06/04/25

dialoghi con le periferie del mondo, ultima fermata speranza

lontano nelle periferie del mondo all'incrocio con ogni via in fondo al mercato, c'è sempre una fermata per l'ultimo autobus della sera che porta al più lontano caserio Fin del camino

così si chiama il borgo più lontano,
nel borgo più lontano dove finisce ogni sentiero, quasi sempre manca la luce,
 eppure il cielo stellato illumina la notte con mille presagi e luci da qualche lontano quadrante dell'universo, 
fiamme nel cielo come falò sulle montagne e sui vulcani lontani
lanterne, luci di stelle che non esistono più, 
scie di particelle disperse verso l'infinito 

ogni sera al tropico presso quell'incrocio dimenticato gli ultimi viaggiatori salgono su quell'ultimo salvifico autobus che aspetta ancora per un attimo l'ultimo trafelato passeggero che è appena uscito dal suo lavoro, esilio quotidiano, o da una visita medica d'urgenza oppure semplicemente dall'ultimo giro di giostra nel parco dei divertimenti della festa patronale della grande città 

quando non manca più nessuno 
quell'ultimo autobus parte verso il capolinea della notte
i passeggeri si accomodano su  vecchi e scuciti sedili, 
alcuni si addormentano dalla stanchezza con la certezza che all'arrivo a casa in quel caserio lontano ci sarà una lanterna accesa ad aspettarli e un po' d'acqua tiepida per lavare la polvere del cammino e il sorriso di un bambino che corre verso il
 un salvifico abbraccio
 e un piatto di riso e fagioli e l'ultima tortilla con crema di latte ancora fresca della giornata 
e una mano tesa verso chi arriva da lontano ed ha fame e sonno e pazienza per rendere ancora grazie al cielo e al destino per quella flebile luce oasi nel deserto delle più lontane periferie del mondo...
là nelle periferie del mondo oltre il confine di ogni dove , la giornata è finita, i pianeti hanno compiuto l'orbita a loro assegnata, 
l'universo si ferma per la frazione di un secondo 
che sia quello il paradiso in terra?
non sappiamo ancora, nessuno saprà mai
e per un altro giorno si Dios quiere 
andiamo fino alla fine della notte come naufraghi su scialuppe di salvataggio 
ultima fermata speranza

Marco Bo 

04/04/25

dialoghi con le periferie del mondo, inizio e fine


sotto questo dimenticato cielo di periferia in fondo all'orizzonte c'è quello che siamo in attesa del nostro ritorno a casa 
la nostre paure i nostri pianti le nostre pene e i nostri vanti 
le parole che non abbiamo detto e tutte quelle che abbiamo regalato al mondo 
i nostri amori ed i nostri rimpianti, i ricordi i sogni e gli inganni
il primo respiro del mattino e l'ultimo sospiro della notte
tutto il poco che siamo in attesa del nostro ritorno a casa
lontano
 là in fondo nel punto di incontro tra terra mare e cielo il paradiso..
sotto questo dimenticato cielo nelle periferie del mondo ogni giorno che passa è una vita intera
che fortuna immensa
inizio e fine
e così sia

Marco Bo 

09/02/25

dialoghi con le periferie del mondo, prima e dopo il silenzio

sotto questo grigio cielo perso nelle periferie del mondo
inconsapevole nel vento
persino la polvere ricama l'attimo che scorre lontano

noi umani esseri
custodi del sorriso e del pianto
coscienti del fatto che scegliere sappiamo, prima è dopo l'eterno silenzio,
sotto questo grigio cielo molto di più
possiamo 

Marco Bo 

25/01/25

dialoghi con le periferie del mondo, solo

presso queste dimenticate periferie del mondo sotto questo grigio cielo un giorno uguale ad ogni altro giorno mi sono ritrovato a piangere da solo
lacrime che bruciano 
ed ho sognato un giorno in cui mi ritroverò a ridere insieme 
senza domandare senza dover rispondere a nessuno 
nel mezzo un mare da attraversare 
sull'altra sponda il dolce ricordo di qualcuno che da bambino con un sorriso sapeva dare un senso al mondo e alla vita

presso queste dimenticate periferie del mondo sotto questo grigio cielo un giorno uguale ad ogni altro giorno mi sono ritrovato a piangere da solo sognando il futuro 
e quello che deve essere sia
grigio cielo periferia 

