10/07/12

Il giorno del maremoto, Diriamba Nicaragua, 1 Settembre 1992


il giorno del maremoto io ero sereno

al terzo piano dell'edificio con i ragazzi della scuola, fumavo la prima sigaretta della sera,

il giorno trascorso, era già un ricordo, un pensiero come vento leggero

leggero

ed io ero sereno


era quella l'ora precisa quando al tropico cala il sipario sul giorno e si riapre il palco alla sera

l'ora in cui dalla terra si leva un fresco respiro

e tutti gli esseri viventi, piante, animali e uomini a loro volta tirano un sospiro di sollievo

ed io ero sereno….


un altro giorno era trascorso sotto il cielo tropicale limpido, immenso e santo

santo come il caldo solido ed ostinato

santo come il Sole che in bilico sull'ora meridiana s’insinuava in ogni spazio minimo


la mattina il caldo si alzava dalla terra

e scorreva la geografia della terra del capo indigeno El Cacique Diriangèn

dall'oceano all'altipiano cafetalero fino a scendere al lago Xolotlan

sino alla costa sinuosa del sud e poi alla frontiera

per posarsi infine sulle foreste della cordigliera centrale come battesimo della sera


il giorno del maremoto io ero sereno

al terzo piano dell'edificio con i ragazzi della scuola fumavo la prima sigaretta della sera

e il giorno trascorso era già un ricordo un pensiero leggero come il vento della sera, leggero

ed io ero sereno, avevo tutto il mio mondo lì davanti ai miei occhio, in pace

tutto era sotto controllo, l’universo mondo era felice


ma quella sera la terra e l'oceano si chiamarono

e la scossa fu violenta ed improvvisa,

l'edificio della scuola, fortezza di tre piani con al centro giardino e chiesa

prese a tremare come un bambino inerme e fiducioso dopo il bagno della sera

tra le braccia della sua mamma attenta e premurosa


ma quella sera no fu abbraccio ma groviglio degli elementi

noi ragazzi e uomini forti rimanemmo lì sospesi e sorpresi in attesa

in attesa che la scossa passasse come un alito di vento

e dopo la scossa, il silenzio

silenzio nell'aria silenzio


in quel preciso istante alzando lo sguardo all'orizzonte

sentimmo nell'aria il profumo dell'oceano seppur lontano,

sentimmo distintamente il profumo dell'oceano ed il sale sulle labbra scivolare piano


all'orizzonte il cielo s’incontrava con l'oceano e con la terra in un abbraccio rosso fuoco

un abbraccio rosso come un quadro surrealista

ma quella sera non fu abbraccio fu groviglio degli elementi


groviglio degli elementi e guardando all'orizzonte in quell'istante

capimmo che la gente della costa non era più là, se n'era andata

se n'era andata in silenzio in quell'abbraccio/groviglio verso altri cieli ed altri mari lontani


la sera del maremoto
io ero sereno,

eppure quella sera Madre Terra e Padre Oceano corsero al loro incontro e si abbracciarono
ricordandoci, se ce ne fosse stato bisogno,
che noi non possediamo nulla su questa terra in questa vita,
nemmeno il respiro di un secondo, neppure lo sbatter delle ciglia
siamo noi che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria


siamo noi che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria

la sera del maremoto
io ero sereno
e dopo il tremore, le lacrime e le grida di dolore
rimasi lì solo ed assorto a contemplare l'Oceano il Cielo e la Terra
ed a cercare in fondo all'anima un pensiero e una preghiera


rimasi lì solo ed assorto a contemplare Oceano Cielo e Terra
ed a cercare in fondo all'anima un pensiero e una preghiera……..

nulla possediamo noi su questa terra in questa vita,
nemmeno il respiro di un secondo, neppure lo sbatter delle ciglia
siamo noi che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria

siamo noi che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria





Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino










08/07/12

siamo sottili fili di un tessuto eterno




siamo sottili fili di un tessuto eterno
viviamo pochi attimi 
il tempo di volare intorno
un passo oltre il deserto dove stiamo prigionieri
briciole di spazio e di tempo 
granelli di sabbia dei nostri pensieri

siamo sottili fili di un tessuto eterno


illogica geometria esistenziale
più invecchio e più mi sembra di esitare
e pensare che con pochi anni di polvere sulle scarpe ho iniziato a volare

siamo sottili fili di un tessuto eterno

partito con la certezza d'arrivare, 
ora mi ritrovo a cercare nel giardino dei ricordi una logica, una bussola per riformulare la rotta verso un'oasi dove potermi abbeverare

