Si
presentò all'aeroporto di Buenos Aires rilassatamente in tenuta da italiano
d'Estate la domenica mattina : bermuda , maglietta polo Lacoste, infradito e
gazzetta dello sport sotto braccio.
Perché B. Aires in particolare la
domenica mattina potrebbe essere qualsiasi luogo in Italia, soprattutto dell’Italia
del sud.
L'avevo
conosciuto l'anno prima durante una missione imprenditoriale in Argentina, al
tempo dava una mano alla camera di commercio italiana a B. Aires come
interprete per delegazioni di Italiani in visita.
Lo faceva per hobby, non aveva problemi
economici, lo faceva soltanto per aver l'occasione di incontrare altri paesani
italiani.
Antonio,
romano de Roma! stava bene in Argentina, ma un po' di nostalgia per il Bel
Paese si respirava, si sentiva intorno a lui, mentre gesticolava
animatamente e si passava le mani tra i capelli.
La stessa nostalgia di tanti italiani
sparsi per il mondo che ho incontrato in tanti anni di viaggi all'estero.
Al
mio arrivo ci salutammo con un forte abbraccio ed una pacca sulla spalla come
fanno i vecchi amici, ci avviammo alla macchina e ci dirigemmo per prima cosa
al Caffè di Angelo per gustare il miglior cappuccino di tutta B. Aires! Disse
Antonio.
Ottimo, ma non l'ideale in quel preciso
istante, avevo ancora il metabolismo e fuso orario sottosopra perché atterrato da Santiago del Chile dove ero arrivato dall'Italia soltanto tre giorni prima.
Sorseggiammo
il cappuccino, Antonio leggeva la gazzetta e dopo qualche accidenti inviato
all’indirizzo della Roma che n'altra volta aveva sbagliato la campagna
acquisti!, ma tanto la Roma di Liedholm e Falcao non tornerà mai più! Detto questo
alzando gli occhi dagli occhialetti da lettura e squadrando le occhiaie che
avevo marcate in faccia:"Tu devi essere stanco!" Disse, "ti
porto in albergo e ti passo a prendere per cena" .
Salutammo Angelo del Bar
paesano di Napoli e tornammo in macchina.
La
macchina, italiana naturalmente, era una Fiat Palio, un modello pensato in Italia
e costruito solo in Brasile ed Argentina soltanto per il mercato sudamericano.
Gli ricordai che io ero originario di Asti città del palio, quello più'
antico di tutti! E che di quel modello l'avevo visto nascere quando lavoravo
come portiere di notte nel più bell'hotel di Asti dove per alcuni mesi avevano
alloggiato dei giovani ingegneri Turchi che lavoravano alla progettazione della
Palio appunto.
Mi disse che per
lui avere una Fiat era importante, era un simbolo, un segno di distintinzione,
Antonio voleva che si notasse subito che lui era italiano, italiano in Argentina,
ma italiano!
La
sua storia di migrazione era recente e non legata a motivi economici ma a
circostanze della vita, in particolare ad una depressione causata da un lutto
in famiglia ed all'amore incontrato lontano dall'Italia.
Antonio
era di una buona famiglia borghese di Roma, lui e il fratello maggiore avevano
frequentato le scuole Americane perché i genitori ci tenevano che loro
acquisissero una buona formazione internazionale.
Il fratello maggiore aveva
poi scelto la carriera militare mentre Antonio
più avvezzo alle relazioni ed alla vita mondana aveva scelto economia e
commercio. Conclusa l'università' con
scarso sforzo ma con risultato discreto, riuscì a trovare un buon posto a
Berlino nel campo finanziario assicurativo.
Ed a
quel punto iniziò per lui il periodo in cui la vita va, corre, corre senza posa
a mille all'ora.
Trent'anni, Italiano in trasferta a Berlino,
stimato e ben voluto, buona posizione professionale e sociale, cene con amici a
disquisire di vini, cucina, macchine e donne, insomma nient'altro da chiedere
alla vita.
Ed e
proprio in quei momenti che la vita ti sorprende, di colpisce ai fianchi e ti
mette KO. Oppure ti si scarica addosso
come un temporale estivo, come un fulmine letteralmente e ciel sereno.
Il
colpo tremendo nel suo caso fu' un incidente in una missione militare
all’estero in cui perse la vita il fratello. Insomma
il mondo intero gli crollò addosso “ Perché e come è stato possibile! Perché? Iniziò
a chiedersi contorcendosi nel groviglio e nella confusione del dolore e del
rammarico per tutte le parole non dette, per tutte le occasioni mancate, ma
quando la vita gira a mille, non si ha bisogno di nient'altro, guardarsi negli
occhi e dirsi ti voglio bene? e' scontato, e' una perdita di tempo.
Antonio
sprofondò così in una grigia depressione, si lasciò andare e perse tutto
lavoro, amici e si allontanò anche dalla famiglia. Tornato a Roma s'infilo' ancor
di più nel vicolo senza uscita della nostalgia e dei ricordi, e così i mesi trascorsero sempre più cupi.
Fino
a che l’ancora di salvezza gli si presentò inattesa nelle sembianze di vecchio
amico del tempo delle medie e del campetto da calcio del quartiere, delle
infinite partite di calcio d'estate, quelle che alla fine crolli stremato in
terra e guardi le nuvole passare fino a sera sognando di giocare in serie A e
di gridare goal sotto la curva.
Lui,
l'amico era partito dopo il Liceo e si era perso per il mondo, uno di quegli
amici di cui si parla alle cene, elle riunioni di classe, e ci si riferisce a
lui dicendo : chissà dove sarà adesso?
