31/01/14

suburb snow falling down


the snow falls
 like a mirage
a oasis on a cloud
a fluffy white carpet
on which to run on a cold winter night
kidnapped as we are, by a concrete jungle
by any suburb in the world
 made of concrete ground, sidewalks intersections and traffic lights 

the snow falls

and maybe I can still hold my breath
and feel growing inside, despite the gray asphalt all around ,
a sweet relief, a childhood memory
made of bread and peace, made of light and wind
old faded away winter time
 ancient winters stuffed with fables
whispered to us by the adults to us children
 shivering wrapped up under the blankets of the night

snowflakes falling
 like a mirage , an oasis, a cloud
yet it is only snow
snow in the suburbs
and if it is not snow it rains in the cracks of the concrete of the street
the street of life dirtied, spoiled and offended by violent splashing water
raised by cars in queue one after the other
by thousands lined up
one after the other
like a huge wave
a flock of birds
 a swarm of wasps
commuting cars lost in transition
carrying thousands of people and lonely thoughts 
while lightly the snow keeps falling on our heads

the snow falls
 and slowly makes beneath our feet a white oasis of light and peace 
a cloud, a distant mirage of mist flooded with the orange light
under the advertising signs and illumination bulbs

 the snow falls
in this winter night lost as we are in any ordinary gray periphery of the world
in any city made of lights , junctions, asphalt and concrete,
 made of concrete ground, sidewalks intersections and traffic lights 

snowflakes falling
snow falls slightly ,
please take me away!
dirty, beautiful suburb snow 
please take me away
take me away now!
and so  be it
 saving and sacred suburb snow falling down  
falling down
 
Marco Bo

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/01/neve-di-periferia_30.html




30/01/14

neve di periferia

cade la neve
 come un miraggio 
un’oasi una nuvola
un morbido tappeto bianco
sul quale correre in una fredda notte d'inverno
 presi in ostaggio da una giungla d'asfalto
di una qualsiasi periferia del mondo
 fatta di semafori incroci marciapiedi e cemento

cade la neve

e forse ancora riesco a trattenere il respiro
e a sentir crescere dentro, nonostante il grigio asfalto intorno,
un dolce sollievo, un ricordo d'infanzia
di pane di pace di luce e di vento
di inverni sbiaditi e lontani nel tempo
 antichi inverni farciti di favole
sussurrate dai grandi a noi bambini
 infreddoliti avvolti sotto le coperte

fiocchi di neve
 come un miraggio, un’oasi una nuvola
eppure è soltanto neve 
neve di periferia
e se non è neve piove tra le crepe nell’asfalto della via
la via della vita sporcata ed offesa dai violenti spruzzi d’acqua
alzati da auto in coda una dopo l'altra 
a migliaia in coda 
una dopo l'altra
come un’immensa scia
uno stormo di uccelli
 uno sciame di vespe
auto perse in pendolari transizioni
che trasportano migliaia di persone e di pensieri soli
mentre lieve cade la neve sulle nostre teste

cade la neve
 e lentamente forma sotto i nostri piedi una bianca oasi di pace e di luce, una nuvola
 un miraggio lontano inondato di foschia e di luce arancione,
sotto i fari d'illuminazione
 cade la neve
in questa notte d'inverno in un'ordinaria e grigia periferia del mondo
in una qualsiasi città di semafori, svincoli, 
 di asfalto e cemento

neve!
neve che cadi lieve,
ti prego 
portami via
sporca, splendida neve di periferia,
portami via adesso!
portami via

e così sia

Marco Bo



29/01/14

versi di terra


se la vita è adesso
allora sta lì
lì nel solco, lì nel mezzo
nel solco che ho appena tracciato
è lì la vita
 è nell'acqua che lentamente s'accumula
e poi scivola via,  trafila tra le crepe
e si perde lontano
nelle viscere della terra

nelle viscere

della terra

è lì la mia vita

 e io affondo le mani nel solco che ho tracciato
 e tiro fuori un po' di argilla 
provo a pensare, a trapiantare dal cuore alla terra
a una preghiera impastata di sole e di sabbia
una preghiera da dedicare alla terra a cui appartengo
e penso alla semina

