13/07/12

canto, eco perso nel vento, per gli amici cari nel giorno del saluto

Passa un secondo. 
Un altro secondo. 
Un terzo secondo. 
Ma sono solo tre secondi nostri.

Wislawa Szymborska
da "Vista con granello di sabbia"



oggi
proprio oggi che mi sento
fragile fragile
voglio gridare al vento
che sono felice 

proprio oggi che mi sento fragile fragile
voglio scomparire come zucchero
come zucchero in una tazza di caffè
 e ridere ridere ridere

proprio oggi che sto per partire
che mi sento fragile
a voi cari amici voglio sorridere 
 sorridere

oggi 
ogni parola è fragile
infinito è ogni istante
ed io come pietra pomice
dai voi amici mi lascio pervadere 
pervadere

di voi  amici cari mi voglio impregnare
e di ogni vostro gesto minimo
di ogni vostro respiro, sorriso abbeverare
dissetare

noi come ape e polline 
noi come eco nel vento liberi 
come dune come onde, onde del mare
come vento e pioggia
come mare e spiaggia
spiaggia

groviglio di elementi noi siamo
siamo un uragano di emozioni
nel giorno del saluto
noi forti e fragili come granelli di sabbia
come granelli di sabbia 
liberi nel vento

continueremo il nostro viaggio noi
in equilibrio sul filo teso 
sul filo teso sul mistero infinito
null'altro abbiamo noi 
siamo fini grani di polline persi nell'immenso
come aquiloni al vento proviamo a vivere 
eppure, tutto siamo amici cari
tutto siamo noi
parte uno dell'altro siamo
siamo a metà del cammino
 del cammino verso casa
verso casa
canto, eco perso nel vento,
per gli amici cari nel giorno del saluto

Marco Bo. Prerchè ci mettiamo in cammino







12/07/12

se il giorno diventa notte, la vita vista dai bambini


 
e se il giorno diventa notte? 
inviteremo tutti i nostri amici e sarà una festa
giocheremo felici
 
se il giorno diventa notte 
camminerò con te mano nella mano
non avremo paura io e te 
senza esitare andremo piano incontro al mattino
 
e se il giorno diventa notte
io ti griderò "dimmi ti voglio bene!"
e tu mi abbraccerai e mi scalderai
 come se fossi il mio Sole
se il giorno diventa notte
mi solleverai mi prenderai in braccio 
 io ti accarezzerò il viso e respirerò nel tuo caldo respiro
 
se il giorno si diventa notte
aspetteremo tranquilli la minestra buona
papà e mamma ci chiameranno "è pronta! lavatevi le mani!"
 
se il giorno diventa notte
non avremo paura io e te staremo per sempre insieme
inviteremo tutti i nostri amici sarà una festa
cammineremo con loro il lungo sentiero verso casa
se il giorno diventa notte
saranno i nostri occhi lumi di candela
rideranno  e brilleranno i nostri occhi
come acqua marina sotto la Luna piena
e se il giorno diventa notte......
 
 se il giorno diventa notte
anche la notte senza paura
camminerà con noi mano nella mano fino a mattina

 
Marco Bo 

Elena Lucia
Ana Gabriela
Jazmina Silva 
Marco

Perchè ci mettiamo in cammino.

pensiero/filastrocca ispirata dalla riflessione della piccola Elena Lucia e cucinata tutti insieme a cena con la minestra buona in una notte d'estate di Luna piena! 
 







11/07/12

Il colore dei campi di colza in fiore, Danzica Polonia 1940 - Birmingham Alabama USA 1999



Passa un secondo. 
Un altro secondo. 
Un terzo secondo. 
Ma sono solo tre secondi nostri.

Wislawa Szymborska




Alcune persone vivono e si muovono apparentemente fuori luogo, all'interno di una realtà che non ha niente a che fare con loro, niente da spartire, e quindi si distinguono, risaltano se guardate da vicino.

