“la terra spazzata dal vento è più pulita di qualsiasi pavimento di marmo….”così ci salutava La Negra Luz Marina ogni volta che passavamo da casa sua,
io giravo la chiave per accendere il motore della macchina e puntavo gli occhi allo specchietto retrovisore e la vedevo lì, diritta in piedi con la scopa in mano, la gonna che ballava nel vento, il suo cane Llovizna che le scodinzolava intorno
i bambini che giocavano con le biglie per terra, i ciondoli di argilla che tintinnavano la loro melodia…
e lei con la mano alzata che ci regalava la sua benedizione, potevamo andare via
la terra spazzata dal vento è più pulita di qualsiasi pavimento di marmo
mi accomodavo nel sedile e puntando gli occhi in avanti, guidavo piano per evitare le buche sulla via del ritorno
la terra spazzata dal vento................
era serena la sua voce, pensavo,
aveva il sapore e il profumo delle cose in cui lei credeva
lo viveva ogni singolo giorno che il destino le mandava in terra
e non aveva paura nel cantarlo ogni giorno a chi la visitava,
ogni sera come fosse una ninna nanna
la Negra viveva da sola da tanti anni,
da sola, lei e i suoi figli
viveva all’entrata de El Rosario un piccolo paese di artisti allevatori e commercianti sulla via verso Ciudad Dorada
la sua era una piccola storia, noi la conoscevamo soltanto per quell’ultimo frammento che ci univa in quel momento,
i corsi di artigianato in argilla che insieme a noi volontari portava presso quelle periferie del mondo,
e per quella cantilena, quella preghiera la conoscevamo
la terra spazzata dal vento è più pulita.........
così ci salutava ogni volta La Negra e poi rimaneva lì ferma con la mano alzata fino a quando noi scivolavamo dietro la curva e tornavamo sulla via principale quella che portava alla Carrettera Panamericana
quelle strade,
vene che scorrevano nella terra rossa e blu, mescola di sabbia e argilla antica
era una geografia quella che vista dall’alto sembrava un corpo scorticato dal tempo e dal vento
e gli uomini e le donne e gli animali che ci vivevano sopra con disperazione sembravano globuli rossi impazziti in continua migrazione verso l'El Dorado
così avevamo aperto gli occhi noi su quella nostra nuova terra all’arrivo un giorno qualsiasi sul volo del pomeriggio dalla capitale
e laggiù in fondo a quelle strade tra i mille incroci di quella rete infinita di vene e di arterie, c’era anche lei Luz Marina,
da tutti conosciuta come La Negra
il primo giorno, quello dell’assemblea di presentazione nella comunità del nostro progetto,
alla domanda di raccontarsi rivolta ai partecipanti
La Negra alzò la mano e dopo qualche secondo, raccolta l’attenzione nello spazio come il silenzio tra il lampo e il tuono ,
si alzò e disse
- io sono Luz Marina conosciuta come La Negra
e secondo la mia esperienza di vita la vera arte è quella di spogliarla la vita e decorare di nuovo la nudità, la fragilità dell’esistenza
e questo provo a fare a casa mia con argilla colori tessuti pietre, terra rossa, essenza di cannella
e con versi musica e parole al vento……-
e quando qualcuno dice con le parole con il corpo e con le mani
e lì che inizia un nuovo cammino....................
Marco Bo
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