cosa portiamo da un punto all’altro del nostro cammino dalla partenza all’arrivo dall’andata al ritorno? il racconto del mio cammino a tutti i miei cari agli amici ed alla poiana che vola sola sui vigneti e le colline, all'eterna foschia ed alla solitudine delle Ande, ai vulcani imponenti del Nicaragua, al cielo tropicale, al lago calmo della sera, ai pescatori all'oceano ed a chi nonostante il freddo di questo stanco ed insipido mondo artificiale continua a conservare la rivoluzione nel cuore
oggi proprio oggi che mi sento fragile fragile voglio gridare al vento che sono felice proprio oggi che mi sento fragile fragile voglio scomparire come zucchero come zucchero in una tazza di caffè e ridere ridere ridere proprio oggi che sto per partire che mi sento fragile a voi cari amici voglio sorridere sorridere oggi ogni parola è fragile infinito è ogni istante ed io come pietra pomice dai voi amici mi lascio pervadere pervadere di voi amici cari mi voglio impregnare e di ogni vostro gesto minimo di ogni vostro respiro, sorriso abbeverare dissetare noi come ape e polline noi come eco nel vento liberi come dune come onde, onde del mare come vento e pioggia come mare e spiaggia spiaggia groviglio di elementi noi siamo siamo un uragano di emozioni nel giorno del saluto noi forti e fragili come granelli di sabbia come granelli di sabbia liberi nel vento continueremo il nostro viaggio noi in equilibrio sul filo teso sul filo teso sul mistero infinito null'altro abbiamo noi siamo fini grani di polline persi nell'immenso come aquiloni al vento proviamo a vivere eppure, tutto siamo amici cari tutto siamo noi parte uno dell'altro siamo siamo a metà del cammino del cammino verso casa verso casa canto, eco perso nel vento, per gli amici cari nel giorno del saluto Marco Bo. Prerchè ci mettiamo in cammino
io ti accarezzerò il viso e respirerò nel tuo caldo respiro
se il giorno si diventa notte
aspetteremo tranquilli la minestra buona
papà e mamma ci chiameranno "è pronta! lavatevi le mani!"
se il giorno diventa notte
non avremo paura io e te staremo per sempre insieme
inviteremo tutti i nostri amici sarà una festa
cammineremo con loro il lungo sentiero verso casa
se il giorno diventa notte
saranno i nostri occhi lumi di candela
rideranno e brilleranno i nostri occhi
come acqua marina sotto la Luna piena
e se il giorno diventa notte......
se il giorno diventa notte
anche la notte senza paura
camminerà con noi mano nella mano fino a mattina
Marco Bo
Elena Lucia
Ana Gabriela
Jazmina Silva
Marco
Perchè ci mettiamo in cammino.
pensiero/filastrocca ispirata dalla riflessione della piccola Elena Lucia e cucinata tutti insieme a cena con la minestra buona in una notte d'estate di Luna piena!
Passa un secondo. Un altro secondo. Un terzo secondo. Ma sono solo tre secondi nostri. Wislawa Szymborska
Alcune persone vivono e si muovono apparentemente fuori luogo, all'interno di una realtà che non ha niente a che fare con loro, niente da spartire, e quindi si distinguono, risaltano se guardate da vicino. Eppure una logica, una qualche geometria esistenziale, una ragione del loro essere lì in quel preciso momento e luogo un po' alla volta si delinea, si definisce e allora le differenze si attenuano e svaniscono poco a poco e le distanze tra spazio e tempo è come se si diluissero, si annullassero.
