15/06/12

questa storia non ha luogo, tempo, nome ed ogni riferimento è puramente casuale. Seconda Parte, parti in causa, tante, troppe!


…questa storia non ha inizio né fine, non ha luogo né tempo……………

si è acceso l'ennesima sigaretta ed ha iniziato a raccontare mentre eravamo persi nella bufera perfetta.

"...Quando mi catturarono le guardie di frontiera la prima volta avevo 17 anni,con altri 20 uomini e ragazzi ci presero sulle montagne appena oltre il confine.

Lo ricordo come fosse oggi, ma a pezzi e frammenti scombinati e allora te lo racconto come fosse oggi che mi è più facile:

non tentiamo nemmeno di fuggire perché sappiamo che i frontalieri hanno l'ordine di sparare a vista.

Ci caricano su un furgone lurido gridando e spingendoci dentro a calci, 
io sono il più piccolo e gli adulti mi  prendono e mi tirano nel mezzo del gruppo perché i calci non mi raggiungano.

Se non sono calci con i piedi sono botte alle reni con il calcio dei fucile..

Come bestie ci cacciano dentro a quel furgone, ci vuole più di un’ora per arrivare al nostro destino, 
un campo di detenzione sulle montagne, filo spinato baracche, cani randagi e guardie dappertutto.

Mani incrociate sulla testa tutti in fila perquisizione!
 ridono di me perché mi sono portato un giornaletto da ragazzini sotto la camicia, io mi sento umiliato, 
però mi rendo conto che la tensione si è un poco allentata proprio perché mi hanno trovato addosso quel giornaletto.

Ma dura poco, il soldato che mi ha preso il giornalino lo butta in terra nel fango, 
io senza pensarci un secondo mi lancio in terra a raccoglierlo,
 il bastardo mi punta alle tempie la canna del fucile e tutto intorno il mondo ammutolisce e si ferma anche il vento e gli uccelli in cielo la poiana che ci guarda dalla cima della montagna ammutolisce e ci guarda.....
Un ufficiale arriva ed afferra la canna del fucile e dice al soldato
 " Non fare cazzate è un ragazzino come te!"

Ci portano in una cella siamo così tanti che riusciamo a malapena a stare in piedi tutti attaccati l'uno all'altro,
mi guardo i piedi e mi rendo conto solo in quel momento che le scarpe sono completamente andate, 
distrutte nella corsa per attraversare il confine prima che ci prendessero le guardie di frontiera, ma ero talmente spaventato che non me ne ero reso conto.

Guardo i piedi sporchi e sanguinanti, alzo lo sguardo e vedo un soldato che mi guarda dall'altra parte delle sbarre, mi grida 
" Tu! fuori vieni qua!"

Io mi guardo intorno spaventato, ma sta dicendo proprio a me, gli altri dicono al soldato  "E' solo un ragazzino lascialo in pace! "
lui punta il fucile e grida ancora "Tu esci subito!"

Vado verso di lui e sto grondando sudore e lacrime, penso a casa mia, a mio padre mia madre e i miei fratelli piccoli in cortile a giocare.......mi porta sul retro del campo mi tira una pala e dice, "Scava!"
Inizio a scavare convinto che quella sarebbe stata la mia tomba........."
…questa storia non ha inizio né fine, non ha luogo né tempo ed ogni riferimento è puramente casuale, e continua continua …..

Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino.



Questa storia non ha luogo, tempo, nome ed ogni riferimento è puramente casuale. prima parte :

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2012/04/questa-storia-non-ha-luogo-tempo-nome.html





12/06/12

l'amicizia è nell'anima e nel cuore


l'amicizia è come un maestro, 
un buon maestro che non ti abbandona mai
 a distanza di tempo e di spazio  

l'amicizia è una scheggia, un pensiero un ricordo che non ti abbandona mai 
è una sinfonia di mille piccole premure l'amicizia,
e il concerto quella sera era un sogno....