siamo sottili fili di un tessuto eterno

labirinti del mio mondo delle meraviglie
spazi di transito d'asfalto e cemento, 
turbolento fiume luogo di mille battaglie
l'affanno è grande il corpo impotente 
e dalle violente rapide
 non viene mai buon consiglio

siamo sottili fili di un tessuto eterno

trascinato dalla corrente cerco un appiglio 
e lo trovo nella solita litania / ninna nanna
figlia delle radici, figlia della terra
 che mi ricorda di non perdere di vista
 il valore reale di ogni piccolo gesto 
anche il più banale,
mentre in bilico sul filo come equilibristi 
noi tutti cerchiamo di arrivare indenni 
dall'altra parte del filo teso sul mistero eterno

siamo sottili fili di un tessuto eterno
viviamo pochi attimi
 il tempo di volare intorno,
un passo oltre il deserto dove stiamo prigionieri
siamo briciole di spazio e di tempo, 
un ricordo che solo la coscienza salva
poveri ma sereni e liberi 
come carovane nomadi

Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino







alcuni primi consigli per il cammino, da padre a figlia





non abbassate lo sguardo
non abbassatelo mai, se non per sorridere a chi è più debole, a chi chiede aiuto

e non chiedevi nemmeno "Un giorno potrebbe capitare a me!" 
perché sappiate che senza clamore, quel giorno sarà già passato all'incrocio con la vostra vita centinaia di volte ed ancora, e centinaia di volte qualcuno avrà abbassato lo sguardo e vi avrà teso una mano in aiuto

non abbiate paura 
non abbiate paura mai, se non della fretta e di alcune futili distrazioni 

la distrazione, le distrazioni del nostro tempo sono il peggior male che mettono a dura prova il nostro spirito originario legato alle radici, alla terra, al ciclo sacro delle stagioni e delle migrazioni 

non lasciate che vi mettano all'angolo
e comunque quell'angolo non esiste, e solo una distorsione della mente di alcuni

alcuni che credono di riversare su altri la loro debolezza mascherata da prepotenza smisurata,
mantenete i nervi saldi e abbiate compassione
 perchè la compassione è l'unica cura che possa rimediare a quel dolore, a quella distorsione 

non dubitate del vostro cuore
non dubitate mai nell'amare, solo quell'attimo unico ed irripetibile avrete, solo quell'occasione

molte cose nella vita accadono una sola volta, un'unica volta, un battito di ciglia, un frammento, una scheggia di tempo lanciato nell'infinito, 
come una lieve brezza di vento come il battito d'ali di un colibrì

se dubiterete in quel preciso istante avrete perso un occasione unica  ed il rimpianto durerà tutta la vita, 
e se non subito sappiate che quel rimpianto lo sentirete un giorno nella vostra vita come un brivido freddo sulla  pelle una mattina d'inverno

 abbiate fiducia!
 fiducia allegra, spensierata ed infinita nella  primavera che sicuramente arriverà!

null'altro conta alla fine se non l’altro, 
nient’altro serve per il cammino se non musica ed emozioni ed occhi ben aperti per
dare a piene mani dare!

null'altro so per il momento, solo alcuni primi consigli per il vostro cammino scritti una domenica mattina contemplando il vostro sonno sereno



Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino

dedicato ad Ana Gabriela e ad Elena Lucia








07/07/12

inverno, occasione mancata, ovvero nostalgia di Nicaragua





avrei dovuto sedermi e contemplare sulla spiaggia i gabbiani 
ed ascoltare i rumori del mare
 
e invece eccomi qui seduto ad un tavolo 
in questo mondo quadrato  squadrato 
equilibrato pesante e sbagliato
 
avrei dovuto camminare sulla terra sulla polvere dell’altipiano 
sedermi poi piano ad ascoltare il suono del vento 
e guardare lontano
e invece sono qui in questo mondo freddo e quadrato
bagnato e sbagliato
 
avrei dovuto scappare 
rimanere a guardare lasciarmi catturare e
schiacciare questo male
e invece sono qui schiacciato e senza fiato spersonalizzato
 in questo mondo quadrato, squadrato schiacciato sporcato e bagnato
 
avrei dovuto parlare con i bambini nella polvere lasciarmi trascinare, 
a loro credere 
ed a piedi nudi giocare sulla terra umida
e contemplare l’essere
 
e invece eccomi qui caduto all’inferno di questo mondo quadrato
in questo mondo buldozer in quest’inverno sbagliato ma come
caspita ci sono finito
 caduto..?!
occasione mancata

