José Adam Silva nato a Santa Teresa un piccolo paese a sud di Managua la
capitale del Nicaragua nel 1925, ebbe la
fortuna di venire al mondo in compagnia di una sorella gemella.
La madre regalò loro due bellissimi nomi, José e di secondo nome Adam e la
sorella gemella venne chiamata Eva!
Adamo ed Eva! Insomma era proprio un inizio, l’inizio dell’esistenza ed al
tempo stesso una fine.
Infatti
dopo pochi anni Josè ed Eva la sorella persero la madre per una malattia
e il padre lì agbbandonò per emigrare in Costarica in cerca di fortuna.
E così rimasti soli potevano contare solo sulla carità che arrivò nei dolci visi di alcuni vicini di casa Don Aurelio e Doña Ofelia Cruz che li adottarono e iniziarono a prendersi cura di loro
e la vita con intorno una famiglia per loro iniziò.
e la vita con intorno una famiglia per loro iniziò.
Non potevano però tenerli entrambi, si erano appena trasferiti nel paese, e
le difficoltà economiche erano tante in quegli anni, c’erano state tremende
siccità ed i raccolti del riso, del mais e dei fagioli era andati persi e molta
gente era fuggita dalla campagna.
Cosicché la sorella Eva fù adottata da una famiglia statunitense che se la
portò via di pochi anni in California.
Non si videro più per anni, soltanto adulti si incontrarono
in Nicaragua.
Ma la sfortuna doveva ancora scrivere un nuovo capitolo della storia, dopo
alcuni anni Don Aurelio morì e Doña Ofelia ammalata non poteva più prendersi cura di Josè Adam da
sola ed allora lo portò in un orfanotrofio a Granada la vecchia capitale
verso sud, quasi alla frontiera con il Costa Rica, Josè aveva allora 8 anni.
Gli anni dell’orfanotrofio furono tremendi in quanto la disciplina era
ferrea, iI castighi erano terribili, una volta rimase rinchiuso per giorni per
non aver fatto i miei compiti.
Nonostante questo imparò a leggere e scrivere e diversi mestieri e si
appassionò di pittura.
Imparò con le letture a conoscere San Giovanni Bosco che nato poverissimo
in un piccolo paese di campagna del nord Italia, sentì la chiamata per la sua
missione, raccogliere i giovani più sfortunati e formarli per la vita.
Come poteva immaginare a quel tempo che la figlia si sarebbe poi incontrata e unita ad un giovane italiano delle stesse terre di San Giovanni Bosco?
Nell’istituto rimase fino all’età adulta, aveva ormai più di trent’anni mentre lavorava come operaio a Managua.
A quell’età in Nicaragua la gente inizia a dire che un uomo non trova più
moglie, ormai per tutti era destinato a
rimanere solo, così come era cresciuto, senza famiglia.
Ma Josè non aveva fretta, aveva imparato che la vita porta continue
sorprese e che non bisogna perdere la testa perché non si mai che cosa
succederà che cosa c’è dietro il prossimo tornante del cammino tortuoso della
vita.
Lavorava a Managua e nell’istituto e di tanto in tanto andava a visitare la
tomba della madre a SantaTeresa e andava a visitare Doña Ofelia che insieme a Don
Aurelio erano stati la prima famiglia.
Proprio per la sua bontà a carità Doña Ofelia, era conosciuta da tutti in
paese come Mi Amor Ofelia.
In quegli anni era ormai molto vecchia ma avrebbe vissuto ancora per molti anni ed avrebbe dato la benedizione e regalato ai giovani tanti
buoni consigli, così come il suo insegnamento ed affetto.
Un giorno mentre si trovava in visita da Mi Amor Ofelia, passò di lì una
giovane nipote , aveva 18 anni allora Blecila De Los Reyes, alta mora
slanciata e bella.
Abuelita Chila come la chiama adesso Ana Gabriela con gli altri nipoti,
veniva dalla parte della famiglia che
era rimasta in campagna,
per il tempo era una famiglia benestante perchè famiglia contadina che aveva terra e bestiame.
per il tempo era una famiglia benestante perchè famiglia contadina che aveva terra e bestiame.
Abitava in una località remota chiamata Los Encuentros dove ancora oggi non c’è ne luce ne acqua.
