03/05/12

Italiani altrove, cartolina dall'Argentina L'ancora di salvezza





Si presentò all'aeroporto di Buenos Aires rilassatamente in tenuta da italiano d'Estate la domenica mattina :  bermuda , maglietta polo Lacoste, infradito e gazzetta dello sport sotto braccio. 
                                      
 Perché B. Aires in particolare  la domenica mattina potrebbe essere qualsiasi luogo in Italia, soprattutto dell’Italia del sud.

L'avevo conosciuto l'anno prima durante una missione imprenditoriale in Argentina, al tempo dava una mano alla camera di commercio italiana a B. Aires come interprete per delegazioni di Italiani in visita. 
      
   Lo faceva per hobby, non aveva problemi economici, lo faceva soltanto per aver l'occasione di incontrare altri paesani italiani.

Antonio, romano de Roma! stava bene in Argentina, ma un po' di nostalgia per il Bel Paese si respirava, si sentiva intorno a lui, mentre gesticolava animatamente  e si passava le mani tra i capelli. 
                           
    La stessa nostalgia di tanti italiani sparsi per il  mondo che ho incontrato in tanti anni di viaggi all'estero.
Al mio arrivo ci salutammo con un forte abbraccio ed una pacca sulla spalla come fanno i vecchi amici, ci avviammo alla macchina e ci dirigemmo per prima cosa al Caffè di Angelo per gustare il miglior cappuccino di tutta B. Aires! Disse Antonio.  
                                                                                                                                Ottimo, ma non l'ideale in quel preciso istante, avevo ancora il metabolismo e fuso orario sottosopra perché atterrato da Santiago del Chile dove ero arrivato dall'Italia soltanto tre giorni prima.

Sorseggiammo il cappuccino, Antonio leggeva la gazzetta e dopo qualche accidenti inviato all’indirizzo della Roma che n'altra volta aveva sbagliato la campagna acquisti!, ma tanto la Roma di Liedholm e Falcao non tornerà mai più! Detto questo alzando gli occhi dagli occhialetti da lettura e squadrando le occhiaie che avevo marcate in faccia:"Tu devi essere stanco!" Disse, "ti porto in albergo e ti passo a prendere per cena" .
Salutammo Angelo del Bar paesano di Napoli e tornammo in macchina.

 La macchina, italiana naturalmente, era una Fiat Palio, un modello pensato in Italia e costruito solo in Brasile ed Argentina soltanto per il mercato sudamericano.                                                                                         Gli ricordai che io ero originario di Asti città del palio, quello più' antico di tutti! E che di quel modello l'avevo visto nascere quando lavoravo come portiere di notte nel più bell'hotel di Asti dove per alcuni mesi avevano alloggiato dei giovani ingegneri Turchi che lavoravano alla progettazione della Palio appunto. 
       
Mi disse che per lui avere una Fiat era importante, era un simbolo, un segno di distintinzione, Antonio voleva che si notasse subito che lui era italiano, italiano in Argentina, ma italiano!

La sua storia di migrazione era recente e non legata a motivi economici ma a circostanze della vita, in particolare ad una depressione causata da un lutto in famiglia ed all'amore incontrato lontano dall'Italia.

Antonio era di una buona famiglia borghese di Roma, lui e il fratello maggiore avevano frequentato le scuole Americane perché i genitori ci tenevano che loro acquisissero una buona formazione internazionale.

 Il fratello maggiore aveva poi scelto la carriera militare  mentre Antonio  più avvezzo alle relazioni ed alla vita mondana aveva scelto economia e commercio.  Conclusa l'università' con scarso sforzo ma con risultato discreto, riuscì a trovare un buon posto a Berlino nel campo finanziario assicurativo.

Ed a quel punto iniziò per lui il periodo in cui la vita va, corre, corre senza posa a mille all'ora.                
 Trent'anni, Italiano in trasferta a Berlino, stimato e ben voluto, buona posizione professionale e sociale, cene con amici a disquisire di vini, cucina, macchine e donne, insomma nient'altro da chiedere alla vita.

Ed e proprio in quei momenti che la vita ti sorprende, di colpisce ai fianchi e ti mette KO.  Oppure ti si scarica addosso come un temporale estivo, come un fulmine letteralmente e ciel sereno.

Il colpo tremendo nel suo caso fu' un incidente in una missione militare all’estero in cui perse la vita il fratello.                                                                                                                                                                      Insomma il mondo intero gli crollò addosso “ Perché e come è stato possibile! Perché? Iniziò a chiedersi contorcendosi nel groviglio e nella confusione del dolore e del rammarico per tutte le parole non dette, per tutte le occasioni mancate, ma quando la vita gira a mille, non si ha bisogno di nient'altro, guardarsi negli occhi e dirsi ti voglio bene? e' scontato, e' una perdita di tempo.

Antonio sprofondò così in una grigia depressione, si lasciò andare e perse tutto lavoro, amici e si allontanò anche dalla famiglia. Tornato a Roma s'infilo' ancor di più nel vicolo senza uscita della nostalgia e dei ricordi, e così  i mesi trascorsero sempre più cupi.

Fino a che l’ancora di salvezza gli si presentò inattesa nelle sembianze di vecchio amico del tempo delle medie e del campetto da calcio del quartiere, delle infinite partite di calcio d'estate, quelle che alla fine crolli stremato in terra e guardi le nuvole passare fino a sera sognando di giocare in serie A e di gridare goal sotto la curva.
Lui, l'amico era partito dopo il Liceo e si era perso per il mondo, uno di quegli amici di cui si parla alle cene, elle riunioni di classe, e ci si riferisce a lui dicendo : chissà dove sarà adesso? 
  L'amico, dopo qualche anno trascorso vagabondando per il mondo, aveva fatto fortuna nel turismo ed aveva avviato diversi  alberghi specializzati  per turisti italiani, di quelli con formula all inclusive che sembra di stare a pensione completa a Cattolica pur trovandosi su un atollo delle piccole Antille.
Si incontrarono una sera a cena e l'amico disse ad A. " Tu devi andare via di qua, altrimenti ne esci pazzo e disteso! Vieni con me, ho un lavoro per te!" Gli disse.  
                                                                                    Antonio non ci pensò molto, non perché avesse fiducia incondizionata nell'amico, quanto perché in quei momenti, quando la vita ti e' passa addosso come un bulldozer, null'altro ti passa in testa e ci si lascia travolgere da qualsiasi cosa ti passi accanto, ci si appiglia per inerzia a qualsiasi cosa.

E fu così che Antonio iniziò la sua nuova vita di amministratore di alberghi, viaggiava senza sosta e controllava l'andamento contabile ed amministrativo degli alberghi e in pochi mesi divenne il mumero uno! la persona fidata, il supervisore perfetto, autoritario ma cordiale al tempo stesso, e si guadagnò la stima e l’affetto di tutti.

E così di nuovo la vita riprese a correre a mille all’ora, ed in quel momento Antonio iniziò a sentire approssimarsi l'angoscia, non all’improvviso, ma un po’ alla volta, come acqua che filtra in una roccia porosa e così un po’ alla volta si impadronì di lui la sensazione di rimanere senza fiato come quando  si sta a pelo d'acqua e si ha paura d'affondare,  e questo iniziò ad essere l'incubo ricorrente.

E fu allora che nuovamente l'ancora di salvezza arrivò e quella volta ebbe la parvenza di essere quella definitiva, quella che tiene la nave attraccata alla rada  che nessun altra tempesta riesce a trascinarla via , quell’ancora si chiamava Leticia.

I loro destini si incrociarono all’inaugurazione di un nuovo albergo appena costruito nella penisola dello Yucatan in Messico, Antonio era lì in qualità di supervisore e Leticia in visita con un gruppo di impresari latinoamericani azionisti degli alberghi.

Leticia, in viaggio soprattutto per dimenticare disavventure sentimentali, era di Buenos Aires Argentina e la famiglia era di origine Spagnole, i trisnonni erano partiti dalla costa Atlantica della Spagna ed avevano fatto fortuna in Argentina nel commercio.  
                                                                                                                            Si innamorò subito di Antonio , inizialmente dello stereotipo di italiano gentile e romantico che vedeva in lui,  quanto a lui la prese come una delle tante avventure galanti, ma tutto cambiò per entrambi molto velocemente ed alla fine del suo soggiorno nel villaggio entrambi avevano definito il futuro.  
                            
