17/09/12

riflessioni e considerazioni seduto sulla terrazza dietro a un fiore





io per il momento null’altro so fare
se non aspettare, contemplare e raccontare…

io per il momento null’altro so fare, seduto dietro a un fiore senza fretta fumo una sigaretta

“..e che non dai mai retta, non cammini abbastanza in fretta, la dizione non è perfetta!”

io per il momento null’altro so fare, seduto dietro a un fiore senza fretta fumo una sigaretta

“quanto costa, cos’hai in cambio, quanto è grossa la tua fetta?”

io per il momento null’altro so fare, seduto dietro a un fiore senza fretta fumo una sigaretta

“la cravatta , la camicia e la giacca che ti piaccia o non ti piaccia e poi devi essere in forma perfetta!”

io per il momento null’altro so fare, seduto dietro a un fiore senza fretta fumo una sigaretta

corse e rincorse tra traffico e confusione, chi grida e chi strattona perché in fondo  
“è gente semplice, gente inetta!”

io per il momento inetto null’altro so fare, seduto dietro a un fiore senza fretta fumo una sigaretta

non ho fretta di arrivare, se non corro posso camminare e dare a piene mani dare

siamo cani di paese e di campagna, non conosciamo illusioni né frenesie di grandezza

diamo a piene mani diamo, seduti senza fretta, assorti ascoltiamo una voce dentro che dice

null’altro conta alla fine se non l’altro, nient’altro serve per il cammino se non musica ed emozioni ed occhi ben aperti per dare a piene mani dare

sulla strada i cani di paese riconoscono la direzione, fiutano le orme con attenzione e sanno che il cammino condiviso non è segno di debolezza ma è sano senso comune

come le anatre in volo a turno rompono il vento e si aprono il cammino verso migrazioni stagionali

ma forse gli uomini ormai persi nel loro delirio di grandezza, sono meno degli animali così tristi e soli ma in forma perfetta?
Io per il momento null’altro so fare, seduto dietro a un fiore senza fretta fumo una sigaretta.

chi ha fretta raccolga fretta, chi preferisce stare in forma perfetta non badi a noi gente inetta

noi non abbiamo fretta di arrivare, se non corriamo possiamo camminare e dare piene mani dare

siamo cani di paese, non abbiamo forma né certezza alcuna, se non che 

null'altro conta alla fine se non l’altro, nient’altro serve per il cammino se non musica ed emozioni ed occhi ben aperti per dare a piene mani dare.

ed io per il momento null’altro so fare se non aspettare e contemplare,
…….e provo a dare a piene mani dare ed a raccontare

Marco Bo




saltimbanchi di sogni

Torino 1990
in treno, 
il Sole è passato sono in cammino


Il Sole è passato sono in cammino
scrivo sul foglio nient’altro ho vicino
il Sole è passato, rimango solo perso nei sogni,
passano sguardi sepolti dal sonno.

Che strano destino scriversi in versi,
lasciare i pensieri fra le rime persi
nascosti sentimenti s’insinuano soli, 
senza sussulti sussurrano piano,
per chi corre senza fermarsi poeti siamo.

Forse siano solo saltimbanchi di sogni
di alcuni indoviniamo sentimenti e bisogni
questa la ragione che ad altri interessi,
che si sentano vivere nelle rime e nei versi?
che sentano soffiar sui venti i pensieri
e sui versi i ricordi salvati da ieri?

Che strano destino scriversi in versi
a volte con paura ci si sente diversi
a volte si spera che la solitudine non passi
 perché essa crei attraverso i suoi passi.

Questa la ragione per fuggire sicurezze e serenità,
perché non costruiscano le prigioni della sedentarietà,
il Sole è passato sono in cammino
scrivo sul foglio nient’altro ho vicino.


Marco Bo. 
Canti dalla periferia del mondo 





15/09/12

canzone della periferia urbana da una radio libera, pirata e clandestina















c'è nessuno in ascolto?

la città dell'uomo
la città degli uomini e delle donne

la città ti illude e ti inganna, 
ti regala e poi ti toglie il sorriso
 la città ti apre e poi ti chiude la porta delicatamente come una carezza sul viso, 
un alito di vento sul viso, sul viso

la città ti inganna ti ascolta, accende e poi spegne i tuoi sogni
li ascolta attenta i tuoi sogni e poi ti incatena a bisogni semplici
 bisogni minimi effimeri 
c'è nessuno in ascolto?

la città ti accoglie di notte con luci e colori,
 ma poi ti travolge nello spazio di un battito di ciglia, 
la città non aspetta 
la città macina uomini donne e cose tra asfalto sorris, lacrime, semafori e cemento, 
cemento
c'è nessuno in ascolto?

 la città le città, 
la città?
, no!
 siamo noi, 
siamo noi! 
noi uomini e donne!
noi uomini e donne che abbiamo creato tutto questo,
 noi uomini, donne,
carne e anima, 
anima e carne, 
come diavolo ci siamo cascati, finiti? 
quand'è stato che abbiamo perso il controllo? 
quand'è stato che ci è sfuggito tutto di mano?
c'è nessuno in ascolto?

la città di uomini e donne non ascolta,
non sente non vede più chi cammina per le strade nel traffico sull'asfalto e cemento,
non si ferma alle strisce,
 non ascolta il lamento di chi non riesce a tenere il passo 
di chi sopravvive a stento,
 di chi sta ai margini 
di chi non ha tempo 
di chi ha perso il senso

 la città non si accorge del mondo e del tempo che scorre lento vuoto e lento lento........
c'è nessuno in ascolto?
c'è nessuno in ascolto?

ma non perdiamo la speranza! 
la speranza infinita nella primavera e in quel fiore
in quel fiore che resiste e cresce tra le crepe sul cemento

questo è solo un pensiero, un frammento la descrizione di un attimo, di un momento perso e disperso su asfalto grigio bagnato sporcato, su duro cemento 
un istante su strade piene di gente eppur vuote
 strade vuote,
 perso e disperso tra sorrisi e lacrime, uomini e donne in cammino, 
visi scuri occhi bassi al suolo in cammino, in cammino
c'è nessuno in ascolto?

ma sono sicuro, 
sì sono sicuro che
 un giorno alzeremo lo sguardo e ci guarderemo tutt'intorno 
ci guarderemo negli occhi senza distogliere lo sguardo
 senza distogliere lo sguardo noi!
 noi uomini, donne, carne e anima, 
anima e carne,  
c'è nessuno in ascolto?
c'è nessuno in ascolto?
fine della trasmissione
per il momento 

canzone della  periferia urbana 
da una radio libera pirata  e clandestina

Marco Bo

 Perchè ci mettiamo in cammino




13/09/12

Perché ci mettiamo in cammino, il libro





Cosa portiamo da un punto all’altro del nostro cammino dalla partenza all’arrivo dall’andata al ritorno? 
Il racconto del mio cammino a tutti i miei cari agli amici ed alla poiana che vola sola sui vigneti e le colline, all'eterna foschia ed alla solitudine delle Ande, ai vulcani imponenti del Nicaragua,
 al cielo tropicale, al lago calmo della sera, ai pescatori all'oceano ed a chi nonostante il freddo di questo stanco ed insipido mondo artificiale continua a conservare la rivoluzione nel cuore.