e penso 

alla semina

considero che

se domani sarò ancora qui su questa stessa zolla
traccerò ancora un altro solco
e affonderò di nuovo le mani
cercherò ancora l'arcano
il senso, il significato
la materia e la forma
e affonderò
affonderò oggi, per sempre e ancora
tra le zolle di terra
e seminerò
e canterò
canterò
ancora

se la vita è

 e ancora sarà domani
allora albergherà lì,
lì nel mezzo
lì nel solco
il solco che io saprò tracciare
e dove poi proverò a seminare
 affondando le mani
 nelle viscere della terra
 tra le radici e ceppi
e poi 
chiuderò gli occhi
in contemplazione 
e canterò

canterò

un canto nuovo eppur antico
come la storia del mondo e dell'essere umano
canterò io
ogni giorno
per me e per chi vorrà ascoltare
per me e per chi con me vorrà intonare 
mano nella mano questa nenia
questa ninna nanna questa melodia povera
come la terra, prima della stagione delle piogge

canteremo noi  ancora

quello che sappiamo della vita 
canteremo che 
è tempo di tornare a casa
e di seminare
è tempo di tornare a casa
a casa
lì nel solco
a cui apparteniamo
a casa
e così sia


Marco Bo


28/01/14

just a thin slice of life


my father tells about a time
 when the children and the old ones use to cut the apples into thin slices
so to dry them put them away and save them, 
for the harsh winter to come

my father claims that the old saying
  " everything was better in the good old days"
it is not true

back then you would wait tediously
 wait for the summer to arrive
so it was worse back then
it was much worse

and yet
at least you knew where you stood
and right there you would rest firm, 
you would live sinking among the clods of mud
and you would irrigated that soil with smiles and tears
mixed with the anxiety of knowing if the good harvest will arrive or not
and then you would celebrate with a big feast
and there you stood 
on a single clod of mud

you would feel your own birth and death with every round of seasons
and you would breath life all the way, deeply and clean

no,
no it wasn't better back then
and yet
now, my father says
I would give anything ,
all this ephemeral alleged progress, all the gold in the world,
to taste a single slice of that apple
cut with the wisdom and the love of a grandfather
and with the joy and the lightheart of a child
just a thin slice apple
just a thin slice of true
life

Marco Bo


27/01/14

una sottile fetta di vita



mio padre racconta di un tempo
 in cui i vecchi e i bambini tagliavano le mele a fette sottili
 e le facevano seccare all'aria
così che si conservassero per l'inverno in arrivo

mio padre racconta che
 non "si stava meglio quando si stava peggio", 
quando si stava in attesa
in estenuante attesa della bella stagione
 allora si stava peggio
e basta

eppure 
almeno si sapeva dove si stata 
e si esisteva,
 lì si resisteva,
 si viveva affondando tra le zolle di terra
e si irrigava quella terra con sorrisi e lacrime 
impastate con l'ansia di sapere del buon raccolto in arrivo

e poi si faceva festa
e lì si stava, 
su una singola zolla di terra
 si nasceva e si moriva ad ogni giro di stagione
lì si stava e si esisteva 
e si respirava la vita a pieni polmoni
a pieni polmoni

no, 
non si stava meglio quando si stava peggio
eppure 
adesso, dice mio padre, 
io darei qualsiasi cosa, 
tutto questo presunto effimero progresso, tutto l'oro del mondo,
per assaggiare una sola fetta di quella mela
 tagliata con la sapienza e l'amore di un nonno 
e con la gioia e la spensieratezza di un bambino
soltanto una sottile fetta di mela
soltanto una sottile fetta di vita
vera

Marco Bo

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/01/just-thin-slice-of-life.html









