31/07/12

cronache circensi in coda allo sportello dell’azienda municipalizzata per il servizio smaltimento rifiuti solidi urbani, incubo/delirio di mezza vita/mezza estate






nel mezzo del cammin della mia vita mi ritrovai in coda allo sportello dell’azienda municipalizzata per il servizio smaltimento rifiuti solidi urbani, e l'incubo ebbe inizio: 
" ho saputo che hanno attivato un forno crematorio nuovo di zecca!"
disse un'anziana signora guardando il cimitero in lontananza

  tutti gli altri in coda annuirono svogliatamente 
"Io ho già deciso mi farò cremare!" disse l'anziana signora, e gli altri d’improvviso ridestati e sconcertati 
"perché signora!"
e la signora 
" e perché sapesse che storie ho sentito sapesse............"

cronache circensi
incubo di mezza estate, cronache circensi, sciagurate storie e stornelli di un saltimbanco piazzista venditore ambulante intercontinentale

con la mia borsa di cartastraccia
 il mio capello da Sole in testa,
 una stropicciata maschera schiacciata in faccia
 e vecchie cravatte da festa consunte e stinte come tende nella tempesta
sorrido al vento e bevo aria aria aria...

tipico incubo di mezza estate
preparo corpo e anima al prossimo viaggio
e di nuovo si alzerà il sipario e griderà ancora il pubblico selvaggio
io sorriderò, danzerò salterò nel cerchio di fuoco e ammiccherò
come  sa fare solotanto un attore vissuto e saggio

esporrò in versi e canzoni, la tesi sul mio prodotto
con la mia borsa di cartastraccia
in mente mia risuonerà il vecchio adagio

" nella vita nulla si merita d’ufficio o per definizione
solo si ottiene quello che si sa negoziare

nulla si merita nella vita d’ufficio o per definizione
solo si ottiene quello che si sa negoziare!"

e il detto è chiaro ed inequivocabile
nulla ci è dato, 
si ottiene qualcosa solo a morsi e strattoni
altro che grande civiltà, ideali ed alte aspirazioni!

pur se nati noi su asfalto e cemento e sotto cieli di aria condizionata
siamo fragili e deboli come milioni di anni fa 
persi noi nel vento come aquiloni

a turno ed a vicenda noi tutti ci rivoltiamo dentro fuori come vecchi guanti
siamo pagliacci, soldati, infermieri, pompieri ed incendiari, predicatori e macellai, tutti venditori ambulanti
e il mondo un palcoscenico dove si alternano agnelli sciacalli ed avvoltoi
predicatori e saltimbanchi pronti a comprare a vendere anime corpi, scarpe di plastica e piombo, frattaglie e vecchi calciatori stanchi

 turbinio ed allucinazione di quest'incubo di mezza vita/mezz’estate
cronache circensi , sciagurate storie e stornelli di un saltimbanco e piazzista venditore ambulante intercontinentale

tipico incubo di mezza estate
mentre preparo corpo e anima al prossimo viaggio,
 e si alzerà ancora il sipario e griderà ancora il pubblico selvaggio
io sorriderò, danzerò salterò nel cerchio di fuoco ed ammiccherò come solo sa fare un attore vissuto e saggio

esporrò in versi e canzoni la tesi sul mio prodotto e indosserò la maschera, 
e partirà il gingle e 
su il sipario si va in schena ! 


e il detto è chiaro e inequivocabile
nulla ci è dato, si ottiene qualcosa solo a morsi e strattoni
altro che civiltà e alte aspirazioni
pur se nati noi su asfalto e cemento e sotto cieli di aria condizionata
siamo fragili e deboli come milioni di anni fa
 persi noi nel vento come aquiloni

orsù adelante!
 petto in fuori e in dentro la panza 
non e giunta ancora l'ora 
ancora lunga è la corsa, non perdiamo la speranza,
che è l'ultima a morire di disperazione................


ed in quel momento mi son svegliato di soprassalto ed ho pensato 

 io per il momento null’altro so fare 
mi siedo assorto a rimirare la luna e i falò ardere sulla collina del mio paesello natale 


Marco Bo




"Chi può dire di che carne son fatto? Ho girato abbastanza il mondo da sapere che tutte le carni sono buone e si equivalgono ma è per questo che uno si stanca e cerca di mettere radici, di farsi terra e paese perché la sua carne valga e duri qualcosa di più che un comune giro di stagione" Cesare Pavese. La luna e i falò 

30/07/12

Quel giorno non volevo arrivare ultimo, la sconfitta più dolce.