Allo stesso modo come quando si guarda qualcosa attraverso la lente di un obiettivo e lentamente la si mette a fuoco, oppure attraverso le lenti di un paio di occhiali sbagliati. La Signora Pelham nel quartiere popolare di Gate City all'estrema periferia di Birmingham, Alabama era secondo quei canoni a tutti gli effetti fuori luogo. Viveva da sola in un minuto appartamento colmo di libri, libri accatastati, impilati in ogni angolo sopra ogni mobile in ogni spazio disponibile, libri, libri che erano stati da sempre i suoi migliori compagni di viaggio. Il viaggio della Signora Pelham era iniziato in un lontano passato in Polonia a Danzica, ed era stata una fuga con i genitori e i due fratelli più piccoli per evitare il campo di concentramento. Questa è un'altra lunga storia, storia di una fuga drammatica ed avventurosa per le terre di quell'Europa disastrata che stava per essere inghiottita dalla seconda guerra mondiale e per mare su un mercantile di fortuna fino ad arrivare alle coste della terra che rappresentava la salvezza, all'orizzonte Ellis Island e la statua della libertà li aveva accolti a braccia aperte all'inizio degli anni '40. Della sua vita in Polonia ricordava ben poco era ancora una bambina, ma aveva negli occhi il colore giallo, un'esplosione di giallo! Erano i campi di colza in fiore a fine primavera di un giallo intenso e un profumo acre e pungente e pervasivo. La nuova vita americana all'inizio era stata molto dura ma con sudore e duro lavoro erano riusciti a costruirsi una vita dignitosa a Brooklyn sino a che il padre di un improvviso malore se ne andò e la famiglia a quel punto si sfasciò e si disperse sulle strade degli USA. La Signora Pelham seguì il suo fidanzato, un sergente dei marines tornato in patria dopo la guerra e conosciuto a New York ma originario di Birmingham Alabama, ed a Birmingham la convinse a trasferirsi. La loro storia finì male, l'unica cosa buona fu che quel compagno violento e ubriacone si perse un giorno senza lasciar traccia. Il problema che la lasciò senza un soldo, anzi con vari debiti di gioco, debiti che la obbligarono a lavorare come un mulo per anni, ed oltre ai debiti, subito dopo essere stata abbandonata, scoprì , anche un figlio in arrivo. La Signora Pelham non si diede per vinta, lavorò e prese anche a studiare alla sera e riuscì a laurearsi in lettere antiche e storia medioevale sue passioni da sempre. A quel punto proprio quando una certa tranquillità sembrava essere arrivata nella sua vita, come quando un treno arriva, dopo un lungo viaggio nella notte, alla sua stazione di destino finale, proprio allora la malasorte ancora si accanì contro di lei ed una sera in una violenta tormenta estiva perse il figlio in un incidente d'auto, e così rimase sola, di nuovo sola. Sola a Birmingham Alabama lontano da tutto! Ormai troppo avanti con gli anni per tentare di riprendere la via di ritorno a ritroso sui suoi passi, senza mezzi economici e nemmeno amici, aveva perso tutto e così dovette accettare la carità di un’associazione che si occupava di aiutare i migranti in difficoltà.
L'associazione le trovò un minuscolo monolocale nel quartiere popolare Afro Americano di Gate City all'estrema periferia di Birmingham. Periferia fatta di svincoli, centri commerciali e super mercati, estrema periferia uguale a molte altre periferie delle città statunitensi, monumenti dì un illusorio benessere consumistico e niente più. Dietro la collina e le insegne pubblicitarie più grandi, ben nascosti i quartieri popolari come Gate City dove era situata la parrocchia. Il nome definiva bene la realtà e la emarginava dal resto del mondo, Gate City Città cancello o inferriata. E così si sentiva chi viveva a Gate City, rinchiuso, isolato, incatenato alla povertà nel centro dell’impero, nel bel mezzo del paese più ricco del mondo. Anche noi eravamo lì, io, mia moglie e la nostra piccola Ana Gabriela, eravamo lì volontari e ci occupavamo dei giovani in un centro giovanile della parrocchia di San Giovani Bosco. Tra le varie attività c'era anche il food pantry, il centro di raccolta della parrocchia per i prodotti che i supermercati della città non potevano più vendere e quindi donavamo alla comunità bisognose. Dal food pantry della parrocchia portavamo alla Signora Pelham quasi ogni giorno un pacco di alimenti ed altre cose per la casa. La Signora Pelham non usciva mai dal quel suo minuscolo appartamento e dalla lettura dei suoi libri, se ne stava rinchiusa in quelle quattro mura umide sommersa nel mare di libri, si sentiva sola ed aveva paura, si sentiva lontana da tutto e da tutti anche se ormai non sapeva più nemmeno da cosa e da chi e questo ancora di più la angosciava. Vinta la diffidenza iniziale, diventammo buoni amici parlando dell'Italia, della vecchia Europa delle letture della filosofia e della storia. Quando andavamo a trovarla ci raccontava spesso della Polonia come di un mito di infanzia, un paese bellissimo, un ricordo lontano di bambina, un paesaggio dolce e variopinto, specie verso la fine della primavera quando vicino a Danzica i campi di colza erano in fiore e tutto l'orizzonte era giallo, giallo intenso ed accecante e pervaso da un profumo acre e pungente. "Darei qualsiasi cosa, anche se nulla possiedo! per rivedere quei campi in fiore e sentire quell'odore forte e pungente!" Diceva sempre la Signora Perham. E quel racconto fece scattare il nostro piano! Un giorno riuscimmo a convincerla ad uscire dall'appartamento e la portammo al centro giovanile. Lei era molto timorosa ed il primo impatto fu traumatico, quasi un centinaio di bambini e bambine Afro Americane le si assembrarono intorno perché evidentemente la Signora Pelham si distingueva con la sua carnagione bianco pallida, il suo cappellino, l'ombrello da Sole, il bastone ed il foulard imbevuto di colonia sempre in mano.
