cosa portiamo da un punto all’altro del nostro cammino dalla partenza all’arrivo dall’andata al ritorno? il racconto del mio cammino a tutti i miei cari agli amici ed alla poiana che vola sola sui vigneti e le colline, all'eterna foschia ed alla solitudine delle Ande, ai vulcani imponenti del Nicaragua, al cielo tropicale, al lago calmo della sera, ai pescatori all'oceano ed a chi nonostante il freddo di questo stanco ed insipido mondo artificiale continua a conservare la rivoluzione nel cuore
braccio fermo alla catena di
montaggio elegante e leggero il giorno di festa con scarpe di cuoio tirate a lucido a passi veloci iniziava la festa!
la Domenica dopo la messa due chiacchiere al bar per salutare
la piazza e dopo pranzo una lacrima di grappa che correggeva la settimana di fatica e di
nebbia
in attesa alla fermata che passasse quella
grigia corriera nebbia e gelo alle quattro del mattino nebbia guanti e in tasca un panino
quella
grigia corriera che ogni giorno scaricava gli operai nella fabbrica ciminiera triste e nera
eppure era la stessa corriera che ci portava in gita
il giorno della fiera
di Maggio e quando nel giorno di festa si passava adagio davanti alla fabbrica
triste e nera l’istinto era di scendere e correre alla
catena di montaggio ma passava in un attimo quel pensiero e
l’affanno quel giorno era nostro era un giorno di
festa!
zucchero filato, caramelle e
saltimbanchi, giostre venditori e invenzioni strabilianti era il giorno della festa del lavoro e in quel giorno dell’anno la grigia corriera mostro
meccanico non ti scaricava nel buio del mattino
davanti alla fabbrica ma si trasformava in un coloratissimo
carrozzone magico che a cento all'ora ci portava in
fiera !
braccio fermo alla catena di
montaggio elegante e leggero il giorno di festa con scarpe di cuoio tirate a lucido a passi veloci iniziava la festa! Marco Bo dedicata al mio papà operaio, a
tutti i lavoratori e le lavoratrici
frammenti di conversazioni e sussurri e grida in coda al CUP Centro Unico Prenotazioni e la famiglia? la famiglia dov'è? in campagna! ode all'ergonomico sistema di produzione meccanica santo ergonomico sistema di produzione meccanica meccanica economia e sviluppo insostenibile! just in time qualità totale produttività produco-consumo-ergo-sono e la famiglia dov'è? in campagna! si erge a salvatore del mondo civilizzato il sistema produco-consumo-ergo-sono che ottimizza il tempo, riduce ogni sforzo e spreme l’operatore-futuro-acquirente-obbediente e massimizza il profitto bel sistema, non fa una grinza complimenti! a forza di olio di gomito e coraggio altrui al servizio di sciacalli che sorvegliano e banchettano alla faccia della vita, della vita altrui ma che problema c'è ? dicono loro il banchetto è accessibile a tutti basta prendere il numero ed aspettare il proprio turno per ritirare l'invito! il gentile invito dei lupi agli agnelli per essere scannati felici e sorridenti in giacca e cravatta e state contenti state contenti, e la famiglia? la famiglia dov'è? in campagna! forza, coraggio e cantiamo in coro: produco-ergo-consumo-ergo-sono! al banchetto si prega di portare in ordine casuale: il lavoro i risparmi la casa la spesa le vacanze il mutuo la futura pensione le tasse e i balzelli le tute che però non siano sporche d'olio gli auricolari per rispondere alle chiamate ed alle lamentele lo smartphone e cellulari vari, i tablet e le relative connessioni, i pacchetti di megabyte di memoria virtuale la tessera del tifoso e se possibile "ci devi fare un goal!" i microonde, i contenitori vuoti che sottovuoto conservano tutto per anni ed anni ed i robot da cucina per ridurre tutto in pappa pappa, pappa asilo famiglia figli cane e nonni, raccolta differenziata dei rifiuti scuole ed ospedali e poi chiedono: "ma poi, perché ti ammali? perchè?" tunnel carpali, iperalimentazione, ipertensioni attacchi di panico attacchi di rabbia e paura nel cuore patologie psico, patologie somatiche e poi chiedono: " perché non consumi perché non spendi perché non paghi perché non t’inchini? perché piangi? perché ridi?" ennnnnnò signori! io non piango più, non piango più! io lascio il mio numero al prossimo in coda qui al Centro Unico Prenotazione, scendo in strada e ballo! ballo ballo ballo ballo ballo ballo ergo sono! e la famiglia? la famiglia in campagna! la rivoluzione dei piedi e delle mani è iniziata, e così sia Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino
Ana Gabriela nei tuoi begl'occhi riesco a vedere il più bel mondo che verrà. Al parco giochi qualche anno fa di ritorno dall'asilo. Cara Ana Gabriela , giochi e corri e chiedi: ".... papà, dove andranno a finire le foglie che il vento fa volare di qua e di là? e gli uccelli dove andranno a dormire la notte quando si fermano stanchi di volare di qua e di là?" Cara Ana Gabriela nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà ".. Papà, perché i cattivi fanno le guerre? E come vivono i bambini poverini là? Ma noi vogliamo la pace vero? perché la pace ai bambini poverini li salverà!" Cara Ana Gabriela nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà "Papà vero che noi siamo del Nicaragua del Venezuela dell’Africa dell'Italia e di tutto il mondo di qua e di là! Sì sì, noi vogliamo la pace perché la pace tutti i bambini del mondo li salverà!" Cara Ana Gabriela nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà. "Papà i miei giochi li tengo qua, ma presto li metterò in una scatola e li regalerò che qualche bambino più poverino di sicuro ci giocherà! Forse con più giochi la guerra finirà e ogni bambino con la sua mamma e il suo papà in un parco giochi giocherà!" Cara Ana Gabriela nei tuoi occhi vedo chiaramente il più bel mondo che verrà. "Papà quando sarò grande sarò una maestra, una cuoca e anche maestra di ballo proprio come mamma, e vedrai che tutto il mondo imparerà, mangerà ballerà e si divertirà!! e così la pace inizierà e finalmente la guerra finirà" Grazie Ana Gabriela ora so come sarà il più bel mondo che verrà
Al suo cospetto quella sera di Luna piena, io mi sentivo come un granello di sabbia, un leggero soffio di vento
e non era lui a fare pesare la consistenza e la densità di tutti gli anni che egli aveva vissuto sereno
ma gli anni stessi prepotenti che danzavano e cantavano la loro presenza sulla sua testa nell'aria e tutt'intorno.
Don Toño com’era conosciuto in città , era umile alto e di corporatura asciutta, la prima sensazione che trasmetteva era quella di chi aveva vissuto la vita in punta di piedi ed al tempo stesso con piena passione e compassione e con la vera rivoluzione nel cuore
Don Toño non disdegnava un buon caffè la mattina prima di colazione ed un sigaro con un rotondo e buon bicchiere rum la sera dopo cena seduto sulla sua sedia a dondolo a rimirar il mondo e la situazione.
La situazione il traffico ed il movimento della calle di fronte a casa sua nel Barrio San Juan della città di Jinotepe situato nel Departamento de Carazo, regione cafetalera verde e montagnosa che arrivava fino alla frontiera a sud con il Costarica.
Movimento , traffico di macchine animali e di persone come turbinio di giostre come fiume in piena. Nell'ora precisa quando al tropico cala il sipario sul giorno e si riapre il palco alla sera.
L'ora in cui dal suolo si alza un respiro sereno e tutti gli abitanti della terra piante, animali e uomini a loro volta tirano un sospiro di sollievo.
un altro giorno era passato sotto il cielo tropicale, limpido il cielo e immenso e santo il caldo solido ed ostinato.
Santo il caldo come il Sole che in bilico sull'ora meridiana s’insinuava in ogni spazio minimo, in ogni anfratto e crepa nel terreno e non risparmiava nessuno dal suo sinuoso abbraccio.
Si alzava il caldo dalla terra la mattina e scorreva la geografia della terra del Cacique Diriangen dall'Oceano Atlantico sino all'altipiano cafetalero di Carazo al lago Xolotlan ed alla costa sinuosa del sud ovest sino alla frontiera
sino a posarsi sulle immense foreste di mogano, cedro e palissandro come benedizione, come battesimo della sera e poi silenzio nell'aria e sulla terra di Nicarao, silenzio infinito.
Tale era il silenzio in quel preciso istante quella sera che Don Toño ed io seduti di fronte a casa sua, distintamente riuscivamo a sentire il canto ed il profumo dell'Oceano Pacifico ed il sale sulle labbra scivolare piano, seppur l'Oceano Pacifico fosse kilometri e kilometri lontano.
