02/08/12

l'uomo che camminò per tre secoli e due millenni.Il brindisi al mondo moderno, Jinotepe, Nicaragua 1992


 
Al suo cospetto quella sera di Luna piena, io mi sentivo come un granello di sabbia, un leggero soffio di vento 
e non era lui a fare pesare la consistenza e la densità di tutti gli anni che egli aveva vissuto sereno
ma gli anni stessi prepotenti che danzavano e cantavano la loro presenza sulla sua testa nell'aria e tutt'intorno.
 
Don Toño com’era conosciuto in città , era umile alto e di corporatura asciutta,
 la prima sensazione che trasmetteva era quella di chi aveva vissuto la vita in punta di piedi ed al tempo stesso con piena passione e compassione e con la vera rivoluzione nel cuore 
Don Toño non disdegnava un buon caffè la mattina prima di colazione ed un sigaro con un rotondo e buon bicchiere rum la sera dopo cena seduto sulla sua sedia a dondolo a rimirar il mondo e la situazione.
 
La situazione il traffico ed il movimento della calle di fronte a casa sua nel Barrio San Juan della città di Jinotepe situato nel Departamento de Carazo, regione cafetalera verde e montagnosa che arrivava fino alla frontiera a sud con il Costarica.
 
Movimento , traffico di macchine animali e di persone come turbinio di giostre come fiume in piena.

Nell'ora precisa quando al tropico cala il sipario sul giorno e si riapre il palco alla sera.
L'ora in cui dal suolo si alza un respiro sereno e tutti gli abitanti della terra piante, animali e uomini a loro volta tirano  un sospiro di sollievo.
 
un altro giorno era passato sotto il cielo tropicale, limpido il cielo e immenso e santo il caldo solido ed ostinato.
Santo il caldo come il Sole che in bilico sull'ora meridiana s’insinuava in ogni spazio minimo, in ogni anfratto e crepa nel terreno e non risparmiava nessuno dal suo sinuoso abbraccio.
Si alzava il caldo dalla terra  la mattina e scorreva la geografia della terra del Cacique Diriangen  dall'Oceano Atlantico sino all'altipiano cafetalero di Carazo al lago Xolotlan ed alla costa sinuosa del sud ovest sino alla frontiera 
sino a posarsi sulle immense foreste di  mogano, cedro e palissandro come benedizione, come battesimo della sera e poi silenzio nell'aria e sulla terra di Nicarao, silenzio infinito.
 
Tale era il silenzio in quel preciso istante quella sera che Don Toño ed io seduti di fronte a casa sua,  distintamente riuscivamo a sentire il canto ed il profumo dell'Oceano Pacifico ed il sale sulle labbra scivolare piano, seppur l'Oceano Pacifico fosse kilometri e kilometri lontano.

Così sedeva l'uomo dei tre secoli e due millenni quella sera di fronte a casa sua a rimirare il barrio e la gente in movimento e prese a raccontarmi dei ricordi e degli accadimenti, dei secoli che aveva camminato, della vita degli amori e degli stenti,
 dell'atroce dittatura e della rivoluzione 

mi raccontò con perfetta memoria e cognizione, di come aveva avuto inizio l’atroce dittatura di Somoza quella sera del 1935 che lui ed altri amici consigliarono all’eroe Augusto Cesar Sandino di non andare a Managua alla festa di riconciliazione perché sospettavano a buona ragione che si trattasse di una vile trappola del dittatore 

e poi mi raccontò del  trionfo della rivoluzione il 19 Luglio del 1979, del sogno e delle speranze che il popolo intero condivideva di riuscire a costruire finalmente una democrazia vera,
 e del mostro duro della guerra che schiacciò per anni quella legittima speranza per il povero Nicaragua preso nel bel mezzo di uno scontro ben più grande ed importante nell'atroce scacchiere della guerra fredda

e poi per scacciare ricordi tristi e lamenti vani, mi parlò del grande poeta Nicaraguense Rubèn Darìo e della sua musa ispiratrice  Margarita Debayle Sacasa  ed iniziò a declamare il poema e lei dedicato 

e poi alzatosi lui e levato in alto il bicchiere di rum Flor de Caña alla sera, con tono formale prese a declamare il suo brindisi solenne al mondo intero che in quell'istante con rispetto si era fermato al suo cospetto

"Salute a te mondo in fermento
in più di cent'anni ti ho visto dimenarti, piangere e ridere e contorcerti
 da quando le cose ancora non avevan nome come ha scritto il Maestro nei suoi cent'anni di solitudine
ad oggi quando tutto nel mondo ha nome, soprannome o codice cifrato
ma nella frenesia assurda di questa modernità effimera, ormai nessuno ha più tempo di pronunziare il nome di nulla e né di alcuno e meno tempo ha di ascoltare il riso e il pianto degli esseri umani

ti auguro mondo moderno di ritrovare il lume della ragione dell'umana compassione e dell'amore
perché a nulla vale la ricchezza il benessere ed il progresso se alla sera ci si ritrova  poi da soli tristi e malinconici a rimirare macchine circuiti ed interruttori
no a nulla vale la ricchezza  il benessere ed il progresso se alla sera ci si ritrova  poi da soli tristi e malinconici a rimirare macchine circuiti ed interruttori

null'altro ho da dire né da insegnare per il momento, salute pace e serenità a te mondo inquieto mondo in fermento! "

così concludeva il suo brindisi l'uomo dei secoli e dei millenni ed il mondo riprendeva a muoversi ma lentamente,
 lentamente a camminare soppesando ed assaporando quelle parole umili fiere e solenni

così concludeva il suo brindisi l'uomo dei secoli e dei millenni ed il mondo riprendeva a muoversi ma lentamente, 
lentamente a camminare soppesando ed assaporando quelle parole umili fiere e solenni

Dedicato all'uomo dei tre secoli e dei due millenni 
Don Antonio Briceño Carranza, conosciuto da tutti come Don Toño, e chiamato amorevolmente da mia moglie e dagli altri nipoti  Abuelito 

Hasta siempre Don Toño aquì seguimos en el camino con su recuerdo siempre presente!

Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino




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