Centerville, Ohio 1987

quel giorno non volevo arrivare ultimo, eppure le sconfitte a volte si trasfigurano, si trasformano in vittorie. 

Certo il tempo che è passato, più di venti anni, aiuta e favorisce questa trasfigurazione, ma in realtà il ricordo di quell’istante è nitido, preciso, che ancora provo le stesse sensazioni fisiche:

 il fiato corto, il Sole che mi martella in testa, il cuore che pulsa all’impazzata e che sento in ogni parte del corpo, soprattutto in testa, le tempie pulsano, pulsano a scoppiare! 

La curva degli ultimi 200 metri, le grida, la banda che suona, le linee sulla pista che sembrano onde del mare ed il traguardo che invece di avvinarsi sembra allontanarsi sempre più, insomma la sconfitta, il disastro, la sconfitta era vicina!

e pensare che a quella corsa delle 2 miglia c’ero arrivato gasatissimo! 
Pensavo di essere forte ed allenato, pronto ad un grande esordio nel track team della high school dov'ero arrivato da qualche mese per un anno di studio in un programma di scambio con Intecultura.

 Un anno di studio e di vita in USA! Avevo 16 anni ed avevo già realizzato il primo sogno! Ero in America! Considerando che arrivavo da un paesello tranquillamente addormentato sulle colline del Monferrato era un bel salto per l’epoca! 

non era la meta sperata, New York o la California ad esempio, ma questo c’era e bisognava adattarsi, l’associazione mi aveva abbinato ad una famiglia nella piccola cittadina di Bellbrook, Ohio.
campi di mais a perdita d'occhio, un paese con un solo incrocio e semaforo. Inverni a- 20 C° ed estati bollenti, in Ohio,
luogo natio dei famosi   fratelli Wright, presto imparai i due ingegneri e inventori statunitensi, 
annoverati tra i pionieri della storia dell'aviazione, considerati i primi  a far volare una macchina motorizzata più pesante dell'aria con un pilota a bordo,.

Ad ogni modo, quel giorno di inizio autunno quella era la prima gara della stagione di atletica, ero passato dal soccer team all’atletica per motivi diciamo “politici”, 
e cioè lo studente italiano lì di passaggio non poteva prendere il posto di un  Senior del luogo, i genitori che seguivano gli allenamenti seduti su sedia a sdraio con Budweiser sempre in mano non avrebbero gradito,  ero dispiaciuto ma comunque entusiasta e volevo fare del mio meglio con il track team.

Non sapevo  quanto sarebbe stato difficile. Gli allenamenti erano iniziati da poco, e l’inizio prevedeva corse lente in campagna, qualche sprint sulla pista e tante salite sulla collina dietro la scuola denominata BUBA! che era anche il luogo di punizione, se qualcuno sgarrava flessioni e 100 BUBAS! Su e giù alla morte.

La squadra di calcio della scuola, era stata la scelta pi semplice per un Italiano in una scuola USA, diciamo del tipo vuoi vincere facile anche per me un mediocre aspirante centro mediano metodista come si usava dire negli  anni 80 con l'arrivo dei primi giocatori brasiliani in Italia!

In Italia sino ad allora come per tanti ragazzetti di paese della mia età, il calcio era stato il mio unico sport. Tanto tanto calcio, sulla piazza del paese con le scalinate della chiesa come porta, oppure nel campo di terra e poca erba giù nella valle vicino ruscello ed alle piante di mele e pesche che tra un tempo e l’altro servivano a rifocillarci.

Quindi  nessuna disciplina o  preparazione, si giocava da mattina a sera finché non schiantavamo in terra dalla stanchezza e le mamme mandavano le sorelle in bici a recuperare noi  fratelli sciagurati perché era ora di cena!

Esperienza di corsa di lunga distanza ancora meno, ma ai primi allenamenti mi ero impegnato alla morte, e pensavo di essere a buon punto perché riuscivo a tenere il passo con il gruppo, anzi a volte molti restavano indietro, e di conseguenza la mia gasatura aumentava correndo su e giù per Buba! Solo dopo capii che gli altri si trattenevano, correvano in souplesse, non spingevano, avevano anni di allenamento sulle gambe ed i muscoli hanno memoria! 
I miei muscoli di memoria ne avevano poca e lo slang locale tra allenatore ed atleti non lo capivo ancora bene, quindi non sapevo che le istruzioni del Coach erano:

 "Corsa leggera, niente affondi ne allunghi, non rischiamo infortuni siamo ad inizio stagione!" Io non capivo e spingevo al massimo su e giù Buba, su e giù! Ed i miei compagni di allenamento sorridevano ed io contento continuavo a spingere.
Insomma a pochi giorni dalla prima uscita avevo messo giù nel giro di poche settimane centinaia di km, ero stremato ma contento e si avvicinava il primo track meeting.

