il giorno del maremoto io ero sereno
al terzo piano dell'edificio con i ragazzi della scuola, fumavo la prima sigaretta della sera,
il giorno trascorso, era già un ricordo, un pensiero come vento leggero
leggero
ed io ero sereno
era quella l'ora precisa quando al tropico cala il sipario sul giorno e si riapre il palco alla sera
l'ora in cui dalla terra si leva un fresco respiro
e tutti gli esseri viventi, piante, animali e uomini a loro volta tirano un sospiro di sollievo
ed io ero sereno….
un altro giorno era trascorso sotto il cielo tropicale limpido, immenso e santo
santo come il caldo solido ed ostinato
santo come il Sole che in bilico sull'ora meridiana s’insinuava in ogni spazio minimo
la mattina il caldo si alzava dalla terra
e scorreva la geografia della terra del capo indigeno El Cacique Diriangèn
dall'oceano all'altipiano cafetalero fino a scendere al lago Xolotlan
sino alla costa sinuosa del sud e poi alla frontiera
per posarsi infine sulle foreste della cordigliera centrale come battesimo della sera
il giorno del maremoto io ero sereno
al terzo piano dell'edificio con i ragazzi della scuola fumavo la prima sigaretta della sera
e il giorno trascorso era già un ricordo un pensiero leggero come il vento della sera, leggero
ed io ero sereno, avevo tutto il mio mondo lì davanti ai miei occhio, in pace
tutto era sotto controllo, l’universo mondo era felice
ma quella sera la terra e l'oceano si chiamarono
e la scossa fu violenta ed improvvisa,
l'edificio della scuola, fortezza di tre piani con al centro giardino e chiesa
prese a tremare come un bambino inerme e fiducioso dopo il bagno della sera
tra le braccia della sua mamma attenta e premurosa
ma quella sera no fu abbraccio ma groviglio degli elementi
noi ragazzi e uomini forti rimanemmo lì sospesi e sorpresi in attesa
in attesa che la scossa passasse come un alito di vento
e dopo la scossa, il silenzio
silenzio nell'aria silenzio
in quel preciso istante alzando lo sguardo all'orizzonte
sentimmo nell'aria il profumo dell'oceano seppur lontano,
sentimmo distintamente il profumo dell'oceano ed il sale sulle labbra scivolare piano
all'orizzonte il cielo s’incontrava con l'oceano e con la terra in un abbraccio rosso fuoco
un abbraccio rosso come un quadro surrealista
ma quella sera non fu abbraccio fu groviglio degli elementi
groviglio degli elementi e guardando all'orizzonte in quell'istante
capimmo che la gente della costa non era più là, se n'era andata
se n'era andata in silenzio in quell'abbraccio/groviglio verso altri cieli ed altri mari lontani
la
sera del maremoto io
ero sereno,
eppure
quella
sera
Madre
Terra
e Padre
Oceano
corsero al loro incontro e si abbracciarono
ricordandoci, se ce
ne fosse stato bisogno,
che
noi
non
possediamo nulla su questa terra in questa vita,
nemmeno il
respiro di un secondo, neppure lo sbatter delle ciglia
siamo noi
che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria
siamo
noi che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria
la
sera del maremoto io
ero
sereno
e dopo il tremore, le lacrime e le grida di dolore
rimasi
lì solo ed assorto a contemplare l'Oceano il Cielo e la Terra
ed
a cercare
in fondo all'anima un pensiero e una preghiera
rimasi
lì solo ed assorto a contemplare Oceano Cielo e Terra
ed a
cercare in fondo all'anima un pensiero e una preghiera……..
nulla
possediamo noi
su questa terra in questa vita,
nemmeno il respiro di un secondo, neppure lo sbatter delle ciglia
siamo noi che apparteniamo alla
terra agli oceani e all'aria
siamo noi che apparteniamo
alla terra agli oceani e all'aria
Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino





