo rendendo grazie.
Il Signor Antonio mi guarda e sorride e mi augura di tornare presto nella mia terra madre e dalla mia famiglia.
Io spiego che mia moglie è originaria del Nicaragua e che la nostra bimba è nata in un’altra terra meravigliosa che è Venezuela, che viviamo in Italia e che sempre ricordiamo le nostre terre Italia, Nicaragua e Venezuela e rendiamo grazie a Dio per averci unito.
 
Il Signor Antonio mi guarda e mi ringrazia per avergli raccontato della mia famiglia e delle nostre terre. 
Mi da il benvenuto nome della sua terra Guatemala, e pensa “Così lontani e così vicini! Questo è un incontro fortunato”.
Vorrei chiedere al Signor Antonio tante cose:
 
Qual è il viaggio e quand’inizia il viaggio? 
Che cosa dobbiamo salvare del viaggio? 
Che cosa portiamo da un punto all’altro del nostro cammino, dalla partenza all’arrivo, dall’andata al ritorno?
 
Ma non mi è dato adesso, ed allora penso a tutti i miei cari, penso a tutte le cose che ho imparato nel cammino, penso alla mia terra e so che non importa quanto lontano andrò e per quanto tempo, io appartengo per sempre a quelle colline e che alcune cose grazie a Dio non cambiano mai. 
 
Penso che le risposte si trovano nel cammino, sono seminate tra sassi e rovi al bordo della via dove meno si guarda e che arriveranno da sole.
 
E che null’altro serve per il cammino, null’altro conta alla fine se non l’altro, nient’altro serve per il cammino se non musica, colori ed emozioni ed occhi ben aperti per dare a piene mani dare.
 
E tempo di salutarci “Buena Suerte Senor Antonio Sam Sohom!”, forse ci rivedremo un giorno a renderemo grazie per la fortuna di esserci conosciuti ed aver condiviso così tanto.
  

Marco Bo

 



 

21/11/12

la strada, mappa dell’anima, mappa del cuore





la strada, mappa dell’anima, mappa del nostro cuore
tutto cambia tutto ma la strada no
la strada non cambia mai
  siamo andati  così lontano noi
 che ci siamo dimenticati di tornare


siamo soltanto saltimbanchi di sogni
siamo forestieri imperfetti e fragili
 senza vergogna coltiviamo difetti ed errori

tutto cambia tutto 
ma la strada no, la strada non cambia mai
abbiamo lasciato orme, tracce e segnali
 per ritrovare il senso, per riconoscere la via 
ma sulla via del ritorno noi siamo cambiati,
 tutto cambia tutto, 
ma la strada no, non cambia mai

abbiamo lasciato ciottoli ed impronte
 croci dolori e sorrisi disegnati sul sentiero
cicatrici e ricami nell'anima e nel cuore
tanto lontano siamo andati che ci siamo dimenticati di tornare
e siamo cambiati dentro noi 
ma la strada no, quella non cambia mai


siamo soltanto saltimbanchi di sogni
siamo forestieri imperfetti e fragili,
 senza vergogna coltiviamo difetti ed errori

noi siamo solo cani di campagna, cani di ventura
 non conosciamo le mille lingue mondo, 
le lingue pure del centro dell’impero
 e nemmeno le giuste regole e le buone maniere
noi conosciamo solo le lingue bastarde e ibride
quelle che parlano da cuore a cuore
quelle che parlano da cuore a cuore

noi siamo solo gente di periferia
abbiamo un abisso di nostalgia in corpo,
un lamento nell'anima ed un sorriso fuori
noi siamo forestieri imperfetti e fragili,
senza vergogna coltiviamo difetti ed errori 

siamo soltanto saltimbanchi di sogni
siamo forestieri imperfetti e fragili,
 senza vergogna coltiviamo difetti ed errori

tutto cambia tutto 
ma la strada no, la strada non cambia mai
e arrivati al bivio, abbiamo deciso di continuare
 tirando a sorte giocandoci il destino
con una vecchia moneta di sabbia e di vento
senza preoccuparci della giusta direzione

