21/01/14

Cartolina dal Nicaragua. Sliding door, Managua Nicaragua, fermata del Siete Sur, l'incrocio con il destino.



Pensandoci bene quante volte nella vita ci troviamo dinnanzi alla nostra sliding door?
 Basta una lieve imprecisione, un anticipo o un ritardo e tutto può cambiare, oppure non cambia niente, è questione di secondi a volte, dettagli minimi in apparenza marginali e che invece fanno la differenza, nel bene o nel male. 

A quella fermata, lì di fronte alla mia sliding door la mia situazione  era questa:
ero rimasto da solo in Nicaragua, l'altro volontario David il Londinese compagno di quell'avventura in Nicaragua era appena tornato in patria, e sopratutto, lei mi aveva detto che era tutto finito!

"...E' tutto finito! Ho deciso di partire vado negli Stati Uniti, lì ci sono le mie sorelle...qui in Nicaragua non c'è  possibilità di far niente e nemmeno di progredire, 
e comunque  siamo troppo giovani per  impegnarci  e poi è quasi certo che mi daranno il visto per gli Stati Uniti, non posso perdere l'occasione, non mi capiterà mai più!"

Mi rimbombavano nella mente le sue parole e in quel momento mi svegliai di soprassalto sull’autobus e... la vidi lì davanti a me !
Fermata del Siete Sur, la prima fermata di Managua per gli autobus che arrivano da sud, dalla zona cafetalera del Dipartimento di Carazo. 
Polvere ai bordi della via, caldo insopportabile umido e denso, venditori ambulanti, cani randagi che rovistano la spazzatura,  chioschi con tavolini e musica a palla, gente che corre dappertutto, fermata Siete Sur, Managua, Nicaragua.

E se fossi sceso alla fermata dopo, se invece di voltarmi a sinistra avessi guardato dall'altra parte,  se non mi fossi seduto al finestrino, se il pianto del bambino seduto in grembo alla mamma di fianco a me non mi avesse svegliato... 
 …. se lei non avesse alzato lo sguardo, se lei non mi avesse visto al finestrino del bus in quel preciso istante in cui mi ero svegliato di soprassalto per le grida del bimbo e per la brusca frenata dell'autista alla fermata del Siete Sur,
 se la sorella che era lì con lei non le avesse detto:  "dai, parlagli almeno, dagli una possibilità!”

 Se tutto questo ed altre mille lievi imprecisioni, ritardi e deviazioni nella nostra linea spazio temporale  non si fossero verificati , chissà cosa sarebbe successo?
Probabilmente sarei rientrato in Italia di lì a poco seguendo il consiglio che Suor Lucy la Madre Superiora quel giorno stesso mi avrebbe dato durante l'incontro.
 Quell'incontro era il motivo del mio viaggio da Diriamba cittadina sull'altipiano cafetalero a circa 60 km a sud di Managua. 

La situazione  era questa:
ero rimasto da solo in Nicaragua, l'altro volontario David il Londinese compagno di quell'avventura in Nicaragua era appena tornato in patria dopo un anno, ed il suo rientro d'emergenza  era stato traumatico. Lui preciso e puntuale Londinese DOC non si era mai ambientato al tumulto tropicale di quello splendido paese di sole, laghi e vulcani. 

Per quanto riguarda me, stavo passando un brutto momento, non reggevo più il ritmo di lavoro,
dalle 4:00 del mattino a mezzanotte con una sola breve pausa per il pranzo.
 Mi  occupavo di tutto nell'Istituto La Inmaculada di Diriamba, scuola agraria per giovani e adulti rientrati da poco dai vari fronti di una terribile guerra appena conclusa che aveva devastato il Nicaragua per anni.
Insegnavo ed ero anche responsabile dell'Internato maschile, e quel doppio incarico mi stava uccidendo, ed è per questo che avevo chiesto alla Madre Superiora di esentarmi dall'internato per recuperare qualche ora di sonno.
Ma non era questo a pesare di più, la cosa peggiore è che lei mi aveva detto che era tutto finito,
 che sarebbe partita per gli Stati Uniti dove l'aspettavano le sorelle, perché non vedeva possibilità alcuna di poter progredire lì in Nicaragua, troppe difficoltà, troppo dolore dopo la guerra, troppa incertezza. 
 E aveva paura di impegnarsi, diceva che eravamo troppo giovani, e poi quella era la volta buona che le avrebbero dato il visto, non poteva lasciarsela scappare. Insomma, aveva deciso e quindi tra di noi era tutto finito. 

Anche se in realtà non era nemmeno propriamente iniziata la storia tra di noi. 
Lei aveva finito da appena un mese la scuola agraria ed era da allora che avevamo iniziato a frequentarci.
Io mi ero innamorato subito, dal primo giorno che l'avevo vista camminare veloce e leggera nell'istituto, camicia bianca cravatta e gonna blu appena sopra il ginocchio, l'uniforme impeccabile degli alunni dell'ultimo anno e con i capelli raccolti all'indietro, camminava a passi leggeri che sembrava levitare a 10 cm da terra!

Si era diplomata da poco ed avevamo iniziato a vederci solo allora dopo esserci corteggiati da lontano con  tanti sguardi furtivi  e lettere lasciate in punti segreti dell'istituto. 
Eravamo anche usciti un giorno alla laguna di Xiloa', giornata fantastica! Un bacio infinito all'imbrunire seduti vicino all'albero centenario dove dice la leggenda degli indios Chorotega una principessa indigena si era lanciata ed immersa perdendosi nel fondo della laguna per raggiungere l'amato che era stato ucciso lì perché aveva osato importunare una principessa.

Insomma sembrava un film quella nostra storia d'amore, ma nei giorni successivi tutto il mondo mi crollò intorno, David se n'era andato ed a lei avevano detto che questa volta sarebbe arrivato il visto per gli USA.
 Il visto per un sogno come diceva la canzone del momento di Juan Luis Guerra "Buscando Visa para un sueño". 
 In quegli anni tutti in Nicaragua speravano in un visto per un sogno, un visto per fuggire l'incubo quotidiano di un paese appena uscito da una guerra terribile.

Questa era la situazione, ed io quel giorno stavo andando da Suor Lucy con lo stato d'animo sottoterra, sentivo che quell'avventura straordinaria stava per volgere al termine, cercavo di elaborare la disfatta ripetendomi che c'erano molte cose da salvare di quell'anno. 
Questo era lo stato d'animo che portavo a quell'incontro.
Ma quel giorno lei era lì alla fermata del Siete Sur ed io trafelato scesi dall'autobus, 
con timore la salutai,  parlammo per pochi minuti ed alla fine lei mi disse: 
"Starò a Managua da mia sorella per un po', sembra che i tempi per il visto si allunghino….se vuoi passa a trovarmi una di queste sere...."

Tanto bastò per darmi forza sufficiente e all'incontro dissi a Suor Lucy che avevo deciso di restare in Nicaragua, stringendo i denti volevo continuare con il mio impegno.
 Lei acconsentì e mi esentò dall'impegno con l'internato.

In realtà  non avevo certezza alcuna di come sarebbe andata a finire, era una scommessa.............................. ed eccoci qui oggi! Sono passati 21 anni insieme e due splendide figlie ci hanno raggiunto sul cammino! Adesso sì, siamo grandi abbastanza,
 grazie Jazmina, te quiero hasta siempre!

Marco Bo

21/01/2014 
il racconto a Voi Siete qui. Radio 24





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