Eppure una logica, una qualche geometria esistenziale, una ragione del loro essere lì in quel preciso momento e luogo un po' alla volta si delinea, si definisce e allora le differenze si attenuano e svaniscono poco a poco e le distanze tra spazio e tempo è come se si diluissero, si annullassero.

Allo stesso modo come quando si guarda qualcosa attraverso la lente di un obiettivo e lentamente la si mette a  fuoco,
oppure attraverso le lenti di un paio di occhiali sbagliati.

La Signora Pelham nel quartiere popolare di Gate City all'estrema periferia di Birmingham, Alabama era secondo quei canoni a tutti gli effetti fuori luogo.
Viveva da sola in un minuto appartamento colmo di libri,
 libri accatastati, impilati in ogni angolo sopra ogni mobile in ogni spazio disponibile, libri, libri che erano stati da sempre i suoi migliori compagni di viaggio.

Il viaggio della Signora Pelham era iniziato in un lontano passato in Polonia a Danzica, ed era stata una fuga con i genitori e i due fratelli più piccoli per evitare il campo di concentramento.

Questa è un'altra lunga storia, storia di una fuga drammatica ed avventurosa per le terre di quell'Europa disastrata che stava per essere inghiottita dalla seconda guerra mondiale e per mare su un mercantile di fortuna fino ad arrivare alle coste della terra che rappresentava la salvezza,
all'orizzonte Ellis Island e la statua della libertà li aveva accolti a braccia aperte all'inizio degli anni '40.

Della sua vita in Polonia ricordava ben poco era ancora una bambina, ma aveva negli occhi il colore giallo,
un'esplosione di giallo! Erano i campi di colza in fiore a fine primavera di un giallo intenso e un profumo acre e pungente e pervasivo.

La nuova vita americana all'inizio era stata molto dura ma con sudore e duro lavoro erano riusciti a costruirsi una vita dignitosa a Brooklyn sino a che il padre di un improvviso malore se ne andò e la famiglia a quel punto si sfasciò e si disperse sulle strade degli USA.
La Signora Pelham seguì il suo fidanzato, un sergente dei marines tornato in patria dopo la guerra e conosciuto a New York ma originario di Birmingham Alabama, ed a Birmingham la convinse a trasferirsi.

La loro storia finì male, l'unica cosa buona fu che quel compagno violento e ubriacone si perse un giorno senza lasciar traccia.

Il problema che la lasciò senza un soldo, anzi con vari debiti di gioco, debiti che la obbligarono a lavorare come un mulo per anni, ed oltre ai debiti, subito dopo essere stata abbandonata, scoprì anche un figlio in arrivo.

La Signora Pelham non si diede per vinta, lavorò e prese anche a studiare alla sera e riuscì a laurearsi in lettere antiche e storia medioevale sue passioni da sempre.

A quel punto proprio quando una certa tranquillità sembrava essere arrivata nella sua vita, come quando un treno arriva, dopo un lungo viaggio nella notte, alla sua stazione di destino finale, proprio allora la malasorte ancora si accanì contro di lei ed una sera in una violenta tormenta estiva perse il figlio in un incidente d'auto, e così rimase sola,
di nuovo sola.

Sola a Birmingham Alabama lontano da tutto! Ormai troppo avanti con gli anni per tentare di riprendere la via di ritorno a ritroso sui suoi passi, senza mezzi economici e nemmeno amici, aveva perso tutto e così dovette accettare la carità di un’associazione che si occupava di aiutare i migranti in difficoltà.

L'associazione le trovò un minuscolo monolocale nel quartiere popolare Afro Americano di Gate City all'estrema periferia di Birmingham.