Il Venerdì l’allenatore diede istruzioni ed info sull’incontro del Lunedì successivo a Centerville a pochi km da Bellbrook. Tutti avevano già ben chiara qual era la disciplina, quale la gara. 
Arrivato a me, il coach mi squadrò e disse “Per la prima uscita corri le 2 miglia su pista!” Io contento risposi “yes coach!” Ero entusiasta nelle ultime prove di velocità sui 200 ero andato bene, in linea con il gruppone quindi ero tranquillo.

 E le 5 miglia fuori pista erano andate benino, stremato ma avevo finito dietro i più veloci.

La cosa che non sapevo e che la maggior parte di loro aveva passeggiato in tranquillità ed io avevo spinto al massimo.
Oltre a questo poi compresi anni dopo che il mio meccanismo scheletro-muscolare aveva bisogno di tempi lunghi di recupero e quindi prima di una gara di allenamenti molto leggeri, ma allora non sapevo, e quindi convinto che fosse la cosa giusta, uscii il Sabato prima a 2 giorni dalla gara e corsi una quindicina di Km intensi su terra ed asfalto sotto il Sole cocente.

 Altra cosa che non sapevo allora è che correvo con le scarpe sbagliate, scarpette neutre senza protezione né ammortizzamento, mentre per i miei piedi ultra-piatti e la mia falcata da iper-pronatore avevo bisogno di scarpe speciali con super protezione e plantare incluso. 

Ma allora ero all'oscuro di tutto ciò e la sconfitta doveva arrivare e arrivò!
  Lunedì mattina l’acido lattico accumulato mi tormentava e sull’esterno delle ginocchia sentivo un fastidioso dolore ed un crick crack poco simpatico. 

Passerà, pensavo, una volta sulla pista ed al via con tutto il gruppo ero sicuro che sarei partito lanciato, d’altra parte era un mese che correvo intensamente, giorno dopo giorno.

 E così l’inizio della mia corsa arrivò, allineati sulla linea di partenza e VIA! 
Scattai in maniera sconsiderata, ed appena possibile mi spostai sulla prima corsia, si sgomitava nel gruppo e qualcuno inciampò e scivolò via imprecando, meno uno! Pensai.

Primi 400 metri mi sentivo bene, stavo a metà del gruppo e tenevo i gomiti e spalle abbassate per rilassarmi. Alla fine degli 800 metri iniziai a sentire un dolore all’esterno del ginocchio sinistro ed il mio passo si fece scoordinato,  strinsi i denti e mantenni la posizione. 

Alla fine del primo miglio sentivo il fiato sul collo degli altri corridori che uno per volta mi passavano e sembravano aumentare il passo. 
Il dolore al ginocchio si fece sempre meno sopportabile, cercai di concentrarmi, di rilassare le spalle di non alzare troppo le ginocchia, “avanti devo andare avanti non in alto!” ripetevo, e provavo a trovare un ritmo, un’andatura cantando, battendo il tempo con i pugni chiusi, mi accorsi allora che erano troppo serrati ed allora rilasciai le mani e tirai un lungo respiro.

 Iniziai a vedere intorno a me facce preoccupate, non sentivo ma intuivo che dicevano “Non sta bene non riuscirà a finire la gara!” e con la coda dell’occhio vedevo le Cheerleaders che saltavano dall’altra parte del campo e sentivo la banda della scuola che suonava. 
E poco a poco mi accorsi di sentire sempre meno i rumori ed i suoni tutt’intorno e che il rimbombo in testa aumentava e la pulsazione del cuore la sentivo in ogni parte del corpo.
 Ero ultimo da mezzo giro ormai, davanti a me a più di 100 metri un ragazzetto bianco piccolo che a guardarlo da dietro mi sembrava volasse, tanto mi sentivo io pesante. 
Ero scoppiato, anche il ginocchio destro iniziò a farmi male e non riuscivo più a tirare il fiato, respiravo con il collo! Ero partito troppo veloce e tutti i vari acciacchi accumulati mi avevano schiantato passo dopo passo.