Il futuro, un biglietto di sola andata per Buenos Aires Argentina.

Buenos Aires

 Buenos Aires come un porto caldo ed  accogliente  come una bella città del meridione, caffè aperti spalancati al sole ed alle serate gonfie dei caldi venti del Rio de la Plata  al calar del sole.

Antonio mi raccontò tutto questo mentre camminavamo quella sera dopo cena per le strade di B. Aires e tutt'intorno il turbinio del tango e dei turisti scorreva come un fiume in piena lungo la centrale e famosa Calle Florida.

Camminammo e parlammo tanto quella sera, della vita degli incontri, degli affetti, delle cose che si danno per scontato eppur così importanti, delle occasioni mancate, di calcio, del grande mondiale dell'82, di Maradona che quella stessa notte lottava per la vita in una clinica a pochi isolati da lì e la gente fuori in veglia pregava per lui. 

Parlammo dell'Argentina, che è un po' come l'Italia di tanti anni fa' ed al tempo stesso è giovane e forte e piena di energia e di speranza nonostante le crisi, la dittatura passata, la precarietà e le incognite del futuro.

Sono anni che non vedo Antonio, alcuni mesi fa ho saputo che lui e la moglie si sono ritirati un po' dalla vita per così dire produttiva e si occupano di una comunità di recupero per chi è abbandonato, per chi è solo, per chi ha perso ogni speranza di trovare un'ancora di salvezza.

Calle Florida, Buenos Aires Argentina
 a passeggio per la via

CALLE FLORIDA – BUENOS AIRES ARGENTINA

Calle Florida Buenos Aires Argentina
Calle Florida, tango en la esquina.
Calle Florida l’artista Gaucho canta e balla fino a mattina.
Calle Florida è sera e cammino,
tango agli angoli di strada e il cappello dei pesos mi passa vicino.

Calle Florida venditori ambulanti stanchi seduti contro il muro,
Calle Florida maghi e fattucchiere che vendono il futuro.
Calle Florida ristoranti e pizzerie, italiani d’Argentina.
Il capo italiano da dietro il bancone con naso da gufo
controlla camerieri e clienti fino a mattina.
Calle Florida mi siedo a un caffè,
ordino un cortado fumo un cigarrillo e penso a te.

Calle Florida Buenos Aires Argentina,
la gente en la calle balla fino a mattina.
Mentre il rey Maradona è solo, trattiene il respiro e guarda dalla
finestra la sua amante Argentina
e poi prende fiato per il sospiro più lungo che lo accompagni fino a
mattina.
Calle Florida Buenos Aires Argentina.


Marco Bo

 
 
 

02/05/12

In viaggio, la scoperta del mondo




In viaggio tra Cali e Palmira, Colombia
Marzo 1990

Nelle campagne intorno alla città di Palmira situata nella regione del Rio
Cauca nel sud della Colombia, l’aria aveva un gusto dolciastro.
Ricordo e provo ancora adesso precisamente quel sapore dolciastro mentre
guardavo il paesaggio dal finestrino abbassato della macchina.

Ci recavamo all’Hingenio, una piantagione di canna da zucchero ed
era appunto la canna da zucchero che dava quel gusto dolciastro
all’aria.

Mentre sentivo quel sapore nell'aria e sulle labbra, mi tornò in mente la
stessa emozione di quando al mare per la prima volta da bambini si sente il sale nell’aria, 

la stessa sensazione ma opposta, e cioè dolce come zucchero.

Provavo ad immaginare la meraviglia che avrebbe provato un
bambino nel leccarsi le labbra e sentire gusto di zucchero.

In effetti, questa è un po’ l’essenza del viaggio, l’esperienza del
nuovo, della scoperta, così come provano i bambini quando
scoprono il mondo e provano per la prima volta sensazioni mai
conosciute prima.

Si è indifesi ed allo stesso tempo ci si meraviglia di tutto.
Per me quel giorno a Palmira il gusto dolciastro nell’aria fu come una
rinascita, la
riscoperta del mondo.