Periferia fatta di svincoli, centri commerciali e super mercati, estrema periferia uguale a molte altre periferie delle città statunitensi, monumenti dì un illusorio benessere consumistico e niente più.
Dietro la collina e le insegne pubblicitarie più grandi, ben nascosti i quartieri popolari  come Gate City dove era situata la parrocchia.
Il nome definiva bene la realtà e la emarginava dal resto del mondo, Gate City Città cancello o inferriata.
E così si sentiva chi viveva a Gate City, rinchiuso, isolato, incatenato alla povertà nel centro dell’impero, nel bel mezzo del paese più ricco del mondo.

 Anche noi eravamo lì, io, mia moglie e la nostra piccola Ana Gabriela, eravamo lì volontari e ci occupavamo dei giovani in un centro giovanile della parrocchia di San Giovani Bosco.

Tra le varie attività c'era anche il food pantry, il centro di raccolta della parrocchia per i prodotti che i supermercati della città non potevano più vendere e quindi donavamo alla comunità bisognose.
Dal food pantry della parrocchia portavamo alla Signora Pelham quasi ogni giorno un pacco di alimenti ed altre cose per la casa.

La Signora Pelham non usciva mai dal quel suo minuscolo appartamento e dalla lettura dei suoi libri, 
se ne stava rinchiusa in quelle quattro mura umide sommersa nel mare di libri, si sentiva sola ed aveva paura, si sentiva lontana da tutto e da tutti anche se ormai non sapeva più nemmeno da cosa e da chi e questo ancora di più la angosciava.

 Vinta la diffidenza iniziale, diventammo buoni amici parlando dell'Italia, della vecchia Europa delle letture della filosofia e della storia.
Quando andavamo a trovarla ci raccontava spesso della Polonia come di un mito di infanzia, un paese bellissimo, un ricordo lontano di bambina, un paesaggio dolce e variopinto, specie verso la fine della primavera quando vicino a Danzica i campi di colza erano in fiore e tutto l'orizzonte era giallo, giallo intenso ed accecante e pervaso da un profumo acre e pungente.

"Darei qualsiasi cosa, anche se nulla possiedo! per rivedere quei campi in fiore e sentire quell'odore forte e pungente!" Diceva sempre la Signora Perham.

E quel racconto fece scattare il nostro piano! Un giorno riuscimmo a convincerla ad uscire dall'appartamento e la portammo al centro giovanile.
 Lei era molto timorosa ed il primo impatto fu traumatico, quasi un centinaio di bambini e bambine Afro Americane le si assembrarono intorno perché evidentemente la Signora Pelham si distingueva con la sua carnagione bianco pallida, il suo cappellino, l'ombrello da Sole, il bastone ed il foulard imbevuto di colonia sempre in mano.

Ma il disagio durò poco, la Signora Pelham iniziò a raccontare favole soprattutto alle bambine che incantate presero ad ascoltarla con attenzione.

Aspettammo alcuni giorni in modo che lei si ambientasse e si sentisse a proprio agio, ed un giorno proponemmo alla Signora Pelham "Perché non andiamo a fare due passi dietro la Chiesa? C'è un sentiero e piante ed è più fresco!" Vinta la sua iniziale resistenza le bambine la presero sotto braccio ridendo dalla gioia come matte, erano giorni che preparavano quella sorpresa.

Lentamente camminammo intorno alla chiesa, e nel frattempo raccontavamo alla Signora Pelham "Gate City è proprio all'estremità della città, oltre a Gate City non c'è niente, solo campagna..."

La Signora Pelham ci ascoltava con attenzione, quando poco a poco sentì arrivare alle narici un odore forte e pungente, piano piano alzò lo sguardo, avevamo appena superato la chiesa e subito dietro si stendeva un campo, un campo immenso....
rimase abbagliata e sorpresa come in estasi, trattenne il respiro e poi inspirò con tutta la forza che aveva in corpo e spalancò gli occhi, tutto intorno era un mare giallo intenso, forte e prepotente, 
era un immenso campo di colza in fiore, di un giallo lucente e brillante! 