 la strada è la mappa della nostra anima 
è la mappa del nostro cuore
e noi che siamo solo gente di periferia
abbiamo un abisso di nostalgia in corpo,
e la malinconia di una domenica di pioggia al mare

siamo soltanto saltimbanchi di sogni
siamo forestieri imperfetti e fragili,
 senza vergogna coltiviamo difetti ed errori

tutto cambia tutto su questa Terra sotto questo Sole 
ma la strada no, la strada non cambia mai
 la strada è mappa della nostra anima, mappa del nostro cuore
raccogliamo adesso i nostri sogni ed nostri errori 
e sereni continuiamo a camminare sotto il Sole

e sereni continuiamo a camminare sotto il Sole

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino







20/11/12

predicatori e il pianto del mondo



in piazza sento voci
 in questa piazza che potrebbe essere una qualsiasi piazza nel mondo
 sento voci 

in ogni angolo si alzano invocazioni e cori
e preghiere, litanie e suppliche

c’è ci promuove il verbo dell’essere
chi quello dell’avere
e poi maghi e fattucchiere che vendono il futuro

in piazza sento voci
ascolto attentamente
 e penso a tutte le vite possibili
 c’è chi intona le sue canzoni
chi ti fa la caricatura
chi si diverte finchè dura
chi ti guarda dall'alto in basso
e ti indica qual è il giusto passo da mantenere

chi ti consiglia di convertirti
"all'unico giusto amore possibile!"

l'unico vero amore! grida il predicatore 
"Convertiti per evitare l’inferno e le sue fiamme eterne!
convertiti fratello perché è in arrivo la fine del Mondo!"

......le porte della chiesa sono aperte
e chi non trova consolazione in piazza 
dai saltimbanchi che cantano storie sogni e filastrocche,
entra e siede in silenzio ad aspettare
 ad aspettare

e tutto questo turbinio di voci, di passi di risate e di grida 
mi gira intorno senza posa
 come un fiume in piena

un fiume in piena,
in piazza sento voci
 in questa piazza che potrebbe essere una qualsiasi piazza nel mondo
 sento voci
penso a tutte le  vite possibili
e ascolto attentamente
  il verbo dell’essere
e dell’avere

predicatore, 
a poco servono le tue parole gridate
a poco servono le mie parole scritte
a poco servono 

perché fuori, lontano da qui
il mondo piange, piange
piange
 e le lacrime e le grida ti chiamano ti rincorrono 
ti tolgono il respiro ti accerchiano per non farti
dimenticare mai
per non farti dimenticare mai

Marco Bo 
foto Monumento al pueblo Indígena di Enrique Villalobos Plaza de Arma Santiago,  Santiago del Cile 2012







19/11/12

la vita vista dai bambini, la pace vista dai bambini


nei tuoi occhi riesco a vedere il più bel mondo che verrà
la vita vista dai bambini


 nei tuoi begli occhi riesco a vedere il più bel mondo
che verrà
al parco giochi qualche anno fa di ritorno dall'asilo

 giochi e corri e chiedi: " papà, dove andranno a finire
le foglie che il vento fa volare di qua e di là?

e gli uccelli dove andranno a dormire la notte quando si fermano
stanchi di volare di qua e di là?"

nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà

" Papà, perché i cattivi fanno le guerre? E come vivono i bambini
poverini là?
Ma noi vogliamo la pace vero? perché la pace ai bambini poverini li salverà!"

nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà

"Papà vero che noi siamo del Nicaragua del Venezuela dell’Africa
dell'Italia e di tutto il mondo di qua e di là!
Sì sì, noi vogliamo la pace perché la pace tutti i bambini del mondo li salverà!"

nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà

"Papà i miei giochi li tengo qua, ma presto li
metterò in una scatola e li regalerò che qualche bambino più
poverino di sicuro ci giocherà!