Ma il disagio durò poco, la Signora Pelham iniziò a raccontare favole soprattutto alle bambine che incantate presero ad ascoltarla con attenzione. Aspettammo alcuni giorni in modo che lei si ambientasse e si sentisse a proprio agio, ed un giorno proponemmo alla Signora Pelham "Perché non andiamo a fare due passi dietro la Chiesa? C'è un sentiero e piante ed è più fresco!" Vinta la sua iniziale resistenza le bambine la presero sotto braccio ridendo dalla gioia come matte, erano giorni che preparavano quella sorpresa. Lentamente camminammo intorno alla chiesa, e nel frattempo raccontavamo alla Signora Pelham "Gate City è proprio all'estremità della città, oltre a Gate City non c'è niente, solo campagna..." La Signora Pelham ci ascoltava con attenzione, quando poco a poco sentì arrivare alle narici un odore forte e pungente, piano piano alzò lo sguardo, avevamo appena superato la chiesa e subito dietro si stendeva un campo, un campo immenso.... rimase abbagliata e sorpresa come in estasi, trattenne il respiro e poi inspirò con tutta la forza che aveva in corpo e spalancò gli occhi, tutto intorno era un mare giallo intenso, forte e prepotente, era un immenso campo di colza in fiore, di un giallo lucente e brillante! La Signora Pelham aveva le lacrime agli occhi, disse soltanto "Grazie!" con un filo di voce e continuò a camminare lentamente verso il campo, le bambine la sostenevano e le danzavano intorno, era tutto un turbinio di colori, profumi, odori e luce abbagliante. Quel giorno Birmingham Alabama e Danzica Polonia due realtà lontane nello spazio e nel tempo ed emarginate, si ricongiunsero in un unico oceano giallo, un immenso oceano di pace. Marco Bo presso le periferie del mondo.
Vista con granello di sabbia (Wislawa Szymborska)
Lo chiamiamo granello di sabbia. Ma lui non chiama se stesso né granello, né sabbia. Fa a meno di nome generale, individuale, instabile, stabile, scorretto o corretto. Non gli importa del nostro sguardo, del tocco Non si sente guardato e toccato. E che sia caduto sul davanzale è solo un'avventura nostra, non sua. Per lui è come cadere su una cosa qualunque, senza la certezza di essere già caduto o di cadere ancora. Dalla finestra c'è una bella vista sul lago, ma quella vista, lei, non si vede. Senza colore e senza forma, senza voce, senza odore e dolore è il suo stare in questo mondo. Senza fondo lo stare del fondo del lago e senza sponde quello delle sponde. Né bagnato né asciutto quello della sua acqua. Né al singolare né al plurale quello delle onde, che mormorano sorde al proprio mormorio intorno a pietre non piccole, non grandi. E il tutto sotto un cielo per natura senza cielo, dove il sole tramonta non tramontando affatto e si nasconde non nascondendosi dietro una nuvola ignara. Il vento la scompiglia senza altri motivi se non quello di soffiare. Passa un secondo. Un altro secondo. Un terzo secondo. Ma sono solo tre secondi nostri.