26/01/14

it is urgent to cry


it is urgent to cry for all the tribulations of the world
it is urgent to cry
and then to stretch from one side to the other of that pain
like a bridge over that raging river of the tragedies and injustices
 that have passed throughout the thousands of years on the dial of the history of this world 

it is urgent to cry for all the evils of the world
it is urgent to cry
and then lie down like a bridge of redemption over the river of existence
and so be it

it is urgent to shout our anger for all the injustices of the world
it is urgent to shout
and then stretch over this anger that for thousands of years has moved too many hearts in this world

it is urgent to shout our anger for all the injustices in the world
it is urgent to shout
and then lie down like a bridge of deliverance, as a hug of reconciliation over the river of life
and so be it

we are just a little drop of water in the river of life slowly flowing away
and never remaining the same never alike
and at the same time we can be bridges of redemption, of salvation always alike always the same
everlasting and unchanging , incorruptible , unalterable as strong pillars of history

we all are precarious and fragile like tears on the crying river of life
 steadily flowing towards the inexorable exodus to an immense sea
and we can be at the same time firm and secure bridges and pillars over space and time
we are fragile and alone in the storm and in the blizzard
 and we can be a lifeline definite, resolute and strong

it is urgent to cry for all the tribulations of the world
it is urgent to cry
and then lie down like a bridge of salvation and redemption
over the river of life
like a shelter
 a safe path towards a new future
a future with justice, 
a future fair and urgent
right now!
and  so be it


Marco Bo




è urgente piangere


è urgente piangere per tutti i mali del mondo
e poi distendersi da una sponda all'altra del dolore
come ponti sul fiume in piena delle immani sciagure
che da migliaia di anni sul quadrante della storia scorrono
scorrono via

è urgente piangere  per i mali del mondo
e poi distendersi come un ponte di redenzione sul fiume dell'esistenza
e così sia

è urgente gridare la nostra ira per le ingiustizie del mondo
e poi distendersi da una sponda all’altra della rabbia che da migliaia di anni muove troppi cuori nel mondo 

è urgente gridare la nostra ira per le ingiustizie nel mondo
e poi distendersi come un ponte, un abbraccio di riparazione  sul fiume dell'esistenza
e così sia

siamo noi goccia d’acqua nel fiume dell’esistenza che scorre via
mai più uguale mai più la stessa 
e al tempo stesso possiamo essere noi ponti di redenzione salvezza sempre uguali sempre gli stessi
immobili e fissi, incorruttibili, inalterabili e forti , pilastri della storia 

siamo noi precari e fragili come lacrime di un pianto 
 sul fiume dell'esistenza
 che scorre imperturbabile verso uno sbocco inesorabile, verso un immenso mare
e possiamo essere noi ponti e pilastri saldi e sicuri nello spazio e nel tempo
siamo noi fragili e soli nella tempesta e nella tormenta
 e possiamo essere noi àncora di salvezza ferma, risoluta e forte 


è urgente piangere per tutti i mali del mondo
è urgente piangere
e poi distendersi come un ponte di salvezza e redenzione 
sul fiume dell'esistenza
come un rifugio
come un passaggio sicuro verso un futuro migliore
un futuro più giusto, 
 solidale e urgente 
e così sia

Marco Bo
http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/01/it-is-urgent-to-cry.html




24/01/14

flames


out there
the wind 
may blow 
impetuously 
or quietly, gently 
and perhaps it will be in your favour 
but never hesitate, do not wait 

as the spark 
the original one
the one that will start the flame 
will always and only dwells within yourself 

thus, do not wait 
do not hope in vain for the good tailwind 
get prepared, smell the dust in the storm 
rest your hands on the pathway 
and do not be afraid if you do not find on the track
 the footsteps  that one day you left behind 

light the flame of your heart now 
and then shake, move the chains, destroy the constraints 
the discrimination and the restraints 
brake free from the  intolerance and the arrogance 

looks ahead 
and all around carefully 
  start to walk without fear 
the flame is lit, the wind will join you on the way 
and so be it