Forse con più giochi la guerra finirà e ogni bambino con la sua
mamma e il suo papà in un parco giochi giocherà!"

nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà

"Papà quando sarò grande sarò una maestra, una cuoca e anche
maestra di ballo proprio come la mamma, e vedrai che tutto il mondo
imparerà, mangerà ballerà e si divertirà!!
e così la pace inizierà e finalmente la guerra finirà"

ora so come sarà il più bel mondo che verrà
la vita vista dai bambini
la pace vista dai bambini


Marco Bo, Canti dalla periferia del mondo













18/11/12

il tempo del dare





quanto tempo ho e quanto manca all'arrivo?
sono passeggero oppure sono io al comando ?
sono solo io, o sono solo in compagnia del mondo?

non so, non ho risposte precise adesso
ascolto chi c’è da ascoltare,
 dico le mie parole e porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo
porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo

quello che so è che il nostro tempo non è infinito 
e allora a che serve risparmiare i beni del cuore?
solo in questa vita li possiamo usare
 e il loro valore soppesare

quello che io so è che non ha senso risparmiarsi adesso, 
questa vita è un dono e di questo non vi è dubbio alcuno

credenti o no, salvo che noi pensiamo che la nostra anima o comunque la si voglia chiamare, pesi meno dell’aria che è il respiro del mondo

se noi crediamo di valere almeno quando un granello di sabbia perso nel vento
 allora dobbiamo ammettere che, se non tutto,
 almeno qualcosa in questa vita a questo mondo ha un senso 


 no, non ho risposte precise adesso
ascolto chi c’è da ascoltare,
 dico le mie parole e porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo
porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo

quello che io so è che cercherò di non risparmiarmi mai
 di non risparmiarmi  più!
 perché la mia pelle, il mio sorriso donato, il mio cuore, l’abbraccio aperto allo sconosciuto e mille altri ricami dell’anima e del cuore
 non sono abiti che si sciupano al Sole o sotto la pioggia d'estate

 al contrario quanto più diamo, quanto più regaliamo noi stessi agli altri senza risparmiarci
 tanto più tutto torna a noi in termini di forza, vigore e tepore intorno al cuore
forza, vigore e caldo buono intorno al cuore


 no non ho risposte precise adesso
ascolto chi c’è da ascoltare,
 dico le mie parole e porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo
porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo

quello che io so è che non mi voglio mai più risparmiare 
e in questo preciso istante mi guardo intorno, ascolto la tua voce che dice:
 “oggi il tempo è stupendo, l’aria è limpida leggera e frizzante, 
il Sole sulla pelle è caldo non manca niente,
 è una bellissima giornata per uscire a camminare! tu vuoi venire?”

quello che io so e che posso solo ringraziare il cielo e i sacri elementi della natura per il tuo bel sorriso che soltanto a riconoscerlo da lontano mi sa scaldare il cuore
mi sa scaldare il cuore

quello che io so è che adesso in questo preciso istante sono povero ma non mi manca niente, 
e proprio per questo tutto imparerò a dare 

perché il tempo è poco e nel forziere dove tengo il tesoro del mio cuore
 non dovrà rimanere niente nel momento della fine
niente dovrà rimanere!
perché se rimanesse anche un solo sorriso, un solo grazie, un solo bacio, un solo abbraccio,
 quello si sarebbe il  peccato  più grande e il fallimento di una vita intera
il fallimento di una vita intera

ora chiudo gli occhi, ascolto chi c’è da ascoltare, dico le mie parole e porto avanti un passo alla volta il mio pezzo di mondo 
poi prendo fiato, ti stringo forte la mano ed esco con te a camminare
 il tempo del dare è arrivato
 sempre è il tempo del dare!

