07/12/15

la superbia di credersi infinito


voglia di vita, turbolento giardino
 tra i rovi e le spine, invaghito cammino

e vado avanti,
attraverso anguste porte 
provo a posare il caldo buono che porto nel cuore
da qualche parte,
ma non trovo un angolo di pace

e poi ti vedo nella sala da pranzo addobbata a festa
ma tu sei in fondo al tavolo da solo aspettando la carezza
di una parola buona

una parola da bere e da mangiare
e tu mi guardi da lontano, i tuoi occhi implorano la mia attenzione
ma io no so più parlare

vorrei dire soltanto ti voglio bene
ma non so,

che dolore terribile sento dentro,
quando non sapevo parlare 
ero accanto a te come
un'ape su un fiore 
e adesso che sono grande e sono forte
non so più dire parole
per te

che vergogna
che dolore
attraversare le mille strade perse nel nostro fragile e precario sempre
con la superbia di credersi infinito

Marco Bo

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