Marco Bo



fiamma


là fuori il vento 
potrà soffiare impetuosamente 
oppure dolcemente
e forse lo farà a tuo favore
oppure no
ma tu non esitare mai, non aspettare

poiché 
la scintilla 
quella originaria
quella che accenderà la fiamma
alberga sempre e soltanto dentro di te

allora

tu non aspettare
non sperare nel buon vento a favore
preparati,annusa la polvere nel vento
la pioggia nelle tue mani
affondale le tue mani nel fango sul selciato
e non aver paura se non ritrovi le tracce che avevi lasciato

accendi la fiamma del cuore adesso

scuotiti, muoviti scardina le catene i vincoli
e i condizionamenti, le restrizioni, 
i freni i divieti, le  discriminazioni

guarda avanti

e tutt’intorno con attenzione 
 inizia a camminare senza timore
non dubitare mai
la fiamma è accesa,
 il vento ti raggiungerà sul cammino
e le tue fragili ali ti sorreggeranno ancora 
sopra questi cieli di periferia
e così sia


 Marco Bo






23/01/14

sky break open


sometimes I feel alone 
and the crowd  won’t help
the sky doesn’t listen
and yet I perceive million of beats around 
millions of hearts chasing one another 
breaking down 
and then dozing off 
slowly 
to he sound of sunset
waiting for the silence 
the breath of the new day 

one more day 
one new day 
under this peripheral sky 
under this gray  winter sun 

sometimes I feel alone 
and the crowd drives me mad 
drags me down the void, 
to the emptiness 
and I fall
in the clamour of the world 
into this cold winter night
and I feel alone 
alone

please
save me 
please
rescue me 
sky break open
and set me free!

Marco Bo

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/01/apriti-cielo.html



our own silent song


our own silent song 
the thunderous emptiness of the present silence 
will tear away the mask of the past noise 

sincere the silence 
false and misleading the noise 

but we should not be afraid
 we should be grateful 
and look straight into the eyes of silence 
and then challenge it 
surround silence in the corner 
crush it
dance on it with passion 
and build over it our own noise 
our own silent song
the sincere one
the one that will never abandon us 
the one that will  never betray us

our own noise 
our own silent song
the rich, colourful joyful, new and sacred noise
just like a  feast
just like a symphony 

nothing else is worth for our the journey 
  if not music and emotions to give away with both hands,
 to give out without fear, without hesitation 

this is our own noise
our own silent song 
se clear and present
so joyful and free! 
and so be it

Marco Bo

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/01/silenzio.html





silenzio


il vuoto assordante del silenzio presente
strapperà la maschera al frastuono del passato

sincero il silenzio 
falso e ingannevole il frastuono 

e non bisogna avere timore
è necessario guardalo diritto negli occhi il silenzio 
ringraziarlo
e poi sfidarlo
metterlo all’angolo
schiacciarlo
ballarci sopra con passione 
e ricostruire il nostro frastuono 
quello sincero
quello che non ci abbandonerà mai
quello che non ci tradirà mai

il nostro frastuono
il nostro silenzioso canto
quello ricco, colorato allegro, nuovo e sacro
come una festa
come una sinfonia

null'altro serve per il cammino null'altro vale
 se non musica ed emozioni per dare 
a piene mani dare
 senza paura senza esitare

null'altro serve
soltanto il nostro silenzioso canto 
così libero e presente! 
e così sia

Marco Bo

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/01/our-own-silent-song.html



22/01/14

apriti cielo


a volte mi sento solo
e la folla furiosa mi accompagna
il cielo non ascolta
eppure sento milioni di battiti intorno
milioni di cuori rincorrersi
accavallarsi
e poi assopirsi
piano
al suono della sera
per aspettare
in silenzio
il respiro
del giorno nuovo

un giorno
ancora
un nuovo giorno 
sotto questo cielo di periferia

sotto questo sole grigio
a volte mi sento solo
la folla forsennata mi accompagna
verso il vuoto,
 il nulla
e affondo 
nel frastuono del mondo
nel freddo inverno
e mi sento solo
solo

salvami
salvami tu
salvami adesso
apriti 
apriti cielo!
e così sia

Marco Bo





21/01/14

Cartolina dal Nicaragua. Sliding door, Managua Nicaragua, fermata del Siete Sur, l'incrocio con il destino.



Pensandoci bene quante volte nella vita ci troviamo dinnanzi alla nostra sliding door?
 Basta una lieve imprecisione, un anticipo o un ritardo e tutto può cambiare, oppure non cambia niente, è questione di secondi a volte, dettagli minimi in apparenza marginali e che invece fanno la differenza, nel bene o nel male. 