il ricordo l'ho sempre negli occhi e nel cuore
l'ho sempre in testa quel concerto come un dipinto in acquerello come un sogno un miraggio nel deserto il concerto
 un sogno, un ricordo di colline e di foschia,
 di quando  noi amici rotolavamo nella neve sopra un vecchio sacco di tela
e la Poiana ci guardava e a noi piaceva pensare che lei ci sorvegliasse e ci proteggesse

noi amici persi nelle campagne e nella foschia fino a sera non avevamo paura, no non avevamo paura! 
noi  ci proteggevamo e camminavamo sicuri anche se era già buio intorno e la casa era ancora lontana
ma noi non avevamo paura
 no! 

quella sera ero al concerto con un caro amico adesso lontano fisicamente ma nel cuore e nell'anima sempre presente e ascoltavamo il coro Africano

 assorti sotto una lieve pioggia primaverile e una leggera nebbia che avvolgeva tutti gli astanti
noi come immersi in un immenso mare
 e poi sospesi in volo tra le nubi e i sinuosi venti
 i leggeri venti alisei che annunciavano già la bella stagione 
che soffiavano alle porte delle case, 
cantavano e ricordavano alle donne ed agli uomini che presto le porte si sarebbero di nuovo spalancate al Sole d'estate,

i santi venti alisei che nei secoli avevano indicato ai naviganti la giusta via
 ed ai migranti avevano annunciato l'arrivo imminente alla terra promessa in vista

alisei di pioggia e di vento che quella sera cantavano a migliaia di persone la bellezza dell'amicizia della condivisione

quella sera noi amici e migliaia di persone persi e sospesi come in un sogno, come in meditazione e ascoltavamo il  coro,

 il coro Africano ci ricordava che
"Il maestro è nell'anima e dentro l'anima per sempre resterà!
Il maestro è nell'anima e dentro l'anima per sempre resterà!" 

e Paolo Conte si piegava di lato dietro il suo pianoforte che sembrava un destriero e lui un cavaliere,
la voce delle coriste scaldava la piazza e la pioggia continuava a cadere cadere

i venti alisei annunciavano l'estate, 
il cuore batteva a ritmo della musica della canzone e io perso tra migliaia di persone
 tornavo alle mie campagne al ricordo di noi amici persi nella campagna eppure sereni, eppure felici,
al ricordo della Poiana che scendeva in picchiata e sfidava la foschia, 
al ricordo del vento che soffiava alle porte ed ancora sussurrava  
alle donne ed agli uomini che .......
"Il maestro è nell'anima e dentro l'anima per sempre resterà!"

Marco Bo


la voce di 

Basilio Santoro

https://vimeo.com/43928968 


















11/06/12

preghiera del viandante




" Se avessi il drappo ricamato del cielo

intessuto dell’oro e dell’argento e della luce,
i drappi dai colori chiari e scuri del giorno e della notte
dai mezzi colori dell’alba e del tramonto,
stenderei quei drappi sotto i tuoi piedi:
invece, essendo povero, ho soltanto i sogni;
e i miei sogni ho steso sotto i tuoi piedi;
cammina leggera, perché cammini sui miei sogni."
William Butler Yeats



quella che senti nel vento è una musica
che racconta di un ragazzo innamorato così povero 
ma libero 
che sapeva parlare ai sogni

quello che leggi su questo foglio è solo graffio sulla mia anima
 a tratti e frammenti scritto,  
un graffio che
disegna sulla mia pelle un tatuaggio, 
una visione

e poi
un passo alla volta
una stretta di mano 
un calcio ad un pallone
un pezzo di pane
una mattina al Sole

quello che vedi su questo legno nella tempesta 
è  un sogno
che ha navigato con me per tutti i mari del mondo
soltanto un sogno
che ha navigato con me per tutti i mari del mondo

 un solo giro di giostra
una giornata di pioggia
una passeggiata al mare
un ponte sicuro su acque agitate
una luna piena a cui ululare

quello che vedi  dentro a queste scarpe logore è solo un miraggio
che ha camminato con me su tutti i sentieri nel mondo
su tutti i sentieri nel mondo