 Mancava un giro della morte, gli ultimi 400 metri  ormai in ultima posizione, rassegnato stavo per mollare, tanto la figuraccia  era ormai completa. 
Ed in quel momento mi resi conto che tanti volti mi seguivano e che il vincitore, uno di Centerville rivali storici di Bellbrook, correva sull’anello più esterno della pista e mi incitava, mi diceva”Non ho idea di chi diavolo tu sia, ma finisci la corsa! Finisci la corsa! Tutti ti stanno incitando”.

 Alzai la testa e vidi sulle gradinate la gente applaudiva, ,mi incitava, anche il mio allenatore, probabilmente preso del senso di colpa per avermi lanciato e lasciato solo allo sbaraglio nella mischia, mi incitava “Go Marco go! Finish up! Finish up this fucking race!”
 Insomma tutto lo stadio stava dietro a me l’ultimo della corsa! Come se stessi per vincere una medaglia.

 Ed allora mi toccai il ginocchio sinistro, abbassai le spalle, tirai il respiro più profondo che potevo e tentai un ultimo scatto sugli ultimi cento metri, ormai tutto quanto intorno a me ondeggiava  paurosamente, ed io sbandavo rischiando di cadere ad ogni passo, ma continuavo a spingere e mancavo 50 metri, ed allora iniziai a allungare il passo ed a denti stretti feci l’ultimo sprint.

Passato il traguardo stramazzai al suolo di schianto, ed a quel punto mi presero, mi alzarono, e mi buttarono acqua in faccia, e mi portarono praticamente a peso morto in un lungo ed entusiasmante giro trionfale!  Era la mia più grande vittoriosa sconfitta di sempre!

Questa mattina, sono uscito a correre, dopo più di 20 anni continuo a correre, è una terapia, una passione, una forma di meditazione, i pensieri che all’inizio della corsa sono tutti aggrovigliati in testa, durante la corsa di dispiegano, e tutto torna in ordine ed alla fine della corsa tutto è più chiaro e la soluzione a quel problema a quel cruccio arriva sempre.

Dopo tanti anni continuo a correre, lentamente e ogni volta, quando sono stanco, quando sento di aver finito la benzina e il passo si fa pesante, ricordo ancora quel giorno entusiasmante quando il disastro, la sconfitta più grande si è trasformata nel più dolce trionfo.

Marco Bo. 
Perché ci mettiamo in cammino









La giostra degli anni, a proposito di migrazione





la giostra degli anni,
a proposito di migrazione,
gli amici, le cose e i luoghi al momento di migrare

nel momento della partenza i luoghi e le cose prendono vita e consistenza ci ipnotizzano, si appropriano di noi e ci catturano con prepotenza

luoghi, luoghi e rumori di fondo
luoghi

luoghi che viviamo, percorriamo, occupiamo per anni ed anni anni anni...
senza quasi percepirne l’esistenza, la consistenza, senza batter ciglio

e nel momento della partenza i luoghi e le cose prendono vita  ci catturano e ci rapiscono con prepotenza

la partenza la migrazione rimette ordine tra tempo, luoghi ed emozioni ed in un attimo rivediamo e riviviamo anni di vita di lacrime e risa tutti insieme all'unisono

 anni, lacrime e risa cantare all'unisono come se attraversassimo un uragano, uragano che della natura è un’esplosione e noi come fini grani di polvere siamo, e combattiamo nell'occhio del ciclone

nel momento della partenza la percezione del peso e del valore dei luoghi e delle cose semplici ci inebria e ci stordisce

 la percezione del valore delle cose e dei luoghi traboccanti di persone di amici e di emozioni, come un fiume in piena,
amici luoghi ed emozioni, un turbinio una giostra multicolore un frastuono assordante
come un'orchestra chiusa nel golfo mistico persa nel turbine delle prove di una prossima rappresentazione sinfonica esaltante ed inebriante

il suono  degli strumenti che magicamente si armonizza in una sublime ed umana melodia,
eppure ascoltando con attenzione riusciamo a distinguere perfettamente il canto di ogni singolo strumento
di ogni singolo strumento

come quel bosco immenso che in distanza un giorno abbiamo guardato in estasi,
centinaia di alberi agitarsi e muoversi al vento di un temporale estivo, a destra e a sinistra, a destra e a sinistra,
un'immensa massa verde di fronde e rami al vento, eppure guardando con attenzione in quel momento riuscivamo a distinguere con precisione ogni singola foglia, ogni singola foglia danzare nel vento