A quella fermata, lì di fronte alla mia sliding door la mia situazione  era questa:
ero rimasto da solo in Nicaragua, l'altro volontario David il Londinese compagno di quell'avventura in Nicaragua era appena tornato in patria, e sopratutto, lei mi aveva detto che era tutto finito!

"...E' tutto finito! Ho deciso di partire vado negli Stati Uniti, lì ci sono le mie sorelle...qui in Nicaragua non c'è  possibilità di far niente e nemmeno di progredire, 
e comunque  siamo troppo giovani per  impegnarci  e poi è quasi certo che mi daranno il visto per gli Stati Uniti, non posso perdere l'occasione, non mi capiterà mai più!"

Mi rimbombavano nella mente le sue parole e in quel momento mi svegliai di soprassalto sull’autobus e... la vidi lì davanti a me !
Fermata del Siete Sur, la prima fermata di Managua per gli autobus che arrivano da sud, dalla zona cafetalera del Dipartimento di Carazo. 
Polvere ai bordi della via, caldo insopportabile umido e denso, venditori ambulanti, cani randagi che rovistano la spazzatura,  chioschi con tavolini e musica a palla, gente che corre dappertutto, fermata Siete Sur, Managua, Nicaragua.

E se fossi sceso alla fermata dopo, se invece di voltarmi a sinistra avessi guardato dall'altra parte,  se non mi fossi seduto al finestrino, se il pianto del bambino seduto in grembo alla mamma di fianco a me non mi avesse svegliato... 
 …. se lei non avesse alzato lo sguardo, se lei non mi avesse visto al finestrino del bus in quel preciso istante in cui mi ero svegliato di soprassalto per le grida del bimbo e per la brusca frenata dell'autista alla fermata del Siete Sur,
 se la sorella che era lì con lei non le avesse detto:  "dai, parlagli almeno, dagli una possibilità!”

 Se tutto questo ed altre mille lievi imprecisioni, ritardi e deviazioni nella nostra linea spazio temporale  non si fossero verificati , chissà cosa sarebbe successo?
Probabilmente sarei rientrato in Italia di lì a poco seguendo il consiglio che Suor Lucy la Madre Superiora quel giorno stesso mi avrebbe dato durante l'incontro.
 Quell'incontro era il motivo del mio viaggio da Diriamba cittadina sull'altipiano cafetalero a circa 60 km a sud di Managua. 

La situazione  era questa:
ero rimasto da solo in Nicaragua, l'altro volontario David il Londinese compagno di quell'avventura in Nicaragua era appena tornato in patria dopo un anno, ed il suo rientro d'emergenza  era stato traumatico. Lui preciso e puntuale Londinese DOC non si era mai ambientato al tumulto tropicale di quello splendido paese di sole, laghi e vulcani. 

Per quanto riguarda me, stavo passando un brutto momento, non reggevo più il ritmo di lavoro,
dalle 4:00 del mattino a mezzanotte con una sola breve pausa per il pranzo.
 Mi  occupavo di tutto nell'Istituto La Inmaculada di Diriamba, scuola agraria per giovani e adulti rientrati da poco dai vari fronti di una terribile guerra appena conclusa che aveva devastato il Nicaragua per anni.
Insegnavo ed ero anche responsabile dell'Internato maschile, e quel doppio incarico mi stava uccidendo, ed è per questo che avevo chiesto alla Madre Superiora di esentarmi dall'internato per recuperare qualche ora di sonno.
Ma non era questo a pesare di più, la cosa peggiore è che lei mi aveva detto che era tutto finito,
 che sarebbe partita per gli Stati Uniti dove l'aspettavano le sorelle, perché non vedeva possibilità alcuna di poter progredire lì in Nicaragua, troppe difficoltà, troppo dolore dopo la guerra, troppa incertezza. 
 E aveva paura di impegnarsi, diceva che eravamo troppo giovani, e poi quella era la volta buona che le avrebbero dato il visto, non poteva lasciarsela scappare. Insomma, aveva deciso e quindi tra di noi era tutto finito. 