 
Marco Bo







05/07/12

l'amore vive nella premura e nelle piccole cose




l'amore vive nella premura e nelle piccole cose
nel raccontare una cosa per volta
e colorare i dettagli con infinite sfumature
soltanto per il piacere di stare insieme ad ascoltare
 le parole e la voce
riecheggiare nella stanza

l'amore vive nelle piccole cose
 nella caffettiera sul fuoco la mattina
nello scarpe di cuoio della festa tirate a lucido
nella legna spaccata per il fuoco
 nella minestra buona in una fredda notte di livido inverno

l'amore alberga nelle piccole cose, nei minimi dettagli
nelle pieghe della biancheria profumata
nel sorriso dietro la finestra
per la visita inaspettata o per
una  passeggiata in riva al mare la mattina

di che cosa parliamo quando parliamo d'amore?
forse è lo stupore e la paura del cuore,
 quest'unico breve soffio di vita...
ma altre parole non ho
mi giro e trovo il tuo caldo respiro,
e non ho più paura, non ho più bisogno di una risposta 
mi basta
respirare nel tuo caldo respiro


Marco Bo







la canzone dei piedi e delle mani





mani,
mani, piedi e sorrisi per misurare il mondo camminando,
camminando assorti su sentieri sconosciuti con amici sinceri

sentieri,
sentieri infiniti sentieri assolati,  camminiamo io e te senza pensieri,
 il cammino è duro ma è come una danza e tu ti sfianchi, muovendo veloce i tuoi sinuosi fianchi

le prime mani e sorrisi che, venuto al mondo, ho incontrato mi hanno protetto, coperto e asciugato il pianto
e alzato in aria ad una risata immensa come una cascata

le prime mani
le prime mani mi hanno nutrito fino a che i miei piedi mi hanno poi sorretto ed allora ho preso a correre lontano,

con mani tese in avanti come artigli quasi a voler strappare e catturare un pezzo, un brandello di quel mondo sconosciuto che camminavo per la prima volta

mani,
mani piedi e sorrisi per misurare il mondo camminando,
camminando assorti su sentieri sconosciuti con amici sinceri

sentieri,
sentieri infiniti sentieri assolati, camminiamo io e te senza pensieri,
 il cammino è duro ma è come una danza e tu ti sfianchi, muovendo veloce i tuoi veloci fianchi


le mani
le mani e i piedi che ho poi incontrato da bambino mi hanno insegnato a giocare senza pensieri e ha prendere a calci un pallone d'estate


mani,
 mani piedi e sorrisi per misurare il mondo camminando
camminando assorti su sentieri sconosciuti con amici sinceri

sentieri,
sentieri infiniti sentieri assolati, camminiamo io e te senza pensieri,
 il cammino è duro ma è come una danza e tu ti sfianchi, muovendo sinuosi i tuoi veloci fianchi

e poi con i miei piedi sono sceso per strade del mondo in ricerca di altri sorrisi da accarezzare,
altre mani da stringere al cuore, altri piedi con cui condividere il cammino e il mio destino nomade e pellegrino

 mani,
 mani e piedi con cui misurare un memorabile mondo Americano,
 memorabile come un film di Sergio Leone o di Martin Sorsese

mani,
 mani e piedi con cui percorrere il sogno di una vita
una vita con un'unica casa, le strade del mondo
e come tetto il cielo plumbeo sulle nostre povere anime pellegrine 
come raccontava Bruce Chatwin cantore e scrittore nomade

e lì sotto quegli immensi cieli Americani, tombini fumanti e strade di Nuova York, ho preso  letteralmente a correre e da allora mai più mi son fermato,
mentre le mie mani misuravano il mondo e la distanza tra me ed il mio primo amore

ed ho amato così tanto, così  forte con mani e piedi da costruire per te una casa nell'aria,
un castello di nuvole sugli alisei d'estate che guidavano i miei passi come ali di uccelli in migrazione stagionale

così tanto e lontano abbiamo camminato mano nella mano io e te per altri mondi fino a che siamo tornati al nostro nido iniziale

e in quel momento ho preso coscienza che le mie mani erano diventate come quelle prime mani che venuto al mondo avevo incontrato e che mi avevano protetto coperto e sostenuto

e che dalle mie mani e dai miei piedi dipendevano vite nuove e nuove speranze nel domani

e che dalle mie mani e dai miei piedi dipendevano vite nuove e nuove speranze nel domani