La Signora Pelham aveva le lacrime agli occhi, disse soltanto "Grazie!" con un filo di voce e continuò a camminare lentamente verso il campo, le bambine la sostenevano e le danzavano intorno, era tutto un turbinio di colori, profumi, odori e luce abbagliante.

Quel giorno Birmingham Alabama e Danzica Polonia due realtà lontane nello spazio e nel tempo ed emarginate, si ricongiunsero in un unico oceano giallo, un immenso oceano di pace.

Marco Bo

presso le periferie del mondo.



Vista con granello di sabbia (Wislawa Szymborska)

Lo chiamiamo granello di sabbia. 
Ma lui non chiama se stesso né granello, né sabbia.
Fa a meno di nome 
generale, individuale, 
instabile, stabile, 
scorretto o corretto.

Non gli importa del nostro sguardo, del tocco 
Non si sente guardato e toccato. 
E che sia caduto sul davanzale 
è solo un'avventura nostra, non sua. 
Per lui è come cadere su una cosa qualunque, 
senza la certezza di essere già caduto 
o di cadere ancora.

Dalla finestra c'è una bella vista sul lago, 
ma quella vista, lei, non si vede. 
Senza colore e senza forma, 
senza voce, senza odore e dolore 
è il suo stare in questo mondo. 

Senza fondo lo stare del fondo del lago 
e senza sponde quello delle sponde. 
Né bagnato né asciutto quello della sua acqua. 

Né al singolare né al plurale quello delle onde, 
che mormorano sorde al proprio mormorio 
intorno a pietre non piccole, non grandi.

E il tutto sotto un cielo per natura senza cielo, 
dove il sole tramonta non tramontando affatto 
e si nasconde non nascondendosi dietro una nuvola ignara. 
Il vento la scompiglia senza altri motivi 
se non quello di soffiare. 

Passa un secondo. 
Un altro secondo. 
Un terzo secondo. 
Ma sono solo tre secondi nostri.

Il tempo passò come un messo con una notizia urgente. 
Ma è solo un paragone nostro. 
Inventato il personaggio, insinuata la fretta, 
e la notizia inumana.





10/07/12

strada vento e compagni di viaggio





strada
sto sulla mia strada
sì, cerco soluzioni e sorrisi agli incroci 
ma rallento il passo per evitare equivoci
e sto sulla mia strada

vento
ascolto il vento
annuso la polvere sorrido al Sole
e dentro l'anima provo a forgiare parole nuove
e ascolto il vento

pelle
solo io nella mia pelle
misuro il mondo camminando
estendo le braccia e lo abbraccio il mondo
ma conscio dei miei limiti
sono e sto nella mia pelle

compagni
sì, cerco nuovi compagni di viaggio
pronto a deviazioni non mi manca il coraggio 
sorrido all'incontro e cammino adagio
adagio, assaporo dell'incontro un assaggio 
tesori preziosi gli incontri che conserviamo 
nel cuore come fossero magici scrigni

strada vento e compagni di viaggio

vivo a braccia aperte
sogno ad occhi aperti
camminando misuro il mondo
come tutti noi migranti
come migliaia di anni fa
soltanto camminatori nomadi

consci del nostro limite
cerchiamo la strada 
annusiamo il vento
il vento conosce il nostro nome 
abbiamo casa solo nella nostra pelle
e sorridiamo ad ogni nuovo compagno di viaggio
null'altro ci è dato per il momento
una strada
 la pioggia,
un nuovo compagno di viaggio
 ed un alito di vento
e sia quello che deve essere
perchè noi non abbiamo paura
noi siamo da sempre
sotto questo cielo sotto questo sole
strada pioggia vento
 e compagni di viaggio 
e così sia