L'amico,
dopo qualche anno trascorso vagabondando per il mondo, aveva fatto fortuna nel
turismo ed aveva avviato diversi alberghi specializzati per turisti italiani, di quelli con formula
all inclusive che sembra di stare a pensione completa a Cattolica pur
trovandosi su un atollo delle piccole Antille.
Si
incontrarono una sera a cena e l'amico disse ad A. " Tu devi andare via di
qua, altrimenti ne esci pazzo e disteso! Vieni con me, ho un lavoro per
te!" Gli disse.
Antonio non ci pensò molto, non perché avesse fiducia incondizionata
nell'amico, quanto perché in quei momenti, quando la vita ti e' passa addosso
come un bulldozer, null'altro ti passa in testa e ci si lascia travolgere da qualsiasi
cosa ti passi accanto, ci si appiglia per inerzia a qualsiasi cosa.
E fu così
che Antonio iniziò la sua nuova vita di amministratore di alberghi, viaggiava senza
sosta e controllava l'andamento contabile ed amministrativo degli alberghi e in
pochi mesi divenne il mumero uno! la persona fidata, il supervisore perfetto,
autoritario ma cordiale al tempo stesso, e si guadagnò la stima e l’affetto di
tutti.
E così
di nuovo la vita riprese a correre a mille all’ora, ed in quel momento Antonio iniziò
a sentire approssimarsi l'angoscia, non all’improvviso, ma un po’ alla volta,
come acqua che filtra in una roccia porosa e così un po’ alla volta si
impadronì di lui la sensazione di rimanere senza fiato come quando si sta a pelo d'acqua e si ha paura
d'affondare, e questo iniziò ad essere
l'incubo ricorrente.
E fu
allora che nuovamente l'ancora di salvezza arrivò e quella volta ebbe la
parvenza di essere quella definitiva, quella che tiene la nave attraccata alla rada
che nessun altra tempesta riesce a trascinarla
via , quell’ancora si chiamava Leticia.
I
loro destini si incrociarono all’inaugurazione di un nuovo albergo appena
costruito nella penisola dello Yucatan in Messico, Antonio era lì in qualità di
supervisore e Leticia in visita con un gruppo di impresari latinoamericani
azionisti degli alberghi.
Leticia,
in viaggio soprattutto per dimenticare disavventure sentimentali, era di Buenos
Aires Argentina e la famiglia era di origine Spagnole, i trisnonni erano
partiti dalla costa Atlantica della Spagna ed avevano fatto fortuna in
Argentina nel commercio.
Si innamorò subito
di Antonio , inizialmente dello stereotipo di italiano gentile e romantico che
vedeva in lui, quanto a lui la prese
come una delle tante avventure galanti, ma tutto cambiò per entrambi molto
velocemente ed alla fine del suo soggiorno nel villaggio entrambi avevano
definito il futuro.
Il futuro, un biglietto di sola
andata per Buenos Aires Argentina.
Buenos Aires
Buenos Aires come un porto caldo ed accogliente
come una bella città del meridione, caffè aperti spalancati al sole ed
alle serate gonfie dei caldi venti del Rio de la Plata al calar del sole.
Antonio
mi raccontò tutto questo mentre camminavamo quella sera dopo cena per le strade
di B. Aires e tutt'intorno il turbinio del tango e dei turisti scorreva come un
fiume in piena lungo la centrale e famosa Calle Florida.
Camminammo e parlammo
tanto quella sera, della vita degli incontri, degli affetti, delle cose che si
danno per scontato eppur così importanti, delle occasioni mancate, di calcio,
del grande mondiale dell'82, di Maradona che quella stessa notte lottava per la
vita in una clinica a pochi isolati da lì e la gente fuori in veglia pregava
per lui.
Parlammo dell'Argentina, che è
un po' come l'Italia di tanti anni fa' ed al tempo stesso è giovane e forte e
piena di energia e di speranza nonostante le crisi, la dittatura passata, la precarietà
e le incognite del futuro.
Sono
anni che non vedo Antonio, alcuni mesi fa ho saputo che lui e la moglie si sono
ritirati un po' dalla vita per così dire produttiva e si occupano di una comunità
di recupero per chi è abbandonato, per chi è solo, per chi ha perso ogni
speranza di trovare un'ancora di salvezza.
Calle
Florida, Buenos Aires Argentina
a passeggio per la via
CALLE
FLORIDA – BUENOS AIRES ARGENTINA
Calle Florida Buenos Aires
Argentina
Calle Florida, tango en la esquina.
Calle Florida l’artista Gaucho canta e balla fino a
mattina.
Calle Florida è sera e cammino,
tango agli angoli di strada e il cappello dei pesos mi
passa vicino.
Calle Florida venditori ambulanti stanchi seduti
contro il muro,
Calle Florida maghi e fattucchiere che vendono il
futuro.
Calle Florida ristoranti e pizzerie, italiani
d’Argentina.
Il capo italiano da dietro il bancone con naso da gufo
controlla camerieri e clienti fino a mattina.
Calle Florida mi siedo a un caffè,
ordino un cortado fumo un cigarrillo e penso a te.
Calle Florida Buenos Aires
Argentina,
la gente en la calle balla fino a mattina.
Mentre il rey Maradona è solo, trattiene il respiro e
guarda dalla
finestra la sua amante Argentina
e poi prende fiato per il sospiro più lungo che lo
accompagni fino a
mattina.
Calle Florida Buenos Aires Argentina.