04/08/12

soltanto un sorso di felicità



 
camminando una sera d’Agosto
 tra i mercatini le feste e le fiere sulle colline
 
niente di nuovo sui banchi del mercato sotto questo cielo rovente,
non in mille cose
non in una cosa
non nelle scarpe
nemmeno nella casa
 
non nelle tasche della giacca
e ancor meno in banca
o nell’erba del vicino
no
non vive dall’altra parte del mondo
e nemmeno alberga nel vestito più fino
come diceva il poeta, tutte le carni del mondo sono buone
tutte le mercanzie si somigliano sempre di più,
ma nessuno di questi articoli porta nel taglio la felicità
vero è che tutti questi accessori sui banchi del mercato della vita 
contribuiscono a una buona porzione di tranquillità,
ma non porteranno mai al cuore la serenità
 
no, 
non vi è ricetta né regola sicura eppure
 un sottile filo di felicità nel ricamo della vita 
sta tutto nel poter contemplare gli occhi della persona amata
 camminando una sera d’estate mano nella mano 
a rimirare la luna e i falò sulle colline fino a mattina
con la pace nel cuore e lo sguardo invaghito
sotto le costellazioni di un cielo infinito
 
la felicità a questo mondo per quanto ne sappiamo
è del tutto compresa nello spazio di un secondo
per noi che siamo sottili fili di un tessuto eterno
 
noi che viviamo pochi attimi il tempo di scrutare intorno
un solo e irripetibile istante abbiamo a tra le dita
per guardare negli occhi la persona amata
e lì trovare l’universo e l’infinito che ci aspetta
un sorso di felicità, solo un sorso di felicità
che disseta e salva
 che salva e disseta  
solo un sorso di felicità
 un sorso di felicità
e così sia

Marco Bo
 




03/08/12

filastrocca della corriera magica e della fabbrica ciminiera grigia e nera, la vita vista dai bambini



braccio fermo alla catena di montaggio
elegante e leggero il giorno di festa
con scarpe di cuoio tirate a lucido
a passi veloci iniziava la festa! 


la Domenica dopo la messa
due chiacchiere al bar per salutare la piazza
e dopo pranzo una lacrima di grappa
che correggeva la settimana di fatica e di nebbia


in attesa alla fermata che passasse quella grigia corriera
 nebbia e gelo alle quattro del mattino
nebbia guanti e in tasca un panino

quella grigia corriera che ogni giorno scaricava gli operai 
nella fabbrica ciminiera triste e nera 

eppure

era la stessa corriera che ci portava in gita il giorno della fiera di Maggio 
e quando nel giorno di festa si passava adagio davanti alla fabbrica triste e nera
l’istinto era di scendere e correre alla catena di montaggio

ma passava in un attimo quel pensiero e l’affanno
quel giorno era nostro era un giorno di festa!

zucchero filato, caramelle e saltimbanchi,
giostre venditori e invenzioni strabilianti
era il giorno della festa del lavoro
e in quel giorno dell’anno la grigia corriera mostro meccanico
non ti scaricava nel buio del mattino davanti alla fabbrica
ma si trasformava in un coloratissimo carrozzone magico
che a cento all'ora ci portava in fiera !


braccio fermo alla catena di montaggio
elegante e leggero il giorno di festa
con scarpe di cuoio tirate a lucido
a passi veloci iniziava la festa! 


Marco Bo
dedicata al mio papà operaio, a tutti i lavoratori e le lavoratrici




camera con vista dalla catena di montaggio




frammenti di conversazioni e sussurri e grida in coda al CUP 
Centro Unico Prenotazioni
e la famiglia? la famiglia dov'è? 
in campagna!

ode all'ergonomico sistema di produzione meccanica
santo ergonomico sistema di produzione meccanica
meccanica economia e sviluppo insostenibile!
just in time
qualità totale
produttività
produco-consumo-ergo-sono
e la famiglia dov'è? 
in campagna!