Marco Bo
Perché ci mettiamo in cammino








Il giorno del maremoto, Diriamba Nicaragua, 1 Settembre 1992


il giorno del maremoto io ero sereno

al terzo piano dell'edificio con i ragazzi della scuola, fumavo la prima sigaretta della sera,

il giorno trascorso, era già un ricordo, un pensiero come vento leggero

leggero

ed io ero sereno


era quella l'ora precisa quando al tropico cala il sipario sul giorno e si riapre il palco alla sera

l'ora in cui dalla terra si leva un fresco respiro

e tutti gli esseri viventi, piante, animali e uomini a loro volta tirano un sospiro di sollievo

ed io ero sereno….


un altro giorno era trascorso sotto il cielo tropicale limpido, immenso e santo

santo come il caldo solido ed ostinato

santo come il Sole che in bilico sull'ora meridiana s’insinuava in ogni spazio minimo


la mattina il caldo si alzava dalla terra

e scorreva la geografia della terra del capo indigeno El Cacique Diriangèn

dall'oceano all'altipiano cafetalero fino a scendere al lago Xolotlan

sino alla costa sinuosa del sud e poi alla frontiera

per posarsi infine sulle foreste della cordigliera centrale come battesimo della sera


il giorno del maremoto io ero sereno

al terzo piano dell'edificio con i ragazzi della scuola fumavo la prima sigaretta della sera

e il giorno trascorso era già un ricordo un pensiero leggero come il vento della sera, leggero

ed io ero sereno, avevo tutto il mio mondo lì davanti ai miei occhio, in pace

tutto era sotto controllo, l’universo mondo era felice


ma quella sera la terra e l'oceano si chiamarono

e la scossa fu violenta ed improvvisa,

l'edificio della scuola, fortezza di tre piani con al centro giardino e chiesa

prese a tremare come un bambino inerme e fiducioso dopo il bagno della sera

tra le braccia della sua mamma attenta e premurosa


ma quella sera no fu abbraccio ma groviglio degli elementi

noi ragazzi e uomini forti rimanemmo lì sospesi e sorpresi in attesa

in attesa che la scossa passasse come un alito di vento

e dopo la scossa, il silenzio

silenzio nell'aria silenzio


in quel preciso istante alzando lo sguardo all'orizzonte

sentimmo nell'aria il profumo dell'oceano seppur lontano,

sentimmo distintamente il profumo dell'oceano ed il sale sulle labbra scivolare piano


all'orizzonte il cielo s’incontrava con l'oceano e con la terra in un abbraccio rosso fuoco

un abbraccio rosso come un quadro surrealista

ma quella sera non fu abbraccio fu groviglio degli elementi


groviglio degli elementi e guardando all'orizzonte in quell'istante

capimmo che la gente della costa non era più là, se n'era andata

se n'era andata in silenzio in quell'abbraccio/groviglio verso altri cieli ed altri mari lontani


la sera del maremoto
io ero sereno,

eppure quella sera Madre Terra e Padre Oceano corsero al loro incontro e si abbracciarono
ricordandoci, se ce ne fosse stato bisogno,
che noi non possediamo nulla su questa terra in questa vita,
nemmeno il respiro di un secondo, neppure lo sbatter delle ciglia
siamo noi che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria


siamo noi che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria

la sera del maremoto
io ero sereno
e dopo il tremore, le lacrime e le grida di dolore
rimasi lì solo ed assorto a contemplare l'Oceano il Cielo e la Terra
ed a cercare in fondo all'anima un pensiero e una preghiera


rimasi lì solo ed assorto a contemplare Oceano Cielo e Terra
ed a cercare in fondo all'anima un pensiero e una preghiera……..