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino


Buenos Aires Argentina 2012



from mother to daughter, the body



 the body my body our bodies,
I felt you, I listened to you at night in silence

 you were part of me, yet you were already different and new to life
new to the smiles the tear the sorrows 
and the thousands sleepless nights

 the body, our bodies, life and prayer
 blood mud fire and lava streams
that patiently flow under the earth

deep roots and rivers 
like veins and arteries running to the sea

arms as branches looking for the sky
invoking the Sun
bending to the summer winds 
waiting for the rain
rain of life
baptism as the sky

the body, our bodies temples to life,
as a calm evening lagoon where once was a volcano

our bodies like rivers in flood
and I was waiting for you

 I waited for so long and then you came
one summer night
you were born to the sea of life

my body your body our bodies
as a prayer of wind and rain

roots our feet and branches our arms
let’s laugh to life you and I
happy as a raging river that runs to the sea

 
Marco Bo 
Canti dalla periferia del mondo






i poeti raccontano i sogni come fossero scrigni


Phoenix Arizona USA, Settembre 2005

Spazio
Sole
Sogni
Deserto
nello spazio di un respiro ed un alito di vento
in un deserto di
Sole e di sabbia


i poeti raccontano i sogni come fossero scrigni
         per anni anni anni e anni…...

i poeti nel tempo non perdono i sogni e li trovi a fissare come
fossero bimbi i preziosi tesori scoperti negli anni

negli angoli del tempo di sole e di sabbia come fossero giocattoli di luce e di vento.

e il tempo contiene emozioni e colori come i polmoni il respiro
degli uomini

sempre uguali ma mai più le stesse emozioni,
tesori preziosi che, appena scoperti, sono gia persi e dispersi nel respiro del mondo

il tempo contiene i sogni degli uomini lo spazio di un respiro ed un alito di vento
ed i poeti raccontano i sogni per anni ed anni anni anni anni .....

negli angoli del tempo di sole e di sabbia come fossero giocattoli di luce e di
vento


Marco Bo. 
Canti dalla periferia del mondo


17/11/12

MADRE AMAZONAS


Amazonas selva virgen
Amazonas madre y origen
Amazonas loro solitario
Amazonas, lluvia tierra aire 
 
gotas de brisa humos se levantan
 corteza macerada rostro salvaje
no hay insecto que no esté mojado
gotas de lluvia sobre el árbol cortado
 
espíritu del perezoso lento y magico,
agua corriente, espejos limpios
palo de rosa, espíritu del mono
alma liviana a través de ramas
 
aire denso, horizonte lejano,
caen los cielos sobre el verde llano
y el regazo húmedo el río inunda
alisios de lluvia, tierra fecunda
 
verde llanuras, tierra suspendida,
raízes de manglares en agua se agarran
 
Rìo Amazonas cuenca gigante
Río Amazonas "nube de agua rugiente"
 
frágil madre, sutil velo fértil,
 alma olorosa aire vivo y denso
 
Madre Amazonas paraíso húmedo
el jaguar vigila con su ojo morado
 
Amazonas selva virgen
Amazonas madre y origen
a ti ofrezco esta canción humilde 
madre Amazonas alma sensible
 
Marco Bo


16/11/12

la noia, la modernità, l'abito e le scarpe nuove

la noia è pericolosa
s'insinua e affonda nelle ossa
la noia sembra che si sazi soltanto con altra noia
 e ancora
e  allora non si sazia mai,
 è come un buco nero la noia che tutto inghiotte,
è un vuoto dentro
dentro

è una catena un guinzaglio la noia,
un nodo scorsoio che ti stringe al collo
e tu provi ad opporti ma
più ti dimeni e più il nodo si stringe
si stringe

per noi cresciuti in campagna la noia  camminava sempre insieme a un abito della festa, a un paio di scarpe di cuoio nuove
e alla domenica,
soprattutto alla domenica pomeriggio

 perché era in quel momento che in campagna
la noia arrivava su per i tornanti all'entrata del paese,
e arrivava proprio dalla direzione della città!
sì, proprio dalla città,
su per la strada provinciale

la noia arrivava, il nodo si stringeva,
come la marea arrivava la noia, come la piena di un rio

e per contro all'allegria associavamo noi in campagna l'abito da lavoro, 
alla tuta blu sporca d'olio lubrificante o gli scarponi con le suole sporche di fango,
 e alla cappellina piena di polvere per proteggersi dal Sole,