si erge a salvatore del mondo civilizzato il sistema
 produco-consumo-ergo-sono
che ottimizza il tempo, riduce ogni sforzo e spreme l’operatore-futuro-acquirente-obbediente
 e massimizza il profitto

bel sistema, non fa una grinza complimenti!
a forza di olio di gomito e coraggio altrui
al servizio di sciacalli che sorvegliano e banchettano alla faccia della vita, della vita altrui
ma che problema c'è ? dicono loro 
 il banchetto è accessibile a tutti basta prendere il numero ed aspettare il proprio turno per ritirare l'invito!

il gentile invito dei lupi agli agnelli per essere scannati
 felici e sorridenti in giacca e cravatta 
e state contenti state contenti,
 e la famiglia? la famiglia dov'è?
in campagna!

forza, coraggio e cantiamo in coro:
produco-ergo-consumo-ergo-sono!

 al banchetto si prega di portare in ordine casuale:
 il lavoro 
 i risparmi 
la casa 
la spesa
 le vacanze 
il mutuo 
la futura pensione 
le tasse e i balzelli 
le tute che però non siano sporche d'olio
gli auricolari per rispondere alle chiamate ed alle lamentele 
 lo smartphone e cellulari vari,
 i tablet e le relative connessioni, 
i pacchetti di megabyte di memoria virtuale
la tessera del tifoso e se possibile "ci devi fare un goal!"
 i microonde, 
i contenitori vuoti che sottovuoto conservano tutto per anni ed anni
ed i robot da cucina per ridurre tutto in pappa
pappa,
 pappa 
asilo 
famiglia
figli 
cane e nonni,
 raccolta differenziata dei rifiuti 
scuole ed ospedali
e poi chiedono: "ma poi, perché ti ammali? perchè?"
 tunnel carpali, iperalimentazione, ipertensioni 
 attacchi di panico attacchi di rabbia e paura nel cuore 
patologie psico, patologie somatiche e poi chiedono:

" perché non consumi perché non spendi perché non paghi perché non t’inchini?  perché piangi? perché ridi?"

ennnnnnò signori! io non piango più, non piango più! 
io lascio il mio numero al prossimo in coda qui al 
Centro Unico Prenotazione, 
scendo in strada e ballo!
ballo ballo ballo ballo ballo 
ballo ergo sono!
e la famiglia? la famiglia in campagna!
la rivoluzione dei piedi e delle mani
è iniziata, e così sia

Marco Bo.
 Perchè ci mettiamo in cammino









02/08/12

nei tuoi occhi riesco a vedere il più bel mondo che verrà.


la vita vista dai bambini


 Ana Gabriela nei tuoi begl'occhi riesco a vedere il più bel mondo
che verrà.
Al parco giochi qualche anno fa di ritorno dall'asilo.

Cara Ana Gabriela , giochi e corri e chiedi:
 ".... papà, dove andranno a finire
le foglie che il vento fa volare di qua e di là?

e gli uccelli dove andranno a dormire la notte quando si fermano
stanchi di volare di qua e di là?"

Cara Ana Gabriela nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà

".. Papà, perché i cattivi fanno le guerre? E come vivono i bambini
poverini là?
Ma noi vogliamo la pace vero? perché la pace ai bambini poverini li
salverà!"

Cara Ana Gabriela nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà
"Papà vero che noi siamo del Nicaragua del Venezuela dell’Africa
dell'Italia e di tutto il mondo di qua e di là!
Sì sì, noi vogliamo la pace perché la pace tutti i bambini del mondo li salverà!"

Cara Ana Gabriela nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà.

"Papà i miei giochi li tengo qua, ma presto li
metterò in una scatola e li regalerò che qualche bambino più
poverino di sicuro ci giocherà!

Forse con più giochi la guerra finirà e ogni bambino con la sua
mamma e il suo papà in un parco giochi giocherà!"

Cara Ana Gabriela nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà.