nulla possediamo noi su questa terra in questa vita,
nemmeno il respiro di un secondo, neppure lo sbatter delle ciglia
siamo noi che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria

siamo noi che apparteniamo alla terra agli oceani e all'aria





Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino










08/07/12

siamo sottili fili di un tessuto eterno




siamo sottili fili di un tessuto eterno
viviamo pochi attimi 
il tempo di volare intorno
un passo oltre il deserto dove stiamo prigionieri
briciole di spazio e di tempo 
granelli di sabbia dei nostri pensieri

siamo sottili fili di un tessuto eterno


illogica geometria esistenziale
più invecchio e più mi sembra di esitare
e pensare che con pochi anni di polvere sulle scarpe ho iniziato a volare

siamo sottili fili di un tessuto eterno

partito con la certezza d'arrivare, 
ora mi ritrovo a cercare nel giardino dei ricordi una logica, una bussola per riformulare la rotta verso un'oasi dove potermi abbeverare

siamo sottili fili di un tessuto eterno

labirinti del mio mondo delle meraviglie
spazi di transito d'asfalto e cemento, 
turbolento fiume luogo di mille battaglie
l'affanno è grande il corpo impotente 
e dalle violente rapide
 non viene mai buon consiglio

siamo sottili fili di un tessuto eterno

trascinato dalla corrente cerco un appiglio 
e lo trovo nella solita litania / ninna nanna
figlia delle radici, figlia della terra
 che mi ricorda di non perdere di vista
 il valore reale di ogni piccolo gesto 
anche il più banale,
mentre in bilico sul filo come equilibristi 
noi tutti cerchiamo di arrivare indenni 
dall'altra parte del filo teso sul mistero eterno

siamo sottili fili di un tessuto eterno
viviamo pochi attimi
 il tempo di volare intorno,
un passo oltre il deserto dove stiamo prigionieri
siamo briciole di spazio e di tempo, 
un ricordo che solo la coscienza salva
poveri ma sereni e liberi 
come carovane nomadi

Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino







alcuni primi consigli per il cammino, da padre a figlia





non abbassate lo sguardo
non abbassatelo mai, se non per sorridere a chi è più debole, a chi chiede aiuto

e non chiedevi nemmeno "Un giorno potrebbe capitare a me!" 
perché sappiate che senza clamore, quel giorno sarà già passato all'incrocio con la vostra vita centinaia di volte ed ancora, e centinaia di volte qualcuno avrà abbassato lo sguardo e vi avrà teso una mano in aiuto

non abbiate paura 
non abbiate paura mai, se non della fretta e di alcune futili distrazioni 

la distrazione, le distrazioni del nostro tempo sono il peggior male che mettono a dura prova il nostro spirito originario legato alle radici, alla terra, al ciclo sacro delle stagioni e delle migrazioni 

non lasciate che vi mettano all'angolo
e comunque quell'angolo non esiste, e solo una distorsione della mente di alcuni

alcuni che credono di riversare su altri la loro debolezza mascherata da prepotenza smisurata,
mantenete i nervi saldi e abbiate compassione
 perchè la compassione è l'unica cura che possa rimediare a quel dolore, a quella distorsione 

non dubitate del vostro cuore
non dubitate mai nell'amare, solo quell'attimo unico ed irripetibile avrete, solo quell'occasione

molte cose nella vita accadono una sola volta, un'unica volta, un battito di ciglia, un frammento, una scheggia di tempo lanciato nell'infinito, 
come una lieve brezza di vento come il battito d'ali di un colibrì

se dubiterete in quel preciso istante avrete perso un occasione unica  ed il rimpianto durerà tutta la vita, 
e se non subito sappiate che quel rimpianto lo sentirete un giorno nella vostra vita come un brivido freddo sulla  pelle una mattina d'inverno

 abbiate fiducia!
 fiducia allegra, spensierata ed infinita nella  primavera che sicuramente arriverà!

null'altro conta alla fine se non l’altro, 
nient’altro serve per il cammino se non musica ed emozioni ed occhi ben aperti per
dare a piene mani dare!

null'altro so per il momento, solo alcuni primi consigli per il vostro cammino scritti una domenica mattina contemplando il vostro sonno sereno



Marco Bo. Perché ci mettiamo in cammino

dedicato ad Ana Gabriela e ad Elena Lucia








dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...