Il tempo passò come un messo con una notizia urgente. Ma è solo un paragone nostro. Inventato il personaggio, insinuata la fretta, e la notizia inumana.
strada sto sulla mia strada sì, cerco soluzioni e sorrisi agli incroci ma rallento il passo per evitare equivoci e sto sulla mia strada vento ascolto il vento annuso la polvere sorrido al Sole e dentro l'anima provo a forgiare parole nuove e ascolto il vento pelle solo io nella mia pelle misuro il mondo camminando estendo le braccia e lo abbraccio il mondo ma conscio dei miei limiti sono e sto nella mia pelle compagni sì, cerco nuovi compagni di viaggio pronto a deviazioni non mi manca il coraggio sorrido all'incontro e cammino adagio adagio, assaporo dell'incontro un assaggio tesori preziosi gli incontri che conserviamo nel cuore come fossero magici scrigni strada vento e compagni di viaggio vivo a braccia aperte sogno ad occhi aperti camminando misuro il mondo come tutti noi migranti come migliaia di anni fa soltanto camminatori nomadi consci del nostro limite cerchiamo la strada annusiamo il vento il vento conosce il nostro nome abbiamo casa solo nella nostra pelle e sorridiamo ad ogni nuovo compagno di viaggio null'altro ci è dato per il momento una strada la pioggia, un nuovo compagno di viaggio ed un alito di vento e sia quello che deve essere perchè noi non abbiamo paura noi siamo da sempre sotto questo cielo sotto questo sole strada pioggia vento e compagni di viaggio e così sia
al
terzo piano dell'edificio con i ragazzi della scuola, fumavo la prima
sigaretta della sera,
il
giorno trascorso, era già un ricordo, un
pensiero come vento leggero
leggero
ed
io ero sereno
era
quella l'ora precisa quando al tropico cala il sipario sul giorno e
si riapre il palco alla sera
l'ora
in cui dalla terra si leva un fresco respiro
e
tutti gli esseri viventi, piante, animali e uomini a loro volta
tirano un sospiro di sollievo
ed
io ero sereno….
un
altro giorno era
trascorso
sotto il cielo
tropicale limpido,
immenso e santo
santo
come il caldo solido ed ostinato
santo
come il Sole che in bilico sull'ora meridiana s’insinuava in ogni
spazio minimo
la
mattina il caldo si alzava dalla terra
e
scorreva la geografia della terra del capo indigeno El Cacique
Diriangèn
dall'oceano
all'altipiano cafetalero fino a scendere al lago Xolotlan
sino
alla
costa sinuosa del sud e
poi alla
frontiera
per
posarsi infine sulle foreste della cordigliera centrale come
battesimo della sera
il
giorno del maremoto io ero sereno
al
terzo piano dell'edificio con i ragazzi della scuola fumavo la prima
sigaretta della sera
e
il giorno trascorso era già un ricordo un pensiero leggero come il
vento della sera, leggero
ed
io ero sereno, avevo tutto il mio mondo lì davanti ai miei occhio,
in pace
tutto
era sotto controllo, l’universo mondo era felice
ma
quella sera la terra e l'oceano si chiamarono
e
la scossa fu violenta ed improvvisa,
l'edificio
della scuola, fortezza di tre piani con al centro giardino e chiesa
prese
a tremare come un bambino inerme e fiducioso dopo il bagno della sera
tra
le braccia della sua mamma attenta e premurosa
ma
quella sera no fu abbraccio ma groviglio degli elementi
noi
ragazzi e uomini forti rimanemmo lì sospesi
e sorpresi in attesa
in
attesa che la scossa passasse come un alito di vento
e
dopo la scossa, il silenzio
silenzio
nell'aria silenzio
in
quel preciso istante alzando lo sguardo all'orizzonte
sentimmo
nell'aria il profumo dell'oceano seppur lontano,
sentimmo
distintamente il profumo dell'oceano
ed il sale sulle labbra scivolare piano
all'orizzonte
il cielo s’incontrava con l'oceano e con la terra in un abbraccio
rosso fuoco
un
abbraccio rosso come un quadro surrealista
ma
quella sera non fu abbraccio fu
groviglio degli
elementi
groviglio
degli elementi e guardando all'orizzonte in quell'istante
capimmo
che la gente della costa non
era più là, se
n'era andata
se
n'era andata in silenzio in quell'abbraccio/groviglio verso altri
cieli ed altri mari lontani
la
sera del maremoto io
ero sereno,
eppure
quella
seraMadre
Terra
e Padre
Oceano
corsero al loro incontro e si abbracciarono
ricordandoci, se ce
ne fosse stato bisogno, che
noi
non
possediamo nulla su questa terra in questa vita,
nemmeno il
respiro di un secondo, neppure lo sbatter delle ciglia
siamo noi
che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria
siamo
noi che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria
la
sera del maremoto io
ero
sereno
e dopo il tremore, le lacrime e le grida di dolore
rimasi
lì solo ed assorto a contemplare l'Oceano il Cielo e la Terra ed
a cercare
in fondo all'anima un pensiero e una preghiera
rimasi
lì solo ed assorto a contemplare Oceano Cielo e Terra
ed a
cercare in fondo all'anima un pensiero e una preghiera……..