"Papà quando sarò grande sarò una maestra, una cuoca e anche
maestra di ballo proprio come mamma, e vedrai che tutto il mondo
imparerà, mangerà ballerà e si divertirà!!
e così la pace inizierà e finalmente la guerra finirà"

Grazie Ana Gabriela ora so come sarà il più bel mondo che verrà



Marco Bo, Canti dalla periferia del mondo



l'uomo che camminò per tre secoli e due millenni.Il brindisi al mondo moderno, Jinotepe, Nicaragua 1992


 
Al suo cospetto quella sera di Luna piena, io mi sentivo come un granello di sabbia, un leggero soffio di vento 
e non era lui a fare pesare la consistenza e la densità di tutti gli anni che egli aveva vissuto sereno
ma gli anni stessi prepotenti che danzavano e cantavano la loro presenza sulla sua testa nell'aria e tutt'intorno.
 
Don Toño com’era conosciuto in città , era umile alto e di corporatura asciutta,
 la prima sensazione che trasmetteva era quella di chi aveva vissuto la vita in punta di piedi ed al tempo stesso con piena passione e compassione e con la vera rivoluzione nel cuore 
Don Toño non disdegnava un buon caffè la mattina prima di colazione ed un sigaro con un rotondo e buon bicchiere rum la sera dopo cena seduto sulla sua sedia a dondolo a rimirar il mondo e la situazione.
 
La situazione il traffico ed il movimento della calle di fronte a casa sua nel Barrio San Juan della città di Jinotepe situato nel Departamento de Carazo, regione cafetalera verde e montagnosa che arrivava fino alla frontiera a sud con il Costarica.
 
Movimento , traffico di macchine animali e di persone come turbinio di giostre come fiume in piena.

Nell'ora precisa quando al tropico cala il sipario sul giorno e si riapre il palco alla sera.
L'ora in cui dal suolo si alza un respiro sereno e tutti gli abitanti della terra piante, animali e uomini a loro volta tirano  un sospiro di sollievo.
 
un altro giorno era passato sotto il cielo tropicale, limpido il cielo e immenso e santo il caldo solido ed ostinato.
Santo il caldo come il Sole che in bilico sull'ora meridiana s’insinuava in ogni spazio minimo, in ogni anfratto e crepa nel terreno e non risparmiava nessuno dal suo sinuoso abbraccio.
Si alzava il caldo dalla terra  la mattina e scorreva la geografia della terra del Cacique Diriangen  dall'Oceano Atlantico sino all'altipiano cafetalero di Carazo al lago Xolotlan ed alla costa sinuosa del sud ovest sino alla frontiera 
sino a posarsi sulle immense foreste di  mogano, cedro e palissandro come benedizione, come battesimo della sera e poi silenzio nell'aria e sulla terra di Nicarao, silenzio infinito.
 
Tale era il silenzio in quel preciso istante quella sera che Don Toño ed io seduti di fronte a casa sua,  distintamente riuscivamo a sentire il canto ed il profumo dell'Oceano Pacifico ed il sale sulle labbra scivolare piano, seppur l'Oceano Pacifico fosse kilometri e kilometri lontano.

Così sedeva l'uomo dei tre secoli e due millenni quella sera di fronte a casa sua a rimirare il barrio e la gente in movimento e prese a raccontarmi dei ricordi e degli accadimenti, dei secoli che aveva camminato, della vita degli amori e degli stenti,
 dell'atroce dittatura e della rivoluzione 

mi raccontò con perfetta memoria e cognizione, di come aveva avuto inizio l’atroce dittatura di Somoza quella sera del 1935 che lui ed altri amici consigliarono all’eroe Augusto Cesar Sandino di non andare a Managua alla festa di riconciliazione perché sospettavano a buona ragione che si trattasse di una vile trappola del dittatore 

e poi mi raccontò del  trionfo della rivoluzione il 19 Luglio del 1979, del sogno e delle speranze che il popolo intero condivideva di riuscire a costruire finalmente una democrazia vera,
 e del mostro duro della guerra che schiacciò per anni quella legittima speranza per il povero Nicaragua preso nel bel mezzo di uno scontro ben più grande ed importante nell'atroce scacchiere della guerra fredda

e poi per scacciare ricordi tristi e lamenti vani, mi parlò del grande poeta Nicaraguense Rubèn Darìo e della sua musa ispiratrice  Margarita Debayle Sacasa  ed iniziò a declamare il poema e lei dedicato 

e poi alzatosi lui e levato in alto il bicchiere di rum Flor de Caña alla sera, con tono formale prese a declamare il suo brindisi solenne al mondo intero che in quell'istante con rispetto si era fermato al suo cospetto