un temporale estivo
un diamante nelle suole delle scarpe
un tuffo in fondo al mare
un fiore di primavera
 un serenata al lume di candela

quello che tiro fuori dal fondo della mia tasca lacera 
è un soldo di sabbia e di vento che serve soltanto a comperare un sogno

quella che senti nel vento è una musica 
che racconta di un ragazzo innamorato così povero 
eppure libero 
così libero che sapeva parlare ai sogni

quello che leggi su questo foglio è solo graffio sulla mia anima 
a sprazzi scritto che
segna la mia pelle come un tatuaggio,
quello che recito è una ninna nanna, una preghiera, 

null'altro serve per il cammino del pellegrino
un passo alla volta
un calcio ad un pallone
un tozzo di pane
 un sorriso sereno

un temporale estivo
un serenata al lume di candela
un tuffo in fondo al mare 
un fiore a primavera
una stretta di mano

un solo giro di giostra
una giornata di pioggia
una passeggiata al sole
un diamante nelle suole delle scarpe
un ponte sicuro su acque agitate

null'altro serve per il cammino del pellegrino 
un sorso d'acqua e un pezzo di pane 
 da condividere con buoni compagni di viaggio
in una eterna notte d'estate
e così sia 




Marco Bo 
Perchè ci mettiamo in cammino



"È andata come dicevo io.

Però non ne viene nulla.
E questa è la mia veste bruciacchiata.
E questo è il mio ciarpame di profeta.
E questo è il mio viso stravolto.
Un viso che non sapeva di poter essere bello."

Wislawa Szymborska












07/06/12

cani randagi in fuga, io e te nella tempesta una volta e per sempre


"...Passa un secondo.
Un altro secondo.
Un terzo secondo
Tre secondi, però, solo nostri..."
Vista con granello di sabbia. 
Wislawa Szymborska



cani randagi in fuga, io e te nella tempesta una volta e per sempre

 e sarà come una scossa elettrica,
un volo giù in picchiata
io te nella tempesta
 con una candela il mano  
e una corazza di cartapesta

un temporale estivo
 un solo giro di giostra 
un tuffo in fondo al mare 
 un fiore a primavera
 una stretta di mano 
ed un ultimo tozzo di pane...

fratello!

fratello che guardi il mare
non c'è ragione di affannarsi né di penare,
solo quest'attimo fulmineo ed eterno possiamo attraversare 
io e te persi nella tempesta di questo immenso mare

io e te persi nella tempesta di questo immenso mare


la vita ci regala un sorriso alla volta
no, non possiamo perder tempo
 a non amarci a non amare,

no, non possiamo perder tempo
 a non amarci a non amare,
solo un attimo fulmineo ed eterno possiamo attraversare 
io e te nella tempesta persi
 in questo immenso mare

ed allora perchè affannarsi
la vita va avanti 
la vita funziona a pezzi 
a pezzi ed a bocconi
ma in fondo chi 
chi può morderne di più?

un passo alla volta
una stretta di mano 
un calcio da un pallone
un tozzo di pane
ed un sorriso sereno

perchè affannarsi
la vita funziona a pezzi
la vita va avanti un solo passo alla volta
ma in fondo, chi 
chi ha bisogno di più?

un solo giro di giostra
una giornata di pioggia
una passeggiata al sole
una fetta di torta
 e una notte d'amore

la vita ci regala un sorriso alla volta
la vita ci regala un sorriso alla volta
il segreto è non distrarsi 
il segreto è non perdere quel sorriso

quel sospiro di sollievo
 quella lacrima amara
 quel bicchiere di vino
un saluto all'alba chiara
e ancora un abbraccio sincero.........

fratello!
fratello che guardi il mare

no, non possiamo perder tempo
 a non amarci a non amare,

no, non possiamo perder tempo
 a non amarci a non amare

solo un attimo fulmineo ed eterno possiamo attraversare 
io e te persi nella tempesta
 in questo immenso mare

 e sarà come una scossa elettrica,
un volo giù in picchiata
io te nella tempesta
con una candela il mano  
e una corazza di cartapesta

un temporale estivo
 un solo giro di giostra 
un tuffo in fondo al mare 
 un fiore a primavera
 una stretta di mano 
ed un ultimo tozzo di pane...