nel turbinio delle emozioni al culmine della sinfonia, nel momento dei saluti, nell'occhio del ciclone nel bel mezzo dell'uragano perfettamente distinguiamo ogni  amico prezioso ogni luogo, ogni singola cosa ogni singolo e prezioso dettaglio

e poi
e poi ancora silenzio, silenzio e vuoto
vuoto ed assenza, assenza e silenzio

silenzio e cose, cose e luoghi
e noi, noi e il vento e intorno nulla
nulla come oasi nel deserto, null'altro ci è dato per il momento gli amici, le cose, i luoghi e l'abbraccio al momento di migrare

ed io continuo a pensare che non nell'infinito si trova la verità e il senso della vita e del mondo, ma nello spazio di un secondo, in questo singolo frammento di tempo in cui ci fermiamo a guardare il mondo in distanza e consideriamo che analisi e sintesi coesistono e al tempo stesso perfettamente si distinguono
come il bosco informe e la singola minuscola foglia che combatte danzando nel vento

ogni singola minuscola foglia che resiste la tormenta e al giro delle stagioni come noi uomini e donne resistiamo la giostra delle gioie delle lacrime delle pene, delle mille notti insonni e degli anni

siamo noi grani fini di polvere liberi nel vento come aquiloni proviamo a correre ed a vivere fino a domani 
siamo noi quella foglia che combatte danzando nell'occhio del ciclone, 
noi tutti che proviamo a cavalcare gli anni le stagioni e del nostro cuore, gli affanni e le mille emozioni

altro da dire per il momento non ho
perso ed in estasi come sono sulla giostra degli anni dei saluti e delle migrazioni

dedicato ai buoni amici

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino



27/07/12

migrazioni, canzone nel silenzio



tra partenze ed arrivi
tra fare e disfare
e ancora ripartire
che cosa rimane?
canzone nel silenzio

silenzio
silenzio, luoghi e rumori
rumori di fondo
traffico

traffico
traffico e deviazioni, incrinature
crepe reali del mondo e dell'anima
spazi

spazi di transito
spazi ed interstizi
spazi reali e spazi dell'anima

siamo noi così
così fragili
 con la paura nel cuore
 e tra il fare e il disfare
tra partenze ed arrivi
tra andare e tornare
che cosa rimane?

 e noi,
noi cosa portiamo?
cosa portiamo noi
noi come polvere e polline
 in viaggio
lentamente in viaggio
nel vento

vento
vento, stringhe,
fili sottili
 che silenziosamente tessono
 tessono un tessuto eterno fatto di luoghi, persone 

luoghi e persone
luoghi e rumori di fondo
e poi passi mani abbracci sorrisi e silenzi

silenzio,
silenzio e vuoto
vuoto ed assenza
assenza e silenzio

spazi 
spazi ed interstizi e noi
noi come polline e polvere
 in viaggio
in viaggio nel vento
verso luoghi

luoghi reali
luoghi dell'anima,
 angoli di spazio
angoli di tempo e noi,

 noi pigri fragili e soli
 con la paura nel cuore
nel momento di partire,
nel fare e disfare,
 ed ancora ricominciare
che cosa rimane? 
i passi le mani gli amici e gli abbracci i sorrisi

e intorno null’altro
 come oasi nel deserto,
 null'altro ci è dato per il momento
solo silenzio solo silenzio
il silenzio e l’abbraccio degli amici al momento di migrare,
silenzio! 
è tempo di migrare

Marco Bo
 Perché ci mettiamo in cammino






23/07/12

voci dalle periferie, dai margini





a Gate City quartiere popolare Afro Americano di Birmingham in Alabama  Kevin viveva in strada e  ogni giorno giocava la stessa partita di baseball,
giocava sempre la stessa partita che aveva in testa

e la sera prima di scomparire inghiottito dalla notte nel quartiere accanto alla chiesa,  sulle scalinate iniziava il suo sermone :

"..e lo chiamano progresso!
e lo chiamano progresso,
alcuni lo chiamano progresso
l'io mio progresso, il dio mercato groviglio del mio, dell'io!

mentre altri, altri
 nel mondo, nelle periferie non dicono mai niente, nemmeno lo sussurrano nella mente
altri al mondo non piangono l'io, non pregano il falso dio,
dio progresso, dio dell'io,
 nemmeno lo sussurrano nella mente!
alcuni  sfidano la fame per un giorno, per un giorno!
tristi signori e signore vanno a dormire con i crampi allo stomaco, con la pancia vuota e il portafogli gonfio e la paura nel cuore per ben apparire, per ben apparire!