"Salute a te mondo in fermento
in più di cent'anni ti ho visto dimenarti, piangere e ridere e contorcerti
 da quando le cose ancora non avevan nome come ha scritto il Maestro nei suoi cent'anni di solitudine
ad oggi quando tutto nel mondo ha nome, soprannome o codice cifrato
ma nella frenesia assurda di questa modernità effimera, ormai nessuno ha più tempo di pronunziare il nome di nulla e né di alcuno e meno tempo ha di ascoltare il riso e il pianto degli esseri umani

ti auguro mondo moderno di ritrovare il lume della ragione dell'umana compassione e dell'amore
perché a nulla vale la ricchezza il benessere ed il progresso se alla sera ci si ritrova  poi da soli tristi e malinconici a rimirare macchine circuiti ed interruttori
no a nulla vale la ricchezza  il benessere ed il progresso se alla sera ci si ritrova  poi da soli tristi e malinconici a rimirare macchine circuiti ed interruttori

null'altro ho da dire né da insegnare per il momento, salute pace e serenità a te mondo inquieto mondo in fermento! "

così concludeva il suo brindisi l'uomo dei secoli e dei millenni ed il mondo riprendeva a muoversi ma lentamente,
 lentamente a camminare soppesando ed assaporando quelle parole umili fiere e solenni

così concludeva il suo brindisi l'uomo dei secoli e dei millenni ed il mondo riprendeva a muoversi ma lentamente, 
lentamente a camminare soppesando ed assaporando quelle parole umili fiere e solenni

Dedicato all'uomo dei tre secoli e dei due millenni 
Don Antonio Briceño Carranza, conosciuto da tutti come Don Toño, e chiamato amorevolmente da mia moglie e dagli altri nipoti  Abuelito 

Hasta siempre Don Toño aquì seguimos en el camino con su recuerdo siempre presente!

Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino




01/08/12

filastrocca migrante per non dormire


filastrocca migrante per non dormire
filastrocca  clandestina per non dormire 
c’è nessuno in ascolto?

presente umiliante presente, 
bocche da sfamare e occhi languidi da guardare la sera all’imbrunire

presente umiliante presente, 
bocche da sfamare e occhi languidi da guardare la sera all’imbrunire

filastrocca migrante per non dormire
filastrocca  clandestina per non dormire 


notte, passi, sirene e polizia 
voci e grida
criminali avvoltoi, coyote
in camicie di seta
e poi via corri corri corri per la tua vita!

ieri ero felice ieri ero contento
e adesso sento una voce in testa che dice:
oggi per me e la mia famiglia sono l’unica speranza del presente
e il presente non consente esitazioni né tentennamenti 
 non consente!

filastrocca migrante per non dormire
filastrocca  clandestina per non dormire 

presente umiliante presente, 
bocche da sfamare e occhi languidi da guardare la sera all’imbrunire
presente umiliante presente, 
bocche da sfamare e occhi languidi da guardare la sera all’imbrunire

ma io devo ancora crescere
devo ancora imparare a vivere!
ma no, non c’è tempo non è tempo
prendi il largo e stai contento
prendi il largo e stai contento!
stai contento in fuga, 
la fuga è l'unica opportunità del momento 

filastrocca migrante per non dormire
filastrocca  clandestina per non dormire 

ieri ero felice e contento ieri ero felice e contento
e adesso su questa zattera persa nel vento
nella corrente del golfo penso e ripenso 
a quali passi decisi o confusi mi abbiano condotto qui tra i violenti marosi
naufrago alla deriva senza speranza in questo mare
ma come ci sono cascato ma chi diavolo me l'ha fatto fare?