Marco Bo. Canti dalla periferia del mondo


21/04/12

madre Indigena




madre Indigena LatinoAmericana
carica di un fardello insostenibile 
cammini sulla via del contrabbando 
trasportando merci povere di paesi ormai allo sbando 


figlio nel fagotto, lacrime sul viso negro 
gridi e piangi succhiando aria dal seno magro
tuo padre gendarme di frontiera,
figlio del ricatto 
e del buio tropicale di una sera

madre, 
quando corri col fagotto sul cuore prega e spera 
che quel figlio della violenza 
possa sopravvivere la sua pelle nera 

corri donna con sandali di fango, 
corri bambino, io guardandoti ti chiamo e ti piango, 
finché ci rimane quel che abbiamo è aria 

il ricordo mi commuove,
respiro e ti penso
 se non hai perso tu la speranza dopo tante notti di dolore e di rabbia
vuol dire che 
la fine del mondo è ancora lontana


madre 
di un intero oceano lontana, 
io chiedo al mondo una lacrima soltanto
e un sorriso
per te
e per tutti i migranti in equilibrio incerto
lungo le mille frontiere e muri di pietre e cemento 
di queste dimenticate periferie dell'universo

Marco Bo
Canti dalla periferia del Mondo
..........
vecchio disegno in matita e acquerello
Marco Bo

Mercedes Sosa




20/04/12

canzone nella tempesta




è notte e ti aspetto ti chiamo, ti penso, 
tu chiamami in sogno,
siediti e parlami, e poi vola da sola, 
fuori c’è il mondo 
c'è il mondo per te

chiedimi chi son io, chiedimi chi son io,
e vola da sola, c’è il mondo per te

cuori vicini, sguardi lontani,
vola da sola e sorridi così

chiamami e guardami e ancora sorridimi
vola da sola c’è il mondo per te

ricordami e chiamami, all’arrivo salutami
e corri da sola il mondo e con te

se solo potessi, nel vento confondermi,
 le lacrime asciugherei
e poi in silenzio 
il tuo sorriso sereno perso nel vortice
senza timore, aspetterei

se solo potessi, confondere il tempo,
 indietro ritornerei e ti salverei

se solo sapessi, guarire il dolore, confondere il tempo,
volare col vento, scaldare con il calore del sole,

svegliare un sorriso e poi come acqua, 
sul tuo viso scorrere, 
scorrere

mai più una lacrima, mai più una lacrima, mai più una lacrima, mai più 

no, mai più una lacrima, mai più una lacrima, 
mai più una lacrima
 mai più 


solo la strada libera e il mondo per te

solo la strada libera e il mondo per te

se solo potessi, se solo sapessi……..
ma per il momento, chiamami in sogno, 
e poi vola da sola, c’è il mondo per te

cuori vicini, sguardi lontani,
vola da sola e sorridi così

chiamami e guardami, e ancora sorridimi
vola da sola c’è il mondo per te

ricordami e chiamami, all’arrivo salutami
e poi corri da sola,
fuori c’è il mondo e ride, ride con te!


Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino 


questa storia non ha luogo, tempo, nome ed ogni riferimento è puramente casuale, prima parte, parti in causa, tante troppe!

        
  …questa storia non ha inizio né fine, non ha luogo né tempo……………

si è acceso l'ennesima sigaretta ed ha iniziato a raccontare mentre eravamo persi nella bufera perfetta.
" Avevo 17 anni ed ero il più grande della famiglia, mia madre sola vedova ci tratteneva a stento io e i miei fratelli correvamo per strada giorno e notte, e di notte c'era il coprifuoco, così voleva la dittatura.
Mio padre disperso durante la guerra tra le montagne con altri amici che avevano tentato di organizzare un assalto all’unico canale di televisione di stato per lanciare un messaggio al mondo, un grido d'aiuto......pensa se allora ci fosse stato internet e i social network, forse mio padre sarebbe ancora vivo, forse! forse la dittatura sarebbe caduta prima.
Ma ti dicevo che avevo 17 anni, mancava qualche mese alla mia chiamata nell'esercito, era obbligatorio allora e si rischiava anche di finire nella foresta o sulla frontiera a fronteggiare il "nemico" del dittatore, e qualche volta si sparava e tanti tornavano distesi nei sacchi a casa.
Insomma io non ci volevo andare, nell'esercito non ci volevo andare ed allora mi unii al gruppo.
Il gruppo uomini, vecchi e ragazzini che tentavano di passare la frontiera a sud, oltre le montagne a sud c'era la libertà, a sud c'era il mondo libero, così raccontava la gente che aveva parenti che erano riusciti a passare dall'altra parte…………"
Questa storia non ha inizio né fine, non ha luogo né tempo e nemmeno nome ed ogni riferimento è puramente casuale, e continua, continua continua.........