Marco Bo


http://www.lulu.com/shop/marco-bo/perch%C3%A9-ci-mettiamo-in-cammino/paperback/product-20386904.html

http://www.lulu.com/spotlight/jazmaranbo


http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2011/12/dedicato-tutta-lafrica-nel-mondo.html


10/09/12

la canzone della notte





la canzone della notte
ricordi introspettivi di mestieri poco usuali  e di tempi dell'essere umano e del mondo poco noti e marginali 
------------------------------------------
di notte il tempo è buono
di notte ogni fragile istante ti si appiccica addosso
di notte ogni lieve indecisione è un dono

un dono il tuo sorriso e ogni sospiro,
un dono ogni fragore che diviene un dolce suono
la canzone della notte

di notte esco e catturo l'aria a pieni polmoni 
perché l’aria della notte porta i sogni del mondo intero
perché il respiro è più sereno e va lontano lontano
lontano
e se inspiro profondamente
riesco a leggere i pensieri dell’universo intero

la canzone della notte arriva piano piano
e mi aspetta sulla porta principale con il vento buono 
e piano se ne va per le strade del mondo 
là dove il giorno va a riposare
ed io portiere di notte aspetto
che torni all’imbrunire

portiere di notte io
portiere di notte con retino di ordinanza
per catturare del mondo i sogni  dispersi e la speranza
e liberarli poi all’alba, al primo Sole del mattino 

la canzone della notte
ricordi introspettivi di mestieri poco usuali  e di tempi dell'essere umano e del mondo poco noti e marginali 
Marco Bo





07/09/12

September smiles, Almaty Kazakhstan





Ad Almaty la vecchia Capitale del Kazakhstan l'aria calda 

dell'Est è leggera rarefatta e fine


le montagne innevate abbracciano la città e fanno da 

corona e da confine con la grande Cina.


Sensazioni e pensieri leggeri della sera che mi scorrono in testa di 

ritorno in albergo in macchina dopo la lunga 

e faticosa giornata in fiera,


pensieri leggeri mentre respiro l'aria calda e frizzante 

che trafila dal finestrino alzato a metà.


frammenti di memoria e sbiadite immagini come vecchie foto ingiallite.................

nel parco di fronte al centro fiera seduti ad un chiosco 

un gruppo di amici,

 ragazzi con scarpe di cuoio a punta lucide, brillanti e 

ragazze con lunghi vestiti a fiori 

prendono il tè ridono e cantano.


Il cameriere dai tratti fieri e spigolosi tipici del popolo 

delle grandi pianure del Kazakhstan 

sorride timidamente ad una ragazza bionda di chiare 

origini russe

la ragazza risponde al sorriso con un cenno del capo,

un tempo quello scambio di sorrisi, 

questo sguardo di intesa non sarebbe stato possibile, 


ma il mondo è cambiato e la vita nuova cammina 

giovane timida ma decisa nella vecchia capitale Almaty

 e sommessamente ma inesorabilmente si levano i venti 

del rinnovamento e superano le 

montagne e le pianure
come un dolce canto 

una ninna nanna che si leva dalle periferie del mondo


sorrisi di Settembre ad Almaty, Kazakhstan



Marco Bo

http://cantidallaperiferiadelmondo.blogspot.it/2012/01/almaty-kazakhstan-settembre-2002-e-in.html


06/09/12

INDIGENA

“…Ciò che serve per sopravvivere è la verità, la capacità di

concentrarsi sulla realtà della natura, di vedere in profondità
nel mare e lontano nella foresta…”











Siamo acqua corrente,
come fiumi nella mente.
 
Siamo goccia di pioggia
che per vivere dura lotta ingaggia.
Siamo mangrovia e vediamo nella selva in profondità.
Siamo aria densa, di essa abbiamo la libertà.
 
Voliamo tra fiumi cacciando,
la preda al grande spirito immolando.
Amiamo del giaguaro il suo occhio,
preghiamo lo spirito della foresta in ginocchio.
Chiediamo solo che viva ancora la foresta,
che il “mondo civilizzato” non distrugga quel che resta.
 
Siamo acqua corrente, che bagna e rende feconda la terra.
Terra che il Tepui sorveglia e lo straniero rincorre ed afferra.
Siamo il viso stanco  della selva vergine,
siamo spirito della scimmia, non proviamo vertigine.
 
Siamo acqua torrenziale,
siamo noi l’anima della foresta pluviale.

Marco Bo
 


Marco Bo
da : CANTI DALLA PERIFERIA DEL MONDO

dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...