tutte queste cose  per noi sentimento leggero, soddisfazione,
 come quella soddisfazione che si provava al bar della piazza alla fine di una giornata di lavoro nel bel mezzo dell'estate,

soddisfazione che sentivi quando le bollicine ti ballavano in bocca e andavano giù per il collo bevendo a canna tutto di un fiato
un chinotto ghiacciato

per noi che siamo cresciuti su terra dura e tra le zolle del campo
e che in mezzo le vigne giocavamo a cercar conchiglie, 
per noi della campagna, se camminavi diritto e spedito con le tue scarpe impolverate sotto il Sole con il sudore che ti scivolava sul viso si che ti sentivi vivo!
anzi di più, ti sentivi vivo ancora più forte
ti sentivi vivo due volte!

ed  è per questo che ancora oggi facciamo fatica a portare le scarpe nuove della festa 
e non che non ci piacciano anzi sono una soddisfazione, 
come la giacca, l'ennesima giacca che adesso abbiamo comprato
sì, perché una volta non si poteva 

no non si poteva comprarla,
e allora la si guardava solo in vetrina il sabato quando si scendeva in città con la corriera

la guardavamo quella giacca camminando con quei passi i nostri scomposti e stonati,
quei passi di paese, piedi di campagna
che facevano fatica a stare in equilibrio sul porfido del Corso pieno di gente seduta ai Caffè

e la guardavamo quella giacca la
e là rimaneva appesa sul manichino in vetrina
adesso che in città ci abitiamo, di giacche ne abbiamo sì, ma sempre appese stanno, non sul manichino, ma sull'appendino nell'armadio a prender polvere

si lo so è vero,
sembra una cosa da pazzi a raccontarla male così, 
ma quelle giacche e quelle scarpe di cuoio nuove e lucide immancabilmente ci fanno tornare in mente quei giorni di festa di una volta e quella noia che arrivava diritta dalla città,
dalla strada provinciale…….

ma l’ho capito che è strana questa storia da raccontare e sicuramente è ancora più difficile da capire lo so, 
e comunque non si può andare  sempre indietro a ricordare le cose di una volta.....

 ma le cose di una volta ogni tanto ti ballano in testa e tutt'intorno come fossero farfalle dopo la pioggia a fine estate, quelle che si appiccicano dappertutto e allora ti vengono in mente paragoni strani e ti si appiccicano in testa 

insomma  per farla breve il punto è che la noia, l’insoddisfazione cresce con il  comfort di questo mondo “moderno” e si stende come nebbia nell'anima,come nebbia nel cuore, nebbia in testa, depressione insoddisfazione
nebbia tra noi, tra noi ed il Sole, il Sole di plastica e i cieli di aria condizionata

 e per noi che siamo cresciuti su terra dura e tra le zolle del campo e che in mezzo le vigne giocavamo a cercar conchiglie,
per noi campagna ancora adesso se cammini dritto e spedito
con le tue scarpe impolverate sotto il Sole con il sudore che ti scivola sul viso si che allora ti senti vivo,
 anzi di più, ti senti vivo più forte, ti sentivi vivo due volte !

No, non è che si stava meglio allora, ma quella sensazione sarebbe bello poterla fare arrivare ai nostri figli, farla provare anche a loro per un momento, per un momento soltanto,

sì è vero che loro hanno tutte le loro comodità, le realtà virtuali e i giochi digitali con effetti speciali ad alta definizione e tridimensionali,

è vero ma alcune volte il dubbio si insinua, arriva in testa come quelle farfalle appiccicose,
il dubbio come temporale in estate per noi che di stagioni ne abbiamo viste tante passare sotto il Sole, 
il dubbio che aver perso quelle sensazioni sulla strada della modernità sia stato un peccato, un peccato un peccato......

altro non sappiamo
la noia, la modernità, l'abito e le scarpe nuove

Marco Bo









dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...