26/11/17

the dog secrets N. 3 - being a good guard

anxiety
because you did not do enough

anxiety
while you go in and out the same room
anxiety

anxiety
because for too long you remain
yet you do not stay
you are there
 yet
you are not
anxiety

anxiety
because things occur too fast
but they never truly happen

anxiety
under this suburban sky
anxiety

anxiety
winter comes back as a scar of hope
on these plots of land where once was the sea
and yet
anxiety

why you do not lean your head down here with me
  and try to smell on the ground?

if anxiety does not see you
it will pass
but you are the only one

 who should close your eyes
master


Marco Bo



i segreti del cane N.3 - fare buona guardia


ansia
perché non hai fatto abbastanza

ansia
mentre entri ed esci dalla stessa stanza
ansia

ansia
perché per troppo tempo rimani
eppure non resti
ci sei
eppure
no
ansia

ansia
perché le cose accadono troppo in fretta
ma non succedono mai realmente
ansia
sotto questo cielo di periferia
ansia

ansia
torna l'inverno come una cicatrice di speranza
su queste zolle di terra dove un tempo era il mare
eppure
ansia

perché non abbassi la testa qui con me
 e provi ad annusare per terra ?
se l'ansia non ti vede
passerà
ma a dover chiudere i tuoi occhi
padrone
sei tu

Marco Bo
 

21/11/17

in transizione


sotto questo grigio cielo di periferia
per esistere in pienezza
occorre dar tempo al tempo e lasciar spazio
come acqua che quando passa
spazio libero lascia


Marco Bo

water that space leaves


in transition

under this sky
not  understanding
perceiving


not filling
but sliding


sliding
and leaving


leaving space
like water that when it passes
  space  delivers


under this gray sky
how hard
it is to be
for others
and thus
for us


Marco Bo

acqua che spazio libera

in transizione
sotto questo cielo
non capire,
percepire


non occupare
ma scorrere


scorrere
e lasciare


lasciar spazio
come acqua che quando passa, spazio libera


sotto questo grigio cielo
come è difficile essere
per gli altri
e così
per noi


Marco Bo

19/11/17

i segreti del cane - passeggiata domenicale


un campo immenso come un labirinto
  un intero mondo sotto il mio naso
poso le mie zampe tra macchie bagnate
  dove un tempo era il mare


  ricordo il giorno in cui entrambi  abbiamo lasciato l'acqua
  la mia memoria più leggera dell'aria
  è un sogno fatto di sabbia e di luce


padrone, tu non lo sai
  ma il nostro respiro come brezza
  lontano riposerà un giorno
  attraverso queste fini tegole di argilla
  che una volta erano
  e saranno
  di nuovo 

noi

Marco Bo


the dog secrets - Sunday walk

a field of maize like a maze
 an entire world under my nose
I pose my paws between wet patches
where once was the sea

 I remember the day we both left the water
my memory  lighter than air
is a dream made of mud


master, you do not know
but our breath like breeze
 far will rest
through these fair tiles of clay
that once were
and will be
 us

again

Marco Bo
 

17/11/17

the dog secrets N. 0

underneath this gray suburban sky
cold nose I look at the gate and nod
you're coming
 I can feel you in the air!


yes, okay I go back and sit down
 and lower my ears
and widen my eyes
and I look at you


I look at how big you feel
right in front of me
majestic
you do not bend
you look forward into the void
then you smile


but I know I have to wait a bit longer
I sit foaming at the mouth
and at that time
on the ground the prize arrives


then you go inside
 to take off your suit
 put on your old coat a little waterproof
and with broken cuffs and then
the game begins


you run after me I escape
then I turn around and I search for you and run to you
I open my mouth like I'm biting
and you happy
order "no!"


yes I know
I know
I know this is the game
and then I'll give you my side and beat my tail everywhere
and then
"Enough!" you shout


and then
go, run!


and just like so

 for a few minutes a day
the last minutes of light before sunset
under this gray suburban sky
 you pretend to be free
 like me
master man


Marco Bo

i segreti del cane N.0


sotto questo cielo grigio di periferia
naso freddo guardo il cancello e annuso
stai arrivando ti sento nell'aria!


sì, va bene sto indietro e mi siedo
 e abbasso le orecchie e spalanco gli occhi
e ti guardo


guardo come ti senti grande
diritto di fronte a me
maestoso
non ti pieghi
guardi avanti, nel vuoto

poi sorridi

ma so di dover aspettare ancora un pò
rimango seduto con la bava alla bocca
e in quel momento
a terra il premio arriva


poi vai
entri in casa togli la giacca

 metti il giubbotto quello vecchio un po' impermeabile e con i polsini rotti e poi
inizia il gioco


 mi rincorri io scappo
poi mi giro e ti cerco e corro verso di te
apro la bocca come per mordere e tu contento
ordini " no!"