Anche se in realtà non era nemmeno propriamente iniziata la storia tra di noi. 
Lei aveva finito da appena un mese la scuola agraria ed era da allora che avevamo iniziato a frequentarci.
Io mi ero innamorato subito, dal primo giorno che l'avevo vista camminare veloce e leggera nell'istituto, camicia bianca cravatta e gonna blu appena sopra il ginocchio, l'uniforme impeccabile degli alunni dell'ultimo anno e con i capelli raccolti all'indietro, camminava a passi leggeri che sembrava levitare a 10 cm da terra!

Si era diplomata da poco ed avevamo iniziato a vederci solo allora dopo esserci corteggiati da lontano con  tanti sguardi furtivi  e lettere lasciate in punti segreti dell'istituto. 
Eravamo anche usciti un giorno alla laguna di Xiloa', giornata fantastica! Un bacio infinito all'imbrunire seduti vicino all'albero centenario dove dice la leggenda degli indios Chorotega una principessa indigena si era lanciata ed immersa perdendosi nel fondo della laguna per raggiungere l'amato che era stato ucciso lì perché aveva osato importunare una principessa.

Insomma sembrava un film quella nostra storia d'amore, ma nei giorni successivi tutto il mondo mi crollò intorno, David se n'era andato ed a lei avevano detto che questa volta sarebbe arrivato il visto per gli USA.
 Il visto per un sogno come diceva la canzone del momento di Juan Luis Guerra "Buscando Visa para un sueño". 
 In quegli anni tutti in Nicaragua speravano in un visto per un sogno, un visto per fuggire l'incubo quotidiano di un paese appena uscito da una guerra terribile.

Questa era la situazione, ed io quel giorno stavo andando da Suor Lucy con lo stato d'animo sottoterra, sentivo che quell'avventura straordinaria stava per volgere al termine, cercavo di elaborare la disfatta ripetendomi che c'erano molte cose da salvare di quell'anno. 
Questo era lo stato d'animo che portavo a quell'incontro.
Ma quel giorno lei era lì alla fermata del Siete Sur ed io trafelato scesi dall'autobus, 
con timore la salutai,  parlammo per pochi minuti ed alla fine lei mi disse: 
"Starò a Managua da mia sorella per un po', sembra che i tempi per il visto si allunghino….se vuoi passa a trovarmi una di queste sere...."

Tanto bastò per darmi forza sufficiente e all'incontro dissi a Suor Lucy che avevo deciso di restare in Nicaragua, stringendo i denti volevo continuare con il mio impegno.
 Lei acconsentì e mi esentò dall'impegno con l'internato.

In realtà  non avevo certezza alcuna di come sarebbe andata a finire, era una scommessa.............................. ed eccoci qui oggi! Sono passati 21 anni insieme e due splendide figlie ci hanno raggiunto sul cammino! Adesso sì, siamo grandi abbastanza,
 grazie Jazmina, te quiero hasta siempre!

Marco Bo

21/01/2014 
il racconto a Voi Siete qui. Radio 24





20/01/14

Periferie del mondo, ricordi / frammenti di memoria tra Nicaragua e Birmingham Alabama



All'inizio degli anni ’90  volontario in Nicaragua,  ero responsabile del convitto maschile di una scuola tecnica di agronomia e insegnante di Inglese.

Gli studenti erano sia ragazzini adolescenti che uomini di
trent’anni o più che erano tornati alla vita civile dopo la guerra  da poco terminata.

Le difficoltà erano tante, spesso mancava l’acqua e tenere a bada più di ottanta ragazzi e uomini da solo era complicato.

 Mi svegliavo alle quattro del mattino e andavo a dormire non prima della mezzanotte, tutti i giorni.
Un ricordo in particolare, gli studenti la sera lustravano per ore il loro unico paio di scarponi che usavano sia per la pratica in campagna e sia per le lezioni in classe e lavavano la loro unica camicia bianca perché la mattina dopo volevano essere lindi puliti e profumati.
Ho imparato che nella povertà c’è tanta dignità e che si può essere eleganti meglio di modelli di " Alta costura" anche con molto poco.

Per contrasto ricordo a Birmingham Alabama, esperienza di
volontariato successiva, il vero abbandono e l’emarginazione.

Abbandono ed emarginazione che sono peggio della povertà materiale.
In quei luoghi  ho percepito come non mai quell'abbandono, 
mai  l'avevo visto e provato così intensamente prima di allora, nemmeno nel paesello più povero dell’America Latina, e tutto questo nel bel mezzo della Nazione più ricca ed avanzata del mondo, gli USA!

Nei “projects” i quartieri popolari di Birmingham entravamo soltanto noi ed i missionari Salesiani e le macchine della polizia che accorrevano a sirene spiegate soltanto quando c’era una sparatoria o incidente.

Il nostro compito era quello di far trascorrere il pomeriggio dopo la scuola in serenità a più di cento bambini e ragazzi che altrimenti sarebbero stati soli ed in pericolo in strada.

I ricordi ed i fantasmi in quei luoghi erano ovunque perché quelli erano i luoghi dove era iniziata la lotta per i movimenti civili e contro la segregazione razziale.
 Alcuni amici avevano vissuto la segregazione razziale sulla loro pelle.

Ricordo uno scambio di opinioni molto accesso,
un ragazzo Afro Americano diceva ad un ragazzo bianco: 

“Tu non sai nulla di me, non hai la minima idea di cosa mi passi per la mente! Non ha mai avuto necessità di conoscermi.

Io invece so tutto di te, so leggere ogni piccolo dettaglio nel tuo
viso, nei tuoi movimenti!

E così sapevano fare i nostri vecchi, gli schiavi e le levatrici che
allattavano i figli dei bianchi! 
Sapevano leggere ogni piccolo
dettaglio perché da quel dettaglio dipendeva la vita o la morte!”

La strada è ancora lunga nella costruzione di una società libera da ogni discriminazione considerando che fino a circa cinquant'anni fa una parte di quella società era schiava.

Comunque la speranza è infinita, e le cose cambiano, sia lì che altrove, nelle tante periferie del mondo,
rimando a questi link alcuni ricordi di quegli anni 

Birmingham Alabama

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2011/12/dedicato-tutta-lafrica-nel-mondo.html
http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2013/05/il-cuore-in-gola-e-un-gospel-in-testa.html

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2012/06/kevin-giocava-tutti-i-giorni-la-stessa.html

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2013/07/condominio-mondo-notti-di-periferia.html

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/08/voci-dalle-periferie-dai-margini-i.html

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2013/09/voi-che-avete-dimora-siate-buoni-con-i.html

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/03/quale-il-tuo-ultimo-prezzo.html

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/04/unico-come-tutti-gli-altri-io-canto.html

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2014/08/voci-dalle-periferie-dai-margini-peso_30.html

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2012/07/il-colore-del-campi-di-colza-in-fiore.html

Nicaragua


http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2013/09/canzone-per-nicaragua.html


http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.com/2013/08/el-cruzero-lincrocio-dei-quattro-venti.html

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.com/2012/11/cosa-mi-ha-insegnato-la-natura.html

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.com/2012/10/canzone-per-il-tuo-sorriso-nicaragua.html


http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2011/09/laguna-di-xiloa-nicaragua-da-madre.html

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.com/2012/10/canzone-del-giorno-di-festa-nicaragua.html

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e per concludere, il ricordo delle bambine di Birmingham con i pattini a rotelle ai piedi, che nel giorno di festa sembravano toccare il cielo e volare!
volare libere!

Nonostante la povertà e l’emarginazione, con i pattini ai piedi come ali e un dollaro in tasca si sentivano felici, sul tetto del mondo!

 Questo mi ha insegnato che la speranza nel giorno di festa e più
forte di qualsiasi pena e dolore!

Ed è per questo che io e la mia famiglia continuiamo ad impegnarci con umiltà e determinazione nel tentativo di costruire una società più giusta e solidale, per non tradire quella speranza e quella felicità.
Questo, con molti altri, è uno dei motivi per i quali ci siamo messi in cammino.

Marco Bo 
Perchè ci mettiamo in cammino


 e ritorno alle zolle di terra a cui apparteniamo

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dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...