Così sedeva l'uomo dei tre secoli e due millenni quella sera di fronte a casa sua a rimirare il barrio e la gente in movimento e prese a raccontarmi dei ricordi e degli accadimenti, dei secoli che aveva camminato, della vita degli amori e degli stenti,
dell'atroce dittatura e della rivoluzione
mi raccontò con perfetta memoria e cognizione, di come aveva avuto inizio l’atroce dittatura di Somoza quella sera del 1935 che lui ed altri amici consigliarono all’eroe Augusto Cesar Sandino di non andare a Managua alla festa di riconciliazione perché sospettavano a buona ragione che si trattasse di una vile trappola del dittatore
e poi mi raccontò del trionfo della rivoluzione il 19 Luglio del 1979, del sogno e delle speranze che il popolo intero condivideva di riuscire a costruire finalmente una democrazia vera,
e del mostro duro della guerra che schiacciò per anni quella legittima speranza per il povero Nicaragua preso nel bel mezzo di uno scontro ben più grande ed importante nell'atroce scacchiere della guerra fredda
e poi per scacciare ricordi tristi e lamenti vani, mi parlò del grande poeta Nicaraguense Rubèn Darìo e della sua musa ispiratrice Margarita Debayle Sacasa ed iniziò a declamare il poema e lei dedicato
e poi alzatosi lui e levato in alto il bicchiere di rum Flor de Caña alla sera, con tono formale prese a declamare il suo brindisi solenne al mondo intero che in quell'istante con rispetto si era fermato al suo cospetto
"Salute a te mondo in fermento
in più di cent'anni ti ho visto dimenarti, piangere e ridere e contorcerti
da quando le cose ancora non avevan nome come ha scritto il Maestro nei suoi cent'anni di solitudine
ad oggi quando tutto nel mondo ha nome, soprannome o codice cifrato
ma nella frenesia assurda di questa modernità effimera, ormai nessuno ha più tempo di pronunziare il nome di nulla e né di alcuno e meno tempo ha di ascoltare il riso e il pianto degli esseri umani
ti auguro mondo moderno di ritrovare il lume della ragione dell'umana compassione e dell'amore
perché a nulla vale la ricchezza il benessere ed il progresso se alla sera ci si ritrova poi da soli tristi e malinconici a rimirare macchine circuiti ed interruttori
no a nulla vale la ricchezza il benessere ed il progresso se alla sera ci si ritrova poi da soli tristi e malinconici a rimirare macchine circuiti ed interruttori
null'altro ho da dire né da insegnare per il momento, salute pace e serenità a te mondo inquieto mondo in fermento! "
così concludeva il suo brindisi l'uomo dei secoli e dei millenni ed il mondo riprendeva a muoversi ma lentamente,
lentamente a camminare soppesando ed assaporando quelle parole umili fiere e solenni
così concludeva il suo brindisi l'uomo dei secoli e dei millenni ed il mondo riprendeva a muoversi ma lentamente,
lentamente a camminare soppesando ed assaporando quelle parole umili fiere e solenni
Dedicato all'uomo dei tre secoli e dei due millenni
Don Antonio Briceño Carranza, conosciuto da tutti come Don Toño, e chiamato amorevolmente da mia moglie e dagli altri nipoti Abuelito
Hasta siempre Don Toño aquì seguimos en el camino con su recuerdo siempre presente!
dalle periferie dimenticate e lontane dai barrios dai projects e dalle banlieues abbandonate si leva un nuovo canto è la fine del vecchio percorso è l'inizio del nuovo mondo suburbia rap periferie qui si forgia il nuovo percorso qui si scandisce il tempo nuovo il ritmo qui si scolpiscono emozioni meticcie semplici e libere i versi e le parole come scalpelli dell'anima sono rappers pellegrini saltimbanchi di sogni e libere e semplici portatrici sane le periferie di povere sensazioni clandestine ed ambulanti periferie periferie in tempo di paura in tempo di crisi sfidano squallidi ed arroganti sciacalli sicari e riscossori di sogni innocenti dell'anima ladri ed aguzzini con in cuore pochi stanchi flebili battiti e nel sangue poco amore e poche passioni sterili periferie periferie qui si raccattano ricordi e storie storie migranti e pellegrine, ricordi e canti randagi e umili nelle periferie delle città,dell'anima e del cuore si riscaldano e si ritrovano animi spenti e solitari qui su fuochi improvvisati e clandestini si scaldano cuori, mani piedi poveri ma liberi liberi di sognare e ridere mani piedi e cuori che si stringono intorno al clandestino fuoco luce nella notte come stella cometa per ascoltare i versi nella notte versi nudi improvvisati e ruvidi cantati in coro versi suoni canti e distorsioni come graffi ferite e cicatrici sul vero sguardo del mondo, fiori e radici che sfidano asfalto e cemento, piante di vita che escono dai tombini e crescono oltre e nonostante tutto senza curarsi di iene in doppiopetto ed aguzzini notti di periferia il mondo freme notti di periferia il mondo bussa alla porta questo non è che l'inizio stiamo solo intonando il canto stiamo soltanto accordando gli strumenti calma piatta al centro dell'impero che attende il nostro canto nuovo il nostro carnevale come nuovo sangue nuova linfa, come il miele come acqua e come il sole come il sale e come il pane pane dell'anima pane per il cuore calma piatta al centro dell'impero che attende il nostro canto nuovo il nostro carnevale come nuovo sangue nuova linfa, come il miele come acqua e come il sole come il sale e come il pane pane dell'anima pane per il cuore
siamo le periferie e stiamo solo intonando il canto stiamo soltanto accordando gli strumenti calma piatta al centro dell'impero che attende il nostro canto nuovo il nostro carnevale come ultima ancora di salvezza e di risurrezione siamo in cammino stiamo arrivando siamo le sante e povere periferie dimenticate dal bassofondo ci stiamo alzando siamo noi la salvezza del nuovo mondo Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino