10/07/17

nocebo n. 10 .- mezzo pieno

sotto questo cielo grigio di periferia
non è il tempo che ti porta via
ma la solita vecchia e insulsa prova di forza

porti le risposte e ti dicono
"porta le polemiche!"

 porti le polemiche e ti gridano
"porta le risposte!"

e se invece porti una piccola evidenza ti dicono
"nessuno ti ha chiesto niente!"

sotto questo cielo grigio di periferia
non è il tempo che ti porta via
ma le persone "bicchiere mezzo vuoto"
che cercano di rovesciare per terra il tuo mezzo pieno

sotto questo cielo grigio di periferia
non è mai troppo tardi
per imparare a bere quel bicchiere, lontano
lontano dalla pazza folla e dalla solita vecchia e insulsa prova di forza
che ti lascia il cuore arido
come una foresta per sempre desertificata

Marco Bo


 

08/07/17

nocebo n.9 - più che sufficiente

presso queste grigie e dimenticate periferie del mondo
le nuove generazioni appartengono a qualcos'altro
tuttavia sembra con meno profondità
e con poco o niente come lascito da questo fragile ed effimero presente venduto come tempo infinito

 
io appartengo alla generazione che
ha ancora ricordi di rame e di ruggine
di sole e di lacrime
attraverso estati
che sembravano ere geologiche
durante le quali non concludevi molto 
a parte andare a caccia di lucertole
 cercare frutta sugli alberi

e cicatrici sulle ginocchia
eppure dopo ti sentivi appagato e cresciuto

qualsiasi altra cosa è un dono
io appartengo a quella generazione di acqua e fango
e questo è più che sufficiente
 

nocebo N. 9 - more than enough

by these grey and forgotten suburbs of the world
new generations belong to something else
yet it seems less depth
and little or nothing left from this fragile and ephemeral present sold as infinite time


I belong to the generation that still has memories of copper and rust
of tears and sun
through summers
that seemed ages
during which you achieved not much beside chasing lizards
searching fruit on trees

and brusies on your knees,
yet after that you felt great and grown


anythig else is a gift
I belong to that generation of water and mud
which is more than enough


Marco Bo

05/07/17

Nocebo n. 8 - nel fiume della vita

nel fiume della vita
anche la dolcezza è un crimine
se arriva al momento sbagliato


poi ti guardi intorno
il primo pensiero non segue il secondo

 e ti rendi conto
che il più delle volte il morso di chi ti sta di fronte
non è per la rabbia ma è solo per paura
oppure e soltanto voglia di  giocare
anche questo  può non essere un crimine
ma fa male lo stesso


nel fiume della vita
corrente che va
carezze che il corpo non trattiene


Marco Bo
 

Nocebo n. 8 - in the river of life

in the river of life
 even sweetness is a crime
 if it arrives at the wrong time


 then you look around
 the first thought does not follow the second one and you realize
 that most often the bite you get from who is facing you
 it is not for anger but it is only for fear
 or because they just want to play around


 that too may not be a crime
 but it does hurts the same


 in the river of life
 current that goes
 caresses that the body does not hold


Marco Bo
 

04/07/17

in preda al panico da scadenza pratica

a chi di competenza, 
pratica in corso:
il circo dell' Arte e del Dolore
 adattamento teatrale di
Alessio Bertoli da "Entrate" di Alberto Bassetti,
con gli allievi del secondo anno della scuola di recitazione Teatralmente

diretta da Alessio Bertoli Presidente dell'Associazione Culturale NIG
http://nignuoveideeglobali.wixsite.com/nig1/lassociazione


deliranti considerazioni, benigne contaminazioni

(livello zero - finito)
  non un'opera classica entro la quale i protagonisti aspirino ad elevarsi per interpretare in modo epico i grandi ideali eterni ed universali,
oppure abbassarsi a dar voce alla tragedia umana del essere o non