Seconda parte
http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2012/06/questa-storia-non-ha-luogo-tempo-nome.html


Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino 

16/04/12

Da livello umano a livello consumo...e ritorno



Da livello umano a livello consumo...e ritorno, speriamo!


Camera di commercio, presentazione Cile dice il relatore:

"... Vi porto in Cile per qualche minuto" E fa partire un video,

si vedono paesaggi, miniere, industrie e gente del Cile e

attenzione....sorpresa finale: immagine della capsula che

arriva in superficie con uno dei minatori salvati intrappolati

 nella miniera. Sottotitolo finale:

" La vita prima di tutto!"

Insomma i minatori oltre che agli show dei record in giro per

il mondo servono anche come strumento per vendere il

paese.


Presentazione Brasile, nuova descrizione di sviluppo , dice il relatore :

"...in Brasile negli ultimi anni 30 milioni di persone sono

 passati da livello povertà a livello consumo....."


Presentazione Venezuela ed in particolare PSO = Proyecto Socialista dell’Orinoco!, il relatore :

 "....non c'e' da spaventarsi! Anche lì è tutto basato sul

petrolio, si costruiranno nuove città per un milione di

abitanti, c'e' bisogno di tutto dalla macellazione alle scarpe,

macchinari ecc.."

Che dire, continuiamo a perdere pezzi di umanità per strada

da troppo tempo ormai....ma, nonostante tutto sono convinto

che oltre e dopo il livello consumo,

UN ALTRO LIVELLO UMANO E' POSSIBILE!


Marco Bo


12/04/12

la canzone delle parole






il peso delle parole

segnano l'anima le parole
più di ogni immagine o effetto speciale

l'importanza delle parole libere

le parole libere scritte a mano o digitate,
 che lasciano nella coscienza un solco indelebile

graffi profondi le parole scolpite
sulle nostre vite serene o disperate

il peso delle parole
scritte in silenzio una sera d'estate
e poi lette e rilette con la pace nel cuore
o  con un uragano di passioni insensate

dissetano le parole anche se scritte con una matita spuntata
su un vecchio foglio di carta ingiallita

sfamano le parole sfamano anime e cuori affannati
sorprendono le parole, sorprendono più di ogni immagine o effetto speciale

le parole, semplici scritte cantate o raccontate

scaldano le parole più del sole a mezzogiorno d'estate

io non ho altro potere né forza speciale
seguo soltanto la scia di parole che ho in testa,
cammino piano e ripeto il solito ritornello nomade,
null'altro serve per il cammino,
null'altro importa se non musica e parole da cantare mano nella mano sotto il sole,
parole e musica da regalare a mani aperte senza esitare

null'altro ci è dato per il momento,
se non le parole, il Sole ed un alito di vento
 
con fede canto le stelle del firmamento
e sorrido ad ogni nuovo compagno di viaggio

Marco Bo










«Essere sempre nelle parole, che lo si voglia o no,
Essere sempre in vita, piena di parole sulla vita,
come se le parole fossero in vita, come se la vita fosse nella parola».
Ingeborg Bachmann , “Non conosco mondo migliore”

“Le parole sono buone. Le parole sono cattive. Le parole offendono. Le parole chiedono scusa. Le parole bruciano. Le parole accarezzano. Le parole sono date, scambiate, offerte, vendute e inventate. Le parole sono assenti. Alcune parole ci succhiano, non ci mollano; sono come zecche: si annidano nei libri, nei giornali, nelle carte e nei cartelloni. Le parole consigliano, suggeriscono, insinuano, ordinano, impongono, segregano, eliminano. Sono melliflue o aspre. Il mondo gira sulle parole lubrificate con l’olio della pazienza. I cervelli sono pieni di parole che vivono in santa pace con le loro contrarie e nemiche. Per questo le persone fanno il contrario di quel che pensano, credendo di pensare quel che fanno”.

Josè Saramago - “Di questo mondo e degli altri”









dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...