Inizio del nuovo millennio, periferie del mondo
commesso viaggiatore tra i primi ad arrivare lì nel centro, l'ombelico di un mondo nomade strappato alle piste di una steppa senza inizio ne fine,
ero appena atterrato all'aeroporto di Almaty, la vecchia capitale del Kazakstan.
Periferie del mondo,
bagagli raccolti sulla pista di atterraggio,
e primo assaggio di gelo a meno venti sotto zero.
Dal terminal dell'aeroporto, fatto a forma di copricapo tipico Kazako, di tutta fretta dentro il taxi accolto da Vassily interprete ufficiale della missione commerciale.
Dietro il finestrino contemplavo enormi tubi elevati sopra le teste delle persone
che trasportavano gas a minuscole casette di legno e lamiera.
Vassily l'interprete esibendo la sua conoscenza universitaria delle lingue mi porgeva tutte le frasi di accoglienza conosciute,
io ringraziavo pur non sentendo bene a causa della bolla in testa dovuta al cambio di pressione dopo migliaia di kilometri in volo sopra ghiaccio e neve.
Vassily di origine russa parlava perfettamente l'italiano,
l'autista di origine kazaka rimaneva in silenzio in lingue antiche e sconosciute
eppure
io con altri sensi, che descrivere non so, percepivo la sua presenza
e cercavo di capire....
mi resi conto che il mio tribolare, la mia fatica era alleviata dall'aria
l'aria rarefatta dell'est che trasportava i pensieri leggeri........
aria che, secondo una ricerca genealogica fatta da un lontano parente, i miei antenati avevano respirato insieme all'odore di torba e sterpaglia schiacciata sotto i piedi e poi polvere,
silenzio polvere e gelo nel vento.
L'autista allungò la mano verso il cruscotto, prese un minuscolo contenitore porta tabacco e guidando nel traffico e la confusione si arrotolò un piccolo sigaro profumato
che mi avrebbe offerto se solo avesse incrociato il suo sguardo con il mio,
e invece Vassily continuava a parlare una lingua a me famigliare eppure incomprensibile.
Io rimasi lì a pensare a tutte le vite possibili quelle passate e quelle future,
tutte le vite possibili su quelle alte pianure desolate a 40 gradi sotto zero,
alla casa dei miei antenati, la mia casa sul dorso di un dromedario,
al mio cavallo e alla mia aquila
che, io so, ancora mi aspetteranno con fiducia da qualche parte ai piedi delle montagne Tien Shan in quella immense steppa immersa in un inverno senza fine....
tutte le vite possibili,
forse un giorno ritornerò
Marco Bo