così ho chiuso il cerchio ed ho iniziato con te un nuovo giro di giostra,
 mano nella mano camminando lentamente il nostro sogno fatto di sentieri, sorrisi, pianti ed amici cari
 e di mani e piedi per misurare il mondo e questo unico ed irripetibile istante 

sentieri,
sentieri infiniti sentieri assolati, camminiamo io e te senza pensieri,
 il cammino è duro ma è come una danza e tu ti sfianchi, muovendo veloce i tuoi sinuosi fianchi

mani,
mani piedi e sorrisi con cui misurare il mondo camminando assorti su sentieri sconosciuti con amici sinceri

uno due tre secondi infiniti fatti di mani piedi e sorrisi solo nostri,
solo noi persi e poveri ma sereni come uccelli in migrazione come cani randagi,
soli noi padroni di niente,
soltanto dei nostri piedi e delle nostre mani
soltanto dei nostri piedi e delle nostre mani

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino












01/07/12

frammenti di memoria tra Nicaragua e Birmingham Alabama




All'inizio degli anni ’90  volontario in Nicaragua,  ero responsabile del convitto maschile di una scuola tecnica di agronomia e insegnante di Inglese.
Gli studenti erano sia ragazzini adolescenti che uomini di
trent’anni o più che erano tornati alla vita civile dopo la guerra che era da poco terminata.
Le difficoltà erano tante, spesso mancava l’acqua e tenere a bada più di ottanta ragazzi e uomini da solo era complicato.
 Mi svegliavo alle quattro del mattino e andavo a dormire non prima della mezzanotte, tutti i giorni.
Un ricordo in particolare, gli studenti la sera lustravano per ore il loro unico paio di scarponi che usavano sia per la pratica in campagna e sia per le lezioni in classe e lavavano la loro unica camicia bianca perché la mattina dopo volevano essere lindi puliti e profumati.
Ho imparato che nella povertà c’è tanta dignità e che si può essere eleganti meglio di modelli di alta costura anche con poco.
Per contrasto ricordo a Birmingham Alabama, altra esperienza di
volontariato successiva, il vero abbandono e l’emarginazione.
Abbandono ed emarginazione che sono ancora peggio della povertà materiale.
In quei luoghi provai come non mai quell'abbandono, mai  l'avevo visto e provato così intensamente prima di allora, nemmeno nel paesello più povero dell’America Latina, e tutto questo nel bel mezzo della Nazione più ricca ed avanzata del mondo, gli USA!
Nei “projects” i quartieri popolari di Birmingham entravamo soltanto noi ed i missionari Salesiani e le macchine della polizia soltanto quando c’era una sparatoria o incidente.
Il nostro compito era quello di far trascorrere il pomeriggio dopo la scuola in serenità a più di cento bambini e ragazzi che altrimenti sarebbero stati soli ed in pericolo in strada.
I ricordi ed i fantasmi in quei luoghi erano ovunque perché quelli erano i luoghi dove era iniziata la lotta per i movimenti civili e contro la segregazione razziale.
 Alcuni amici avevano vissuto la segregazione razziale sulla loro pelle.
Ricordo uno scambio di opinioni molto accesso,
un ragazzo Afro Americano diceva ad un ragazzo bianco: 
“Tu non sai nulla di me, non hai la minima idea di cosa mi passi per la mente! Non ha mai avuto necessità di conoscermi.
Io invece so tutto di te, so leggere ogni piccolo dettaglio nel tuo
viso, nei tuoi movimenti!
E così sapevano fare i nostri vecchi, gli schiavi e le levatrici che
allattavano i figli dei bianchi! Sapevano leggere ogni piccolo
dettaglio perché da quel dettaglio dipendeva la vita o la morte!”

La strada è ancora lunga ma la speranza è infinita e le cose cambiano,
 le cose lentamente cambiano....
e poi  ricordo delle bambine di Birmingham con i pattini a rotelle ai piedi, che nel giorno di festa sembravano toccare il cielo e volare!
Nonostante la povertà e l’emarginazione, con  i pattini ai piedi ed un dollaro in tasca si sentivano felici, sul tetto del mondo!
 Questo mi ha insegnato che la speranza nel giorno di festa e più
forte di qualsiasi pena e dolore.
Ed è per questo che io e la mia famiglia continuiamo ad impegnarci con umiltà e determinazione nel tentativo di costruire una società più giusta e solidale, per non tradire quella speranza e quel sogno di felicità.

Marco Bo. Perchè ci mettiamo in cammino










dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...