alcuni piangono lacrime amare
non sanno più nemmeno chiedere per favore, non sorridono non alzano lo sguardo e non riescono nemmeno a dormire

 non leggono non scrivono diari né coltivano ricordi, hanno perso  il senso del passato e le motivazioni per il domani

 non dicono mai sì o no, aspettano, aspettano, rimangono attoniti paralizzati e solitari anche se sono, in rete sono,
 costantemente collegati sono!

poi alcuni si sentono in colpa e allora tentano una svolta
 cercano la loro pace dispersa e pregano dio
ma pregando si perdono ancora nel labirinto,
 nel groviglio dell'io, nel groviglio del mio
 nel groviglio dell'io

e rimangono soli fuori nudi soli e a volte a loro sembra che il mondo li voglia rivoltare dentro fuori nudi e soli,
altre volte sono loro che vogliono rivoltare il mondo dentro fuori ed il motivo ormai non lo ricordano nemmeno,  non lo ricordano più

altri nel mondo non dicono mai niente
 nemmeno lo sussurrano nella mente
altri al mondo non piangono l'io
non pregano il falso dio,
dio progresso, dio mercato dio dell'io,
nemmeno lo sussurrano nella mente

questi ultimi passano e non lasciano traccia
vivono nell'ombra, al di là di ogni margine lontano nelle periferie del mondo

e lo chiamano progresso
 lo chiamano progresso,
 io mio progresso groviglio dell'io del mio, dio mercato
groviglio dell'io!

il presente è fluido e in continuo movimento,
e il futuro è imprevedibile, si è imprevedibile ma non sarà dell'io,
 se sarà, sarà solo del noi! sarà solo del noi!"

 così concludeva  il suo sermone Kevin, raccoglieva le sue poche cose in un carrello della spesa e scompariva inghiottito nella notte,
 per poi ricomparire la mattina dopo e proseguire la sua partita di baseball la sua partita infinita

il presente è fluido e in continuo movimento e il futuro è imprevedibile,
 si è imprevedibile ma non sarà dell'io, se sarà sarà solo del noi
sarà solo del noi!

sono solo cronache dalle periferie del mondo
sono solo distorsioni
 deviazioni
allucinazioni
contaminazioni
 è la fine del vecchio percorso
e l'inizio del nuovo mondo

nuovo mondo 
dal ripudiato bassofondo
s’innalza un nuovo canto
è l’inizio del futuro
sante periferie del mondo


Marco Bo.
Perchè ci mettiamo in cammino





abrazos mestizos, periferie del mondo



dal ripudiato bassofondo
s’innalza un nuovo canto
è l’inizio del futuro,
sante periferie del mondo


cuori pulsanti
cronache aliene
cronache umane
abrazos mestizos
 periferie del mondo

periferie del mondo
 spazi di transito
 storie marginali
abrazos mestizos
periferie del mondo

deviazioni
contaminazioni
 allucinazioni
 fine vecchio percorso 
inizio del nuovo mondo

abrazos mestizos
cronache aliene
cronache umane
cronache minime, fragili
periferie del mondo

periferie del mondo
spazi di transito
storie marginali
contaminazioni
periferie del mondo

 distorsioni
deviazioni
allucinazioni
stati meticci
sante migrazioni


 distorsioni
deviazioni
allucinazioni
stati meticci
sante migrazioni


abrazos mestizos 
mercati del popolo 
e niente padroni!
terrazze caffè
casbah e narghilè
carnevale e colori 
da ogni latitudine
periferie del mondo

cronache nuove
cronache aliene
 cronache umane
abrazos mestizos
cuori pulsanti
periferie del mondo

storie marginali
ordinaria frenesia
ordinaria precarietà
abrazos mestizos
e spazi, spazi
 spazi di transito
nuova era,
cuori pulsanti
 vitalità!

periferie del mondo
distorsioni
 deviazioni
allucinazioni
contaminazioni
 fine vecchio percorso
e inizio del nuovo mondo

abrazos mestizos
dal ripudiato bassofondo
s’innalza un nuovo canto
è l’inizio del futuro,
sante periferie del mondo

Marco Bo




19/07/12

la chiave che porta al tuo cuore





la prima volta che ti vidi camminare leggera ed elegante
avevo in mano tutte le chiavi del mondo

le chiavi che aprivano ogni porta della scuola/fortezza
dove entrambi noi due in modi diversi
tentavamo di imparare la lezione della vita

una lezione, un metodo, una formula segreta,
per tentare di migliorare le sorti del mondo
io volontario internazionale vagabondo sulle vie d’America
e tu studentessa dell’ultimo anno di agronomia e di tecnica

la prima volta che incrociai il tuo sorriso sereno
avevo in mano le chiavi del mondo intero
ed in quell’istante, in quel preciso momento tentai di capire
se fra tutte quelle chiavi ci fosse quella giusta che il tuo cuore sapesse aprire
se fra tutte quelle chiavi ci fosse quella giusta che il tuo cuore sapesse aprire

le prime parole che riuscii  poi a dire dopo giorni di prove e di pensieri
raccontavano di canzoni e musica che con la mia misera narrazione volevo farti ascoltare
“con o senza di te” dicevano quelle canzoni, e “ ancora  non ho trovato quello che sto cercando”

in realtà sin dal quel tuo primo sorriso, sin da quella sera dei tuoi begli occhi e del tuo bel viso
uno dei  motivi del mio camminare per i sentieri del mondo chiaramente l’avevo visto e compreso

ed oggi come allora con le mille chiavi in mano e le mie poesie e canzoni in testa
provo a costruire per te ogni giorno della nostra vita insieme una casa nell’aria, una festa

e provo a comporre e a descrivere in versi con rime baciate o con prosa forbita
la passione viva nel cuore che ancora nel vento canta e grida:

 dalla culla alla strada della vita non vi è altro intento né meta
 se non quello di cercare il sorriso e l’abbraccio della persona amata

dalla culla alla strada della vita non vi è altro intento né meta
 se non quello di cercare il sorriso e l’abbraccio della persona amata

e poi camminare mano nella mano per le strade del mondo
cantando parole d’amore nuove
con animo leggero e con la pace nel cuore

e poi camminare mano nella mano per le strade del mondo
cantando parole d’amore nuove
con animo leggero e con la pace nel cuore




Luglio 2012 dedicato a Jazmina nel giorno del nostro anniversario 20/07/1993 Jinotepe Nicaragua, 
19 anni insieme e continuiamo a camminare


Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino


Luglio 2013
Il cammino verso il tuo sì 

Basilio Santoro La Voce della Radio e del Teatro legge il mio racconto, il mio cammino verso il tuo sì

















18/07/12

sono io come un albero





sono io come un albero 
vivo tra radici e rami
attraversato dalla linfa del tempo
radici che arrivano da lontano
e fieri rami che sfidano gli anni

sono io come un albero
un albero che danza al ritmo dei venti
vivo tra terra e aria
resisto la tormenta e i lampi
e il lento succedersi delle stagioni

radici che mi raccontano
di un mitologico condottiero
cresciuto in cattività
ma delle sue origini fiero

raccontano le mie radici
 pastori nomadi arrivati dal nord
insediatisi poi quieti
 nelle fertili pianure del sud

e dalle radici ai rami
la mia vita si è lasciata impregnare
dalla linfa del tempo e delle migrazioni
migrazioni come medicina,
come medicina, pozione e anima

santo rimedio le migrazioni
che uniscono le latitudini e la vita degli uomini
infuso prezioso le migrazioni
che aprono cuori e mani a sorrisi nuovi

e così i rami tesi alle piogge e al Sole
si sono piegati al vento dell’Ovest
e sono arrivati sino alla Terra del fuoco e all’Antartico
alla cordigliera Andina e alle lontane coste del Pacifico

ed arrivato sino all’altra faccia dell’America
ho ritrovato occhi, sorrisi e lacrime
occhi sconosciuti eppur familiari
che mi hanno accompagnato e abbracciato negli anni

concluso quel primo giro
ormai esperto del cammino
sono tornato sui miei passi
cercando risposte sul sentiero già percorso eppur sempre incerto

e ancora in cammino io leggero e libero
continuo il mio canto sereno e umile
e ancora in cammino leggero e umile
continuo il mio canto sereno e libero

sono io come un albero

vivo tra le radici e i rami
attraversato dalla linfa del tempo
radici che arrivano da lontano
e fieri rami che sfidano gli anni

sono io come un albero
un albero che danza al ritmo dei venti
vivo tra terra e aria
e resisto la tormenta e i lampi

sono io come un albero
radici i piedi e rami le mani
seguo il ciclo delle stagioni
e ascolto il giusto canto delle migrazioni
seguo il ciclo delle stagioni
e ascolto il giusto canto delle migrazioni



Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino






17/07/12

vita di periferia, cantiere in movimento lento




il fatto è che un bel giorno,
 una mattina di un giorno qualsiasi nella vita, 
uno si sveglia e decide di fare altro
così semplicemente, di fare qualcos'altro in quella mattina di un giorno qualsiasi

succede, succede, 
può capitare a tutti che quel giorno non  importa più se il cassetto non si apre,
 se la chiave non è quella giusta, se non c'è collegamento, 
se il traguardo è ormai vicino o ancora troppo lontano,
o troppo in alto, 
semplicemente uno decide di fare altro

succede, 
e non c’e da vergognarsi né da nascondersi,
 non è motivo di scandalo se uno si sveglia un bel mattino e decide: "Oggi faccio altro, non mi pongo nemmeno il problema dell'affanno!
e che devi essere in forma perfetta e non dai mai retta, e metti la giacca che ti piaccia o non ti piaccia, e stai collegato.... 
No! no oggi faccio altro!”

e quel giorno semplicemente uno scende in strada a prova a guardarsi tutto intorno, 
poi si siede e pensa al giorno, alla luce, alle persone, ai loro pensieri che camminano anzi corrono frenetici dentro e fuori le auto in corsa nel traffico
le guarda quelle persone,  cerca di incrociare uno loro sguardo, 
uno sguardo, un sorriso sereno oppure indeciso e teso 
lo sguardo di qualcuno che tenta di attraversare le strisce pedonali incerte e pericolose, 

sì, succede
succede che a un certo punto non importa più se la chiave non è quella giusta, se non c'e' collegamento, se il traguardo è ormai vicino o ancora troppo lontano, troppo in alto, 
succede succede, 
 che semplicemente uno decide di fare altro

e quel giorno in cui uno decide di fare altro, quel giorno trascorrerà lento, 
il tempo che passa lo percepirà a stento ed il saluto ad un vicino ad un amico sembrerà eterno, 
anzi quel saluto seppur fosse il solo, l'unico saluto in tutto giorno sembrerà una ricompensa,
 la ricompensa per tutte le corse di una vita intera

e si succede che un bel giorno uno si sveglia e mentre beve il caffè si guarda intorno e decide:
"oggi faccio altro, oggi provo ad attraversare il mondo fuori dalle strisce , oggi vado contromano oggi cammino di traverso,
sì oggi ci provo
oggi ci provo!"

cambio di corsia, 
decelerazione
accelerazione,
deviazione, 
lavori in corso

questa vita di periferia è come un cantiere in movimento lento
che non teme più il divieto di inversione,
le strisce pedonali 
il semaforo 
e lo stop


Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino





13/07/12

tip tap dell'anima


tip tap
nell'anima un fremito
 tip tap

i miei piedi s’illudono
 tip tap

credono di ingannare il tempo e gli uomini 
tip tap

tip tap
i piedi m’ingannano 
tip tap
i piedi miei ridono
 ridono
ridono di me e della mia anima
 tip tap

felici i piedi 
che credono di cambiare il mondo 
 in un battito di tip tap

cambiando le scarpe 
credono di cambiare il tempo e il cuore del mondo 
tip tap

e di schiacciare le pene 
in un angolo buio in fondo in fondo in fondo
 di calpestarle le pene
 ballando un semplice tip tap

ma non sanno i miei piedi che
 solo l’acqua smuove i massi 
tip tap
e il vento smussa i monti 
tip tap
cambia il tempo e muta il mondo
 solo il vento torna eterno 
tip tap

tip tap 
i miei piedi battono il tempo
insieme alle mie dita sulla tastiera
e scorre la mente ed i pensieri 
tip tap

tip tap 
e i pensieri lentamente scompaiono 
tip tap 
trascinati da acqua corrente
come fiumi in piena nella mente
tip tap 
pazientemente sento passi muovere
tip tap 
pazientemente guardo visi vivere
e penso a tutte le vite possibili

e rido felice nelle mie scarpe perché
 io e i miei piedi sappiamo bene che 
ballando questo tip tap ci inganniamo a vicenda un po'

balliamo e ridiamo perché sappiamo che 
il ballo della vita sarà lento
e nel corso del ballo non cambieremo il mondo ma
seppur nella pena e nel dubbio sappiamo che 
non c'è niente di più eccitante niente di più esaltante
di una pista da ballo, una via e un solitario ballerino 

seppur nella pena e nel dubbio sappiamo che 
non c'è niente di più eccitante e di più esaltante
di una strada, una via e un solitario danzatore errante 
che spensierato e libero balla il tip tap dell'anima 
e del suo cuore in fiamme
tip tap
e così sia

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino










dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...