Cosìcchè dietro l’ennesimo tornante del mio cammino, c’era Los Encuentros e
Blecila che dopo qualche mese di visite e di lunghe camminate tra le
coltivazioni di mais, yuca e fagioli all’ombra del vulcano Momotombo, dopo
alcuni mesi Blesila de Los Reyes, e Josè Adam si sposarono.
Proprio dove aveva trovato anche se per poco all’inizio della sua esistenza
la prima famiglia, da Don Aurelio e Mi Amor Ofelia, proprio aveva iniziato a
costruire la sua famiglia.
Era la fine degli anni 60, in Nicaragua pur sotto
la dittatura arrivava l’eco dei Beatles e dei Rollling Stones dei figli dei
fiori e della contestazione.
Tremendi quegli anni di dittatura in Nicaragua, la famiglia Somoza con la
guardia nacional, manteneva tutto il paese in stato di costante terrore, ogni
oppositore veniva eliminato.
Non c’erano scuole nè ospedali per il popolo, l’intero paese era gestito ad
unico uso della famiglia Somoza che torturava, fucilava, chiunque tentasse di
opporsi a questo regime sanguinario.
In questo clima di terrore tremendo Josè e famiglia si trasferì a
Managua, nel Barrio Acagualinca, vicino al Lago Xolotlan.
Josè Adam lavorava come operaio, Blecila lavorava come sarta, ed in quegli
anni a Managua arrivarono i primi figli.
In quel periodo, era la fine degli anni 60, in clandestinità si
stava organizzando nel paese un movimento popolare per cacciare il dittatore
sanguinario.
Il movimento si rifaceva e prendeva il nome da Augusto Cesar Sandino, e si
chiamava frente sandinista.
I sandinisti erano di tutte le
estrazioni, gente del popolo della città e della campagna, ma anche studenti e
docenti universitari, persone impegnate nel sociale con la chiesa , ed anche giovani delle famiglie dei
militari della guardia nacional che non volevano più essere complici di questa
dittatura sanguinaria.
Si facevano chiamare frente sandinista in onore a Sandino, che era nato nel
1895 nel villaggio di Niquinomo da una giovane raccoglitrice di caffè.
Il padre di Sandino era il padrone della
piantagione ma non lo riconobbe mai.
Dopo la morte della madre Augusto Cesar Sandino andò a lavorare in Messico
e quando nel 1926 seppe dell’ennesima invasione armata del Nicaragua tornò in
patria ed organizzo tra i contadini della zona un gruppo di soldati volontari
ed il suo esercito armato di machete e di vecchi fucili si trasformo nella
resistenza partigiana contro la dittatura e l’ingerenza nordamericana.
Dopo anni di resistenza nel 1933 le
truppe statunitensi abbandonarono il paese, Sandino riconobbe il legittimo
nuovo presidente Juan Batista Sacasa, depose le armi e fondò una cooperativa
agricola.
Ma era una manovra di facciata ed appena un’anno dopo la nuova guardia
nacional impose nuovamente il dittatore Anastacio Somoza appoggiato dagli USA.
Sandino minacciò allora di riprendere la lotta di resistenza per difendere
la libertà del popolo e la patria.
Fù allora che gli tesero la trappola, invitarono Sandino a Managua per una
festa di riconciliazione, ma in realtà era un tranello, catturarono Sandino ed
i suoi compagni e li fucilarono.
Altri compagni di Sandino riuscirono a sfuggire al tranello e si
rifugiarono nelle foreste del centro del Nicaragua.
Da quel momento iniziò la terribile dittatura di Somoza che durò per 50
anni.
La resistenza rimase viva negli anni nonostante la repressione l’uccisione
e la sparizione di centinaia di persone, si persone vicine alla resistenza ma
anche gente comune, giovani studenti, contadini con l’obiettivo preciso di
mantenere il paese nel terrore costante.
Nonostante questo, anzi proprio per i sempre crescenti soprusi della
dittatura, la resistenza crebbe in ogni angolo del paese e nei pasi vicini,
Costarica ed Honduras, ed all’inizio degli anni 60 un leader del movimento
studentesco Carlos Fonseca Amador ed alcuni vecchi compagni di Sandino
formarono il Frente Sandinista de Liberacion Nacional a la notizia della
rinascita del frente si diffuse in tutto il paese.
In quegli anni Jose Adam e la
famiglia viveva a Managua , la capitale,
nel Barrio Acagualinca, vicino al Lago Xolotlan ......
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