fratello che guardi il mare
non c'è ragione di affannarsi né di penare
e se quest'attimo fulmineo ed eterno riusciremo ad attraversare
rideremo ancora una volta e per sempre
io e te come cani randagi in fuga
 persi nella tempesta 
di questo immenso mare
noi come onde del mare

noi come onde del mare

noi come onde del mare
        noi come onde del mare.........

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino














da madre a figlia, il corpo.

 
il corpo
 il mio corpo il tuo corpo,
 ti sentivo ti ascoltavo di notte in silenzio
 
 eri parte di me, eppure eri già tu viva e nuova alla vita,
 ai sorrisi alle lacrime agli affanni ed alle mille notti insonni
 
 il corpo il nostro corpo è vita e preghiera
 è sangue, terra, fuoco e radici,

 è lava che scorre paziente sottoterra
 radici profonde e fiumi come vene ed arterie che scorrono al mare
 
 braccia come rami che tendono al cielo
 che invocano il Sole
 si flettono ai venti d’estate
 aspettando la pioggia

 pioggia di vita
 come battesimo del cielo
 
 il corpo, il nostro corpo un tempio alla vita,
 come laguna calma della sera dove una volta era il vulcano,
 ed io ti aspettavo
 
 ti ho aspettato per tanto tempo e tu sei arrivata una notte d’estate
 sei nata al mare della vita
 
 il mio corpo
 il tuo corpo il nostro corpo
 come preghiera di vento e di pioggia
 
 radici i piedi e rami le braccia ridiamo alla vita io e te figlia mia
 felici come un fiume in piena che corre verso il mare
 
 Marco Bo
immagine: 
The Longing for Happiness Finds Repose in Poetry, 1902
Gustav Klimt




04/06/12

CACAO AMARO



Trama:  In una Nicaragua poverissima, dove la malavita detta regole e detiene il potere, Viana, giovane donna costretta a subire l'abbandono da parte della madre, cerca di affermarsi in un mondo in cui domina la legge del più forte. Grazie all'aiuto di Ena, ragazza ripudiata dal patrigno con il sogno di mettere in piedi un laboratorio di sartoria, Svetlana, donna russa occupata presso un'organizzazione ch si occupa di agricoltura, e Carlos amico con cui ha condiviso la gioventù nella comunità di San Martin, Viana riesce a dimostrarsi più forte del mondo violento che vuole schiacciarla, spinta dal più grande dono che la vita avesse mai potuto farle: la figlia Raquel.


Biografia autrice: Martina Dei Cas è nata a Rovereto nel 1991. Vive ad Ala (TN). Studia Giurisprudenza ad indirizzo transnazionale presso l’Università degli Studi di Trento. 
Ha vinto alcuni concorsi letterari: “Racconta il Teatro- Sipario d’Oro” (Rovereto -TN), per tre edizioni, “L’immagine parla” 2008, (Palazzolo sull’Oglio- BS), 4° Premio Capannese“Renato Fucini” 2008, (Montopoli Valdarno – PI), “Scrivere per Sport 2008” (Latina), “Orme Oltremare 2009”(Genova), “Il privilegio di esistere-Mai più violenza sulle donne 2010” (Macerata), “I racconti della CSR 2011” (Milano), “Da estraneo a straniero 2011” (Tufara, CB).
Si è classificata al terzo posto nel “5° Concorso Letterario Frontiere Grenzen 2009” (Fiera di Primiero, TN) e nel “Premio Omodei Zorini 2010”(Arona).
Altri suoi racconti sono editi in diverse antologie.
Nel 2009 è uscito il suo primo romanzo per ragazzi, “Una stravagante mattinata a Operà”, edito da Albatros Il Filo.
Nel 2010 è stata insignita dal Presidente della Repubblica del titolo di Alfiere del Lavoro. 
Con il racconto “Chañan Curi Pilar” ha vinto il titolo onorifico di“Giovane Ambasciatrice CIRSI dell’Interculturalità 2011”.
Nel tempo libero ama viaggiare e fa l’aiutocompiti per bambini di elementari e medie presso l’associazione “Il Sentiero” di Ala.
Una breve esperienza di volontariato presso l’Istituto Agropecuario U. Gervasoni di Waslala, (Region Autonoma del Atlantico Norte- Nicaragua) nel marzo 2011 è stata la fonte d’ispirazione di questo libro, un collage di vite raccontate, conversazioni origliate sugli autobus gialli dal ritmo incalzante e leggende centroamericane.