sì lo so
lo so
lo so questo è il gioco

e allora ti porgo il fianco e sbatto la coda dappertutto
e poi
"Basta!"gridi


e poi
"dai corri vai! vai ! "


e così
 per pochi minuti al giorno
gli ultimi minuti di luce prima della sera
sotto questo grigio cielo di periferia
tu fai finta di essere libero
 come me.....
padrone

Marco Bo

 

12/11/17

all'inizio della sesta estinzione di massa, forse il paradiso


sotto questo cielo suburbano ci sono giorni
che senti di essere parte del tutto,
come sangue che scorre nelle vene
come gocce di rugiada
in un arida brezza mattutina


 quei giorni il tutto lo riconosci nitidamente
nel poco che conta
che da sempre hai avuto lì accanto


 giorni così
 ancore di salvezza persi in un mare in tempesta


riconoscerli
 il lasciapassare per l'infinito
forse il paradiso stesso


Marco Bo
 

at the beginning of the sixth mass extinction, maybe heaven

under this suburban sky there are days
that you feel you are part of everything
like blood flowing in the veins,
dew drops in a dry morning breeze


  those days the whole you recognize it clearly
in the least that counts
that you have always had by your side


  days like this
  anchors of salvation  lost in a grey stormy sea

recognize them
 the permit to infinity
maybe heaven


Marco Bo

10/11/17

l'aria rarefatta dell'est

Inizio del nuovo millennio, periferie del mondo
commesso viaggiatore tra i primi ad arrivare lì nel centro, l'ombelico di un mondo nomade strappato alle piste di una steppa senza inizio ne fine,  
ero appena atterrato all'aeroporto di Almaty, la vecchia capitale del Kazakstan.


Periferie del mondo,
bagagli raccolti sulla pista di atterraggio,
e primo assaggio di gelo a meno venti sotto zero.

Dal terminal dell'aeroporto, fatto a forma di copricapo tipico Kazako, di tutta fretta dentro il taxi accolto da Vassily interprete ufficiale della missione commerciale.

Dietro il finestrino contemplavo enormi tubi elevati sopra le teste delle persone
 che trasportavano gas a minuscole casette di legno e lamiera.

Vassily l'interprete esibendo la sua conoscenza universitaria delle lingue mi porgeva tutte le frasi di accoglienza conosciute,

io ringraziavo pur non sentendo bene a causa della bolla in testa dovuta al cambio di pressione dopo migliaia di kilometri in volo sopra ghiaccio e neve. 

Vassily di origine russa parlava perfettamente l'italiano,
 l'autista di origine kazaka rimaneva in silenzio in lingue antiche e sconosciute 
eppure
io con altri sensi, che descrivere non so, percepivo la sua presenza 
e cercavo di capire....

mi resi conto che il mio tribolare, la mia fatica era alleviata dall'aria
l'aria rarefatta dell'est che trasportava i pensieri leggeri........ 

aria che, secondo una ricerca genealogica fatta da un lontano parente, i miei antenati avevano respirato insieme all'odore di torba e sterpaglia schiacciata sotto i piedi e poi polvere,
silenzio polvere e gelo nel vento.

L'autista allungò la mano verso il cruscotto, prese un minuscolo contenitore porta tabacco e guidando nel traffico e la confusione si arrotolò un piccolo sigaro profumato
che mi avrebbe offerto se solo avesse incrociato il suo sguardo con il mio,

e invece Vassily continuava a parlare una lingua a me famigliare eppure incomprensibile.

Io rimasi lì a pensare a tutte le vite possibili quelle passate e quelle future,

tutte le vite possibili su quelle alte pianure desolate a 40 gradi sotto zero,
alla casa dei miei antenati, la mia casa sul dorso di un dromedario,
al mio cavallo e alla mia aquila
che, io so, ancora mi aspetteranno con fiducia da qualche parte ai piedi delle montagne Tien Shan in quella immense steppa  immersa in un inverno senza fine....

tutte le vite possibili, 
forse un giorno ritornerò

Marco Bo


07/11/17

in quiete

dita al di là del vetro
invocano altre stagioni
di noi
tracce così labili

tra tutte l'innominabile è la più vicina
eppure sempre fuori
in quiete
rimane

Marco Bo
 

in stillness

 fingers beyond the glass
invoking other seasons
of us traces
so faint


of all, the unnameable the closest
yet always outside
in stillness

it stays

Marco Bo

dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...