è un'opera recente, contemporanea quindi paradigmaticamente già datata,
superata dall'involuzione social-networkiana di questi ultimi fragili anni, 17 del nuovo millennio

  è un'opera della contemporaneità prigioniera
colma di assenze e incongruenze e congruenze al tempo stesso,
 uniformità omologazioni, standarizzazioni,
 rappresentazione di rigurgiti di presunzione ed arroganza,
pre e post giudizi e concetti e continuo tentativo di fuga dagli stessi

è una prigione, una camera di decompressione entro la quale gli estemporanei e involontari protagonisti si sentono costretti a dover raccontare la loro storia appiattendosi ed annullandosi in grigie maschere del "così dev'essere" per i pochi minuti di esposizione mediatica perche il sistema centralizzato della produzione continua e continuo consumo così lo prevede ed esige

è il lamento stonato di una malata e decrepita, decomposta temporaneità, un grido di dolore per le profonde ferite provocate dalle zavorre e dagli artigli burocratico-procedurali che costantemente ci fanno sentire predatori e prede, consumatori e prodotti di consumo,
obbligati a certificare la nostra sana e robusta costituzione in quanto utenti e produttori del pane e del circo al tempo stesso

  è un labirinto dal quale fuggire per poi diligentemente allinearsi, prendere un numero ed aspettare il proprio turno in coda allo sportello unico prenotazioni per non si sa cosa,
in preda al panico da scadenza pratica
per dimostrare con firma autenticata la propria esistenza in vita

è un'opera attuale quindi fragile entro la quale si dibattono  patentati non protagonisti come elefanti in una cristalleria senza sapere dove trovare l'uscita, una qualsiasi uscita, almeno quella di sicurezza, una valvola di sfogo,
almeno un selfie con il morto per favore!

mentre la metamorfosi finale è già avvenuta,
l'assassino e la vittima sono la stessa cosa!

poichè questo digital- suicidio-miraggio di un presunto presente infinito
 ha da tempo ucciso il passato e di conseguenza anche il futuro!

ma allora in quale altra dimensione abbiamo vissuto in questi anni fragili del nuovo millennio? in quale dimensione stiamo vivendo adesso? e in quale dimensione vivremo?
se un giorno vivremo e se ancora il giorno dalla notte distingueremo?

l'arte eterna  (livello zero-infinito) da lontano guarda
 altro no sa e altro non deve

noi fragili e  delimitati, confinati esseri presso queste dimenticate periferie dell'universo,
tutto dobbiamo noi,
 non dio, non l'infinito non un'entità superiore no,
  noi,
soltanto noi abbiamo da sempre l'obbligo il dovere
l'onore ed onere della creazione

  forse il big bang un giorno sarà
se così vorremo sotto questo grigio cielo di periferia

Marco Bo

02/07/17

nocebo N. 7 - per vinto, niente

presso queste dimenticate periferie del mondo
se un vagabondo qualsiasi
 ha troppe espressioni in faccia e la curiosità di un bambino per guardare
può capitare che qualcuno interpreti male 
e lo mandi via senza fiatare

ma fiatare ogni tanto, prima o dopo 
è una non derogabile ne delegabile 
funzione meccanica da espletare

ho cercato di spiegarlo al tipo insonne con le braccia infilate nell'interno della giacca, maniche a penzoloni, alla stazione

eppure incrociati casualmente i suoi occhi con i miei, si deve essere sentito  sfidato, oltraggiato 
come in natura succede  quando si incontrano per caso, lupi di due branchi distinti
 ma era troppo presto per lui e  troppo tardi per me
 così in silenzio riflettendo, a casa sono tornato

 io non voglio avere e nemmeno dare niente per vinto ho pensato  
a me basta essere per un po' 
presso queste non ricordate periferie del mondo 
all'incrocio tra amare odiare e sopravvivere
 dove anche un giorno che ti sputa in faccia ha qualcosa da insegnare

Marco Bo 

dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...