Edizioni Miele 
Prezzo: 10,50 euro


Per contattare l’autrice: friendly003@tiscali.it
Per tenersi aggiornati, lasciare un commento, un’opinione o una critica: pagina facebook “Cacao Amaro”  https://www.facebook.com/pages/Cacao-Amaro/275901539112384








Nicaragua Nicaraguita la flor mas linda de mi querer.
 Carlos Mejia Godoy




02/06/12

un pugno in faccia dalla culla alla strada della vita




e un pugno in faccia sarebbe stato più lieve
di questo lento lacerar le membra
e un pugno in faccia sarebbe stato meglio
di questo sottile logorare l'anima
 
dalla culla alla strada della vita
quante promesse abbiamo fatto
quanti sogni abbiamo ingoiato
quante parole sussurrate al vento?

e un pugno in faccia sarebbe stato più lieve
di questo lento lacerar le membra
sì, un pugno in faccia sarebbe stato meglio
di questo sottile logorare l'anima
si impara a camminare e poi a correre
si crede allora di aver raggiunto l'apice
ma poi si cade rotolando nella polvere
 
 dalla culla alla strada della vita
quante promesse abbiamo fatto?
quanti sogni abbiamo ingoiato?
quante parole sussurrate al vento?
si nasce piangendo e si impara a ridere
si crede allora di aver raggiunto l'apice
ma poi si cade rotolando nella polvere
e non è la polvere che brucia negli occhi
 brucia la smorfia stupida di chi continua a ridere

nasciamo ciechi ed impariamo a vedere
e crediamo allora di aver raggiunto l'apice
ma poi cadiamo rotolando nella polvere

no, non è la polvere che brucia gli occhi, 

no non è il pugno che ci stende inermi

  è questo lento lacerar le membra 
 è questo sottile logorare l'anima 

 dalla culla alla strada della vita  
quante promesse abbiamo fatto ?
quanti sogni abbiamo ingoiato ? 
quante parole sussurrate  inutilmente al vento?
 
e un pugno in faccia sarebbe stato più lieve
di questo lento lacerar le membra
e un pugno in faccia sarebbe stato meglio
di questo sottile logorare l'anima eppure

 eppure,
mille volte rotoleremo nella polvere
e mille altre ci rialzeremo e tenderemo la mano
la mano in avanti a chi volgerà il capo
ed una mano indietro a chi segue le nostre orme
come uccelli in migrazione stagionale
a turno voleremo in avanti alla formazione
per rompere l'aria e superare il vento
poi torneremo in fondo allo stormo per riposare in volo

 
e impareremo di nuovo a camminare,
a piangere a ridere a correre ed a volare
mano nella mano rincorreremo i nostri sogni 
e sorrideremo ad ogni nuovo compagno di viaggio
 
null'altro ci è dato per il momento
un sorriso una lacrima un sentiero ed un alito di vento
poveri ma felici, in formazione
 come uccelli in migrazione stagionale


Marco Bo
parole e vecchio disegno in matita e acquerello

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2013/10/a-punch-in-face-from-cradle-to-road-of.html


nella voce di Basilio Santoro: https://vimeo.com/43634040

Basilio Santoro http://www.basiliosantoro.org/










 




dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...