22/09/11

Perchè ci mettiamo in cammino: Il piano iniziale era: atterro a Wichita, vado dir...

Perchè ci mettiamo in cammino: Il piano iniziale era: atterro a Wichita, vado dir...: Il piano iniziale era: atterro a Wichita, vado diretto in albergo, il mattino dopo affitto una macchina e vado a incontrare il cliente a P...

Il piano iniziale era: atterro a Wichita, vado diretto in albergo, il mattino dopo affitto una macchina e vado a incontrare il cliente a Parsons, che in condizioni normali dista circa un’ora e mezza di macchina. In condizioni normali..


 Il piano iniziale era: atterro a Wichita, vado diretto in albergo, il mattino dopo affitto una macchina e vado a incontrare il cliente a Parsons, che in condizioni normali dista circa un’ora e mezza di macchina. In condizioni normali... non sotto la tempesta del secolo. E allora dovevo mettermi nelle mani di una guida Sioux. Un discendente del popolo che viveva queste pianure prima dell'arrivo dell'invasore bianco

http://www.radio24.ilsole24ore.com/main.php?articolo=wichita-kansas-marco-bo

21/09/11

come un uomo sulla terra

come un uomo sulla terra

Perchè ci mettiamo in cammino: Raccontare un’esperienza di volontariato internaz...

Perchè ci mettiamo in cammino: Raccontare un’esperienza di volontariato internaz...: Qualche considerazione e riflessione preliminare, riflessioni che a loro volta potrebbero essere ampliate, dispiegate, raccontate…. La ...

Raccontare un’esperienza di volontariato internazionale, da dove iniziare ?

Qualche considerazione e riflessione preliminare, riflessioni che a  loro volta potrebbero essere ampliate, dispiegate, raccontate….
La considerazione fondamentale è che siamo davvero fortunati! Siamo privilegiati tutti noi. 
Sia per il momento storico che viviamo sia per dove ci troviamo, in quanto facciamo parte di una minoranza, seppur numerosa, ma pur sempre una minoranza se confrontata alla popolazione mondiale, una minoranza  che vive nel benessere, nel comfort, nella relativa pace, nel mondo cosiddetto sviluppato, sicuramente tecnologicamente sviluppato, pero altri aspetti qualche dubbio c’è.
 E questo privilegio ci permette di pensare :” voglio vivere così….,” salvo poi cambiare idea  e ricominciare tutto da capo, insomma  possiamo permettercelo.
In altri tempi ed in altri luoghi tutt’ora, ciò non è nemmeno immaginabile, ne concepibile.
Invece noi qui in questi tempi moderni abbiamo la possibilità straordinaria di spostarci per il mondo e vivere tante vite possibili!
Possiamo essere  dappertutto, istantaneamente  in modo virtuale , oppure realmente, fisicamente con i veloci mezzi di trasporto moderni.
Niente di nuovo fino qui, salvo che queste considerazioni e  questa consapevolezza, per quanto mi riguarda , nel tempo ha provocato una approfondita ricerca esistenziale.
Questo privilegio che ho vissuto e che vivo mi fa considerare che abbiamo una responsabilità ancora maggiore, enorme, e cioè:
possiamo vivere  tante vite  e proprio  per questo dobbiamo avere massimo rispetto per gli altri, soprattutto per quelli che invece a differenza di noi tale possibilità non possono neppur minimamente considerarla e dobbiamo essere solidali con loro.
E qui ci sarebbe molto da approfondire e da discutere, ma vado avanti:
io sono partito da un piccolo paese di campagna dormiente sulle colline del Monferrato in provincia di Asti.
E per noi ”che stiamo in fondo alla campagna”  come dice il mio paesano Paolo Conte , per noi persi nella foschia di  inverni interminabili , sotto la pioggia incessante, per noi il mare il mondo è un miraggio, un sogno che fa anche un po’ paura. E da qui sono partito io tanti anni fa.
 In particolare, propedeutico per le esperienze di volontariato internazionale successive è stato un anno di studio che feci al tempo del liceo negli USA con una associazione che si occupa di interscambio di studenti in tutto il mondo, in Italia conosciuta come Intercultura.
Quell’esperienza mi aprì gli occhi è fugò per sempre la foschia delle mie colline.
In quell’anno ebbi l’opportunità di conoscere molta gente di ogni latitudine ed in particolare del Sud, dell’America Latina.
Così  tornato poi in Italia per concludere gli studi ed adempiere allora agli obblighi di leva con il servizio civile nel mio caso che allora era considerato quasi un tradimento alla patria ed un pericolo segnale di devianza  anarchica, durante l’esperienza del servizio civile appunto ebbi modo di conoscere il mondo del volontariato internazionale svolto dalle organizzazioni non governative (ONG).
Dopo una lunga ricerca e la partecipazione a corsi di formazione, ebbi l’opportunità di tornare in America Latina come volontario internazionale.
La prima esperienza di volontariato l’ho realizzata in Nicaragua al’inizio degli anni 90 presso una scuola tecnica delle suore dei Santa Francesca Cabrini (la santa dei migranti) a Diriamba piccola città situata nella regione “cafetalera” a sud della capitale Managua, verso la frontiera con il Costarica.
Successivamente, insieme a mia moglie conosciuta in Nicaragua, siamo stati volontari in un progetto di sviluppo in Venezuela del S.V.I. (Servizio Volontario Internazionale) ONG di Brescia.
In Venezuela abbiamo vissuto per 3 anni e lì è nata la nostra prima figlia.
Dopo questa esperienza siamo andati a nord, ed ancora come volontari abbiamo lavorato come educatori presso un centro giovanile dei Salesiani di Don Bosco nelle periferie di Birmingham in Alabama. Quartieri popolari afro-americani, realtà di povertà, di emarginazione e di violenza.
Esperienze  tutte importanti, fondamentali per la nostra crescita come individui e come famiglia. E poi abbiamo deciso di tornare.
Ora, siamo a Brescia, da 10 anni ormai, qui è nata la nostra seconda figlia, continuiamo il nostro impegno di sensibilizzazione all’interculturalità ed alla solidarietà, convinti come siamo che è nostra responsabilità ed è il minimo che possiamo fare visto che siamo stati così fortunati.
Ed un giorno forse partiremo di nuovo e torneremo a sud per continuare la nostra esperienza di volontariato, che come si usa dire nell’ambiente è una scelta di vita, a volte si ritorna ma prima o poi si riparte.
Che grande fortuna che abbiamo! E che grande responsabilità, non possiamo far mancare il nostro contributo.
Ognuno a proprio modo e a seconda delle proprie possibilità, delle proprie abilità ed attitudini, non occorre essere super-specializzati ne super uomini o super donne, nella maggior parte dei casi i volontari sono persone normalissime che hanno si una particolarità ed una abilità, quella di mettersi in ascolto e di prendersi il tempo per condividere con altri meno fortunati una tratto del cammino.
Potrei continuare, e spero ci sia l’occasione di approfondire, ma forse è opportuno qualche istruzione per l’uso.
Innanzitutto per gli aspiranti volontari, non c’è limite di età, noi conosciamo persone pensionate che sono partite per i progetti.
Ne occorre avere titolo di studio particolari, basta fare l’opportuna ricerca e si troverà la collocazione giusta.
Sicuramente occorre fare formazione e le organizzazioni serie propongono ed esigono agli aspiranti volontari dei cammini formativi strutturati.
E’ opportuno rivolgersi ad organizzazioni serie che da anni operano nel volontariato internazionale.
Segnalo le seguenti associazioni che riuniscono gli organismi più importanti:
Bene, questi sono solo alcuni spunti che spero di poter approfondire e che altri volontari vogliano integrare con i loro contributi.
Vorrei segnalare una mia raccolta di riflessioni, poesie, canti li definisco io che ho scritto in ricordo di tanti amici conosciuti in tutti questi anni.
Non ho nessuna pretesa se non quella di condividere alcuni pensieri sui valori che io ritengo importanti. Spero che possano servire per accendere la curiosità e per riflettere.
La raccolta si può scaricare al seguente link.



Marco Bo. 
publicato su: 
www.voglioviverecosi.com


Partire è anzitutto uscire da sé



“..Partire è anzitutto uscire da sé.

Rompere quella crosta di egoismo che tenta di imprigionarci nel nostro “io”.
Partire è smetterla di girare in tondo intorno a noi, come se fossimo al centro del mondo e della vita.
Partire è non lasciarsi chiudere negli angusti problemi del piccolo mondo cui apparteniamo: qualunque sia l’importanza di questo nostro mondo l’umanità è più grande ed è essa che dobbiamo servire.
Partire non è divorare chilometri, attraversare i mari, volare a velocità supersoniche.
Partire è anzitutto aprirci agli altri, scoprirli, farci loro incontro, aprirci alle idee, comprese quelle contrarie alle nostre, significa avere il fiato di un buon camminatore.
E’ possibile viaggiare da soli. Ma un buon camminatore sa che il grande viaggio è quello della vita ed esso esige dei compagni.
Beato chi si sente eternamente in viaggio e in ogni prossimo vede un compagno desiderato.
Un buon camminatore si preoccupa dei compagni scoraggiati e stanchi.
Intuisce il momento in cui cominciano a disperare.
Li prende dove li trova. Li ascolta, con intelligenza e delicatezza,
soprattutto con amore, ridà coraggio e gusto per il cammino.
Camminare è andare verso qualche cosa; è prevedere l’arrivo, lo sbarco.
Ma c’è cammino e cammino: partire è mettersi in marcia e aiutare gli altri a cominciare la stessa marcia per costruire un mondo più giusto e umano.”
 Helder Camara



Canti dalla periferia del mondo


Una raccolta di poesie, riflessioni, racconti e canti dalla periferia del mondo scritta in ricordo di tanti amici conosciuti negli anni di volontariato, di studio e di lavoro in giro per il mondo, in luoghi che sono al margine e spesso oltre il margine,oltre il confine. E poi ricordi, ricordi di casa, ricordi sospesi tra andata e ritorno di questo nostro breve viaggio. Siamo sottili fili di un tessuto eterno, viviamo pochi attimi il tempo di vedere intorno. Un giro della cella dove stiamo prigionieri, uno sguardo tra le sbarre per veder chi vive fuori.

dialoghi con le periferie del mondo, cos'è la vita

sotto questo grigio cielo di periferia che cos'è la vita? è la cura donata e ricevuta in dono, un po' e un po' è un insieme di a...