Marco Bo 

23/01/25

dialoghi con le periferie del mondo, così avvenne

 
e così un giorno avvenne nel centro dell'impero
che dal pulpito una invocazione prese voce e scese 
come un velo leggero sull'assemblea riunita in preghiera
"per favore abbi pietà!"

per favore abbi pietà
 nel venticinquesimo anno del secondo millennio
 in un gelido giorno di metà Inverno sotto un grigio cielo
al centro dell'impero 
così avvenne che Dio, il Grande Spirito 
chiese all'essere umano
"per favore abbi pietà
per chi è più fragile ed ha paura lungo la frontiera
di tutte le dimenticate periferie del mondo

 nel venticinquesimo anno del secondo millennio avvenne che  Dio, il Grande Spirito
si chinasse di fronte all'essere umano e chiedesse  
"per favore abbi pietà!"

mai avremmo immaginato di essere testimoni del capovolgimento della storia e delle scritture
Dio che si inginocchia di fronte all'essere umano
che sia questo l'inizio del cammino verso la terra promessa, verso la salvezza?

altro non sappiamo 
se non che siamo soltanto sottili fili di un tessuto eterno
in queste dimenticate periferie del mondo
e che porteremo il nostro passo sulla più dura salita 
con il cuore che batte come un antico tamburo nei nostri piedi che camminano
e quello che deve essere sia
per favore abbi pietà
per favore abbi pietà 
essere umano 

Marco Bo


06/01/25

migliori auguri

 sotto questo grigio cielo di periferia mai smettere di cercare una buona pista come un cane in mezzo  ad un prato naso a terra e provare ad immaginare come salire e scendere scale nuove anche he se ripide e scivolose

come battello lento in un canale farsi avanti lasciando scorrere la stessa acqua da entrambi i lati e immaginare di respirare aria nuova

camminare scivolando tra i passanti come fiume in piena

e percepire nella foschia li profumo di casa che arriva e vola via

migliori auguri ,piccole cose, sapori odori, passi e grande ansia sempre ad ogni singolo respiro

 in fondo, della vita è questa è la pena e la fortuna presso queste dimenticate periferie del mondo e quel che deve essere sia

Marco Bo


02/01/25

è già mattino

arida luce, periferie del mondo 
è già mattino là fuori 

poggio un piede a terra cercando un po' di calore cammino nel buio 
apro la porta e comincio a viaggiare
lontano verso non so dove

il sole è ancora basso sulla linea dell'orizzonte e non si vuole alzare 
sento sulle mie spalle un peso enorme
sono i mille incroci del possibile che mi lacerano il cuore
e che scorrono in corpo come sangue nelle vene

camminerò questo nuovo giorno
 come un cane randagio perso nelle periferie del mondo 
annusando e 
inciampando mille volte 
cercando un tratto di strada senza buche e senza interruzioni

 ma non è dato ai vagabondi come noi presso queste scoscese vie
 di camminare in tranquillità e pace 
qui si procede a vista e si spera nel Sole 
che illumini questi versi, questi canti di gioia e di dolore
perchè a volte il poco che resta è solo questo eppure 
la fede è grande, la speranza è la prima a vivere e l'ultima a morire e ci sostiene ancora e nonostante tutto
e queste povere e fragili parole 
a volte sembra che abbiamo il potere di curare 
a volte no
eppure oltre e nonostante tutto continuiamo a camminare 
cercando il mattino e qualcuno da amare
siamo fragili stringe di un tessuto eterno 
viviamo pochi attimi, giusto il tempo di guardare intorno
poveri ma liberi
come piedi che battono sul punto più alto di una dura salita
tamburi di liberazione nella notte più buia
siamo piccole a salvifiche scintille perse
nelle periferie del mondo 

arida luce, periferie del mondo 
è già mattino là fuori 

poggio un piede a terra cercando un po' di calore cammino nel buio 
apro la porta e comincio a viaggiare
lontano verso non so dove
e quello che deve essere sia

Marco Bo 

dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...