nulla
possediamo noi
su questa terra in questa vita,
nemmeno il respiro di un secondo, neppure lo sbatter delle ciglia
siamo noi che apparteniamo alla
terra agli oceani e all'aria
siamo noi che apparteniamo
alla terra agli oceani e all'aria
siamo sottili fili di un tessuto eterno viviamo pochi attimi il tempo di volare intorno un passo oltre il deserto dove stiamo prigionieri briciole di spazio e di tempo granelli di sabbia dei nostri pensieri siamo sottili fili di un tessuto eterno illogica geometria esistenziale più invecchio e più mi sembra di esitare e pensare che con pochi anni di polvere sulle scarpe ho iniziato a volare siamo sottili fili di un tessuto eterno partito con la certezza d'arrivare, ora mi ritrovo a cercare nel giardino dei ricordi una logica, una bussola per riformulare la rotta verso un'oasi dove potermi abbeverare siamo sottili fili di un tessuto eterno labirinti del mio mondo delle meraviglie spazi di transito d'asfalto e cemento, turbolento fiume luogo di mille battaglie l'affanno è grande il corpo impotente e dalle violente rapide non viene mai buon consiglio siamo sottili fili di un tessuto eterno trascinato dalla corrente cerco un appiglio e lo trovo nella solita litania / ninna nanna figlia delle radici, figlia della terra che mi ricorda di non perdere di vista il valore reale di ogni piccolo gesto anche il più banale, mentre in bilico sul filo come equilibristi noi tutti cerchiamo di arrivare indenni dall'altra parte del filo teso sul mistero eterno siamo sottili fili di un tessuto eterno viviamo pochi attimi il tempo di volare intorno, un passo oltre il deserto dove stiamo prigionieri siamo briciole di spazio e di tempo, un ricordo che solo la coscienza salva poveri ma sereni e liberi come carovane nomadi
non abbassate lo sguardo non abbassatelo mai, se non per sorridere a chi è più debole, a chi chiede aiuto e non chiedevi nemmeno "Un giorno potrebbe capitare a me!" perché sappiate che senza clamore, quel giorno sarà già passato all'incrocio con la vostra vita centinaia di volte ed ancora, e centinaia di volte qualcuno avrà abbassato lo sguardo e vi avrà teso una mano in aiuto non abbiate paura non abbiate paura mai, se non della fretta e di alcune futili distrazioni la distrazione, le distrazioni del nostro tempo sono il peggior male che mettono a dura prova il nostro spirito originario legato alle radici, alla terra, al ciclo sacro delle stagioni e delle migrazioni non lasciate che vi mettano all'angolo e comunque quell'angolo non esiste, e solo una distorsione della mente di alcuni alcuni che credono di riversare su altri la loro debolezza mascherata da prepotenza smisurata, mantenete i nervi saldi e abbiate compassione perchè la compassione è l'unica cura che possa rimediare a quel dolore, a quella distorsione non dubitate del vostro cuore non dubitate mai nell'amare, solo quell'attimo unico ed irripetibile avrete, solo quell'occasione molte cose nella vita accadono una sola volta, un'unica volta, un battito di ciglia, un frammento, una scheggia di tempo lanciato nell'infinito, come una lieve brezza di vento come il battito d'ali di un colibrì se dubiterete in quel preciso istante avrete perso un occasione unica ed il rimpianto durerà tutta la vita, e se non subito sappiate che quel rimpianto lo sentirete un giorno nella vostra vita come un brivido freddo sulla pelle una mattina d'inverno abbiate fiducia! fiducia allegra, spensierata ed infinita nella primavera che sicuramente arriverà! null'altro conta alla fine se non l’altro, nient’altro serve per il cammino se non musica ed emozioni ed occhi ben aperti per dare a piene mani dare! null'altro so per il momento, solo alcuni primi consigli per il vostro cammino scritti una domenica mattina contemplando il vostro sonno sereno Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino dedicato ad Ana Gabriela e ad Elena Lucia