previsioni incerte per il tempo presente
bollettino per i camminanti delle periferie
ricerca di una preghiera in corso
verrà il giorno in cui torneremo sui nostri passi
torneremo a cantare la terra come nostro primo valore,
la terra che merita il nostro rispetto
la terra che merita il nostro amore
verrà il giorno in cui torneremo ad affondare tra le zolle di terra
e la terra ci accoglierà di nuovo in grembo senza esitare
senza esitare
avremo allora piena consapevolezza e precisa percezione oltre ogni dubbio
di come il nostro peregrinare di tutti questi anni sia stato solo un effimero abbaglio
Il nostro andar raminghi per mondi artificiali soltanto un perfido imbroglio
un’angusta prigione che noi stessi ci siamo costruiti tutt’intorno con impegno
e il perché ormai non lo ricordiamo più ormai,
non riconosciamo più il motivo del nostro rivoltarci fuori dentro, dentro fuori
la ragione del rinchiuderci dentro quatto mura,
anguste prigioni collegate al mondo esterno con reti virtuali
imitazioni in 3D e ad alta definizione del meraviglioso mondo reale che da sempre abbiamo innanzi agli occhi e che non sappiamo più apprezzare,
il meraviglioso mondo reale che non abbiamo fatto altro che disprezzare
disprezzare, sfruttare, insultare e deridere
deridere
avremo allora piena consapevolezza e percezione precisa aldilà di ogni dubbio
di come il nostro accumulare cose alla rinfusa sia stata una sorta di cattività, una prigionia
un esilio volontario in un realtà confusa, dimenticata cementificata offuscata da aria condizionata,
una realtà fittizia grigia crudele e matrigna e a noi estranea,
a noi totalmente estranea
estranea
verrà il giorno in cui il più alto valore tornerà ad essere l'atto più semplice,
quello di seminare seminare
preparare il terreno e seminare
verrà il giorno in cui torneremo ad affondare tra le zolle di terra del campo
il giorno in cui la terra ci riprenderà in grembo senza esitare
avremo allora piena consapevolezza e precisa percezione oltre ogni dubbio e timore
di come il nostro peregrinare di tutti questi anni sia stato solo un effimero abbaglio
e torneremo allora a preparar legna per l'inverno,
attenderemo pazienti lo scorrere delle stagioni, ci sveglieremo attenti e felici al primo Sole del mattino
e impareremo di nuovo a leggere il ciclo della Luna
ma forse è già qui quel giorno è già qui,
tra le pieghe contorte, tra gli svincoli e incroci di questa realtà di asfalto e cemento, di circuiti integrati e codici cifrati, di condizionatori di distributori automatici e di supermercati
di parcheggi, piazze reali e piazze virtuali, centri commerciali moderne cattedrali,
continenti di cemento per mostri meccanici e minime, soltanto minuscole isole pedonali come oasi,
remote e impercettibili oasi, arcipelaghi persi in un deserto di asfalto e cemento
asfalto e cemento....
verrà il giorno in cui torneremo ad affondare tra le zolle di terra del campo
il giorno in cui raccoglieremo i frutti della nostra fatica e della semina buona
verrà il giorno, si verrà il giorno in cui riusciremo a crescere fiori anche tra questo asfalto e cemento, tra questi edifici di periferia,
verrà il giorno in cui la fuga non sarà più tale, la fuga sarà il ritorno a casa,
verrà il giorno in cui ci nutriremo dei frutti della terra della compassione, della condivisione e della nostra fede infinita nella poesia
e anche gli angoli grigi, gli anfratti più scuri, remoti e dimenticati di queste periferie anonime torneranno a fiorire
a fiorire
e così sia
così sia
previsioni incerte per il tempo presente
bollettino per i camminanti delle periferie
ricerca di una preghiera in corso
Marco Bo
Verrà un tempo che la nostra fede comune nella poesia farà invidia.
Cesare Pavese dal "Mestiere di vivere", 22 febbraio 1940

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