presente umiliante presente, 
bocche da sfamare e occhi languidi da guardare la sera all’imbrunire
presente umiliante presente, 
bocche da sfamare e occhi languidi da guardare la sera all’imbrunire

filastrocca migrante per non dormire
filastrocca  clandestina per non dormire 

ma no,non c’è tempo non c’è tempo devi crescere devi andare!
prendi il largo anche contro vento
prendi il largo è stai contento
stai contento

no questa non è un’esercitazione
 e nemmeno un reality di isole e famosi
siamo soli noi persi in questo naufragio tra i marosi  
persi alla deriva tra i venti di tramontana
soli nudi poveri e indifesi 
 e ci dicono clandestini, 
e ci chiamano clandestini 
clandestini di che? della razza umana?

filastrocca migrante per non dormire
filastrocca  clandestina per non dormire 

no questa non è un’esercitazione e nemmeno un reality di isole e famosi
siamo noi soli noi poveri nudi e indifesi
e ci dicono clandestini e ci chiamano clandestini ci dicono clandestini ci chiamano clandestini clandestini clandestini…………………...................
c’è nessuno in ascolto?

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino





periferie urbane suburbia rap



dalle periferie dimenticate e lontane
dai barrios dai projects e dalle banlieues abbandonate
si leva un nuovo canto
è la fine del vecchio percorso 
è l'inizio del nuovo mondo
suburbia rap

periferie
qui si forgia il nuovo percorso
qui si scandisce il tempo nuovo il ritmo
qui si scolpiscono emozioni meticcie semplici e libere
i versi e le parole come scalpelli dell'anima
sono rappers pellegrini saltimbanchi di sogni
e libere e semplici portatrici sane le periferie
di povere sensazioni clandestine ed ambulanti

periferie periferie
in tempo di paura in tempo di crisi
sfidano squallidi ed arroganti sciacalli
sicari e riscossori di sogni innocenti
dell'anima ladri ed aguzzini
con in cuore pochi stanchi flebili battiti 
e nel sangue poco amore e poche passioni sterili

periferie periferie
qui si raccattano ricordi e storie
 storie migranti e pellegrine, 
ricordi e canti randagi e umili

nelle periferie delle città,dell'anima e del cuore
si riscaldano e si ritrovano animi spenti e solitari
qui su fuochi improvvisati e clandestini
si scaldano cuori, mani piedi poveri ma liberi
liberi di sognare e ridere
mani piedi e cuori che si stringono intorno al clandestino fuoco
luce nella notte come stella cometa
per ascoltare i versi nella notte
versi nudi improvvisati e ruvidi cantati in coro

versi suoni canti e distorsioni 
come graffi ferite e cicatrici sul vero sguardo del mondo,
 fiori e radici che sfidano asfalto e cemento,
piante di vita che escono dai tombini e crescono oltre e nonostante tutto
senza curarsi di iene in doppiopetto ed aguzzini

notti di periferia
il mondo freme
notti di periferia
il mondo bussa alla porta
questo non è che l'inizio
stiamo solo intonando il canto
stiamo soltanto accordando gli strumenti

calma piatta al centro dell'impero
che attende il nostro canto nuovo
 il nostro carnevale
come nuovo sangue nuova linfa, 
come il miele come acqua e come il sole
come il sale e come il pane
pane dell'anima pane per il cuore


calma piatta al centro dell'impero
che attende il nostro canto nuovo
 il nostro carnevale
come nuovo sangue nuova linfa, 
come il miele come acqua e come il sole
come il sale e come il pane
pane dell'anima pane per il cuore


siamo le periferie e stiamo solo intonando il canto
stiamo soltanto accordando gli strumenti
calma piatta al centro dell'impero
che attende il nostro canto nuovo
 il nostro carnevale come ultima ancora di salvezza e di risurrezione
siamo in cammino stiamo arrivando 
siamo le sante e povere periferie dimenticate 
dal bassofondo ci stiamo alzando
siamo noi la salvezza del nuovo mondo

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino




dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...