14/10/11

Perché ci mettiamo in cammino? E più in particolare perché partiamo come volontari e a cosa serve il volontariato internazionale oggi?

Perché ci mettiamo in cammino?

Perché ci mettiamo in cammino? E più in particolare perché partiamo come "Volontari" a cosa serve il volontariato internazionale oggi?
Ha cosa serve il nostro impegno ed ha cosa serve l'impegno di chi invece non parte, ma a suo modo si mette comunque in cammino ed in discussione? Cos'e' meglio, chi è il migliore? Chi decide chi merita e chi no, chi ha diritto e chi no, e tutto questo dimenarsi alla fine serve a qualcosa ed a qualcuno?
Credo che alla base ci sia la consapevolezza di se stessi, dei propri limiti e delle proprie radici ed il rispetto ed il riconoscimento di questi uguali valori negli altri senza distinzione e discriminanti di alcun tipo.
Ho scritto ed inviato in risposta per email qualche pensiero ispirato e sollecitato da quanto ha scritto un caro amico volontario, su   http://www.5euronetti.it/2011/ 07/09/il-precariato-del-mondo/
Ho scritto perché mi sento chiamato in causa in quanto sono uno di quei tanti che in qualche modo si è messo in cammino ed in discussione. 
Quindi ho scritto anche per me ed ho deciso di condividere questi pensieri, per e quel che valgono e per che quel possono interessare.
Più di vent'anni fa quando mi avvicinavo al volontariato, un amico prete rispetto al senso di colpa che io ed altri esprimevamo, ci sorprese gridando: "Ma la volete finire di sentirvi onnipotenti e decidere quando si quando no, quanto serve o se non serve a nulla quello che intendete come impegno! Siete convinti di essere onnipotenti? Voi decidete chi si merita cosa? volete provare a mettervi in movimento e in questione e provare a cambiare qualcosa!”.
Compagni di viaggio e niente più siamo per un breve periodo, non per il tempo di una vita, meno che mai di generazioni, noi vediamo solo qualche istantanea della lunga storia che viene da lontano e lontano andrà dopo di noi.
Da quella lezione ho imparato ed ho provato a mettere in pratica: umiltà, consapevolezza dei propri limiti e delle proprie radici.
Anni fa' quando noi eravamo  volontari in Venezuela c'erano dei volontari spagnoli, giovani come noi ragazzi e ragazze, vivevano in una baracca nel quartiere più al margine della città allora. Loro in tutto e per tutto avevano fatto la scelta di condividere la vita degli operai precari de las contratas delle imprese multinazionali di estrazione dei metalli.
Scelta veramente ammirevole, ma non era tutto. L'esperienza fatta come espiazione di una colpa non migliorava di molto le condizioni di vita dei lavoratori e lavoratrici precarie, meno che mai se per un periodo di due anni che era il loro termine di mandato come volontari. 
Se ne resero conto ed allora misero in campo tutte le capacità e contatti. Era più' importante e proficuo per tutti venezuelani, spagnoli che li appoggiavano in Spagna che loro consapevoli della loro diversità si mettessero a lavorare duro come spagnoli orgogliosi delle loro radici, piuttosto che continuare a fustigarsi ed espiare come ex colonizzatori.
Amici, compagni di viaggio importanti, fondamentali con i quali abbiamo condiviso il cammino, come Rosa Herrera e David Hernandez, hanno insegnato a me e ad altri volontari a vedere un barlume di normalità in quella realtà spesso sconvolta, dura e crudele, e ci hanno insegnato che tutta quella gente ha diritto e dignità! Diritto di essere rispettata nello sforzo tremendo dell'esistenza loro, così come ha diritto la gente di qui. Il fatto che noi si sia nati e cresciuti in una realtà di benessere ed opportunità non ci fa' automaticamente colpevoli di tutto.
Ci fa' più' responsabili degli altri questo si! Responsabili di migliorare questo mondo sconquassato ed orrendo a volte. 
E poi la presunzione: oltre ad essere noi più responsabili dello stato disastrato delle cose del mondo, abbiamo la presunzione di dire adesso che tanto ormai è troppo tardi e che impegnarsi non serve più a nulla?! Insomma stacchiamo la spina e chiudiamo, noi! oltre ad essere in buona parte responsabili dello sfacelo, decidiamo anche che non c'e' rimedio non c'e' salvezza? Presunzione, delirio di onnipotenza! 
Quindi perché e come mettersi sul cammino del volontariato internazionale? Io sono convinto che serva il contributo di tutti, ognuno con le proprie capacità e talenti. 
L'impegno di chi s’impegna per i migranti qui, di chi adotta a distanza e chi per davvero, di chi raccoglie fondi ed offerte in feste o parrocchie perché volontari possano andare in luoghi lontani per essere testimoni, ponti, facilitatori, costruttori di solidarietà.
L'impegno di tutti è importante, tutti abbiamo doveri, responsabilità e diritto a provare a costruire un'esistenza più' degna ed a gioire quando arriva il giorno di festa.
E poi, in conclusione di questi pensieri sconclusionati di nuovo: perché ci siamo messi in cammino?
Perché ti sei messo in cammino?
E' una delle tante domande poste nel progetto globale "6 miliardi di altri", e sicuramente trovata commerciale ma che comunque riporta in brevi video testimonianze autentiche di persone di tutto il mondo e di qualsiasi estrazione su youtube. 
Una della tante domande era questa: “Perché di sei messo in cammino?” E rispondeva gente di tutti i tipi e luoghi in pochi minuti, soprattutto migranti del sud del mondo che per forza, non per scelta si mettevano in cammino, ed alcuni frammenti mi sono rimasti impressi:
Perché ti sei messo in cammino?
"..tanto la tua vita ti ritrova sempre......Siamo stranieri dappertutto......Casa? E' un contesto sociale, la famiglia, le relazioni. ....Se non sai da dove vieni cosa puoi insegnare ai tuoi figli?.... .."!
Tutti hanno diritto a provare a costruire un'esistenza più' degna ed a gioire quando arriva il giorno di festa.

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